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Articolo di Dottrina



RESPONSABILITA’ DEL VENDITORE – RIPARAZIONE O SOSTITUZIONE BENE



Sugli effetti dell’assunzione da parte del venditore dell’impegno di riparare il bene viziato sul computo del termine prescrizionale

Giovanni GUIDA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Maggio della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, Sez. II civile, Ord., 26 marzo 2012, n. 4844

Vendita – garanzia per vizi – responsabilità – venditore – impegno riparazione bene viziato – effetti - prescrizione

Massima

Riveste i caratteri di massima di particolare importanza la questione concernente l’individuazione degli effetti dell'impegno del venditore di provvedere alla riparazione o alla sostituzione della cosa sul decorso del termine prescrizionale. Tale impegno, interruttivo della prescrizione, può alternativamente produrre l'effetto di determinare un decorso ex novo del termine annuale di prescrizione ex art. 1495 c.c. o di modificare il regime di prescrizione del diritto nascente dal rapporto sottostante, dovendosi far riferimento al periodo decennale di cui all'art. 2946 cod. civ..

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

Sotto la rubrica "violazione degli artt. 1490, 1495 e 2944 cod. civ.", il quarto motivo censura che la Corte territoriale abbia ritenuto che dopo gli atti interruttivi, aventi efficacia di riconoscimento di debito, il termine prescrizionale sia rimasto sempre quello annuale ex art. 1495 cod. civ., e non si sia trasformato, invece, in quello decennale.

2. - II Collegio osserva che il quarto motivo pone la questione del termine di prescrizione applicabile (se annuale o decennale) per l'esercizio, da parte del compratore, delle azioni edilizie di cui all'art. 1492 cod. civ., allorchè l'impegno assunto in fase attuativa dal venditore di eliminare i vizi della cosa alienata sia rimasto senza esito, per l'inerzia del venditore stesso o per la mancata rimozione del vizio.

3. - Le Sezioni Unite sono state già chiamate a risolvere il contrasto riguardante la qualificazione dell'impegno dell'alienante di riparare o sostituire la cosa venduta quando essa presenti vizi che la rendano inidonea all'uso cui è destinata.

Con la sentenza n. 13294 del 21 giugno 2005, il contrasto è stato sciolto con la statuizione che l'impegno del venditore a riparare la cosa viziata di per sè non rappresenta un quid novi con effetto estintivo-modificativo della garanzia, ma un quid pluris in grado di ampliare le modalità di attuazione della stessa.

Sebbene il contrasto vertesse sull'inquadramento da riservare alla dichiarazione con cui il venditore - nel riconoscere, successivamente al perfezionamento del contratto ed al loro verificarsi, l'esistenza di vizi redibitori - assuma l'impegno di provvedere alla riparazione o alla sostituzione della cosa, la sentenza delle Sezioni Unite non manca di affrontare anche il tema della prescrizione.

Nel principio di diritto enunciato - e tradotto nella massima ufficiale - si sottolinea infatti che siffatto impegno "consente al compratore di essere svincolato dai termini di decadenza e dalle condizioni di cui all'art. 1495 cod. civ., ai fini dell'esercizio delle azioni edilizie (risoluzione del contratto e riduzione del prezzo) previste in suo favore (art. 1492 cod. civ.), sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione (art. 2944 cod. civ.)". 4. - Ad avviso del Collegio, il principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite, con il richiamo al congegno ricognitivo, sembra andare nella direzione di assegnare all'impegno del venditore l'effetto di determinare un decorso ex novo del termine annuale di prescrizione.

Il nuovo periodo di prescrizione, che comincia a decorrere dopo l'impegno del venditore a riparare la cosa viziata, deve infatti considerarsi dello stesso genere di quello interrotto: ed essendo il diritto del compratore, discendente dalla sottostante garanzia, soggetto al termine di prescrizione di un anno, una volta interrotta questa prescrizione, dovrebbe iniziare un nuovo periodo della stessa durata e non il periodo decennale di cui all'art. 2946 cod. civ..

Diversamente, si assegnerebbe all'impegno del venditore alla riparazione - di per sè preordinato ad attuare il risultato economico che il compratore si prefigurava ab origine di ottenere dal contratto di compravendita - la funzione, ulteriore e costitutiva, di modificare il regime di prescrizione del diritto nascente dal rapporto sottostante.

