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Articolo di Dottrina

Responsabilità civile e fatti illeciti (2043 – 2057 c.c.)


DANNO ALLA PERSONA: CD. DANNO ESISTENZIALE



Guida pratico-applicativa in tema di danno non patrimoniale diverso dal biologico e dal morale: come chiederlo, come ottenerlo (a commento di Cass. civ., sez. III, 12 febbraio 2008, n. 3284).

Giuseppe Buffone e Maria Grazia Travaglia

 

Cass. civ., sez. III, Sentenza n. 3284 del 12 febbraio 2008

(Sezione Terza Civile, Presidente R. Preden, Relatore A. Amatucci)

 

GUIDA AL RICONOSCIMENTO DEL DANNO CD. ESISTENZIALE

(danno da lesione di interessi costituzionalmente protetti)

a cura

di

 

Giuseppe Buffone – Maria Grazia Travaglia Cicirello

 

Per gli operatori del diritto (avvocati e giudici in primis) risulta ormai alquanto arduo comunicare mediante il linguaggio dell’art. 2059 c.c.: domande inammissibili, duplicate, infondate, non provate; e, così, sentenza riformate, bocciate, censurate.

 

Da qui l’esigenza di una GUIDA che fornisca dati PRATICI e APPLICATIVI al fine di pervenire ad un modus agendi che si riveli ottimale qualunque sia l’indirizzo giurisprudenziale sposato.

 

L’occasione è data da un recente arresto:

 

Cass. civ., sez. III, Sentenza n. 3284 del 12 febbraio 2008

(Sezione Terza Civile, Presidente R. Preden, Relatore A. Amatucci)

 

MASSIME

1. Il diritto alla salute, o latu sensu biologico, di cui all'art. 32 della Costituzione, è ontologicamente diverso dal danno da lesione di un diverso diritto costituzionalmente protetto, cosicché sono diverse le rispettive domande di risarcimento proposte dal danneggiato

 

2. Lo stress psicologico da timore è solo una conseguenza della lesione di un possibile interesse protetto, il quale va tuttavia previamente individuato perché possa anche solo venire in considerazione il danno in ipotesi derivato dalla lesione dello stesso.

 

3. La serenità e la sicurezza non costituiscono, in se stesse considerate, diritti fondamentali di rango costituzionale inerenti alla persona, la cui lesione consente il ricorso alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale.

 

ISTRUZIONI

Il diritto alla salute, o latu sensu biologico, di cui all'art. 32 della Costituzione, è ontologicamente diverso dal danno da lesione di un diverso diritto costituzionalmente protetto (cd. danno esistenziale), cosicché sono diverse le rispettive domande di risarcimento proposte dal danneggiato.

Con la decisione in rassegna, la Cassazione fornisce validi chiarimenti, soprattutto per gli operatori del diritto, in materia di applicazione della norma di cui all’art. 2059 c.c., successivamente alla rivoluzione interpretativa capeggiata dalle note sentenze 8827 ed 8828 del 2003.

 

In primo luogo, occorre evidenziare che la Terza Sezione civile della Cassazione sceglie di non richiamare più, quale dato definitorio, il termine “danno esistenziale” reputando che la categoria dogmatica[1] in parola possa prestare il fianco ad una sfaldatura del danno non patrimoniale. Ed, infatti, come già affermato in passato, secondo il Collegio il danno ex art. 2059 c.c. è caratterizzato da “tipicità”[2] cosicché esso va, comunque, circoscritto. Criterio idoneo a realizzare la “selezione” delle lesioni meritevoli di ristoro ex art. 2059 c.c. è, quindi, la Carta Costituzionale: il danneggiato che invochi il danno cd. esistenziale deve tradurlo in lesione di un interesse costituzionalmente protetto, come è, in primis, il danno alla salute (cd. danno biologico).

 

Le conseguenze sono significative:

  1. AUTONOMIA CONCETTUALE. Il danno esistenziale NON rientra nel più ampio concetto del danno biologico, non costituendone una delle sue possibili estrinsecazioni.
  2. DOMANDE AUTONOME E DISTINTE. Il danno biologico e quello esistenziale vanno distintamente invocati (anche se è idonea la clausola di stile “tutti i danni subiti”) cosicché chi abbia chiesto il biologico in primo grado non può chiedere anche l’esistenziale in appello, trattandosi di domanda nuova inammissibile.
  3. CAUSA PETENDI. Chi chieda il risarcimento da danno esistenziale deve individuare il diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito che reputa sia stato leso dal comportamento convenuto (es. la salute, la famiglia, la reputazione, la libertà di pensiero)[3]

 

 

IL CONTRASTO

Nelle pronunce della Cassazione si registra, di fatto, un contrasto di giurisprudenza in ordine alla configurabilità o meno del danno esistenziale quale autonoma categoria di danno in seno all’art. 2059 c.c. Il contrasto permane pur dopo le Sezioni Unite del 2006[4] le quali, invero, hanno avuto ad oggetto una specifica tipologia di lesione, quella arrecata per effetto di demansionamento.

