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Articolo di Dottrina



DANNO MORALE E CORRETTIVI ALLE TABELLE MILANESI



Il danno morale è voce autonoma di danno?

Giuseppe BUFFONE (Magistrato)

Il Danno Morale è voce Autonoma di Danno[1]

Prosegue la tormentata Odissea del Dommage Moral[2] (lesione all’integrità morale)

Necessari dei correttivi per le Tabelle milanesi

Giuseppe Buffone

■ □ ■

Sommario.

1. Nuovamente disfatto il mantello di Laerte. – 2. Argomenti a favore della tesi che propugna l’autonomia logica ed ontologica del danno morale. – 2.1. Terapia del Dolore e danno morale – 3. Risvolti pratico-applicativi. – 4. Le “falle” nelle tabelle milanesi. – 5. Il compromesso che salva l’applicazione delle tabelle milanesi. – 6. Conclusioni

1. Nuovamente disfatto il mantello di Laerte.

Come se se si trattasse del mantello tessuto da Penelope per Laerte, la Cassazione disfa, ancora una volta, nella più recente giurisprudenza[3], la costruzione teorica che le Sezioni Unite dell’11 novembre 2008[4] avevano consegnato agli interpreti, in tema di danno morale. Si fa riferimento alla tesi della cd. somatizzazione, in virtù della quale là dove la sofferenza degenera in patologia, il danno non patrimoniale è risarcibile nella sola veste di danno biologico onnicomprensivo, che assorbe la componente morale.

La tesi della somatizzazione è stata, come noto, ripudiata dalla maggior parte dei giudici di merito[5], dalla stessa Suprema Corte di Cassazione[6], dal Legislatore[7] e da buona parte della Dottrina[8]. Da ultimo, una recente decisione della Suprema Corte, ribadisce l’autonomia logica, oltre che ontologica, del danno morale:

Al fine della liquidazione del danno non patrimoniale, è appena il caso di ricordare che nella quantificazione del danno morale la valutazione di tale voce di danno, dotata di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona ovvero all'integrità morale, quale massima espressione della dignità umana, desumibile dall'art. 2 della Costituzione in relazione all'art. 1 della Carta di Nizza, contenuta nel Trattato di Lisbona, ratificato dall'Italia con legge 2 agosto 2008 n. 190, deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della concreta gravità del fatto, senza che possa quantificarsi il valore dell'integrità morale come una quota minore proporzionale al danno alla salute, dovendo dunque escludersi la adozione di meccanismi semplificativi di liquidazione di tipo automatico.

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2010 n. 5770

Si ricorderà che, in passato, le Corti superiori avevano chiaramente affermato come danno biologico e danno morale subbiettivo avessero “natura diversa e non si identificano in alcun modo” (così Corte cost., 22 luglio 1996, n. 293[9]), perché “il danno biologico consiste nella lesione dell'integrità psicofisica, mentre il danno morale è costituito dalla lesione dell'integrità morale” (Cass. civ., Sez. III, 12 luglio 2006, n.15760[10]). I tempi recenti, la tesi che sembrava essere stata superata dalle SS.UU. ha trovato nuova affermazione, rinvigorita da argomenti giuridici di maggiore spessore.

2. Argomenti a favore della tesi che propugna l’autonomia logica ed ontologica del danno morale.

Vediamo di sintetizzare i diversi venti interpretativi contrari alla tesi che le Sezioni Unite hanno difeso nel poker di sentenze del novembre 2008[11].

Referente

Contenuto

Descrizione

d.P.R. 3 marzo 2009 n. 37

Art. 5.

La determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della

lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto

all'evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del

valore percentuale del danno biologico

Il d.P.R. 3 marzo 2009 n. 37 (seppur in uno specifico settore normativo) tipizza una distinta risarcibilità di “DB = danno biologico” e “DM = danno morale”, espressamente dichiarando l’indipendenza del dommage moral.

d.P.R. 30 ottobre 2009 n. 181

Art.1

Per DANNO MORALE, si intende il pregiudizio non patrimoniale costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal fatto lesivo in sé considerato

Il Legislatore non solo continua a tenere distinte le due voci di danno ma addirittura offre una nozione legale di danno morale.

