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Articolo di Dottrina



REQUISITI E CAUSE OSTATIVE ALLA CANDIDATURA NEGLI ENTI LOCALI



Incompatibilità: le novità del decreto-legge 13 agosto 2011, n.138

Gianluca FAMIGLIETTI

Incompatibilità: le novità del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138

di
Gianluca FAMIGLIETTI

Si anticipa un estratto dell’approfondimento di amministrativo che sarà inserito nel fascicolo di ottobre della Rivista cartacea Neldiritto.

1. Premessa: il diritto politico di elettorato passivo. Il diritto di elettorato passivo, ossia la capacità giuridica di essere eletto, si configura «come attitudine del soggetto ad essere immesso e mantenuto in ufficio pubblico politico o amministrativo»[1]. L’accesso alle cariche elettive, tutelato ex art. 51 Cost., realizza una situazione di diritto soggettivo «quando l’elezione è mezzo di partecipazione, per attuare il principio pluralistico o perseguire finalità di autogoverno e non è mera fase di un procedimento di nomina, momento organizzativo interno in una funzione selettiva»[2]; la giurisprudenza (per quella costituzionale si rinvia a Corte cost. n. 186/1972) parla, dunque, di «diritto politico di elettorato passivo» (Cass. civ., s.u., 11 novembre 1982, n. 5938), intendendo per tale il diritto dell’interessato di essere investito dell’ufficio.

Non esiste pertanto un diritto elettorale passivo corrispondente al diritto elettorale attivo, «ma solo la capacità giuridica di essere eletto, per cui al cittadino è riconosciuta la titolarità di un diritto individuale di accessione alla carica elettiva. Solo l’esito di una regolare elezione, di cui il candidato è l’oggetto, conferisce al cittadino il diritto elettorale passivo»[3].

2. Incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità: alcune osservazioni di carattere generale. È stata la l. 23 aprile 1981, n. 154 a disciplinare l’elettorato passivo, relativamente ai requisiti di eleggibilità alle cariche (oltre che di consigliere regionale) di consigliere provinciale, comunale e circoscrizionale, distinguendo le cause ostative all’ufficio di consigliere negli enti locali tra cause di ineleggibilità e cause di incompatibilità. La l. 18 gennaio 1992, n. 16 ha poi introdotto l’istituto della non candidabilità in relazione alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali; a seguito della sentenza della Corte costituzionale 141/1996, che ha notevolmente ridotto la portata originaria dell’incandidabilità, l’istituto trova applicazione nei riguardi di coloro che siano stati condannati senza sentenza passata in giudicato per alcuni gravi delitti (connessi al fenomeno mafioso o al traffico d’armi e droga, alcuni delitti dei pubblici ufficiali, reati commessi con abuso di potere o in violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione), che siano stati comunque condannati definitivamente per uno stesso reato non colposo a pena non inferiore a due anni, oppure che siano stati colpiti da misure definitive di prevenzione inerenti a pericolosità di tipo mafioso.

L’ingresso nel panorama normativo della categoria dell’incandidabilità, focalizzando l’attenzione su talune caratteristiche personali del potenziale eletto, tali da avere riflesso sulla sua stessa capacità giuridica, ha condotto ad una diversa valutazione (ed anche ad una diversa collocazione sistematica) delle cause ostative all’elezione.

Per quanto attiene alle disposizioni che regolano le condizioni di esclusione o di limitazione del diritto elettorale passivo (incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità), sono rinvenibili alcuni principi fissati dalla giurisprudenza costituzionale: 1) quello dell’elettorato passivo costituisce un diritto «riconducibile nell’ambito dei diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Costituzione» (sent. n. 571/1989); 2) a norma dell’art. 51 Cost. «l’eleggibilità è la regola, l’ineleggibilità l’eccezione» (cfr. sentt. nn. 46/1969, 235/1988, 510/1989); 3) «le cause di ineleggibilità, derogando al principio costituzionale della generalità del diritto elettorale passivo, sono di stretta interpretazione e devono comunque rigorosamente contenersi entro i limiti di quanto sia ragionevolmente indispensabile per garantire la soddisfazione delle esigenze di pubblico interesse cui sono preordinate» (ancora sent. n. 46/1969).

In merito invece all’elettorato attivo la disciplina di riferimento – applicabile ad ogni tipo di consultazione elettorale – è quella dettata dal D.P.R. 20 marzo 1967, n. 223.

...omissis...



[1] Così Boscia, L’ordinamento elettorale. Comuni – Province – Regioni, Milano, 1976, 57.

[2] Midiri, Art. 51, in Commentario alla Costituzione, a cura di Bifulco, Celotto, Olivetti, Torino, 2006, 1018.

[3] Così Furlani, Elettorato passivo, in Nov. Dig. it., Torino, 1960, VI, 453, che conclude nel senso che «l’eleggibilità non può pertanto configurarsi quale diritto soggettivo dell’individuo, ma solo quale capacità giuridica di presentare la propria candidatura elettorale».






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