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Articolo di Dottrina



STATO DI NECESSITA’ E BISOGNO ABITATIVO



Sulla invocabilità della scriminante dello stato di necessità in caso di occupazione abusiva di alloggi da parte dei non abbienti

Floriana LISENA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Penale che sarà inserito nel fascicolo di Aprile della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione,Sez. II penale, 9 marzo 2012, n. 9265

Scriminanti - Stato di necessità ex art. 54 c.p. - Occupazione di alloggi IACP - Mancata sussistenza di un pericolo attuale.

Massima

Lo stato di necessità, nella specifica e limitata ipotesi dell’occupazione di beni altrui, può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio non certo per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere, in via definitiva, la propria, esigenza abitativa, tanto più che gli alloggi IACP sono proprio destinati a risolvere esigenze abitative di non abbienti, attraverso procedure pubbliche e regolamentate.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito indicate.

In punto di diritto, va ribadito quanto statuito da questa Corte con sentenza n. 36270/2010 che, in una fattispecie di occupazione di immobili, ha escluso la sussistenza dello stato di necessità.

Il primo dato di fatto dal quale partire è che l’imputata ha occupato stabilmente l’immobile avendolo trasformato nella sua residenza fissa.

Il secondo elemento che viene in rilievo è il dettato dell’art. 54 c.p., nella parte in cui stabilisce che, per la configurabilità dello stato di necessità (la cui prova spetta all’imputato che la invoca), occorre che il pericolo sia “attuale”.

Tale ultimo requisito presuppone che, nel momento in cui l’agente agisce contra ius - al fine di evitare “un danno grave alla persona” - il pericolo sia imminente e, quindi, individuato e circoscritto nel tempo e nello spazio (Cass. 3310/1981 riv 148374). L’attualità del pericolo, per argumentum a contrario, esclude, in linea di massima, tutte quelle situazioni di pericolo non contingenti caratterizzate da una sorta di cronicità essendo datate e destinate a protrarsi nel tempo.

Infatti, ove, nelle suddette situazioni, si ritenesse la configurabilità dello stato di necessità, si effettuerebbe una torsione interpretativa del dettato legislativo in quanto si opererebbe una inammissibile sostituzione del requisito dell’attualità del pericolo con quello della permanenza, alterando così il significato e la ratio della norma che, essendo di natura eccezionale, necessariamente va interpretata in senso stretto.

Invero, il pericolo non sarebbe più attuale (rectius: imminente) bensì permanente proprio perchè l’esigenza abitativa - ove non sia transeunte e derivante dalla stretta ed immediata necessità “di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona” - necessariamente è destinata a prolungarsi nel tempo.

Va, poi, osservato che, venendo in, rilievo il diritto di proprietà, un’interpretazione costituzionalmente, orientata dell’art. 54 c.p. alla luce dell’art. 42 Cost., non può che pervenire ad una nozione che concili l’attualità del pericolo con l’esigenza di tutela del diritto di proprietà del terzo che non può essere compresso in permanenza perché, in caso contrario, si verificherebbe, di fatto, un’ipotesi di esproprio senza indennizzo o, comunque, un’alterazione della destinazione della proprietà al di fuori di ogni procedura legale o convenzionale: cfr. sul punto, Cass. 35580/2007 riv 237305; Cass. 7183/2008 riv 239447.

Quanto appena detto, porta, pertanto a ritenere che lo stato di necessità, nella specifica e limitata ipotesi dell’occupazione di beni altrui, può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio non certo per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere, in via definitiva, la propria, esigenza abitativa, tanto più che gli alloggi IACP sono proprio destinati a risolvere esigenze abitative di non abbienti, attraverso procedure pubbliche e regolamentate.

In conclusione, la doglianza deve ritenersi infondata in quanto una precaria ed ipotetica condizione di salute non può legittimare, ai sensi dell’art. 54 c.p., un’occupazione permanente di un immobile per risolvere, in realtà, in modo surrettizzio, un’esigenza abitativa. […Omissis…]

Commento

La Corte di cassazione si pronuncia nuovamente sulla questione, per vero dibattuta, della possibilità di invocare la scriminante dello stato di necessità nell’ipotesi di occupazione abusiva di alloggi da parte di soggetti in condizioni di indigenza economica e di esigenza abitativa.

Sul punto, come noto, una parte della giurisprudenza di merito si mostra incline ad una interpretazione più elastica degli elementi costitutivi dell’art. 54 c.p., in particolare ricomprendendo nel “danno grave alla persona” di cui all’art. 54 c.p. ogni compromissione, anche indiretta e strumentale, del diritto alla salute. Ne deriva che lo stato di bisogno abitativo ben potrebbe giustificare l’applicabilità dell’art. 54 c.p. nelle ipotesi in cui il soggetto abbia posto in essere il fatto tipico, per lo più consistente nell’invasione arbitraria di immobili o in contravvenzioni in materia edilizia.

Su altro versante, tuttavia, la giurisprudenza di legittimità, attestata su una posizione maggiormente rigorosa, in quanto solo da qualche anno propensa ad ampliare il catalogo delle situazioni giuridiche rientranti nella nozione di “danno grave alla persona”, e ciò nonostante molto severa e restrittiva nell’interpretazione dei requisiti dell’attualità del pericolo e dell’inevitabilità-altrimenti.

In merito, si veda, ad esempio, Cass. pen., sez. III, 26 settembre 2007, n. 35580, secondo cui “ai fini della sussistenza dell’esimente dello stato di necessità previsto dall’art. 54 c.p., rientrano nel concetto di “danno grave alla persona” non solo la lesione della vita o dell’integrità fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona, secondo la previsione contenuta nell’art. 2 della Costituzione; rientrano, in particolare, in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l’integrità fisica del soggetto in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, fra i quali deve essere ricompreso il diritto all’abitazione in quanto l’esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona”. In caso di occupazione abusiva di immobile, in specie, la responsabilità penale dell’agente può essere esclusa qualora la condotta sia stata posta in essere per far fronte allo stato di indigenza in cui versa il soggetto attivo del reato. Tuttavia, i giudici di Cassazione rimarcano la necessità di un’indagine volta a verificare le effettive condizioni dell’agente, l’esigenza di tutela effettiva, la minaccia dell’integrità fisica attuale: ciò per verificare la sussistenza sotto il profilo obiettivo dei requisiti delle necessità ed inevitabilità che, unitamente agli altri elementi richiesti dall’art. 54 c.p., consentono di ritenere la sussistenza dell’esimente in parola.

La sentenza in commento sembra collocarsi sulla medesima linea interpretativa di rigore. Invero, i giudici di legittimità ribadiscono i restrittivi criteri alla stregua dei quali va valutato lo stato di bisogno abitativo rilevante ai fini dell’art. 54 c.p. e, soprattutto, interpretano rigorosamente il requisito dell’attualità del pericolo richiesto dalla medesima norma codicistica.

In particolare, si afferma che il requisito dell’attualità del pericolo presuppone che, nel momento in cui l’agente agisce contra ius - al fine di evitare “un danno grave alla persona” - il pericolo sia imminente e, quindi, individuato e circoscritto nel tempo e nello spazio; l’attualità del pericolo, per argumentum a contrario, esclude, in linea di massima, tutte quelle situazioni di pericolo non contingenti caratterizzate da una sorta di cronicità essendo datate e destinate a protrarsi nel tempo.

...omissis...






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