Giurisprudenza di merito

Corte d’Appello di Torino, sez. III, civile, 5 ottobre 2009 (Presidente Prat, est. Scotti in www.dirittoegiustizia.it, 2009, 12)

“Sembra difficile ritenere, oltretutto in un contesto interpretativo perlomeno contrastato, che l’espressa considerazione normativa di una ipotesi specifica in cui il danno morale (d.P.R. 37/2009) si sovrappone al danno biologico, suoni come eccezionale e ingiustificata deroga e non già come ragionevole riconferma di un principio generale in una materia specifica.

I recenti interventi normativi sono la ragionevole riconferma di un principio generale in una materia specifica: e, cioè, che il danno morale è voce autonoma di danno

Giurisprudenza di merito

Trib. Varese, sentenza 16 febbraio 2010 (est. Buffone in www.altalex.com 2010)

Discorrere di danno non patrimoniale “unitario” non vuol dire espungere dalla valutazione quantistica il peso della lesione alla integrità morale, che costituisce un bene giuridico diverso, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona

Si richiama l’art. 2 della Costituzione in relazione allo art. 1 della Carta di Nizza, e il Trattato di Lisbona, ratificato dall'Italia con L. 2 agosto 2008, n. 130, che qualifica la Dignità umana come la massima espressione della integrità morale e biologica: così conclude Cassazione civile, sez. III, 12 dicembre 2008, n. 291918, così ora precisa Cass. civ. 5770/2010

Giurisprudenza di merito

Trib. Piacenza, sentenza 4 giugno 2009 (est. Morlini in Resp. Civ. e Prev., 2009, 12)

Il danno morale è dotato di autonomia ontologica, che deve essere considerata in relazione alla diversità del bene protetto, che attiene alla sfera della dignità morale delle persone e pure attiene ad un diritto inviolabile della persona; nello stesso senso s è mosso il Legislatore, che recentissimamente ha parlato expressis verbis di danno morale come autonoma categoria di danno non patrimoniale (cfr. D.P.R. n. 37 del 3/3/2009).

Secondo il giudice piacentino, è la stessa Suprema Corte che, successivamente alla pronuncia delle Sezioni Unite ha ribadito la “autonomia ontologica del danno morale”, autonomia che “deve essere considerata in relazione alla diversità del bene protetto, che attiene alla sfera della dignità morale delle persone” e “pure attiene ad un diritto inviolabile della persona” (Cass. n. 29191/2008; cfr. anche Cass. n. 379/2009, Cass. n. 557/2009 e Cass. n. 11059/2009); e ciò ha fatto pure il Legislatore, che recentissimamente ha parlato expressis verbis di danno morale come autonoma categoria di danno non patrimoniale (cfr. DPR n. 37 del 3/3/2009)

Giurisprudenza di legittimità

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2010

Il danno morale è voce di danno dotata di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto

Giurisprudenza di legittimità

Cass. civ., sez. III, sentenza 20 maggio 2009 n. 11701

I danni morali consequenziali restano estranei alla definizione complessa del danno biologico

Giurisprudenza di legittimità

Cass. civ., sez. III, sentenza 19 gennaio 2010 n. 702

La liquidazione del danno morale deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della gravità del fatto e risarcire la persona delle sofferenze subite; peraltro nulla vieta che sia liquidato in proporzione al danno biologico

La sentenza ha richiamato espressamente Cass. civ., sez. III, n. 29191 del 2008

La Legge 15 marzo 2010, n. 38 (sulle cure palliative)

La “TERAPIA DEL DOLORE“ persegue lo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione e il controllo del dolore (art. 2, comma I, lett. b) guardando ai princìpi fondamentali ove è scolpita, nell’art. 1, comma III, lett. a), la tutela della dignità del malato

Il contrasto al dolore viene perseguito come misura per tutelare la stessa dignità umana

La tabella fa emergere chiaramente come vi sia stata una tenace difesa del danno morale, quale voce di pregiudizio autonomo, vuoi sotto un profilo logico, vuoi sotto un profilo ontologico[12]. Dirompente l’intervento normativo (i citati d.P.R. 37 e 181 del 2009).

