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Articolo di Dottrina



USURA DOPO IL D.L. 70/2011



Sui profili di diritto intertemporale della disciplina dell'usura dopo la modifica della definizione legale del concetto di interessi usurari ad opera del d.l. 70/2011

Floriana LISENA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Penale che sarà inserito nel fascicolo di Febbraio della Rivista cartacea NelDiritto.


Corte di Cassazione, Sez. II penale, sentenza 19 dicembre 2011, n. 46669


Usura - Art. 644 c.p. - Definizione legale del concetto di “interessi usurari” - Modifiche apportate dall’art. 8, comma 5, lett. d), decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106 - Applicabilità della disciplina in tema di successione nel tempo di leggi penali ex art. 2 c.p. - Esclusione.

Massima

La norma di cui al'art. 644 c.p. configura una norma penale in bianco il cui precetto è destinato ad essere completato da un elemento esterno, che completa la fattispecie incriminatrice giacché rinvia, al fine di adeguare gli obblighi di legge alla determinazione del tasso soglia, ad una fonte diversa da quella penale, con carattere di temporaneità, con la conseguenza che la punibilità della condotta non dipende dalla normativa vigente al momento in cui viene emessa la decisione, ma dal momento in cui avviene l'accertamento, con esclusione dell'applicabilità del principio di retroattività della legge più favorevole.


