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Articolo di Dottrina



IL SEQUESTRO E LA CONFISCA DEL VEICOLO NEL NUOVO CODICE DELLA STRADA.



Sulla natura giuridica della confisca del veicolo dopo la riforma del codice della strada (l. 29 luglio 2010 n. 120) e sulle complesse implicazioni applicative

Roberto GAROFOLI

SI ANTICIPA UNA PARTE DELL’OSSERVATORIO DI DIRITTO PENALE PUBBLICATO SUL NUMERO DI MAGGIO DELLA RIVISTA CARTACEA NELDIRITTO.

Dopo la riforma del codice della strada (l. 29 luglio 2010 n. 120) -che ha modificato la disciplina in materia di confisca del veicolo per i reati di guida in stato di ebbrezza (art. 186, co. 2) e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (art. 187, co. 1), introducendo l’art. 224 ter cod. strada volto a regolamentare il procedimento di applicazione delle “sanzioni amministrative accessorie della confisca amministrativa e del fermo amministrativo in conseguenza di ipotesi di reato”, stabilendo, al primo comma, le modalità di esecuzione del sequestro del veicolo da parte dell’agente o dell’organo accertatore della violazione- può procedersi al sequestro preventivo ex art. 321, co. 2, c.p.p. del veicolo? O il sequestro ai fini della confisca, in base a quanto disposto dal citato art. 224 ter cod. strada, deve essere operato esclusivamente dall'autorità amministrativa? (Cass. pen., sez. IV, 17 dicembre 2010, n. 2632).

Quale è la sorte del sequestro disposto ed eseguito sotto il vigore della precedente disciplina? (Cass. pen., sez. IV, 4 novembre 2010, n. 40523).

1. A seguito delle modifiche introdotte dall'art. 33 l. 29 luglio 2010 n. 120 agli art. 186 e 187 cod. strada, la confisca del veicolo, ivi prevista come obbligatoria, ha assunto natura di "sanzione amministrativa accessoria", e non più penale: ne deriva che, in vista della confisca, deve ormai escludersi che possa procedersi al sequestro preventivo del veicolo ai sensi dell'art. 321, comma 2, c.p.p., giacché, in base a quanto disposto dall'art. 224 ter cod. strada, il sequestro ai fini della confisca del veicolo deve essere operato esclusivamente dall'autorità amministrativa.

2. Il vecchio sequestro del veicolo per guida alterata può essere confermato anche successivamente alla riforma introdotta con la l. n. 120/2010, che ha mutato la qualificazione giuridica della conseguente confisca. Infatti, in mancanza di disposizioni transitorie, è da considerare che essi furono legittimamente imposti secondo le regole sostanziali e procedimentali all'epoca vigenti; la loro perdurante legittimità, però, non può più essere delibata alla stregua di quei presupposti, ed in particolare alla stregua del disposto dell'art. 321, comma 2, c.p.p., dovendosi invece verificare la sussistenza o meno dei presupposti che legittimano ora la confisca amministrativa. La novella normativa, infatti, non ha abrogato l'istituto del sequestro prodromico alla confisca, ma ha solo modificato la sua qualificazione giuridica.

1. Il dibattito svoltosi prima della l. 29 luglio 2010 n. 120 sul tema della natura della confisca del veicolo prevista in relazione ai reati di guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di stupefacenti e rifiuto di sottoporsi ai relativi accertamenti.

Anche dopo la riforma del codice della strada, introdotta dalla l. 29 luglio 2010 n. 120, ha continuato ad essere al centro di un ampio confronto dottrinale e giurisprudenziale il tema della natura giuridica della confisca obbligatoria del veicolo, prevista per le ipotesi di cui agli artt. 186, co. 2 (guida in stato di ebbrezza, ove il tasso alcolemico accertato sia superiore a 1,5 g/l), 187, co. 1 (guida sotto l’effetto di stupefacenti), 186, co. 7, e 187, co. 8 (rifiuto di sottoporsi ai relativi accertamenti) del codice della strada.

Giova suddividere l’indagine in tre parti rispettivamente volte ad illustrare:

· le opzioni interpretative al riguardo seguite sotto la previgente disciplina, in specie dalla Corte costituzionale e dalla Sezioni unite di Cassazione, intervenute nel 2010;

· le novità normative introdotte dalla l. 29 luglio 2010 n. 120;

· il dibattito sviluppatosi in sede di prima applicazione ed interpretazione della nuova disciplina.