Vi sono, al riguardo, dei rilievi da svolgere: i due d.P.R. citati non costituiscono un terreno eccezionale ma l’emersione, a valle, di un principio unificante a monte. In entrambi i decreti, infatti, la normativa “collega” il danno biologico indennizzato a quello di cui al Codice delle assicurazioni private (d.lgs. 209/05). Emblematico l’art. 5 del d.P.R. 181/2009: “dopo l'adozione delle tabelle di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo n. 209 del 2005, si procede, previa domanda degli interessati, ovvero dell'amministrazione competente, ad una nuova determinazione della invalidità, qualora la percentuale di danno biologico, applicando i nuovi criteri tabellari, sia più favorevole”.

E’ chiaro che il Legislatore va introducendo un sistema risarcitorio del danno biologico compatto ed omologato, come disegnato nel d.lgs. 209/05 (artt. 138, 139), il che rende i teoremi del decreto 37/2009 e del decreto 181/2009 non certo periferici ma emersione, a valle, di una mens legis unitaria a monte.

Il danno morale è una voce autonoma di pregiudizio.

Va, anche, osservato che la tesi qui sposata è condivisa autorevolmente in Dottrina[13], da chi ha evidenziato quali differenze ontologiche e strutturali intercorrano tra il danno psichico (con substrato biologico) ed il danno morale (lesivo della dignità umana) che “viene a corrispondere alla negazione, nei confronti della vittima, del suo valore di persona[14].

Ed, allora, quando il fatto illecito è tale da produrre un effetto sul substrato neurobiologico, dovrà parlarsi di vera e propria lesione psichica; “e qui si tratterà di far luogo al ristoro del danno biologico, di carattere psichico, dalla stessa conseguente (risarcimento che verrà ad aggiungersi a quello del danno morale, e non già ad assorbirlo)”.

2.1. Legge 38/2010: terapia del Dolore e danno morale.

Va, ancora, rilevato che, in tempi recentissimi, la valorizzazione del danno morale ha trovato un ennesimo supporto normativo, stavolta nelle spoglie di una Legge dello Stato. La Legge 15 marzo 2010, n. 38, infatti, recante Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, all’art. 7 ha introdotto l’obbligo di riportare la rilevazione del dolore all'interno della cartella clinica dei pazienti precisando che “all'interno della cartella clinica, nelle sezioni medica ed infermieristica, in uso presso tutte le strutture sanitarie, devono essere riportati le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione nel corso del ricovero, nonché la tecnica antalgica e i farmaci utilizzati, i relativi dosaggi e il risultato antalgico conseguito”. Ciò si ricollega all’esigenza di riconoscere e preservare una idonea terapia del dolore a favore del paziente, cui si associa il progetto «Ospedale senza dolore».

La “terapia del dolore“ persegue lo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione e il controllo del dolore (art. 2, comma I, lett. b) guardando ai princìpi fondamentali ove è scolpita, nell’art. 1, comma III, lett. a), la tutela della dignità del malato.

Come si può ben vedere, come hanno fatto i d.P.R. 37/2009 e 181/2009, il Legislatore ricollega la tutela della dignità umana alla sofferenza, pervenendo a ritenere che il dolore debba essere tenacemente contrasto con una idonea terapia, all’uopo oggetto di promozione.

Il dolore, insomma, crea una lesione dell’integrità morale della persona che si traduce in uno strappo della sua dignità, poiché chi soffre, spesso, degrada in condizioni umane prossime al disastro esistenziale.

E’, allora, innegabile che la lesione alla integrità umana, in conseguenza dell’arrecata sofferenza, del provocato dolore, costituisca una autonoma voce di pregiudizio, da riconoscere sia logicamente che concettualmente, anche dovendo approdare ad una interpretazione costituzionalmente orientata che salvaguardi un bene fondamentale preso di miro dalla Suprema Charta che racchiude la tavola dei valori del nostro Stato.

3. Risvolti pratico-applicativi

Ma quali i concreti risvolti applicativi?

Altrimenti detto: ma perché è importante affermare l’autonomia del danno morale dal biologico? In concreto cosa cambia nella liquidazione?

