Shop Neldirittoeditore Carrello
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ   15  NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 20:45
Articolo di Dottrina



FRAZIONAMENTO DEL CREDITO



Sulla legittimità del frazionamento della domanda di risarcimento dei danni in caso di danni sia materiali che alla persona

Fabio COSSIGNANI

Si anticipa un estratto dell?Approfondimento di diritto Civile che sar? inserito nel fascicolo di Febbraio della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, sez. III, 22 dicembre 2011, n. 28286

Procedimento civile ? Frazionamento della domanda giudiziale ? Azione di risarcimento dei danni materiali dinanzi al giudice di pace ? Successiva azione di risarcimento dei danni alla persona dinanzi al tribunale ? Violazione dei canoni di correttezza e buona fede ? Abuso del processo ? Sussistenza ? Improponibilit? della domanda successiva ? Sussistenza.
(Cost., artt. 2 e 111; Cod. civ., art. 1175 e 1181).


Massime

1. La domanda volta ad ottenere il risarcimento dei danni alla persona subiti in seguito ad un sinistro ? improponibile e non pu? essere decisa nel merito se il giudizio viene instaurato dopo la conclusione di altro processo svoltosi tra le stesse parti in merito al risarcimento dei soli danni materiali, costituendo tale frazionamento della domanda una violazione dei canoni di buona fede e correttezza nonch? un'ipotesi di abuso del processo.


2. Il fatto che al momento della proposizione della domanda parcellizzata la giurisprudenza delle Sezioni unite si fosse espressa a favore della legittimit? del frazionamento giudiziale del credito non consente la rimessione in termini dell'attore che abbia fatto affidamento su tale precedente, non potendosi garantire tutela ad un'iniziativa processuale ormai divenuta incompatibile con i preminenti valori della correttezza, della buona fede, della solidariet? e del giusto processo.

?

Estratto delle motivazioni
[?Omissis...]
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 2043 c.c. in relazione agli artt. 1181 c.c. , 1175 c. c. , 539 c.p.p., 277 c.p.c. e 278 c.p. c. con riferimento all'art. 360, n. 3, c.p.c..
Il motivo non ? fondato.
Diversamente da quel che sembra ritenere l'odierno ricorrente, infatti, i principi di buona fede e di correttezza, per la loro ormai acquisita costituzionalizzazione in rapporto all'inderogabile dovere di solidariet? di cui all? art. 2 Cost., costituiscono un canone oggettivo ed una clausola generale che non attiene soltanto al rapporto obbligatorio e contrattuale, ma che si pone come limite all?agire processuale nei suoi diversi profili.
Il criterio della buona fede costituisce, quindi, strumento, per il giudice, atto a controllare, non solo lo statuto negoziale nelle sue varie fasi, in funzione di garanzia del giusto equilibrio degli opposti interessi, ma anche a prevenire forme di abuso della tutela giurisdizionale latamente considerata, indipendentemente dalla tipologia della domanda concretamente azionata (v. ad es. Cass. 3.12.2008 n. 28719; Cass. 11.6. 2008 n. 15476) .
Che ? ci? che si verificherebbe con il consentire la ?parcellizzazione" della tutela processuale dell?azione extracontrattuale per i danni materiali e personali da circolazione stradale, davanti al giudice di pace ed al tribunale in ragione delle rispettive competenze per valore, quando le conseguenze dannose derivanti dal fatto illecito si siano puntualmente e definitivamente verificate.
Anche in questo caso, infatti, esiste una controparte (il danneggiante) i cui interessi meritano una equilibrata tutela, senza consentirne alterazioni ad opera del danneggiato-creditore, con il prolungamento ed i costi ulteriori di una inutile duplicazione dell'azione processuale per i danni conseguenti ad unico fatto illecito.
Ed allora, una tale disarticolazione dell'unico rapporto sostanziale nascente dallo stesso fatto illecito, oltre ad essere lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, con l?aggravamento della posizione del danneggiante debitore, per essere attuata con ed attraverso il processo, si risolve anche in un abuso dello strumento processuale.
Con la violazione anche della finalit? deflattiva insita nella norma costituzionale dell? art. 111 per il paradosso esistente tra la moltiplicazione dei processi e la possibile limitazione della relativa durata.
[...Omissis...]
Nel caso in esame, i criteri identificativi della domanda erano gli stessi, il rapporto era identico, il fatto illecito generatore del danno era unico e le sue conseguenze dannose si erano definitivamente verificate, sia in rapporto alle conseguenze materiali, sia a quelle personali, delle quali l'originario attore chiedeva il risarcimento.
[...Omissis...]
In tale situazione, alla luce delle considerazioni che precedono, non ? giustificabile la disarticolazione della tutela giurisdizionale richiesta mediante la proposizione di distinte domande, privilegiando la scelta del giudice di pace secondo la sua corretta individuazione per valore.
E ci?, neppure con la riserva di far valere ulteriori e diverse ?voci di danno" in altro procedimento, che l? attuale ricorrente aveva inserito nella domanda proposta con il primo giudizio.
La strumentalit? di una tale condotta frazionata ? - come gi? detto - evidente, ma non ? consentita dall'ordinamento che le rifiuta protezione per la violazione di precetti costituzionali e valori costituzionalizzati, concretizzandosi, in questo caso, la proposizione della seconda domanda, in un abuso della tutela processuale, ostativa al suo esame.
N?, in questo caso, pu? invocarsi, in senso contrario, il principio seguito dalla giurisprudenza della corte di cassazione, per il quale la riserva di far valere ulteriori danni in un autonomo giudizio, sia consentita (ad es. Cass. 30.10.2006 n. 23342; ma v. anche Cass. 22.8.2007 n. 17873; cass. 7.12.2004 n. 22987).
Per le caratteristiche del caso in esame - in cui il danno derivante dall'unico fatto illecito riferito alle cose ed alla persona si era gi? verificato nella sua completezza -, il consentire un uso parcellizzato della tutela processuale colliderebbe con i principi ricordati, nel mutato, ed attuale, assetto dei valori costituzionali, cui deve necessariamente ispirarsi anche il processo civile.
Correttamente, pertanto, il giudice del merito ha, sotto questo profilo, rigettato. la domanda.
[...Omissis...]