 

INDIRIZZO 1 – LA SEZIONE LAVORO. Cass. civ., Sez. lavoro, 16/05/2007, n. 11278

Il danno esistenziale rappresenta una autonoma e legittima categoria dogmatico-giuridica in seno all'art. 2059 cod.civ.

 

INDIRIZZO 2 – LA TERZA SEZIONE CIVILE. Cass. civ., Sez. III, 20/04/2007, n. 9510

Non può formare oggetto di tutela una generica categoria di "danno esistenziale"

 

PROFILI PRATICI

Dinnanzi ad una divergenza di vedute, quale quella suaccennata, agli operatori del diritto – in attesa di una quanto mai opportuna decisione in sede di nomofilachia – non resta che optare per una soluzione pratico-applicativa, che si individua in quella cerniera comune ai due indirizzi, a cavallo tra tipicità e aredditualità. Il buon esito della pretesa risarcitoria è, così, assicurato: sarà sufficiente,  nella domanda giudiziale, introdurre, nella causa petendi, una specificazione della situazione giuridica soggettiva che si assume lesa, individuandone la genesi costituzionale.

Ecco uno schema semplificativo

 

RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI NON PATRIMONIALE

 

 

1) INDICARE L’INTERESSE CHE SI ASSUME ESSERE STATO OGGETTO DI LESIONE

 

 

2) INDIVIDUARE IL FONDAMENTO COSTITUZIONALE DELL’INTERESSE LESO

 

 

3) DISTINGUERE LE DOMANDE IN BASE AI DIVERSI INTERESSI

 

 

Cosicché:

 

L’INTERESSE LESO E’ QUELLO DELLA SALUTE

 

 

L’INTERESSE LESO E’ UN ALTRO, SEMPRE DI TIPO COSTITUZIONALE

 

cd. BIOLOGICO

 

cd. ESISTENZIALE

 

Es. danno estetico, inabilità permanente

 

 

Es. famiglia, reputazione, libertà di pensiero, lavoro, affetti, solidarietà

 

PROVA: in re ipsa. Sufficiente allegare la documentazione medico-legale attestante il danno alla salute

PROVA: va fornita, anche mediante presunzioni. E’ un danno - conseguenza

 

SINDACATO DEL GIUDICE

Se quelle che precedono sono le “istruzioni per l’uso” in materia di redazione delle domande intese ad ottenere il risarcimento ex art. 2059 c.c., è anche vero che lo schema è di buon ausilio per il magistrato che venga investito di una questione risarcitoria a contenuto “esistenziale”.

Ed, infatti, posto che la Terza sezione civile vincola il danno cd. esistenziale alla presenza dell’anima costituzionale, al fine di limitare il fascio operativo dell’art. 2059 c.c. (avente carattere tipico), il Giudice in tanto potrà accogliere la domanda in quanto questa risulti corredata dei necessari elementi sostanziale e probatori. Come segue:

 

DOMANDA DI DANNO NON PATRIMONIALE DIVERSO DAL BIOLOGICO

(cd. danno esistenziale: da lesione di interessi costituzionalmente protetti)

 

IL GIUDICE accoglie la domanda SE:

 

1)      E’ INDIVIDUATO L’INTERESSE CHE SI ASSUME VIOLATO

(es. è stata causata la morte del congiunto ledendo l’integrità del legame familiare)

 

 

2)      L’INTERESSE LESO E’ PRESIDIATO A LIVELLO COSTITUZIONALE

(il Giudice lo verifica anche ex officio: es. l’integrità familiare è tutelata ex artt. 29,30, 31 cost.)

 

 

3)      E’ FORNITA PROVA DEL DANNO

(approccio cd. consequenzialistico: effettive alterazioni sul piano della quotidianità causate al danneggiato. Onere incombe sul danneggiato)

 

si precisa che:

 

4)      LIQUIDAZIONE EX ART. 1226 C.C.

(solo se il danno è provato nell’an)

 

 

 

IL CASUS DECISUS

Il comune di Reggio Calabria provvede alla installazione di un lampione in prossimità dell'abitazione di un magistrato che ne chiede la rimozione: a suo avviso il palo pregiudica il suo diritto alla serenità ed alla sicurezza poiché, eretto senza una dovuta distanza dall'abitazione, rende attuale e concreta la paura che lo stesso venga utilizzato onde accedere alla casa del magistrato per fini criminosi.  Richiede, pertanto, il risarcimento del danno  integrato dallo stress psicologico da situazione pericolosa costituita dalla presenza del palo.

