Shop Neldirittoeditore Carrello
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ   11  NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 21:2
Articolo di Dottrina



CORTE DEI CONTI E CONTRATTI DI CONSULENZA E COLLABORAZIONE AFFIDATI DALLE REGIONI



commento a Corte cost., 10 maggio 2010, n. 172

Donato CENTRONE

Il controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti su contratti di consulenza e collaborazione affidati dalle Regioni?

(commento a Corte cost., 10 maggio 2010, n. 172)

di

Donato CENTRONE

La sentenza in epigrafe è intervenuta a chiarire l’ambito applicativo dell’art. 17 commi 30 e 30 bis del DL 78/2009 (convertito nella legge 102/2009).

Come noto, la disposizione ha inserito nell’art. 3 comma 1 della legge 20/1994 (“Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei Conti”) due nuove lettere, in base alle quali il controllo preventivo di legittimità della Corte va effettuato anche su:

- f-bis) atti e contratti di cui all'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modificazioni;

- f-ter) atti e contratti concernenti studi e consulenze di cui all'articolo 1, comma 9, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

La tecnica utilizzata dal legislatore è stata quella dell’inserimento delle sopra citate ipotesi su una previgente norma base.

Il problema che si è posto concerne l’esatto ambito applicativo della disposizione. In particolare se riferita alle sole amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (come prevede la norma base, a sua volta limitante le originarie ipotesi contemplate dagli artt. 13, 17 e seguenti del RD n. 1214 del 12/07/1934) o anche agli altri Enti pubblici (esemplificativamente elencati nell’art. 1 comma 2 del D.lgs 165/2001).

In proposito si sono registrati due interventi interpretativi, entrambi da parte della “Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato” (unica competente, per tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 17 comma 30 bis del DL 78/2009):

1) con la prima Delibera, n. 20/2009/P del 25/11/2009, la Corte era giunta ad escludere la sottoposizione a controllo preventivo dei contratti di studio e consulenza stipulati da Enti territoriali e Aziende Sanitarie Locali, ma non aveva fornito risposta per la rimanente platea di enti pubblici (previdenziali, camere di commercio, etc.)[1], mentre rimandava a successivi approfondimenti l’orientamento per Università ed Enti di ricerca.

2) con la seconda Delibera, n. 29/2009/P del 28/12/2009, la Corte scioglieva questa riserva, esprimendosi a favore, richiamate in breve le ragioni alla base del precedente orientamento (fondato in sostanza sull’autonomia costituzionale riconosciuta a Regioni ed Enti locali), dell’assoggettamento a controllo preventivo degli incarichi di consulenza conferiti da Università ed Enti di ricerca[2].

Le argomentazioni, condivisibili nelle conclusioni per ciò che concerne gli Enti locali e Aziende sanitario-ospedaliere, non soddisfacevano pienamente.

La Sezione controllo giungeva infatti alla soluzione di negarne l’applicabilità sulla base della difficile compatibilità della disposizione di cui al DL 78/2009 con l’attuale dettato costituzionale, figlio della riforma operata dalla legge n. 3/2001, che ha abrogato forme di controllo preventivo su atti e provvedimenti degli Enti territoriali.

Tale iter argomentativo non riusciva però a dare risposta circa l’assoggettabilità o meno a controllo preventivo di atti e contratti di consulenza conferiti da altre pubbliche amministrazioni (diverse dalle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, da un lato, e dagli Enti territoriali e Aziende sanitarie locali, dall’altro).

In tale contesto si inserisce la pronuncia della Corte Costituzionale n. 172/2010.

Sollecitata a giudizio dalla Regione Veneto, la Consulta non si è pronunciata nel merito, ritenendo “non ammissibile” il ricorso per la palese inapplicabilità della disposizione agli atti e contratti conferiti da Regioni ed Enti locali. L’iter motivazionale, tuttavia, fornisce una chiave di lettura anche per risolvere i problemi derivanti dall’eventuale applicabilità alle altre amministrazioni pubbliche che non siano le amministrazioni dello Stato (a cui solo l’art. 3 della legge 20/1994, nella sua formulazione originaria e per le altre ipotesi ivi previste, si applica).

La Corte Costituzionale afferma che se le disposizioni introdotte nell’art. 3 della legge n. 20 del 1994 per effetto dell’art. 17 del DL 78/2009 vengono esaminate in maniera coordinata con le altre preesistenti previsioni normative contenute nel medesimo articolo di legge, se si accedesse alla tesi prospettata dalla Regione, “il contenuto delle lettere f-bis) e f-ter) costituirebbe un corpo incongruo ed estraneo al sistema di controllo disciplinato dall’art. 3”.

Infatti “tutte le restanti ipotesi di soggezione di atti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti previsti da tale disposizione concernono esclusivamente provvedimenti adottati dallo Stato o, comunque, da Amministrazioni centrali”.

Pertanto “una lettura sistematica della normativa in oggetto induce a ritenere che, con l’inserimento delle lettere f-bis) e f-ter), non si sia modificato l’ambito soggettivo delle Amministrazioni i cui atti sono sottoposti a controllo. Tra l’altro, le due previsioni aggiuntive costituiscono un’ulteriore articolazione della lettera f), la quale, incontestabilmente, si riferisce ad atti delle Amministrazioni dello Stato”.

