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Articolo di Dottrina



OSSERVATORIO DI GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE



Osservatorio delle sentenze della Corte costituzionale del gennaio 2008

Alfonso CELOTTO (Ordinario Roma-tre)

OSSERVATORIO DI GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE

di

Alfonso CELOTTO

Sommario: 1. Sentenza 18 gennaio 2008, n. 1 − Energia – 2. Sentenza 18 gennaio, n. 2 – Processo penale – 3. Sentenza 25 gennaio 2008, n.9 – Edilizia e urbanistica – 4. Sentenza 25 gennaio 2008, n. 10 – Circolazione Stradale – 5. Sentenza 25 gennaio 2008, n.11 – Imposte e tasse – 6. Sentenza 30 gennaio 2008, n. 15, 16, 17 – Referendum abrogativo –.

Energia

Corte costituzionale, 18 gennaio 2008, n. 1

Bile, Presidente Maddalena, Redattore

La q.l.c. sollevata in via principale

Con cinque distinti ricorsi le Regioni Toscana, Piemonte, Campania, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia hanno promosso questioni di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), tra le quali, in tutto o in parte, quelle dettate dell'art. 1 commi da 483 a 492, in materia di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico, in violazione degli artt. 117, terzo comma, 118, 119, 120 e 97 della Costituzione.

Il presente giudizio attiene unicamente a tali ultime previsioni, essendo le altre questioni trattate separatamente.

I predetti commi da 483 a 492 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005 introducono un'articolata disciplina delle concessioni di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico, prevedendo sia regole immediate e transitorie sia regole destinate ad operare “a regime”.

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 483, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), nella parte in cui non prevede un adeguato coinvolgimento delle Regioni nel procedimento finalizzato all'adozione del provvedimento del Ministero delle attività produttive, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, sentito il gestore della rete di trasmissione nazionale, che determina i requisiti organizzativi e finanziari minimi, i parametri di aumento dell'energia prodotta e della potenza installata concernenti la procedura di gara;

l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 485, 486, 487 e 488 della legge n. 266 del 2005;

l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 492, della legge n. 266 del 2005, nella parte in cui esso si riferisce ai precedenti commi 485, 486, 487 e 488 del medesimo articolo;

inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 484, della legge n. 266 del 2005, proposta, in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, nonché, in riferimento art. 117, terzo comma, della Costituzione ed al principio di leale collaborazione, dalla Regione Campania;

inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 489 e 490, della legge n. 266 del 2005, proposta, in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, nonché, in riferimento art. 117, terzo comma, della Costituzione ed al principio di leale collaborazione, dalle Regioni Emilia-Romagna e Campania;

inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 491, della legge n. 266 del 2005, proposta, in riferimento all'art. 117, terzo comma della Costituzione, dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118 della Costituzione, dalla Regione Toscana, in riferimento all'articolo 117, terzo comma della Costituzione ed al principio di leale collaborazione, dalle Regioni Campania ed Emilia Romagna, nonché, in riferimento agli artt. 97, 117, terzo comma, 119 e 120 della Costituzione, dalla Regione Piemonte.

Processo penale

Corte costituzionale, 18 gennaio 2008, n. 2

Bile, Presidente Silvestri, Redattore

La q.l.c. sollevata in via incidentale

Il Tribunale di Perugia dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione, previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applichi anche a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace.

Il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. è oggetto di censura, sempre in rapporto all'art. 3 Cost., anche da parte della Corte di cassazione, in quanto prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, così sottraendo alla disciplina generale, che configura termini più lunghi, una parte soltanto dei reati attribuiti alla competenza del giudice di pace, e segnatamente i più gravi.

I Tribunali di Reggio Emilia e Grosseto dubitano della legittimità costituzionale del primo comma dell'art. 157 cod. pen., come a sua volta sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, poiché la norma, in asserito contrasto con l'art. 3 Cost., assoggetta ai più lunghi termini di prescrizione in essa previsti, anziché ad un termine triennale, i reati di competenza del giudice di pace puniti con la sola pena pecuniaria.

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Emilia e dal Tribunale di Grosseto;

non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevate, in riferimento all'art. 3 Cost., dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di Perugina.

