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Articolo di Dottrina



NOTIFICAZIONE A MEZZO POSTA



sull'illegittimita costituzionale dell'art. 140 c.p.c. (nota a Corte cost., 14 gennaio 2010, n. 3)

Maria IANNONE

NOTIFICAZIONI A MEZZO POSTA: L’ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL’ART. 140 C.P.C.

(nota a Corte cost., 14 gennaio 2010, n. 3)

di

Maria IANNONE

Notifica a mezzo posta – Persona Irreperibile – Momento di perfezionamento – Data di spedizione della raccomandata informativa anziché della ricezione – Questione di legittimità costituzionale – Fondatezza.

(C.p.c., artt. 140; Cost., artt. 3 e 24).

Nella notificazione a mezzo posta, quale è il momento in cui si considera perfezionato il procedimento notificatorio?

È costituzionalmente illegittimo l’art. 140 c.p.c., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.

Con la sentenza in rassegna, la Consulta nuovamente interviene sulla disciplina della notificazione a mezzo posta, dichiarando costituzionalmente illegittimo l’art. 140 c.p.c., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.

La Consulta ha più volte inciso su questa disposizione del codice di rito, in modo da favorirne una interpretazione il più possibile improntata al rispetto del principio di ragionevolezza e del diritto di difesa. Occorre seppur brevemente ripercorrere le principali pronunce sul punto.

Intorno agli anni ‘70 e per tutti gli anni ‘80 del secolo scorso, la Corte ha teso a ritenere non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 140 c.p.c. in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, conformandosi al principio secondo il quale la notificazione a mezzo posta dovesse ritenersi perfezionata con la spedizione della raccomandata e non con il suo recapito (cfr. Corte Cost., 15 luglio 1975, n. 213, in dejure.giuffrè.it; pronuncia confermata dalla giurisprudenza successiva, in particolare, dalle ordinanze 8 aprile n. 76 e 22 giugno n. 148 del 1976; 10 maggio 1978 n. 57 e 22 dicembre 1980 n. 192; 28 ottobre 1986, n. 250; 26 luglio 1988, n. 904, in dejure.giuffrè.it). L’esigenza a cui la consulta ritenne di dover rispondere era quella di bilanciare gli opposti interessi del notificante e del destinatario, non addossando al primo i rischi inerenti al decorso del tempo per la consegna della raccomandata.

La svolta viene rappresentata da una storica pronuncia del 2002 (Corte Cost., 26 novembre 2002, n. 477, in Giur. cost., 2002, 6).

Per effetto di detta sentenza, con cui era stata dichiarata l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4, terzo comma, della legge n. 890 del 1982, nella parte in cui prevedeva che la notificazione si perfezionasse, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, risultava, infatti, acquisito nell’ordinamento processuale civile, fra le norme generali sulle notificazioni degli atti, il principio secondo il quale il momento di perfezionamento della notifica dovesse essere distinto a seconda che si fosse il soggetto notificante o il destinatario.

Ciò ha comportato che, mentre il notificante ex art. 140 c.p.c., sia pure subordinatamente al buon esito della notifica, evitava ogni decadenza a suo carico con la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, il destinatario – in un contesto che, dal punto di vista del perfezionamento della notifica, continua ad essere ancorato alla spedizione della raccomandata informativa, trascurando la ricezione della stessa (o gli altri modi considerati dal sistema equipollenti) – soffriva di una riduzione dei termini per lo svolgimento delle successive attività difensive, giacché questi cominciavano a decorrere da un momento anteriore rispetto a quello dell’effettiva conoscenza dell’atto. Né la presunzione di conoscenza dell’atto da parte del destinatario con la semplice spedizione della raccomandata prevista dall’art. 140 c.p.c. poteva ulteriormente giustificarsi con il ritenere che fosse onere del medesimo, ove si allontani, di predisporre le cose in modo da poter essere informato di eventuali comunicazioni che siano a lui dirette. Osserva la Corte che l’evoluzione della vita moderna e gli spostamenti sempre più frequenti per la generalità delle persone fanno sì che l’onere di assunzione di misure precauzionali in vista di eventuali notificazioni non può operare anche in caso di assenze brevi del destinatario, poiché altrimenti il suo diritto di difesa sarebbe condizionato da oneri eccessivi. In secondo luogo, è da tener presente che la Consulta, con la sentenza n. 346 del 1998, ha giudicato priva di ragionevolezza e lesiva della possibilità di conoscenza dell’atto da parte del destinatario la disciplina della consimile notificazione a mezzo posta di cui all’art. 8 della legge n. 890 del 1982, dichiarandone l’illegittimità costituzionale per i seguenti profili: a) sia nella parte in cui non prevedeva che, in caso di rifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle persone abilitate alla ricezione ovvero in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, fosse data notizia al destinatario medesimo con raccomandata con avviso di ricevimento del compimento delle formalità descritte e del deposito del piego; b) sia nella parte in cui prevedeva che il piego fosse restituito al mittente, in caso di mancato ritiro da parte del destinatario, dopo dieci giorni dal deposito presso l’ufficio postale.