Estratto delle motivazioni
[…Omissis…]
In ordine logico vanno esaminate, preliminarmente, le censure attinenti alla ritenuta sussistenza del reato di usura sotto il profilo oggettivo, essendo la sussistenza del reato presupposto la premessa di tutte le ulteriori censure mosse alla sentenza.
Questa Corte, superando un precedente orientamento contrario (Cass. 26.11.2008,n. 8551) ha affermato che In tema di usura, ai fini della valutazione dell'eventuale carattere usuraio del tasso effettivo globale di interesse (TEG) praticato da un istituto di credito deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto praticata sulle operazioni di finanziamento per le quali l'utilizzo del credito avviene in modo variabile (Sez. 2, Sentenza n. 28743 del 14/05/2010 Ud. (dep. 22/07/2010) Rv. 247861; Sez. 2, Sentenza n. 12028 del 19/02/2010 Cc. (dep. 26/03/2010) Rv. 246729).
La norma di cui all'art. 644 c.p. configura una norma penale in bianco il cui precetto è destinato ad essere completato da un elemento esterno, che completa la fattispecie incriminatrice giacchè rinvia, al fine di adeguare gli obblighi di legge alla determinazione del tasso soglia ad una fonte diversa da quella penale, con carattere di temporaneità, con la conseguenza che la punibilità della condotta non dipende dalla normativa vigente al momento in cui viene emessa la decisione, ma dal momento in cui avviene l'accertamento, con esclusione dell'applicabilità del principio di retroattività della legge più favorevole. (cfr Sez. 3, Sentenza n. 43829 del 16/10/2007 Ud. (dep. 26/11/2007) Rv. 238262; Sez. 1, Sentenza n 19107 del 16/05/2006 Ud. (dep. 30/05/2006) Rv. 234217 Sez. 3^, 22 febbraio 2000 n. 3905, rv. 215952; Sez. 3^, 23 aprile 1986 n. 5231, rv. 173042)".
Occorre, invece, verificare, alla luce dell'art. 2, comma 3, in caso di successione nel tempo di norme extrapenali integratrici del precetto penale, se debba trovare applicazione la normativa precedente o successiva al fine della punibilità della condotta realizzata sotto la vigenza della normativa preesistente.
L'applicazione del principio di retroattività della legge penale più favorevole, sancito dall'art. 2 cod. pen., comma 3, presuppone una modifica in via generale della fattispecie incriminatrice, cioè di quelle norme che definiscono il reato nella sua struttura essenziale e circostanziata, comprese le norme extrapenali che la integrano.
La rilevanza, ai fini della configurabilità del reato di usura, desunto dalla modifica dei criteri di rilevazione del tasso soglia va valutata sotto il duplice aspetto della rilevanza della condotta con riferimento all'art. 25 Cost. e art. 2 c.p., comma 3.
Il principio di legalità - che l'art. 25 Cost., comma 2, ha esteso ad ogni illecito - pone come limite insuperabile, perchè sussista lo "ius puniendi" dello Stato, la preesistenza al fatto di una norma che vieti la condotta posta in essere e che preveda una punizione per l'inosservanza del precetto.
L'art. 25 Cost., vieta la retroattività della legge penale, ma non concerne l'ultrattività della norma.
La Corte di Cassazione ha più volte affermato il principio secondo cui "l'istituto della successione delle leggi penali (art. 2 cod. pen.) riguarda la successione nel tempo delle norme incriminatrici" tra le quali non rientrano "le vicende successorie di norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice nè quelle di atti o fatti amministrativi che, pur influendo sulla punibilità o meno di determinate condotte, non implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale, che resta, pertanto immutata e quindi in vigore (Sez. 3, Sentenza n. 43829 del 16/10/2007 Ud. (dep. 26/11/2007) Rv. 238262).
Questa Corte, considerando che la stessa giurisprudenza di legittimità non ha un orientamento uniforme, ritiene di aderire all'orientamento che afferma l'inapplicabilità del principio previsto dall'art. 2 c.p., comma 3, in caso di successione nel tempo di norme extrapenali integratrici del precetto penale, che non incidano sulla struttura essenziale del reato ma comportino esclusivamente una variazione del contenuto del precetto delineando la portata del comando.
Il principio espresso dall'art. 2 cod. pen., comma 3, troverebbe applicazione solo nella diversa ipotesi in cui la nuova disciplina, anzichè limitarsi a regolamentare diversamente i presupposti per l'applicazione della norma penale, modificando i criteri di individuazione del tasso soglia,avesse esclusa l'illiceità oggettiva della condotta.
Invece la nuova disciplina non ha inteso sminuire il disvalore sociale della condotta posta in essere nelle vigenza delle normativa precedente, e quindi l'illiceità penale della stessa, essendosi limitata a modificare, ma solo per il futuro, i presupposti per l'applicazione della norma incriminatrice penale, (per l'applicazione di tale principio in una vicenda relativa al trattamento da riservare alla sostanza "norefredina" o "fenilpropanolamina", che, successivamente alla commissione dei fatti "sub iudice", relativamente ai quali era stato contestato il reato di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, era stata ricompresa tra i "precursori", ossia tra le sostanze suscettibili di impiego per la produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope., Sez. 4, Sentenza n 17230 del 22/02/2006 Cc. (dep. 18/05/2006) Rv. 234029) (cfr, con diverse prospettazioni, Cass., sez. 5^, 3 aprile 2002 n. 18068, Versace, rv. 221917; sez. 3^, 12 marzo 2002 n. 18193, Fata, rv. 221943; sez. 3^, 19 marzo 1999 n. 5457, Arlati, rv. 213465; sez. 4^, 10 marzo 1999 n. 4904, Brunetto, rv. 213533; sez. 3^, 17 febbraio 1998 n. 4720, Vittoria, rv. 210701; sez. 3^, 16 febbraio 1996 n. 758, Crivelli, rv. 204863). I criteri di individuazione del tasso soglia precedente alla modifica normativa sono riconducigli a una condotta penalmente sanzionata perchè ritenuta comunque ricollegabile alla tutela del bene protetto dalla disciplina del reato di usura; la relativa normativa è caratterizzata dalla natura "formale" dei criteri di individuazione del tasso soglia, accentuando l'esigenza di valutare il disvalore con il riferimento alle condotte relative alla determinazione del tasso soglia vigente al momento del fatto, non trattandosi di una vera e propria "abrogatio criminis".
La successione di norme extrapenali determina esclusivamente una variazione del contenuto del precetto con decorrenza dalla emanazione del successivo provvedimento e, in tale ipotesi, non viene meno il disvalore penale del fatto anteriormente commesso" (cfr Sez. 3, Sentenza n. 43829 del 16/10/2007 Ud. (dep. 26/11/2007) Rv. 238262).
Deve, quindi, concludersi che la modifica della normativa secondaria, avvenuta con D.L. n. 70 del 2011, poi convertito in legge, non trova applicazione retroattiva ex art. 2 c.p., comma 2, non modificandosi la norma incriminatrice, essendo il tasso soglia variabile anche con riferimento a valutazioni di carattere economico che hanno valore, ai fini della individuazione del tasso usurario, per l'arco temporale di applicazione della relativa normativa e non vengono meno a seguito della successiva modifica di tali limiti che hanno validità solo per il periodo successivo. Non ricorre infatti l'ipotesi di cui all'art. 2 cod. pen., comma 3, qualora il fatto sia punito in base al limite stabilito dalla legge, per il periodo di riferimento, oltre il quale gli interessi vanno considerati usurari, stabilito, in relazione alle operazioni in oggetto, dalla L. n. 108 del 1996, art. 2, comma 4, che prevedeva che "il limite previsto dall'art. 644 c.p., comma 3, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito dal tasso medio risultante dall'ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi del comma primo, relativamente alla categoria di operazione in cui il credito è compreso, aumentato della metà".
La modifica operata con D.L. n. 70 convertito in legge in data 7 luglio 2011, n. 106 (che all'art. 8, comma 5, lett. d) ha previsto che alla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 4, le parole "aumentato della metà", sono sostituite dalle seguenti: "aumentato di un quarto", cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali) non determina l'automatica "espansione" della nuova legge, perchè l'applicazione di tale norma contrasterebbe con la natura del fenomeno della abrogazione, che opera "ex nunc".
La norma secondaria abrogata resta, infatti, vigente, per il periodo anteriore alla abrogazione, impedendo, per lo stesso periodo, l'applicazione della nuova normativa, in quanto sarebbe contrario al sistema considerare ampliato, ora per allora, il raggio di azione di quest'ultima norma, non differenziando la punizione dei fatti commessi sotto il vigore della legge abrogatrice da quelli commessi successivamente.
La portata dell'intervento innovativo sulla determinazione dei criteri di individuazione del tasso soglia e la mancanza di norme transitorie, certamente non dovuta a disattenzione, denotano che si è voluto dare alla normativa (che ha introdotto un regime maggiormente favorevole agli istituti bancari in relazione al reato di usura) operatività con esclusivo riferimento a condotte poste in essere dopo la sua entrata in vigore, senza produrre effetti su preesistenti situazioni, regolate dalla normativa precedente.
[…Omissis…]