Sono due i risvolti pratico-applicativi della tesi autonomista, in contrasto rispetto alla tesi della somatizzazione

Tesi Autonomista

Il danno morale è voce autonoma di pregiudizio

Tesi della Somatizzazione

Il danno morale è assorbito dal danno biologico

Prova

Va fornita autonoma prova, seppur per presunzioni, di aver patito una sofferenza soggettiva legata alla lesione dell’integrità morale

Va fornita autonoma prova, seppur per presunzioni, della patologia (il danno biologico) che costituisce lo specchio d’acqua cui affluisce il morale se vi è la degenerazione della sofferenza in malattia

Liquidazione

Il danno morale non può essere liquidato per automatismi, con l’appesantimento del punto percentuale o con proporzione rispetto al danno biologico

Il danno biologico viene liquidato con un incremento, anche percentuale ed automatico, in considerazione del morale assorbito

Ed, allora, in primo luogo, il giudice di merito non può dare per implicito il danno morale (poiché in re ipsa al cospetto del danno biologico) ma dovrà motivare sull’emersione della sua prova nel corso del procedimento, seppur per presunzioni. In tal senso è di ausilio il ricorso al consulente tecnico d’ufficio. Sarà sufficiente attingere al bacino dei quesiti formulati all’uopo dalla delibera del SISMLA del 18 febbraio 2009:

PREGIUDIZIO MORALE: valuti la consistenza effettiva della sofferenza soggettiva psicofisica e del dolore con adeguato parametro descrittivo e motivate indicazioni del grado di intensità (lieve, moderata, marcata, severa, grave) e durata, tenuto conto della natura ed entità del complesso lesivo-menomativo, dell’iter clinico e delle terapie effettuate.

La prova del danno morale è affermata anche da Autorevole dottrina, secondo la quale sarebbe estremamente pericoloso un discorso mirante a rappresentare «la scontata lesione della dignità ovvero dell’integrità morale dell’individuo; una strada del genere, infatti, potrebbe sfociare in un automatismo risarcitorio, in vista del riconoscimento della caratura costituzionale della posizione lesa»[15].

Concorrerà al convincimento del giudice anche l’audizione del danneggiato, se del caso in sede di interrogatorio libero, la visione dei documenti ed il ricorso alle massime di comune esperienza, nonché la possibilità di utilizzare la propria scienza professionale. Va ricordato, infatti, che il giudice di merito, per la soluzione di questioni di natura tecnica o scientifica, non ha alcun obbligo di nominare un consulente d'ufficio, ma può ben fare ricorso alle conoscenze specialistiche che abbia acquisito direttamente attraverso studi o ricerche personali (Cass. civ., sez. III, sentenza n. 14759 del 26 giugno 2007). Ed, infatti, il potere di nomina del consulente tecnico, in quanto esercizio di una facoltà concessa al giudice (e da questo esercitabile di ufficio o su istanza di parte) per integrare le conoscenze tecniche che, non rientrando nelle nozioni di comune esperienza, egli non ha il dovere di conoscere e di cui, invece, il consulente è dotato, non preclude affatto al giudice la possibilità di avvalersi, oltre che delle massime di esperienza, che ha il dovere di conoscere, siccome patrimonio comune del sapere laico, anche delle conoscenze tecniche e specialistiche di cui sia per avventura in possesso o delle quali acquisisca direttamente il possesso attraverso studi o ricerche personali (sent. n. 3891 del 27/11/1974 - rv. 372434; sent. n. 3247 del 25/10/1972 - rv. 361052; sent. n. 11440 del 18-11-1997 rv 510056). Tale conclusione non è contraddetta dal principio che vincola il giudice ad attenersi ai fatti ed alle allegazioni di parte (il giudice deve decidere iusta alligata et probata) perché tale principio si riferisce solo alla conoscenza privata dei fatti storici che non rientrino nella categoria dei fatti notori, e non anche al sistema generale delle conoscenze peritali come è inequivocamente dimostrato dalla possibilità, generalmente riconosciuta al giudice, di dissentire, con adeguata motivazione, dalle conclusioni del perito anche sulla base di teorie non prospettate dalla parti e perciò tratte dal bagaglio culturale del giudice o da suoi studi personali (sent. 18-11-1997 n. 11440; sent. 18 ottobre 1988 n. 5665; sent. 13 gennaio 1983 n. 245).

In secondo luogo, il giudice di merito non potrà applicare tout court meccanismi che integrano degli automatismi ma dovrà motivare espressamente sulla consistenza del danno morale e, poi, eventualmente, fare ricorso ai suddetti criteri specificando, dunque, che non sono recepiti asetticamente ma che appaiono adeguati nel caso concreto sottoposto a scrutinio.