La questione sembrava invero risolta dopo il concorde e pressoché coevo intervento delle Sezioni Unite della Cassazione e della Corte costituzionale, che nella scorsa primavera si erano autorevolmente espresse nel senso della natura di pena accessoria (e non già di misura di sicurezza o di sanzione amministrativa accessoria) di tale confisca.
Come è noto, prima che intervenisse la citata l. 29 luglio 2010 n. 120, Corte cost. 4 giugno 2010, n. 196, e Cass. Sez. un.,
18 giugno 2010, n. 23428, hanno preso posizione sulla questione della natura della confisca obbligatoria del veicolo prevista dall’art. 186, co. 7 cod. strada: lo hanno fatto per dare soluzione a taluni problemi applicativi, primo tra tutti quello relativo all’applicabilità retroattiva della confisca in questione ai fatti commessi prima della sua introduzione con il ‘pacchetto sicurezza’ del 2008.

In specie, la Corte costituzionale ha dovuto pronunciarsi sulla natura giuridica della confisca del veicolo essendo stata rimessa questione di legittimità costituzionale degli articoli 200 e 236 del codice penale e degli articoli 186, co. 2, lettera c), e 187, co. 1, ultimo periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), articoli, questi ultimi, censurati dal remittente nel testo modificato, rispettivamente, dall’art. 4, commi 1, lettera b), e 2, lettera b), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125.

Nel dettaglio, il giudice remittente – essendo stata richiesta dal pubblico ministero, nel giudizio principale, l’emissione di decreto penale di condanna, in relazione alla fattispecie di reato di guida in stato di ebbrezza di cui all’art. 186, co. 2, lettera c), del codice della strada – ha rimarcato il fatto di dover applicare all’imputato, retroattivamente, la misura della confisca del veicolo, non essendo questa prevista all’epoca del commesso reato.

Difatti, in forza di quanto stabilito dall’art. 4, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 92 del 2008, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge n. 125 del 2008, in caso di condanna dell’imputato per la fattispecie criminosa oggetto del giudizio a quo (e per quella di cui all’art. 187 del codice della strada, norma, per tale motivo, anch’essa coinvolta dal remittente nell’incidente di costituzionalità), «è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato». Orbene, proprio il riferimento all’articolo da ultimo citato avrebbe avuto l’effetto di rendere operativa, nella specie, la previsione di cui all’art. 200, co. 1, c. p. (cui rinviava, quanto alle misure di sicurezza patrimoniali, l’art. 236, co. 2, del medesimo codice), in base alla quale «le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro applicazione».

Ebbene, la Corte costituzionale ha qualificato la confisca come “misura sanzionatoria” e non come misura di sicurezza, rimarcandone il carattere affittivo e la connotazione non necessariamente preventiva; ha quindi concluso nel senso della natura sostanzialmente punitiva della confisca in questione, così assoggettata al principio di irretroattività di cui agli artt. 25, co. 2, Cost. e 7 CEDU (in relazione all’art. 117 co. 1 Cost.).

A tale esito la Corte è pervenuta sulla base della duplice considerazione che tale «misura è applicabile anche quando il veicolo dovesse risultare incidentato e temporaneamente inutilizzabile» (e, dunque, «privo di attuale pericolosità oggettiva») e che la sua operatività «non impedisce in sé l’impiego di altri mezzi da parte dell’imputato, dunque un rischio di recidiva», sicché la misura si presenta non idonea a neutralizzare la situazione di pericolo per la cui prevenzione è stata concepita; proprio muovendo da tele qualificazione, ha concluso per l’illegittimità costituzionale del novellato testo dell’art. 186, co. 2, lettera c), del codice della strada, limitatamente alle parole «ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale», dalle quali soltanto derivava l’applicazione retroattiva della misura in questione: tanto con il dichiarato intento di rendere compatibile la citata previsione normativa con l’art. 7 della CEDU e quindi con l’art. 117, co. 1, Cost.

Dal canto loro, le Sezioni Unite, con sentenza 18 giugno 2010, n. 23428, hanno ascritto alla confisca obbligatoria del veicolo prevista dall’art. 186, co. 7 c. strad. natura di “sanzione penale accessoria”, inferendone , da un lato, l’ammissibilità del sequestro preventivo ex art. 321, co. 2, c.p.p. dall’altro, il divieto di una sua applicazione retroattiva ai fatti commessi prima della sua introduzione con il ‘pacchetto sicurezza’ del 2008.

