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Articolo di Dottrina



LE NUOVE FRONTIERE DELLA RESPONSABILITA’ PRECONTRATTUALE E IL DANNO RISARCIBILE



i profili più significativi e dibattuti

Luciano GUAGLIONE

di

Luciano GUAGLIONE

Si anticipa un estratto dell’approfondimento di civile che sarà inserito nel fascicolo di dicembre della Rivista cartacea Neldiritto.

L’Autore, dopo una puntuale ricostruzione dei profili più significativi e dibattuti della responsabilità precontrattuale, dalla sua natura giuridica al contenuto della buona fede contrattuale ed alle figure sintomatiche di prevalente elaborazione giurisprudenziale, si sofferma specificamente sul tema del danno risarcibile evidenziando le possibili soluzioni con riguardo ai diversi esiti della mancata conclusione del contratto, della conclusione di un contratto invalido o inefficace nonché della conclusione di un contratto valido ed efficace, ma svantaggioso.

SOMMARIO 1. La fase precontrattuale - 2. Nozione di responsabilità precontrattuale - 3. Natura della responsabilità precontrattuale - 4. Nozione di buona fede contrattuale e suo contenuto - 5. Le varie fattispecie di responsabilità precontrattuale - 6. Il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale tra lesione dell'interesse negativo e positivo.

1. La fase precontrattuale: le trattative e l’obbligo di comportarsi secondo buona fede.

La conclusione di un contratto è generalmente preceduta da una fase di trattative, nel corso della quale le parti discutono termini e condizioni dell’affare per cercare un punto di equilibrio tra le rispettive posizioni di interesse e, quindi, per tentare di pervenire alla elaborazione di un regolamento contrattuale soddisfacente per entrambe.

Durante questa fase le parti, pur libere di pervenire o meno alla conclusione dell’affare in

base alla loro personale valutazione di convenienza, hanno tuttavia l’obbligo di comportarsi secondo buona fede, in base al disposto dall’art. 1337 c.c., che sanziona la violazione di tale obbligo prevedendo la c.d. responsabilità precontrattuale o culpa in contrahendo: si tratterebbe, cioè di una responsabilità a mezza strada tra quella contrattuale e quella extracontrattuale, in

quanto nasce a causa del comportamento scorretto di uno dei contraenti non dopo che il contratto si è formato, ma in un momento antecedente.

2. Nozione di responsabilità precontrattuale: la responsabilità per lesione della libertà negoziale.

La responsabilità non tutela l’interesse all’adempimento, ma l’interesse del soggetto a non essere coinvolto in trattative inutili, a non stipulare contratti invalidi o inefficaci, a non subire inganni in ordine ad atti negoziali . Tutte le fattispecie di responsabilità precontrattuale sono ipotesi in cui il soggetto è leso nell’interesse alla libera esplicazione della sua autonomia negoziale. Tale interesse è giuridicamente protetto contro comportamenti dolosi o colposi secondo il precetto generale del rispetto del diritto altrui (neminem laedere).

L’esatta individuazione dell’area di questa forma di responsabilità esige infatti la precisazione che la stessa può configurarsi anche in ipotesi di comportamento meramente colposo del soggetto, il quale, ad es., porta avanti le trattative senza verificare le sue concrete possibilità d’impegnarsi o conclude il contratto senza accertare le cause d’invalidità che ricadono sotto il suo controllo.

Ciò significa che la responsabilità precontrattuale può avere fondamento oltre che nella scorrettezza anche nella colpa, secondo la regola generale della responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.), occorrendo che i soggetti cooperino diligentemente nella fase antecedente il perfezionamento del vincolo negoziale.

3. Natura della responsabilità precontrattuale.

Come noto, su tale vexata quaestio si fronteggiano tre distinte tesi che, rispettivamente, riconducono il portato degli art. 1337 e 1338 c.c. alla responsabilità contrattuale, a quella extracontrattuale nonchè a un tertium genus caratterizzato da una propria autonomia rispetto ai due statuti cardine della responsabilità civile in senso ampio.