4. Le “falle” nelle Tabelle Milanesi

Da quanto sin qui osservato, le due “falle” nelle tabelle milanesi.

Tali tabelle, decidendo di “conservare” la rilevanza del morale in seno al danno non patrimoniale, propone la liquidazione congiunta: del danno non patrimoniale conseguente a "lesione permanente dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale", sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di "dolore", "sofferenza soggettiva", in via di presunzione in riferimento ad un dato tipo di lesione, vale a dire la liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di: c.d. danno biologico “standard”, c.d. personalizzazione -per particolari condizioni soggettive- del danno biologico, c.d. danno morale.

La versione finale delle nuove Tabelle - varata nella riunione dell’Osservatorio del 28 aprile 2009 - segue ed innova l’impianto delle precedenti tabelle quanto alla liquidazione del danno permanente da lesione all’integrità psico-fisica, in particolare: individuando il nuovo valore del c.d. “punto” partendo dal valore del “punto” delle Tabelle precedenti (relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, c.d. danno biologico permanente), aumentato - in riferimento all’inserimento nel valore di liquidazione “medio” anche della componente di danno non patrimoniale relativa alla “sofferenza soggettiva”- di una percentuale ponderata (dall’1 al 9% di invalidità l’aumento è del 25% fisso, dal 10 al 34 % di invalidità l’aumento è progressivo per punto dal 26% al 50%, dal 35 al 100% di invalidità l’aumento torna ad essere fisso al 50%)

TABELLE di MILANO 2009

Limiti

Prova

Il danno morale, mediante l’appesantimento del punto percentuale, è riconosciuto in via automatica, congiuntamente al biologico. Ma così si omette di richiedere, in parte motiva, una “prova” della lesione dell’integrità morale

Liquidazione

Il danno morale è liquidato sul biologico con automatismi, mediante aumenti fissi o progressivi

5. Il compromesso che salva l’applicazione delle Tabelle Milanesi

Come intervenire?

Va premesso che alle tabella va il merito di garantire una uniformità di risarcimento sul territorio con funzione anche deflattiva. Da qui l’opportunità, prima che la necessità, di salvaguardarne l’applicazione senza rinunciare alla validità dei principi. Ed, allora, il giudice di merito, scegliendo di applicare le tabelle di Milano, dovrà effettuare due sforzi motivazionali: 1) spiegare che è emersa la prova di una lesione all’integrità morale; 2) spiegare perché nel caso di specie, quell’incremento automatico di morale è, a prescindere dall’automatismo, confacente al caso di specie e, cioè, in astratto sarebbe stata liquidata comunque quella somma.

Ed, invero, Cass. civ., sez. III, sentenza 19 gennaio 2010 n. 702 ha affermato – in materia di liquidazione del danno morale (autonomo) - che “nulla vieta che sia liquidato in proporzione al danno biologico”.

Comunque, la scelta di una tabella piuttosto che un’altra è rimessa alla discrezionalità del giudice, ove offra una sua motivazione razionale. La Suprema Corte, infatti (cfr. la recente decisione Cass. civ., sez. III, sentenza 26 gennaio 2010 n. 1524) ha affermato, in materia di risarcimento del danno non patrimoniale, che il parametro di liquidazione tabellare è un mero criterio di stima e di calcolo tendente ad uniformare l’attività liquidatoria a casi che tra di loro prospettano similitudini e che presuppone il determinante ragguaglio delle tabelle medesime alle peculiarità del caso concreto: ed, allora, “non pare potersi ritenere sussistente alcun diritto del danneggiato ad ottenere la liquidazione del danno in oggetto in base a tabelle in uso presso un determinato Ufficio Giudiziario piuttosto che in un altro”. Ciò perché, il Giudice, nella scelta di una determinata tabella, ha un suo potere discrezionale con il solo limite di dovere esaustivamente rendere edotte le parti del pregio di tale scelta: al riguardo, valga quanto sin qui detto in ordine alla opportunità delle tabelle adottate da questo Ufficio, quali uniche a fondare, in modo opportuno, danno biologico e danno morale

6. Conclusioni

L’esigenza di poter dotare l’ufficio giudiziario di strumenti agevoli nella liquidazione del danno non patrimoniale non può prevalere sulla fedele applicazione dei principi giuridici che regolano la materia. Ed, allora, per salvaguardare l’una e l’altra esigenza, la sentenza del giudice di merito deve farsi momento di incontro, nel caso concreto, dei due interessi (astrattamente) contrapposti, confezionando una sentenza che, prima di applicare i criteri liquidatori tabellari, dia ampia ed adeguata motivazione in ordine alla loro adeguatezza nel caso di specie, salva ed impregiudicata la possibilità di scollatura dal criterio-standard là dove il caso concreto presenti peculiarità che richiedono un risarcimento del tutto personalizzato.