5. - Sennonchè, alcuni passi della citata sentenza delle Sezioni Unite (ai par. 15.3 e 15.4 dei Motivi della, decisione) sembrano affrancare definitivamente la prescrizione dal termine annuale di cui all'art. 1495 cod. civ., e delineare, come conseguenza dell'impegno del venditore alla riparazione o alla sostituzione, un nuovo regime di prescrizione, quello ordinario.

Vi si legge infatti che, per effetto di quell'impegno, il compratore è svincolato "dalle condizioni e dai termini di cuiall'art. 1495 cod. civ., particolarmente brevi, come la prescrizione annuale, rispetto a quella decennale". "Si tratta - proseguono le Sezioni Unite - di assegnare un significato, ai fini dell'esercizio delle azioni edilizie e del relativo termine prescrizionale, alla circostanza che fra le parti è in corso, per l'impegno assunto dal venditore, un tentativo di far ottenere al compratore il risultato che egli aveva il diritto di conseguire fin dalla conclusione del contratto di compravendita. E altro significato non può essere che quello di svincolare il compratore dai termini e condizioni per l'esercizio delle azioni edilizie, atteso che queste non vengono da lui esercitate in pendenza degli interventi del venditore finalizzati all'eliminazione dei vizi redibitori, al fine di evitare di frapporre ostacoli, secondo la regola della correttezza (art. 1175 cod. civ.), alla realizzazione della prestazione cui il venditore è tenuto". 6. - Questo approdo - tendente a far prevalere, sul versante nella prescrizione, la disciplina generale in tema di obbligazioni rispetto al paradigma speciale della garanzia edilizia - è alla base di una recente sentenza della 3^ Sezione civile (la n. 747 del 14 gennaio 2011), che ravvisa nel riconoscimento "operoso" del venditore l'idoneità ad esaurire definitivamente, sul piano funzionale, la precedente fase del rapporto inter partes. E' vero che in quel caso il compratore, anzichè chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, aveva agito per l'esatto adempimento dell'obbligo di riparazione o sostituzione della res, assunto spontaneamente dal debitore sulla base del riconoscimento dell'esistenza dei vizi. Ma - in motivazione - si sottolinea che la soluzione che esclude la perdurante operatività dei limiti prescrizionali stabiliti, in via eccezionalmente derogativa, dall'art. 1495 cod. civ., ha una valenza generale, essendo destinata a valere non solo per l'azione di esatto adempimento, ma anche per le azioni edilizie.

7. - La questione del termine di prescrizione applicabile si prospetta, dunque, come un nodo tuttora problematico, alimentato anche dal dibattito che si è aperto nella dottrina, posizionata su fronti diversi e pronta a valorizzare ora l'uno, ora l'altro spunto ricavabile dalla stessa sentenza delle Sezioni Unite.

La questione, poi, (a) riguarda un tipo contrattuale di rilevanza centrale nel mercato degli scambi e nella circolazione dei beni, dove l'esistenza di regole giurisprudenziali certe e uniformi assume una valenza decisiva sia nello scoraggiare il proliferare di un contenzioso di scala, sia nel favorire la fiducia degli operatori economici; (b) incrocia il tema dei rimedi attivabili a seguito della promessa di facere del venditore, in un quadro di sostanziale conferma dello statuto della garanzia di base; (c) involge un confronto, anche in una dimensione di disciplina europea del contratto, tra esigenze di stabilità negoziale (solitamente sottese alla previsione di un breve periodo di prescrizione) e esigenze di protezione del compratore in pendenza del promesso intervento del venditore finalizzato all'eliminazione del vizio redibitorio.

Tutto ciò, ad avviso del Collegio, connota la questione come di massima di particolare importanza.

[…Omissis…]

Commento

La società convenuta in un giudizio volto al soddisfacimento di un credito derivante dalla fornitura di materiali, deduce in giudizio che era stata l'attrice a rivelarsi inadempiente ai suoi obblighi, avendo venduto un macchinario non idoneo all'uso pattuito, e che essa compratrice non era decaduta dalla garanzia in quanto c'era stato riconoscimento dei vizi da parte dell'alienante, da cui discendeva un'autonoma obbligazione di garanzia, con termine decennale di prescrizione.

