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Articolo di Dottrina



SOSPENSIONE FERIALE E COMPUTO DEI TERMINI



Sulla modalità di computo del termine di impugnazione il cui decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione feriale

Cristiana Apostolo

La decisione in commento tratta la questione afferente la modalità di calcolo del termine processuale nel caso in cui il dies a quo si collochi all’interno del periodo di sospensione feriale. La fattispecie concreta da cui trae origine la decisione in commento aveva ad oggetto il gravame proposto avverso un provvedimento portato a conoscenza in data 12 agosto ed impugnato con ricorso notificato il 1°ottobre. Al riguardo, l’art. 1, primo comma, della l. n. 742 del 1969 prevede, al secondo periodo, che “ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo”. Ad avviso del T.A.R. Bolzano il gravame doveva considerarsi tardivo in quanto proposto il giorno successivo alla scadenza del termine di trenta giorni dalla conoscenza del provvedimento. Investita della questione, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato, rilevata l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale tra le Sezioni semplici circa le modalità di computo del suddetto termine, deferiva la trattazione della vicenda all’Adunanza Plenaria. Segnatamente il contrasto di giurisprudenza aveva ad oggetto l’applicabilità o meno al 1° settembre (come individuato dall’art. 1 della l. n. 742 del 1969, come modificato dall’art. 16 del d.l. 12 settembre 2014, n. 132 e dall’art. 20, comma 1‐ter, del d.l. 27 giugno 2015 n. 83) della regola dies a quo non computatur in termino sancita dall’art. 155, comma 1, c.p.c., in virtù del quale “nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l’ora iniziali”, regola operante nel processo amministrativo in forza del rinvio “esterno” contenuto nell’art. 39 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104. Per comprendere l’oggetto della questione occorre tenere distinti il momento di conoscenza dell’atto, che costituisce il dies a quo dal quale si calcola il termine per la sua impugnazione e il periodo di decorrenza del suddetto termine: in virtù della regola sancita dall’art. 155 c.p.c. il giorno nel quale si colloca il primo non è computato all’interno del secondo. Si tratta di stabilire se, nel caso in cui il termine si collochi all’interno del periodo di sospensione feriale, il primo giorno utile per impugnare coincida con il 1° ovvero con il 2 settembre e dunque se il 1° settembre debba essere o meno considerato alla stregua di giorno iniziale. L’appellante, richiamandosi ad un orientamento minoritario della giurisprudenza amministrativa, sosteneva che, come effetto della sospensione feriale, posticipando il decorso del termine al primo giorno successivo alla scadenza del periodo in questione, il 1° settembre avrebbe sostituito il giorno della conoscenza dell’atto in quanto avvenuta durante il periodo di sospensione. Tale orientamento si fonda sulla distinzione concettuale tra decorso del termine e computo del termine: la l. n. 742 del 1969 si sarebbe occupata unicamente del decorso del termine, laddove invece con riguardo al computo dello stesso avrebbe dovuto applicarsi l’art. 155 c.p.c., e dunque il principio dies a quo non computatur, con la conseguenza che dovrebbe essere escluso dal computo il 1° settembre, costituente giorno di inizio del decorso, non del computo. Secondo tale interpretazione per effetto della l. n. 742 del 1969 occorrerebbe trasferire il dies a quo per il computo del termine, dalla data in cui è storicamente avvenuta la conoscenza, al primo giorno successivo alla fine del periodo feriale, come se ciascuno dei giorni compresi dal 1° al 31 agosto non fosse idoneo ai fini del perfezionamento della conoscenza e non potesse dunque valere alla stregua di dies a quo. Segnatamente l’appellante portava a sostegno della propria tesi la duplice necessità che: 1. il termine fosse “pieno”, depurato cioè dalle frazioni di giorno in cui è intervenuta la conoscenza dell’atto da cui sorge l’onere di attivarsi entro il termine di legge; 2. che nessuna attività processuale fosse svolta nel periodo di sospensione feriale previsto dall’art. 1, comma 1, l. n. 742 del 1969. Opinava altresì che, ove il 1° settembre fosse stato ritenuto computabile all’interno del termine, ciò sarebbe equivalso a far retrodatare la decorrenza del termine al 31 agosto. Ne derivava, ad avviso della parte ricorrente, che i trenta giorni del termine per proporre l’impugnativa giurisdizionale dovessero individuarsi in quelli che vanno dal 2 settembre a 1° ottobre 2015, con conseguente tempestività del ricorso in quanto notificato l’ultimo giorno utile. La Plenaria ha tuttavia ritenuto di comporre l’oscillazione interpretativa basandosi sulle conclusioni di segno opposto raggiunte dalle Sezioni Unite (Cass., Sez. Un., 28 marzo 1995, n. 3668). Invero le Sezioni Unite hanno negato la distinzione tra decorso e computo rilevando come a decorrere siano unicamente i giorni che si computano: ne deriva che il dies a quo, non computandosi, proprio in virtù dell’art. 155 c.p.c., non è neppure soggetto alla sospensione della sua decorrenza. Ad avviso delle Sezioni Unite, occorre inoltre tener conto della ratio a base del principio dies a quo non computatur in termino la quale attiene essenzialmente all’esigenza di dare rilievo per i termini a giorni, unicamente a giorni interi, senza considerare le frazioni di giorno relative al momento in cui si sia verificato l’atto che costituisce il punto di riferimento del termine. Atteso ciò, non avrebbe senso lasciare fuori dal computo un giorno intero (il 1° settembre) in cui l’atto di riferimento non si è verificato, giorno che si aggiungerebbe illogicamente a quelli interi del termine, dilatandolo senza alcuna giustificazione.






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