E, rimanendo nell’ambito della metafora introduttiva di questo scritto, se, all’indomani della falcidia delle Sezioni Unite - allo stato della giurisprudenza - il danno esistenziale, raccolto da Mercurio, si sta dirigendo verso l’Ade, il danno morale, creduto morto, è ritornato in Patria, travestito da mendicante, per reclamare ancora una volta il proprio ruolo, la propria autonomia.

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[1] Tratto dall’ultimo studio scientifico svolto in seno al Comitato scientifico del Tribunale di Varese : v. www.tribunale.varese.it. Relazione al Convegno “Risarcibilità del danno non patrimoniale”, Arona, 14 maggio 2010

[2] Secondo il diritto francese : « le prix de la douleur », les souffrances liées à l'accident ainsi qu'au sentiment de dévalorisation de la victime qui ne peut en découler. V. Gobert, La Réparation du dommage moral en matière contractuelle: étude comparative, Paris, 1997

[3] Cass. civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2010 n. 5770 (Pres. Varrone, est. Filodoro) in www.altalex.com

[4] Cass. civ., Sez. Un., 11 novembre 2008, n. 26972 in Guida al diritto, 2008, 47 18

[5] Per un quadro riepilogativo, v. BUFFONE, I limiti legali al risarcimento del danno alla salute dopo le Sezioni Unite del 2008 in Responsabilità civile e previdenza, 2009, 7-8, 1674

[6] Per una sintesi descrittiva, v. BUFFONE, Liquidazione del danno biologico e del danno morale, da sinistro stradale : progressiva erosione della tesi della somatizzazione (SS.UU: 26972/2008) in Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri, 2009, fasc. 10, 783, La Tribuna ed.

[7] Non ci si sofferma, in questa sede, sulle sterili (e isolate) polemiche nate attorno all’utilizzo del termine astratto “Legislatore” nei commenti ai vari d.P.R. di cui si darà atto in prosieguo, atteso che trattasi di questione che rievoca la teoria generale del Diritto, conosciuta fin troppo bene dai giuristi e su cui, dunque, ogni precisazione apparirebbe come banale e ripetitiva

[8] Sia consentito rinviare all’esame condotto in BUFFONE, Limiti risarcitori per il danno alla salute non per quello morale, Caso pratico di Responsabilità & Risarcimento”, Guida al Diritto, il Sole24ore, 2009

[9] Giur. It., 1997, I, 314, nota di COMANDE'

[10] Resp. civ., 2007, 1, 28, nota di TOSCHI VESPASIANI

[11] Per quanto concerne il d.P.R. 181/2009, da ultimo v. Buffone, Risorge il danno morale in www.tribunale.varese.it

[12] Per approfondimenti: Viola, Il danno ingiusto, responsabilità precontrattuale, responsabilità speciali, Halley, 2007 Franzoni, Il danno non patrimoniale del diritto vivente, in Il Corriere Giuridico, 2009, 1; Viola, Danni da morte e da lesioni alla persona, Cedam, 2009; Bilotta, I pregiudizi esistenziali: il cuore del danno non patrimoniale dopo le S.U. del 2008, in La Responsabilità Civile, 2009, 01; Busnelli, Le sezioni unite e il danno non patrimoniale, in Riv. Dir. Civ., 2009; Buffone, I limiti risarcitori nel danno non patrimoniale in Responsabilità e risarcimento, 2009, cit.

[13] Ziviz, Il danno morale dopo le Sezioni Unite in www.personaedanno.it,2010

[14] Ziviz, op. cit.

[15] Ziviz, Il danno morale dopo le Sezioni Unite in www.personaedanno.it,2010






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