Sui profili del c.d. “giusto processo”, si veno decc. nn. 127, 169 e 355 del 2003; nn. 201 e 358 del 2004; poi nn. 144 e 168 del 2006, 26 e 111 del 2007.

Edilizia e Urbanistica

Corte costituzionale, 25 gennaio 2008, n. 9

Bile, Presidente De Siervo, Redattore

La q.l.c. sollevata in via principale

La Regione Campania e la Regione Emilia-Romagna hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale nei riguardi di numerose disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006). Oggetto del presente giudizio sono le sole questioni di costituzionalità che riguardano il comma 88 dell'art. 1 impugnato dalle suddette ricorrenti per contrasto con gli artt. 114 (evocato dalla sola Regione Campania), 117, terzo comma, e 118 della Costituzione.

Anche la Regione Friuli-Venezia Giulia ha impugnato – tra le altre – l'art. 1, comma 88 della legge n. 266 del 2005, denunciando la violazione dell'art. 4, numero 12, e dell'art. 8 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia).

Tutte le ricorrenti lamentano la violazione delle rispettive competenze in materia di governo del territorio o di urbanistica ad opera della disposizione impugnata, che prevedrebbe un eccezionale procedimento di sanatoria edilizia per i beni immobili «appartenenti a Ferrovie dello Stato Spa ed alle società dalla stessa direttamente o indirettamente integralmente controllate» o a coloro che li abbiano acquistati da tali società.

La Regione Campania denuncia, altresì, la violazione del principio di leale cooperazione e del principio di ragionevolezza.

Le Regioni Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia lamentano, inoltre, il contrasto della disposizione impugnata con l'art. 3 Cost. per violazione al principio di uguaglianza, sostenendo che tale disposizione introdurrebbe un privilegio per un gruppo di società, consistente, appunto, nella previsione di un condono il quale si ripercuoterebbe sulle prerogative delle Regioni, in violazione dell'art. 119 Cost.

Le medesime ricorrenti sostengono, infine, che l'art. 1, comma 88, della legge n. 266 del 2005, nel prevedere il pagamento di un'oblazione in misura ridotta rispetto a quella prevista dal decreto-legge n. 269 del 2003, lederebbe l'autonomia finanziaria dei Comuni e, conseguentemente, quella delle Regioni.

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 88, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 88, della legge n. 266 del 2005, sollevate, in riferimento all'art. 114 Cost., al principio di ragionevolezza e al principio di leale cooperazione, dalla Regione Campania;

inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 88, della legge n. 266 del 2005, sollevata, in riferimento all'art. 119 Cost., dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia.

Sulle pronunce additive cfr. sentt. 169, 211, 253, 345, 350 del 2003, 35, 98, 222, 253 e 367 del 2004, 380, 437 del 2006, 77 e 79 del 2007. Si rammenta che secondo la giurisprudenza della Corte, «non è possibile una pronuncia additiva tesa ad estendere una disposizione derogatoria ed eccezionale, a meno che non sussista piena identità di funzione tra le discipline poste a raffronto (cfr. ex multis sent. n. 149 del 2005)».

Sulla infondatezza per eterogeneità delle situazioni poste a confronto cfr., da ultimo, decc. nn. 108, 144, 145, 290, 367 e 381 del 2006.

Circolazione Stradale

Corte costituzionale, 25 gennaio 2008, n. 10

Bile, Presidente Quaranta, Redattore

La q.l.c. sollevata in via principale

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere g) ed h), e terzo comma, della Costituzionedegli artt. 13, commi 1, 2 e 3; 22; e 27, comma 18, della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24, (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente).