2. Le novità di disciplina introdotte dalla l. 29 luglio 2010 n. 120.

La l. 29 luglio 2010 n. 120, ha in modo perentorio affermato la natura di “sanzione amministrativa accessoria” della confisca del veicolo prevista per i reati del codice della strada[1].

Il nuovo testo della lett. c) dell’art. 186, ai fini del sequestro del veicolo destinato alla confisca, rinvia a quanto disposto dell’art. 224-ter, introdotto dalla stessa legge 120/2010, ove viene chiaramente affermato che la relativa disciplina si applica nelle ipotesi di reato per cui è prevista la «sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo».

Più in generale elimina ogni richiamo all’art. 240 c.p., già espunto dalla previgente versione dell’art. 186, co. 2, lett. c), in conseguenza della citata pronuncia della Corte costituzionale; dispone che “ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all’art. 224 ter” del medesimo codice.

Ebbene, l’art. 224 ter disciplina il procedimento di applicazione delle “sanzioni amministrative accessorie della confisca amministrativa e del fermo amministrativo in conseguenza di ipotesi di reato”.

Al primo comma, in particolare, individua le modalità di esecuzione del sequestro del veicolo da parte dell’agente o dell’organo accertatore della violazione[2]; al secondo comma, prevede l’obbligo di trasmissione di copia della sentenza di condanna divenuta irrevocabile al prefetto, autorità competente a disporre la confisca amministrativa[3]; al sesto comma, nel disciplinare gli effetti dell’estinzione del reato sul provvedimento di sequestro, dispone che che l’estinzione del reato per morte del reo comporta anche l’estinzione della sanzione amministrativa accessoria, mentre nel caso il reato si estingua per altra causa spetta al prefetto valutare la sussistenza delle condizioni per l’applicazione della confisca, provvedendo ai sensi degli artt. 213 e 214, in quanto compatibili; infine il settimo comma prevede che in caso di sentenza irrevocabile di proscioglimento per il reato in relazione al quale è stato disposto il sequestro a fini di confisca del veicolo sia sempre il prefetto a provvedere alla restituzione del veicolo all’intestatario del medesimo.

Per vero, con una disposizione almeno in apparenza confliggente con la riportata disciplina della confisca amministrativa recata dal citato art. 224 ter, gli artt. 186, co. 2, e 187, co. 1, cod. strada continuano a prevedere che “con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata ordinata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato”.

3. I problemi interpretativi emersi nell’applicazione delle novità introdotte dalla l. 29 luglio 2010 n. 120.

Numerosi, e di una certa complessità, i profili interpretativi che le riportate novità normative hanno posto al vaglio della dottrina e della giurisprudenza: profili nella cui soluzione assume rilievo comunque decisivo l’opzione che si ritiene di seguire in merito alla natura della confisca nel rinnovato contesto normativo.

Volendo passarli in rassegna, vengono in considerazione:

· la questione relativa alla competenza a disporre la confisca, destinata a porsi attesa il rimarcato contrasto tra l’art. 186, co. 2, lett. c), a tenore del quale con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata ordinata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato” e l’art. 224 ter, co. 2, cod. strada: con maggiore chiarezza compete al giudice penale disporre la confisca nel momento in cui condanna per tali contravvenzioni ovvero al prefetto cui la sentenza di condanna medesima deve essere trasmessa ai sensi del citato art. 224 ter, co. 2, cod. strada?

· la questione relativa alla possibilità che l’autorità giudiziaria penale disponga un sequestro del veicolo ai sensi dell’art. 321, co. 1 e 2, c.p.p.

· la questione di diritto intertemporale dell’applicabilità della nuova disciplina in tema di confisca ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della legge 120/2010, nonché quella, sempre di diritto intertemporale, della sorte dei provvedimenti di sequestro adottati dall’autorità giudiziaria in applicazione della disciplina abrogata dalla l. l. 29 luglio 2010 n. 120.

Ebbene, su tutte le questioni problematiche indicate i giudici di legittimità sono già a più riprese intervenuti.