Commento
Dopo aver esercitato vittoriosamente un'azione dinanzi al giudice di pace per risarcimento dei danni materiali subiti in occasione di un sinistro stradale, il danneggiato agiva dinanzi al tribunale al fine di ottenere il ristoro dei danni personali subiti in occasione dello stesso sinistro e nei confronti del medesimo convenuto (il Comune). Si precisava, al riguardo, che nel precedente giudizio dinanzi al giudice di pace l'attore aveva fatto espressa riserva di ulteriori azioni per il risarcimento delle lesioni subite.
Il tribunale, prima, e la corte d'appello, poi, rigettavano tuttavia la domanda e la successiva impugnazione, per aver illegittimamente parcellizzato la propria iniziativa giudiziaria in pi? processi.
Avverso la sentenza d'appello l'originario attore ricorreva dunque per cassazione, ma la suprema Corte ha rigettato il ricorso con la pronuncia in epigrafe.
Si afferma, in particolare, che i principi di buona fede e di correttezza costituiscono dei canoni di valutazione non solo del rapporto sostanziale ma anche della legittimit? dell'agire processuale.
In loro virt?, infatti, ? stato sancito (Cass., sez. un., 15 novembre 2007, n. 23726) il principio per cui il frazionamento giudiziale dell'unico credito costituisce un'ipotesi di abuso del processo in grado di incidere in senso peggiorativo sulla posizione del debitore. Peraltro, tale disarticolazione processuale dell'unico rapporto sostanziale si riverbera negativamente sull'armonia delle decisioni e si pone in contrasto col principio di ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), in quanto produttiva di un fenomeno inflattivo dei giudizi.
Il principio espresso dal grand arret appena ricordato ? stato successivamente confermato da una serie di pronunce, sia di legittimit? che di merito (v. Cass., 3 dicembre 2008, n. 28719; Cass., 11 giugno 2008, n. 15476; Cass., 20 novembre 2009, n. 24539; Trib. Lucca, 6 febbraio 2008; Trib. Napoli, decr. 1? aprile 2008; Trib. Milano, sez. X, 3 ottobre 2009, n. 11786) denotando notevoli potenzialit? di espansione, anche al di l? dell'unico diritto di credito per il quale era stato originariamente formulato. Si ricorda in proposito Trib. Mantova, 3 novembre 2009, che ha ritenuto di estensibile il principio di infrazionabilit? dell'iniziativa giudiziale anche in relazione all'azione di condanna al pagamento degli interessi intrapresa dopo il passaggio in giudicato della sentenza che aveva deciso in merito al capitale.
Con la sentenza in epigrafe la Corte ribadisce anche la assoluta irrilevanza della riserva effettuata nel precedente giudizio in merito all'ulteriore azione per il ristoro del danno da lesioni.
Alla Corte viene poi posto un ulteriore quesito. Al momento della proposizione della domanda, in seguito dichiarata improcedibile perch? strumentale alla illegittima parcellizzazione dell'azione, la giurisprudenza del giudice di legittimit? si era invero espressa nel senso della legittimit? del frazionamento giudiziale del credito (v., in particolare, Cass., sez. un., 10 aprile 2000, n. 108), argomentabile sulla base di diverse disposizioni di legge (art. 1181 c.c.; artt. 277 e 278 c.p.c.). Il ricorrente ha quindi lamentato la violazione dell'art. 11 disp. prel. c.c., artt 25 Cost. e art. 5 c.p.c. per avere la corte d'appello dichiarato improponibile la domanda? facendo applicazione retroattiva di un principio di diritto spresso dalle Sezioni unite dopo l'originaria instaurazione del giudizio (2004).

?omissis?






Condividi