Infine “la stessa intitolazione della sezione cui il controllo è attribuito, ai sensi dell’aggiunto comma 1-bis, che reca la denominazione di Sezione di controllo di legittimità sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, è conclusivo indice della portata delle disposizioni” (palesando sul punto un contrasto con quanto invece affermato dalla Corte dei Conti nelle motivazioni della Delibera n. 20/2009/P del 25/11/2009).

Conclude perciò la Consulta che una diversa interpretazione, proprio perché contraddetta da una lettura sistematica dell’impianto normativo e da una esegesi testuale delle interpolate disposizioni, richiede una dimostrazione assai rigorosa, che non può certamente fondarsi sul fragile argomento costituito dal generico richiamo al D.lgs. n. 165 del 2001, posto che tale testo legislativo (peraltro espressamente citato nella sola lettera f-bis e non anche dalla successiva lettera f-ter) è evocato non al fine di riferire soggettivamente il campo di applicazione delle norme di nuova creazione a tutti i destinatari dello stesso decreto, ma solo per delineare la tipologia degli atti suscettibili del controllo di legittimità della Corte dei conti.

Pertanto non essendovi ragioni che possano fondare l’assunto sulla base del quale la Regione ricorrente giustifica la proposizione del suo ricorso, e dovendo, invece, affermarsi la inapplicabilità delle disposizioni censurate agli atti delle Regioni e degli Enti locali, viene meno l’interesse stesso della ricorrente a proporre la questione di legittimità costituzionale (di conseguenza dichiarata inammissibile).

In conclusione, anche alla luce del presente orientamento del Giudice delle leggi, l’ambito applicativo dell’art. 17, commi 30 e 30 bis, DL 78/2009, per come è stata formulata la norma, non può che essere limitato agli atti e contratti di consulenza/collaborazione conferiti dalle sole amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (con esclusione, oltre che di Enti locali e Aziende Sanitarie, anche delle restante platea di soggetti pubblici elencata nell’art. 1 comma 2 del D.lgs 165/2001).

Diversa opzione nell’ipostesi in cui, invece di adottare la tecnica dell’inserimento, il legislatore avesse creato una norma autonoma, esplicitando il riferimento ai contratti di consulenza stipulati dalle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs 165/2001 (eventualmente escludendo, per la particolare autonomia riconosciuta dalla Carta fondamentale, Enti territoriali, Aziende sanitarie, Università o altri organismi pubblici, come in svariate norme della più recente produzione normativa[3]).

In sostanza l’attuale sistema di controllo in tema di consulenze e collaborazioni conferite ai sensi dell’art. 7 comma 6 del D.lgs 165/2001 appare così articolato:

a) controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti per atti e contratti stipulati dalle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (art. 1 comma 3 legge 20/1994, come modificato dall’art. 17 comma 30 del DL 78/2009);

b) invio alla Corte, ai fini dell’esercizio del controllo successivo sulla gestione, degli atti di consulenza adottati da tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs 165/2001 comportanti spesa superiore ad € 5.000 (cfr. art. 1 comma 173 legge 266/2005 e Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, n. 37/2009).

c) relazione preventiva del Collegio dei revisori dei conti per i contratti di consulenza stipulati da Enti locali (art. 1 commi 11 e 42 legge 311/2004 e Corte Conti, Sezione regionale di controllo per la Toscana, n. 428/2009).

In prospettiva, invece, come già auspicato, sembra certamente opportuna l’estensione del controllo preventivo di legittimità (o similare filtro preventivo, magari affidato al Collegio dei revisori o sindacale) anche agli incarichi di studio, consulenza e collaborazione conferiti da altri Enti pubblici (sia territoriali che di rilievo nazionale, per esempio quelli previdenziali) o da società prevalentemente partecipate da soggetti pubblici, posto che una grossa fetta di tale tipologia di spesa transita ormai per organismi non compresi fra le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.



[1] Per un breve commento alla Delibera si rimanda a www.neldiritto.it “Nuove ipotesi di controllo preventivo di legittimità? Commento a Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato, Delibera n. 20/2009/P del 12/11/2009”, articolo ripreso da “Argomenti di finanza pubblica n. 1/2010” (Rivista a cura degli Ispettori di Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato).

[2] Si riporta estratto della breve motivazione rinvenibile sul punto nella Delibera n. 24/2009/P del 28/12/2009: “Pertanto, tenuto conto del precedente deliberato e ad integrazione dello stesso per la parte che qui rileva, ritiene la Sezione che le Università e gli enti di ricerca scientifica e tecnologica di cui alla legge 9 maggio 1989, n. 168 – anch’ esse fornite di autonomia finanziaria e contabile recate dal titolo II della predetta legge, quindi da fonte legislativa e non costituzionale – siano da considerare rientranti nella previsione normativa di cui si discute, in quanto introdotta con strumento di pari gerarchia ed in grado quindi di apportare modifiche alla precedente regolamentazione, in virtù del principio della successione delle leggi nel tempo.”

[3] Cfr., solo per esempio, l’art. 61 commi 1, 5, 15 e 17 DL n. 112/2008 o l’art. 1 comma 64 legge n. 266/2005.






Condividi