Quanto alla questione a monte della natura giuridica della confisca del veicolo, la Cassazione ha ripetutamente affermato la natura di sanzione amministrativa accessoria della confisca in esame, in specie valorizzando il riferimento testuale recato dal citato art. 224 ter cod. strada, che qualifica per l’appunto la confisca quale “sanzione amministrativa accessoria”[4].

In termini, di recente, Cass. pen., sez. IV, 4 novembre 2010, n. 40523, secondo cui, nonostante tale sopravvenuta normativa si presti a rilevanti dubbi interpretativi nell'unitario contesto dell'intero testo normativo, si è “ora in presenza di una sanzione amministrativa accessoria e non di una pena accessoria, come in precedenza ritenuto dalla sentenza delle Sezioni Unite di questa Suprema Corte n. 23428 del 25 febbraio 2010 .... Tanto induce a ritenere soprattutto il richiamo della norma novellata (come quella dell'altrettanto novellato art. 187, comma 1), quanto al sequestro, all'art. 224 ter, introdotto con la legge di riforma, secondo cui "nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, l'agente o l'organo accertatore della violazione procede al sequestro ai sensi delle disposizioni dell'art. 213, in quanto compatibili". Per un verso, difatti, appare generale il richiamo alle "ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo", sicchè l'art. 224 ter appare ora prefigurare una disciplina unitaria per tutte le ipotesi di reato che comportino tale sanzione. Per altro verso, ove si dovesse ritenere che la confisca in questione abbia conservato la sua originaria natura penale, ci si troverebbe di fronte ad una evidente aporia sistematica e ad una disciplina abnorme e costituzionalmente illegittima: la procedura incidentale inerente al sequestro, finalizzata alla irrogazione di una pena accessoria, sarebbe solo amministrativamente prevista e disciplinata, del tutto arbitrariamente sottratta alla giurisdizione penale, ai suoi principi ed alle sue garanzie”[5].

Quanto alle specifiche questioni applicative sopra indicate, i giudici di legittimità:

· hanno, in primo luogo, sostenuto -al riguardo valorizzando l’art. 186, co. 2, cod. strada, in forza del quale “con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata ordinata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato”- che permane la competenza del giudice penale a disporre la confisca in sede di condanna per i reati citati[6]; conclusione, per vero, non confliggente con quella relativa alla natura amministrativa (e non penale) della confisca, se solo si considera il fatto che l’ordinamento non ignora certo casi in cui al giudice penale è riservata la possibilità di disporre con la sentenza di condanna anche una sanzione amministrativa accessoria. La conclusione pare, del resto, anche coerente con quanto prevedono gli artt. 186, co. 9 bis, e 187, co. 8 bis, cod. strada laddove assegnano al giudice il potere di revocare la confisca, allorché abbia un esito positivo il lavoro di pubblica utilità disposto in sostituzione della pena detentiva e pecuniaria, in assenza di opposizione da parte dell’imputato.

· hanno escluso che il giudice penale possa disporre il sequestro preventivo finalizzato alla sua successiva confisca ex art. 321, co. 2 c.p.p.[7], pure riconoscendo la possibilità che sia disposto il sequestro preventivo finalizzato ad evitare la reiterazione del reato ai sensi dell’art. 321, co. 1, c.p.p., sempre che sussistano in concreto i presupposti; conclusione coerente con quanto disposto dal citato art. 224 ter, che assegna la relativa competenza non più all’autorità giudiziaria penale, ma all’agente o organo accertatore, con possibilità per l’interessato di impugnare il provvedimento dinanzi al giudice di pace.

· hanno concluso, quanto al segnalato profilo di diritto intertemporale, per l’applicabilità dell’art. 2, co. 4, c.p., sull’assunto della continuità normativa tra la vecchia e la nuova disciplina; hanno, al riguardo, sostenuto che “la trasformazione da penale ad amministrativo non riguarda l’illecito in sé considerato, ma unicamente la sanzione accessoria”, e che “la nuova sanzione amministrativa risulta omogenea e di fatto indistinguibile da quella penale”, così inferendo una “continuità tra le due sanzioni accessorie, con la conseguenza che l’omogenea nuova sanzione può trovare applicazione anche per i fatti anteriori all’entrata in vigore della novella[8]. Ad avviso dei giudici di legittimità, a tale esito non osta neppure il principio di irretroattività delle sanzioni amministrative di cui all’art. 1, l. 689/1981, atteso che nel caso di specie non si sarebbe al cospetto di un’ipotesi di depenalizzazione del reato con contestuale introduzione di un corrispondente illecito amministrativo, ma di mera “depenalizzazione della sanzione accessoria”. In conclusione, essendo la nuova confisca “amministrativa” più favorevole di quella contemplata dalla precedente disciplina, che la qualificava come “pena accessoria”, il giudice deve applicare la disciplina oggi vigente in materia di confisca anche ai fatti commessi anteriormente alla sua entrata in vigore[9].