 

 

 

 

LA SENTENZA

 

Cass. civ., sez. III, Sentenza n. 3284 del 12 febbraio 2008

(Sezione Terza Civile, Presidente R. Preden, Relatore A. Amatucci)

 

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Nel gennaio del 1996 Pasquale Adorno - in esito al provvedimento di tutela cautelare innominata che ne aveva accolto parzialmente l'istanza - convenne in giudizio il comune di Reggio Calabria innanzi al locale tribunale chiedendone la condanna alla rimozione di un palo portante un lampada di illuminazione pubblica (lampione) apposto nel settembre del 1995 nell'immediata vicinanza della facciata del palazzo nel quale abitava, a distanza - affermò - talmente ravvicinata dal suo appartamento da renderne possibile l'accesso a qualunque malintenzionato, così pregiudicando il suo diritto "alla salute ed alla sicurezza della persona", tanto più in relazione ai possibili pericoli connessi alla sua qualità di magistrato. Domandò anche la condanna del convenuto al risarcimento del "danno patito e patendo".

Il comune convenuto resistette.

Con sentenza n. 606 del 29.6.2001 il tribunale di Reggio Calabria rigettò la domanda e compensò le spese sui rilievi che non erano ravvisabili profili di illegittimità nell'operato dell'ente convenuto; che "mancava qualsiasi allegazione di un effettivo danno biologico o, più' genericamente, alla persona in tutte le sue possibili estrinsecazioni"; che era stata piuttosto addotta una mera "potenzialità di danno"; che conclusivamente, mancava "1'illegittimità della condotta della pubblica amministrazione e persino il diritto tutelabile".

2.  La sentenza è stata totalmente riformata dalla corte d'appello di Reggio Calabria con sentenza n. 168/04 del 16.8.2004 che, in accoglimento dell'appello del soccombente, ha condannato il comune alla rimozione del palo ed al risarcimento del danno "esistenziale" nella misura di € 4.000,00, oltre al pagamento delle spese del doppio grado (rispettivamente liquidate in € 7.585,64 ed in € 4.127,84).

3.  Avverso la sentenza ricorre per cassazione il comune, affidandosi a cinque motivi cui resiste con controricorso l'Adorno.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.  Va premesso che, dei cinque motivi di ricorso del Comune ricorrente, il quarto concerne la motivazione della sentenza impugnata in punto di ravvisata pericolosità del palo o lampione, il primo attiene al capo della sentenza d'appello nella parte in cui ne ha ordinato la rimozione (già eseguita, secondo quanto affermato dal controricorrente Adorno), e gli altri tre la statuizione relativa alla condanna dell'ente territoriale al risarcimento del danno, qualificato dalla corte d'appello come "esistenziale".

 

2.  Il quarto motivo - il cui esame è logicamente preliminare - è inammissibile in quanto, al di là del vizio di motivazione solo formalmente prospettato, viene in realtà censurato un apprezzamento di fatto, non reiterabile in questa sede di legittimità.

 

3.  Col primo motivo il ricorrente assume che soltanto in fase di gravame l'attrice aveva chiesto la rimozione ovvero lo spostamento del palo non quale risarcimento in forma specifica della lesione subita, ma quale strumento di prevenzione al fine di scongiurare eventuali pericoli alla vita ed all' incolumità propria e della famiglia, dolendosi che la corte non abbia per questo ritenuto che la domanda di rimozione proposta in appello fosse nuova, e come tale vietata dall'art. 345 c.p.c. 3.1. La doglianza è manifestamente infondata, com'è reso chiaro, prim'ancora che dal contenuto dell'atto di citazione in primo grado, dalla considerazione che la richiesta di eliminazione di una situazione di pericolo è, per sua natura, volta solo al futuro, essendo del tutto privo di senso logico che se ne domandi l'eliminazione stessa quale reintegrazione in forma specifica di un danno da rischio già corso. Posto, invero, che il danno lamentato si assumeva integrato dallo stress psicologico da situazione pericolosa costituita dalla presenza del palo, è palese che il danno da stress passato non avrebbe mai potuto essere eliso dalla rimozione del palo, necessariamente destinata ad incidere, escludendolo, solo sul rischio e sul conseguente turbamento psichico ancora da venire.

4. Col secondo e col terzo motivo la sentenza è censurata per non aver ritenuto che fosse nuova, e dunque inammissibile, la domanda relativa al risarcimento del danno "esistenziale", anch'esso domandato solo in appello, essendo stato in primo grado richiesto soltanto il risarcimento del danno biologico, escluso dal tribunale.