Il ricorrente, in via preliminare, dopo aver precisato il contenuto delle impugnate disposizioni, ha posto in evidenza come il suindicato art. 13 preveda la possibilità di disporre limitazioni alla circolazione di veicoli, finalizzate ad assicurare «la riduzione dell'accumulo degli inquinanti in atmosfera», demandando alla Giunta regionale il compito di determinare le misure idonee a tale scopo e le loro modalità di attuazione (commi 1 e 2), ivi compresa l'individuazione (comma 3) degli assi stradali esclusi dalle previste limitazioni

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

Inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 1, 2 e 3, e 22 della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente), promossa – in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera h), e terzo comma, della Costituzione – dal Presidente del Consiglio dei ministri;

non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, comma 18, della medesima legge della Regione Lombardia n. 24 del 2006, promossa – in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione – dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Riguardo all’esigenza di una interpretazione costituzionalmente conforme delle norme - da cui discende nel giudizio incidentale la manifesta inammissibilità per difetto di interpretazione adeguatrice, ove il giudice a quo non abbia fatto seguito a tale tentativo - cfr. decc. nn. 1, 74, 89, 112, 115, 361 e 427 del 2005; 34 e 47 del 2006, 54 e 128 del 2007.

Imposte e tasse

Corte costituzionale, 25 gennaio 2008, n. 11

Bile, Presidente Gallo, Redattore

La q.l.c. sollevata in via principale

In due distinti giudizi, aventi ad oggetto rispettivamente l'impugnazione di una cartella di pagamento dell'IRPEF relativa all'anno 2000, emessa ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e l'impugnazione di una cartella di pagamento dell'IVA relativa all'anno 2000, emessa ai sensi dell'art. 54-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), la Commissione tributaria provinciale di Bologna ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, identiche questioni di legittimità dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate) – comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione 31 luglio 2005, n. 156 –, nella parte in cui stabilisce che la notificazione delle cartelle di pagamento derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni è effettuata, a pena di decadenza, «entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001».

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate), comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione 31 luglio 2005, n. 156, sollevate, in riferimento agli artt. 24 e 97 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna;

non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del citato decreto-legge n. 106 del 2005, comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione n. 156 del 2005, sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna.

In riferimento ai limiti alla discrezionalità del legislatore nella disciplina delle notificazioni, cfr. sentt n. 360 del 2003; si veda anche la sentenza n. 346 del 1998.

Referendum Abrogativo

Corte costituzionale, 30 gennaio 2008, n. 15

Bile, Presidente De Siervo, Redattore

La q.l.c. sollevata in via principale

La richiesta di referendum abrogativo, dichiarata conforme alle disposizioni di legge dall'Ufficio centrale per il referendum con ordinanza del 28 novembre 2007, ha ad oggetto alcune disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico Conformemente alla più recente giurisprudenza (sentenze numeri 45, 46, 47, 48 e 49 del 2005), questa Corte ha disposto, oltre che di dar corso – come già avvenuto più volte in passato – all'illustrazione orale delle memorie depositate dai soggetti presentatori del referendum, ai sensi del terzo comma dell'art. 33 della legge 25 maggio 1970, n. 352, di ammettere gli scritti presentati da soggetti diversi da quelli contemplati dalla disposizione citata, e tuttavia interessati alla decisione sull'ammissibilità del referendum, come contributi contenenti argomentazioni ulteriori rispetto a quelle altrimenti a disposizione della Corte.

Tale ammissione, come più volte ricordato da questa Corte, non si traduce però in un potere di questi soggetti di partecipare al procedimento – che comunque deve «tenersi, e concludersi, secondo una scansione temporale definita» (sentenza n. 31 del 2000) – con conseguente diritto ad illustrare le relative tesi in camera di consiglio, a differenza di quanto vale per i soggetti espressamente indicati dall'art. 33 della legge n. 352 del 1970, cioè per i promotori del referendum e per il Governo. In ogni caso, è fatta salva la facoltà della Corte, ove lo ritenga opportuno – come è avvenuto nella camera di consiglio del 16 gennaio 2008 – di consentire brevi integrazioni orali degli scritti pervenuti, prima che i soggetti di cui all'art. 33 citato illustrino le rispettive posizioni.

La decisione della Corte

La Corte dichiara:

ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione, nelle parti indicate, degli artt. 14-bis, commi 1, 2, 3, 4 e 5, 18-bis, comma 2, 24, numero 2), 31, comma 2, 83, commi 1, 2, 3, 4 e 5, 84, commi 3 e 4, 86, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 28 novembre 2007 dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione.






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