Un contrasto interpretativo è emerso, invece, in merito alla questione relativa alla sorte dei provvedimenti di sequestro adottati dall’autorità giudiziaria in applicazione della disciplina abrogata dalla l. l. 29 luglio 2010 n. 120.

Per una prima opzione, la l. 29 luglio 2010 n. 120, pur comportando il sopravvenuto difetto di giurisdizione del giudice penale quanto al sequestro del veicolo, compreso il potere di pronunciarsi, in sede di impugnazione, sulla legittimità del provvedimento, non implicherebbe tuttavia la caducazione del sequestro già disposto, così destinato a vedere modificata la propria natura giuridica, con conseguente traslazione al giudice di pace della competenza a pronunciarsi in sede di opposizione ai sensi dell’art. 205 cod. strad., cui rinvia l’art. 224 ter co. 5 espressamente rinvia[10].

Per differente orientamento, i provvedimenti di sequestro disposti sotto la previgente disciplina non sarebbero caducati in conseguenza della novità legislativa; in forza del principio della perpetuatio jurisdictionis l’autorità giudiziaria penale sarebbe chiamata a valutare la sussistenza dei presupposti dei provvedimenti emessi nel vigore della vecchia disciplina, ancorché connotati ora come sequestri amministrativi.

E’ quanto, di recente, sostenuto da Cass. pen., sez. IV, 4 novembre 2010, n. 40523, secondo cui “quanto ai sequestri disposti sotto il vigore della precedente normativa e tuttora sub iudice, in mancanza di disposizioni transitorie, v'è da considerare che essi furono legittimamente imposti secondo le regole sostanziali e procedimentali all'epoca vigenti; la loro perdurante legittimità, però, non può più essere delibata alla stregua di quei presupposti, ed in particolare alla stregua del disposto dell'art. 321 c.p.p., comma 2, dovendosi invece verificare la sussistenza o meno dei presupposti che legittimano ora la confisca amministrativa. La novella normativa, difatti, come s'è detto, non ha abrogato l'istituto del sequestro prodromico alla confisca, ma ha solo modificato la sua qualificazione giuridica. Il sequestro venne a suo tempo legittimamente disposto secondo le regole all'epoca vigenti (tempus regit actum); la misura, quindi, rimane valida, imponendosi al giudice solo di valutare ora se l'atto compiuto sia conforme anche ai requisiti sostanziali, di natura amministrativa, allo stato richiesti. Contrariamente a quanto ritenuto dalle prime sentenze (Sez. IV, 21 settembre 2010, n. 38561; 22 settembre 2010, n. 38569; 23 settembre 2010, n. 38591), deve ritenersi che anche in tale delineata situazione debba trovare applicazione il principio della perpetuano iurisdictionis, sicchè, per i procedimenti già iniziati sotto il vigore della pregressa legge (nella specie, la richiesta di decreto penale e la sua emissione sono intervenuti ben prima della sopravvenuta legge di riforma del 29 luglio 2010), è tuttora dato al giudice penale (senza investire l'autorità amministrativa) delibare a tali fini la fattispecie, tenuto conto, peraltro, del generale principio della competenza del giudice penale ad infliggere anche le sanzioni amministrative conseguenti alla commissione di un reato, come pacificamente avviene per la sospensione o revoca della patente di guida. Ed egli è in grado e deve valutare la legittimità o meno, nella sua connotazione amministrativa, dell'operato sequestro, giacchè, se si ritiene, quanto alle modalità di imposizione del vincolo, che valgano le norme all'epoca vigenti, per il resto tale legittimità appare ora valutabile solo alla stregua della sussistenza o meno di elementi inducenti a ritenere la legittimità dell'operato sequestro sotto il profilo amministrativo, cioè, in sostanza, la guida in stato di ebbrezza oltre i limiti indicati dall'art. 186, comma 2, lett. c) tale condotta nel contempo realizzando l'ipotesi di reato ivi prevista; siffatto accertamento coincide, quindi, del tutto con la verifica, precedentemente operata, della sussistenza o meno del fumus commissi delicti che costituiva presupposto anche del provvedimento di cui all'art. 321 c.p.p., comma 2”.