4.1. Le censure sono fondate.

Dall'atto di citazione risulta che la presenza del palo era stata prospettata come "gravissimo e perenne attentato alla sicurezza, nel senso di vera e propria lesione dell' integrità psicofsica dell' istante e dei suoi familiari" (a pagina 1) ; che era stato invocato "il diritto costituzionalmente garantito dell' istante alla salute" (art. 32)" {a pagina 7); che si era lamentata la lesione "del diritto soggettivo, costituzionalmente garantito, alla tutela e salvaguardia della propria salute, come più volte sin qui ribadito, intesa come vera e propria sicurezza, integrità ed inviolabilità della persona" (alle pagine 11 e 12).

Non è dunque revocabile in dubbio che il diritto di cui era stata lamentata la lesione in primo grado fosse quello alla salute, o lato sensu biologico, di cui ali'art. 32 della Costituzione, ontologicamente diverso dal danno da lesione di un diverso diritto costituzionalmente protetto, secondo quanto reiteratamente chiarito da questa Corte a partire dalle coeve sentenze nn. 8827 e 8828 del 2003.

La corte d'appello ha, invece ritenuto che uil danno esistenziale rientra nel più ampio concetto del danno biologico, costituendo una delle sue possibili estrinsecazioni", così incorrendo in un fuorviante errore di fondo, che l'ha portata ad affermare che il "danno esistenziale concreto e non potenziale per il dott. Adorno" sussistesse "poiché il fondato timore che taluno possa introdursi nella sua abitazione crea in lui uno stress psicologico che fa venire meno la propria serenità e rappresenta un vulnus per la sua sicurezza" (così la sentenza impugnata, a pagina 11, in fine) .

Va in contrario rilevato, per un verso, che lo stress psicologico da timore è solo una conseguenza della lesione di un possibile interesse protetto, il quale va tuttavia previamente individuato perché possa anche solo venire in considerazione il danno in ipotesi derivato dalla lesione dello stesso; e, per altro verso, che né la serenità né la sicurezza costituiscono, in se stesse considerate, diritti fondamentali di rango costituzionale inerenti alla persona, la cui lesione consente il ricorso alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale.

In definitiva, la corte d'appello ha omesso di individuare il diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito che ha tuttavia ritenuto leso dal comportamento del comune convenuto, erroneamente assumendo che la richiesta di risarcimento di un danno necessariamente diverso da quello alla salute fosse tuttavia in esso ricompres^o, per questo escludendo che la domanda per la per la prima volta proposta in appello fosse nuova,  e dunque inammissibile ex art.  345 c.p-c..

5.  Assorbito il quinto motivo, che attiene alla prova del danno intesa come conseguenza della lesione dell'interesse, la sentenza va dunque cassata nella parte in cui ha statuito su una domanda inammissibile.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto in parte   qua,    la causa va decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c, con la declaratoria di inammissibilità della domanda di risarcimento del danno "esistenziale", siccome proposta per la prima volta in appello.

6.  Le spese del primo grado possono essere compensate.

Quelle del grado di appello e del giudizio di legittimità seguono la prevalente soccombenza del resistente .

 

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE

rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo ed il terzo, dichiara inammissibile il quarto ed assorbito il quinto, cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile la domanda di risarcimento del danno esistenziale proposta da Pasquale Adorno in appello;

compensa tra le parti le spese del primo grado e condanna 1'Adorno a rimborsare al Comune di Reggio Calabria le spese del giudizio di appello, che liquida in € 4.000 per onorari, e quelle del giudizio di cassazione, che liquida in € 4.500, di cui € 4.400 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori dovuti per legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 20 dicembre 2007.

 



[1] Cass. civ., Sez. III, 20/04/2007, n.9510: esclude espressamente l’autonomia della categoria; contra: Cass. civ., Sez. lavoro, 16/05/2007, n. 11278: “Il danno esistenziale, autonoma e legittima categoria dogmatico-giuridica in seno all'art. 2059 cod.civ.”

[2] Cass. civ., Sez. III, 15/07/2005, n. 15022 ; ma cfr., contra : Cass. civ., Sez. III, 12/06/2006, n.13546

[3] Cass. civ., Sez. III, 09/11/2006, n.23918

[4] Cass. civ., Sez. Unite, 24/03/2006, n. 6572:  Con l'espressione danno esistenziale si intende ogni pregiudizio che l'illecito provoca sul fare areddituale del soggetto, alterando le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri, sconvolgendo la sua quotidianità e privandolo di occasioni per la espressione e la realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.






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