La tesi contrattualista trae sostegno dal «contatto sociale» ravvisabile nel rapporto tra soggetti coinvolti in trattative «affidanti», o dagli «obblighi di protezione» della sfera giuridica del partner scaturenti da tale situazione : a carico di tali soggetti (non a caso qualificate “parti” nell’art. 1337 c.c., a conferma dell’insorgenza di un rapporto tra soggetti ben individuati) nascerebbe un’obbligazione legale di buona fede, che si specificherebbe ulteriormente in obblighi di informazione, di chiarezza e di segreto.

L’avvio delle trattative o l’inizio della fase di formazione del contratto verrebbero dunque assunti dalla legge come fatti idonei a produrre l’obbligazione specifica di comportarsi in conformità a buona fede oggettiva, regola che non si esaurisce nell’obbligazione negativa di astenersi dal violare l’altrui sfera giuridica.

Peraltro talune tendenze dottrinali e giurisprudenziali considerano quelle della buona fede e della correttezza vere e proprie norme precettive, fonti di un obbligo preciso a carico dei contraenti.

La responsabilità precontrattuale sarebbe quindi responsabilità per inadempimento dell’obbligazione di comportarsi secondo buona fede nel corso delle trattative, riconducibile alla buona fede relativa a rapporti tra soggetti determinati ai sensi dell’art. 1375 c.c., nella fase di formazione del contratto.

Altra tesi rivendica l’autonomia della c.d. responsabilità precontrattuale quale tertium genus ,

sul presupposto che le norme di cui agli art. 1337 e 1338 c.c. siano state specificamente introdotte dal legislatore alla luce delle peculiarità delle fattispecie da esse disciplinate, in ragione delle quali la relativa responsabilità non sarebbe utilmente riconducibile ad una delle due forme (contrattuale o extracontrattuale) tradizionali.

In realtà siffatta opzione interpretativa è rimasta alquanto isolata, essendosi rimarcata l’inutilità pratica di tale categoria, non essendo possibile rinvenire una disciplina giuridica peculiare da applicare a tale eventuale forma di responsabilità.

La prevalente dottrina e giurisprudenza sono da tempo ancorate alla tesi della natura extracontrattuale della culpa in contrahendo: l’obbligo di comportarsi secondo buona fede non sarebbe altro che la specificazione del più generale precetto del neminem laedere, che chiunque entra in rapporto con terzi è tenuto ad osservare. La violazione della buona fede nella fase delle trattative non costituisce violazione di un’obbligazione precisa, ma solo di un dovere generico di condotta.

La qualificazione giuridica della responsabilità rileva sotto vari profili, in quanto la natura contrattuale o extracontrattuale della stessa importa conseguenze diverse in materia di imputabilità (nella responsabilità extracontrattuale è sufficiente la capacità naturale, ossia la capacità di intendere e di volere al momento della commissione del fatto, mentre per aversi

responsabilità contrattuale è necessaria la specifica capacità di obbligarsi, cioè di agire), onere della prova (mentre nella responsabilità aquiliana la colpa deve essere provata dal danneggiato, in quella contrattuale è il debitore che deve dimostrare l’assenza di colpa e la riferibilità eziologia dell’inadempimento a causa allo stesso non imputabile), entità dei danni risarcibili (nella responsabilità contrattuale - al di fuori dei casi di dolo - il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi al tempo in cui è sorta l’obbligazione ex art. 1225 c.c.); rivalutazione monetaria e mora (perché solo nell’ipotesi in cui si tratti di responsabilità contrattuale occorrerà un atto specifico per mettere in mora il debitore; in caso di responsabilità extracontrattuale gli interessi non decorrono dalla data della domanda, ma da quella del fatto illecito), prescrizione (nella responsabilità contrattuale il termine di prescrizione è di dieci anni e non di cinque anni).

...omissis...






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