[1] La circolare ministeriale 30 luglio 2010, prot. n. 300/A/10777/10/101/3/3/9, recante le prime disposizioni operative relative alla legge di riforma del Codice della Strada, chiarisce in primis che “la nuova normativa, che ha lo scopo di introdurre misure volte a migliorare la sicurezza della circolazione stradale, sia attraverso l'aggravamento delle sanzioni per violazioni delle norme del codice, sia mediante disposizioni volte alla prevenzione ed all'incremento della messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e viarie, nonché della segnaletica stradale, prevede significative modifiche a numerose disposizioni del Codice della Strada e di alcune norme correlate” e in secundis, con specifico riferimento alla confisca del veicolo, chiarisce che “in caso di guida in stato di alterazione dopo aver assunto stupefacenti, ovvero in caso di rifiuto dei relativi accertamenti, la confisca del veicolo appartenente al conducente, che ha commesso gli illeciti indicati, ha assunto la natura di sanzione amministrativa accessoria. Per il relativo sequestro, perciò, trovano applicazione le disposizioni dell'art. 224-ter C.d.S., secondo le modalità di cui al richiamato punto 2.3 della presente”.

[2] Nelle ipotesi di reato per le quali e' prevista la sanzione amministrativa accessoria della, confisca del veicolo, l'agente o l'organo accertatore della violazione procede al sequestro ai sensi delle disposizioni dell'articolo 213, in quanto compatibili. Copia del verbale di sequestro e' trasmessa, unitamente al rapporto, entro dieci giorni, dall'agente o dall'organo accertatore, tramite il proprio comando o ufficio, alla prefettura-ufficio territoriale del Governo del luogo della commessa violazione. Il veicolo sottoposto a sequestro e' affidato ai soggetti di cui all'articolo 214-bis.

[3] Nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo, il cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza o il decreto divenuti irrevocabili ai sensi dell'articolo 648 del codice di procedura penale, nel termine diquindici giorni, ne trasmette copia autentica al prefetto affinche' disponga la confisca amministrativa ai sensi delle disposizioni dell'articolo 213 del presente codice, in quanto compatibili.

[4] In termini, Cass. pen., sez. IV, ud. 6 ottobre 2010, n. 41080; Cass. pen., sez. IV, ud. 4 novembre 2010, n. 40523.

[5] Lo stesso argomento è utilizzato in Cass. pen., sez. IV, ud. 27 ottobre 2010, n. 41624; Cass. pen., sez. IV, ud. 27 ottobre 2010, n. 41104; Cass. pen., sez. IV, ud. 21 settembre 2010, n. 38561. In dottrina, l’avviso espresso dalla Cassazione è condiviso da BRICCHETTI-PISTORELLI, Massima severità per chi rifiuta il test spirometrico, in Guida dir., n. 35, 4 settembre 2010, inserto; PISTORELLI, Novità legislative: Legge 29 luglio 2010, n. 120, recante: “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, 4 (in www.cortedicassazione.it); PICCIALLI, La confisca del veicolo in caso di rifiuto, in Corr. merito, 2010, 973); contra, DIES, La confisca del veicolo prevista dall’art. 186, commi 2 e 7 cod. str., tra disorientamenti interpretativi e caos normativo, in Resp. civ. e prev. 2010, 2034 s.

[6] Cass. pen., nn. 41624, 41080 e 40508 del 2010.

[7] Ex multis, Cass. pen., sez. IV, ud. 21 settembre 2010, n. 38561; Cass. pen., sez. IV, ud. 22 settembre 2010, n. 38569.

[8] Cass. pen., sez. IV, ud. 14 ottobre 2010. n. 41091.

[9] Ex plurimis, Cass. pen., sez. IV, ud. 21 settembre 2010, n. 38561; Cass. pen., sez. IV, ud. 22 settembre 2010, n. 38570.

[10] Cass. pen., sez. IV, ud. 22 settembre 2010, n. 38569; Cass. pen., sez. IV, ud. 23 settembre 2010, n. 38588.