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Articolo di Dottrina



CONTATTO AMMINISTRATIVO QUALIFICATO E RESPONSABILITA’ DELLA P.A.



il labile confine tra responsabilità extracontrattuale e contrattuale

Luciano GUAGLIONE

IL LABILE CONFINE TRA RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE E CONTRATTUALE: IL CONTATTO AMMINISTRATIVO QUALIFICATO E LA RESPONSABILITA’ CIVILE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

di

Luciano GUAGLIONE

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile inserito nel fascicolo di Gennaio della Nuova Rivista cartacea NelDiritto Editore.

L’Autore, dopo aver enucleato tra le fonti atipiche di obbligazione il c.d. contatto sociale qualificato, ne esamina le più importanti applicazioni in ambito civilistico, indagando poi sulla configurabilità di una responsabilità della pubblica amministrazione da contatto procedimentale, implicante un regime più favorevole al danneggiato rispetto a quello del tradizionale modello di responsabilità aquiliana, alla luce di una evoluzione giurisprudenziale non del tutto univoca.

SOMMARIO 1.- Premessa: la atipicità delle fonti di obbligazione ex art. 1173 c.c. 2.- Il contatto sociale qualificato quale fonte di obbligazione. 3.- Gli ambiti di operatività. 4.- La responsabilità civile della pubblica amministrazione da «contatto procedimentale». 5.- La posizione della giurisprudenza.

1. Premessa: la atipicità delle fonti di obbligazione ex art. 1173 c.c.

L’art. 1173 c.c. indica tre grandi categorie di fonti delle obbligazioni: due specifiche, il contratto e il fatto illecito, ed una terza generica, consistente in “ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità all’ordinamento giuridico ”. Di tali fonti hanno natura volontaria il contratto e taluni atti unilaterali (promesse unilaterali e titoli di credito), mentre non presentano carattere negoziale il fatto illecito (che genera l’obbligazione di risarcire il danno, v. art. 2043) ed altri atti o fatti leciti quali, ad es., la gestione di affari altrui (art. 2028), il pagamento dell’indebito (art. 2033 e 2035) e l’arricchimento senza causa (art. 2041).

La norma riproduce, con alcune variabili, la disciplina del codice civile del 1865 che, a sua volta, riecheggiando il Code civil del 1804 e le fonti delle Istituzioni di Gaio, enumerava le fonti delle obbligazioni secondo uno schema rigidamente tipico: il contratto, il quasi contratto, il delitto e il quasi delitto, la legge.

I conditores del ‘42 eliminarono anzitutto le obbligazioni “ex lege” e quelle da quasi-contratto e, riuniti i delitti e quasi-delitti nella figura del fatto illecito, si posero il problema di menzionare, accanto alle categorie superstiti (contratto e fatto illecito), le fonti corrispondenti ai genera soppressi (legge e quasi-contratto), senza menzionare i genera: la soluzione fu rinvenuta nell’adozione della formula « ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico », la quale, per i suoi autori, significava né più né meno che le obbligazioni, oltre che da contratto e fatto illecito, nascono “negli altri casi previsti dalla legge”.

Così, accanto ad ipotesi di atti o fatti idonei a produrre obbligazioni che trovano una compiuta disciplina già nel codice civile (si pensi alla ripetizione di indebito, all’arricchimento ingiustificato, alla negotiorum gestio, alla promessa al pubblico), v’è spazio per un sistema di fonti atipico in cui la volontà dei privati, che sia idonea a realizzare i valori espressi nel sistema di diritto positivo, è fonte di obbligazioni: si pensi alle obbligazioni nascenti dalle deliberazioni degli organi collegiali e che vincolano anche la minoranza .

...omissis...






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