Shop Neldirittoeditore Carrello
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | VENERDÌ   22  NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 9:22
Articolo di Dottrina



ANATOCISMO BANCARIO



Nuovi dubbi di legittimità costituzionale

Marco FRATINI

L’ANATOCISMO BANCARIO TRA INTERVENTI GIURISPRUDENZIALI E LEGISLATIVI E NUOVI DUBBI DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE

di

Marco FRATINI

Estratto dell’approfondimento di civile tratto dal fascicolo di ottobre della Rivista cartacea Neldiritto.

Al centro del dibattito giurisprudenziale e di recenti interventi normativi si colloca l’individuazione delle conseguenze della (ormai pacifica) declaratoria di nullità della clausola anatocistica, in una duplice dimensione, e cioè: a) quella della ripetizione delle somme corrisposte indebitamente sulla base di tale clausola; b) quella della possibilità di operare, ex art. 1419 c.c., una sostituzione della previsione nulla con altra, contemplante sempre l’anatocismo, seppure con diversa cadenza.

SOMMARIO 1. L’anatocismo nella disciplina codicistica e nell’interpretazione giurisprudenziale; 2. La ripetizione delle somme corrisposte sulla base di una clausola anatocistica nulla; 3. La sostituzione della clausola di capitalizzazione trimestrale; 4. L’art. 2, comma 61, L. n. 10/2011; 5. I dubbi di costituzionalità; 5.1 La restituzione di importi già versati

1. L’anatocismo nella disciplina codicistica e nell’interpretazione giurisprudenziale

L’anatocismo, disciplinato dall’art. 1283 c.c., è un fenomeno che determina la produzione di interessi sugli interessi già maturati sul capitale iniziale. In forza di tale fenomeno, il debitore è tenuto a pagare: il capitale iniziale, gli interessi da questo prodotti e gli ulteriori interessi calcolati su questi ultimi.

Ai sensi dell’art. 1283 c.c., “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla scadenza sempre che si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi”.

L’anatocismo, dunque, è consentito dall’ordinamento solo in tre ipotesi. Anzitutto, sulla base di un accordo fra le parti (anatocismo convenzionale) che sia successivo alla scadenza degli interessi e con riferimento a interessi dovuti per almeno sei mesi.

In secondo luogo, l’anatocismo è consentito in presenza di una domanda giudiziale successiva alla scadenza degli interessi e anch’essa riferita agli interessi dovuti per almeno sei mesi (anatocismo giudiziale).

In terzo luogo, l’anatocismo si configura in presenza di un uso (normativo) contrario (anatocismo usuale), in grado di derogare alla suddetta disciplina.

In relazione ai contratti di conto corrente bancario si è discusso circa l’esistenza di un uso normativo capace di derogare alla disciplina dettata dall’art. 1283 c.c.

In particolare, si è posta la questione se configuri un uso contrario, ai sensi dell’art. 1283 c.c., l’uso bancario rintracciabile nelle norme bancarie uniformi del 1951, che si concretizza nella capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi dei clienti a fronte di una capitalizzazione che è invece annuale per i saldi attivi dei clienti stessi.

La disparità di conteggio, a tutto vantaggio degli istituti di credito, e la deroga ai criteri fissati dall’art. 1283 c.c., inizialmente, sono state ritenute legittime dalla giurisprudenza sulla base dell’asserita esistenza di un uso normativo sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi, recepito dalle norme bancarie uniformi del 1951[1].

La Cassazione, dopo aver riconosciuto la ricorrenza di un uso normativo che legittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi sui conti debitori, ha mutato radicalmente indirizzo con due sentenze epocali del 1999[2].

La Corte, in sostanza, accogliendo la tesi della dottrina[3], è giunta a escludere la sussistenza e, comunque, la stessa possibilità di formazione di un uso normativo che possa derogare al divieto di anatocismo, rilevando: a) l’assenza di qualsiasi prova di un uso normativo anteriore all’entrata in vigore del codice e conforme a quello trasfuso nelle norme bancarie uniformi del 1951; b) l’assenza dell’elemento dell’opinio iuris, consistente nella consapevolezza di tenere un comportamento dovuto, in quanto conforme a norma; c) l’imposizione ai clienti, da parte delle banche, delle clausole sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi, senza nessuna possibilità di negoziazione.

Le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi inserite nei contratti di conto corrente bancario, nella ricostruzione giurisprudenziale, vengono classificate come usi negoziali, applicati nella prassi contrattuale dalle banche, ma carenti dei requisiti propri degli usi normativi. L’uso invalso, dunque, non viene ritenuto idoneo a derogare alla disciplina dettata dall’art. 1283 c.c. e le clausole inserite sulla base di tale uso, contrastando con una norma imperativa, vengono ritenute nulle per violazione di una norma imperativa ex art. 1418, comma 1, c.c..

Pochi mesi dopo la suddetta svolta giurisprudenziale, nel tentativo di regolare la materia, il legislatore è intervenuto con d.lgs. n. 392/1999 (art. 25), sancendo la validità e l’efficacia delle clausole relative alla produzione di interessi su interessi contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della successiva delibera del CICR attuativa dello stesso d.lgs. n. 392/1999.

La Corte Costituzionale, nell’ottobre del 2000[4], in accoglimento delle doglianze relative all’eccesso di delega, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 25 del d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342. La declaratoria di incostituzionalità ha avuto l’effetto di escludere che tale disposizione potesse trovare applicazione con riguardo ai contratti bancari di conto corrente stipulati prima dell’entrata in vigore dello stesso d.lgs. n. 342/1999.

...omissis...



[1] Cass., sez. III, 20 giugno 1992, n. 7571, in Giust. civ. Mass., 1992, fasc. 6. In dottrina, si veda sul punto PAVONE LA ROSA, in Portale, Le operazioni bancarie, Milano, 1978, 31-32.

[2] Cass., sez. I, 16 marzo 1999, n. 2374 in Giust. civ. 1999, I, 1301, 1585.

[3] FARINA, Recenti orientamenti in tema di anatocismo, in Rass. dir. civ., 1991, 757; INIZIARI, Convenzione di capitalizzazione trimestrale degli interessi e divieto di anatocismo ex art. 1283 c.c. (nota a Trib. Vercelli, 21 luglio 1994), in Giur. it., 1995, I, 2, c. 408.

[4] Corte Cost. 17 ottobre 2000, n. 425, in Foro it., 2000, I, 3046.






Condividi