Commento
Nella sentenza in epigrafe la Corte di Cassazione ha preso posizione, tra l’altro, sull’incidenza delle modifiche apportate dal decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (c.d. decreto sviluppo) in relazione ai profili intertemporali della disciplina dell’usura.
Il caso oggetto delle pronuncia in commento riguardava condotte poste in essere dai presidenti e legali rappresentanti di tre banche e funzionari responsabili e/o direttori di filiali dei tre istituti bancari, chiamati a rispondere di usura per avere applicato tassi superiori a quelli previsti dalle norme all'epoca vigenti. La difesa sosteneva, tra l’altro, che dovesse trovare applicazione retroattivamente ex art. 2, comma 2, c.p. la nuova normativa introdotta dal decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70. Invero, posto che a seguito della citata novella il tasso soglia è fissato in misura più alta rispetto a quella individuata sulla base del precedente calcolo, applicando la nuova normativa, gli esuberi contestati agli istituti bancari non sarebbero stati più tali.
Prima di analizzare la questione sottoposta al vaglio dei giudici di legittimità, giova, pertanto, ricostruire brevemente il quadro normativo di riferimento.
Come noto, l'art. 644, comma 3, c.p. afferma che “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. Tale limite è puntualmente stabilito dall'art. 2, legge 7 marzo 1996, n. 108.
Prima della citata novella, quest’ultimo articolo fissava il limite di usurarietà degli interessi nel tasso medio, risultante dall'ultima rilevazione trimestrale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, “aumentato della metà”.
Dopo la recente riforma a opera dell’art. 8, comma 5, lett. d), d.l. 70/2011, al fine di individuare il detto limite il tasso medio non deve più essere aumentato della metà, bensì “di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali”. A ciò si è aggiunto che “la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”.
In sostanza, la novella ha innalzato il tasso effettivo globale medio (TEGM) del credito utilizzabile dalle banche in relazione al reato di usura rispetto a quello individuato sulla base della previgente normativa, introducendo una modifica migliorativa per le aperture di credito in conto corrente.
Delineata la portata della modifica normativa in questione, i giudici di legittimità sono stati chiamati a chiarire se il principio di retroattività di cui all’art. 2, comma 4, c.p., possa essere applicato rispetto a condotte usurarie poste in essere prima dell’entrata in vigore di tale legge.
La Corte, seguendo un articolato iter argomentativo, esclude tale possibilità affermando l’applicabilità della nuova disciplina (più favorevole per gli istituti bancari) esclusivamente in relazione alle condotte poste in essere successivamente all’entrata in vigore della novella legislativa.
Innanzitutto, in relazione alla struttura della fattispecie del reato di usura, si precisa che la norma di cui all'art. 644 c.p. configura una norma penale in bianco il cui precetto è destinato ad essere interato da un elemento esterno, che completa la fattispecie incriminatrice giacchè rinvia, al fine di adeguare gli obblighi di legge alla determinazione del tasso soglia ad una fonte diversa da quella penale, con carattere di temporaneità.

...omissis...






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