Dopo la declaratoria di illegittimità costituzionale, è intervenuto il legislatore, che, con l’art. 2 del d.l. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 80 del 2005, ha sostituito, per quello che qui rileva, i commi 2 e 4 dell’art. 8 della legge n. 890 del 1982, prevedendo che: a) se le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di riceverlo, ovvero se l’agente postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il piego è depositato lo stesso giorno presso l’ufficio postale preposto alla consegna o presso una sua dipendenza; b) del tentativo di notifica del piego e del suo deposito presso l’ufficio postale o una sua dipendenza è data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ritorno che, in caso di assenza del destinatario, deve essere affisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda; c) l’avviso deve contenere l’indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventuale difensore, dell’ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta e del numero di registro cronologico corrispondente, della data di deposito e dell’indirizzo dell’ufficio postale o della sua dipendenza presso cui il deposito è stato effettuato, nonché l’espresso invito al destinatario di provvedere al ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con l’avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del deposito e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l’atto sarà restituito al mittente; d) la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore.

L’intervento legislativo ha, quindi, operato una radicale trasformazione del sistema precedente, in cui era l’art. 8 della legge n. 890 del 1982 a prevedere una disciplina meno garantista per il notificatario rispetto a quella apprestata, in presenza di analoghi presupposti di fatto, dall’art. 140 c.p.c., dal momento che la notifica a mezzo posta si perfeziona, per il destinatario, non con il semplice invio a cura dell’agente postale della raccomandata che dà avviso dell’infruttuoso accesso, ma decorsi dieci giorni dall’inoltro della raccomandata o nel minor termine costituito dall’effettivo ritiro del plico in giacenza. E ciò, per di più, in un contesto nel quale la scelta della tipologia di notifica viene effettuata da soggetti, l’ufficiale giudiziario ed il notificante, privi di qualsivoglia interesse alla conoscibilità dell’atto da parte del notificatario: il solo notificante, infatti, può richiedere all’ufficiale giudiziario di effettuare la notifica personalmente e, qualora ciò non faccia, l’ufficiale giudiziario può, a sua discrezione, scegliere l’uno o l’altro modo di notificazione (Corte Cost. 23 settembre 1998, n. 346, in Giust. civ., 1998, I, 3005; in Giur. cost., 1998, fasc. 5; Arch. giur. circol. e sinistri, 1998, 979, con nota di TENCATI, Cons. Stato, 1998, fasc. 9; Cons. Stato, 1998, II, 1265; Corr. giur., 1998, 1428, nota di CAPONI; CONTE; Corriere trib., 1998, 3055, nota di: BRUZZONE; Fisco (Il), 1998, 11951; Foro it., 1998, I, 2601; Resp. civ. e prev., 1999, 56, nota di TASSONE; Giust. civ., 1999, I, 2253, nota di FRAULINI; Rass. Forense, 1999, 177; Riv. Corte Conti, 1998, 5, 134; Riv. giur. circol. trasp., 1999, 63, nota di ROSSETTI).

Alla stregua di quanto sopra, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzione dell’art. 140 c.p.c. nei termini di cui si è detto in precedenza, rilevando l’esistenza, nell’attuale sistema normativo, di una ingiustificata ed irragionevole discrasia, ai fini dell’individuazione della data di perfezionamento della notifica per il destinatario, tra la disciplina legislativa della notificazione a mezzo posta, dettata dal novellato art. 8 della legge n. 890 del 1982 – dove le esigenze di certezza nella individuazione della data di perfezionamento del procedimento notificatorio, di celerità nel completamento del relativo iter e di effettività delle garanzie di difesa e di contraddittorio sono assicurate dalla previsione che la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata informativa ovvero dalla data di ritiro del piego, se anteriore – e la disciplina dell’art. 140 c.p.c., nella quale il diritto vivente, ai fini del perfezionamento della notifica nei confronti del destinatario, dà rilievo, per esigenze di certezza, alla sola spedizione della raccomandata, sia pure recuperando ex post la ricezione della raccomandata, da allegare all’atto notificato, o in vista del consolidamento definitivo degli effetti provvisori o anticipati medio tempore verificatisi (Cass., s.u., 13 gennaio 2005, n. 458, in Giust. civ. Mass., 2005, 1; Giust. civ., 2005, f, 1, I, 1503, nota di GIORDANO; Giust. civ., 2005, 4, I, 935, nota di SARACENI; Riv. dir. trib., 2005, II, 185, nota di NICCOLINI; Foro it., 2005, I, 699, nota di CAPONI; GT Riv. giur. trib., 2005, 331, nota di GRAZIANO; Corr. Merito, 2005, 4, 422, nota di: TRAVAGLINO), o in funzione della prova dell’intervenuto perfezionamento del procedimento notificatorio (Cass., s.u., 14 gennaio 2008, n. 627, in Foro it., 2008, 9, 2591).






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