Sulla scorta di tali allegazioni, la convenuta ha concluso chiedendo la riduzione del prezzo della compravendita ed il risarcimento dei danni subiti.

La società attrice, a fronte delle difese della controparte, oltre a contestare la sussistenza del suo inadempimento, ha eccepito la decadenza e la prescrizione del diritto alla garanzia dell'acquirente. La linea difensiva della società convenuta, non accolta né in primo né in secondo grado, viene riproposta in Cassazione, dando adito all’Ordinanza che si è sopra riportata, ritenendo i Giudici della seconda Sezione opportuno chiarire quali effetti produca sul decorso del termine prescrizionale l'impegno del venditore di provvedere alla riparazione o alla sostituzione della cosa.

Al riguardo giova preliminarmente ricordare, come, del resto, chiaramente emerge dalla suddetta Ordinanza, che tale questione costituisce uno dei corollari dei principi dettati dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13294 del 21 giugno 2005[1], con la quale la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire la qualificazione dell'impegno dell'alienante di riparare o sostituire la cosa venduta quando essa presenti vizi che la rendano inidonea all'uso cui è destinata.

Ripercorrendo in modo cursorio l’iter motivazionale della sentenza del 2005, va evidenziato come all’epoca fossero presenti due diverse opzioni interpretative.

Secondo un primo orientamento, se il venditore riconosce la sussistenza di difetti della prestazione eseguita ed assume, in luogo dell'obbligazione di garanzia rientrante nell'originario contratto, l'obbligo di eliminare i vizi stessi, si configurerebbe a carico di tale parte un'obbligazione nuova ed autonoma, non soggetta ai termini di prescrizione e decadenza previsti dalla disciplina del contratto di vendita, restando soggetta all'ordinaria prescrizione decennale[2].

Un secondo orientamento, di contro, ritiene che può aversi novazione soltanto quando la modifica dell'oggetto del contratto produce una nuova obbligazione incompatibile con il persistere dell'obbligazione originaria, e non anche quando le parti regolino semplicemente le modalità relative all'esecuzione dell'obbligazione preesistente, senza alterarne l'oggetto ed il titolo[3].

Le Sezioni Unite, attraverso un’approfondita disanima della disciplina della garanzia per vizi[4] e dell’istituto della novazione[5], giungono a ricomporre il prospettato contrasto, ritenenendo che «l'impegno del venditore non rappresenta un quid novi con effetto estintivo-modificativo della garanzia, ma semplicemente un quid pluris che serve ad ampliarne le modalità di attuazione, nel senso di consentire al compratore di essere svincolato della condizioni e dai termini di cui all'art. 1495 c.c., particolarmente brevi, come la prescrizione annuale, rispetto a quella decennale».

...omissis...



[1] in Giur. It., 2006, 1, 29 ss.

[2] Cfr. in via esemplificativa Cass. civ., 19 giugno 2000, n. 8294.

[3] Cfr. Cass. civ., 22 maggio 1998, n. 5117.

[4] «Secondo l'art. 1476 c.c., "le obbligazioni principali del venditore sono: 1) quella di consegnare la cosa al compratore; 2) quella di fargli acquistare la proprietà della cosa o il diritto, se l'acquisto non è l'effetto immediato del contratto; 3) quella di garantire il compratore dall'evizione e dai vizi della cosa". L'art. 1477, 1 comma, c.c. stabilisce che "la cosa deve essere consegnata nello stato in cui si trovava al momento della vendita". A sua volta l'art. 1490, 1^ comma, c.c. definisce il contenuto della garanzia per vizi, sancendo che "il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore". Ai sensi del 1^ comma dell'art. 1492 c.c. (effetti della garanzia) "nei casi indicati dall'art. 1490 il compratore può domandare a sua scelta la risoluzione del contratto (art. 1453 ss.) ovvero la riduzione del prezzo salvo che, per determinati vizi, gli usi escludano la risoluzione". 5. Secondo giurisprudenza, l'obbligazione di garanzia discende dal fatto oggettivo del trasferimento di un bene affetto da vizi che lo rendano inidoneo all'uso cui è destinato o ne diminuiscano in misura apprezzabile il valore, mentre possibili profili di colpa del venditore rilevano, ex art. 1494 c.c., ai soli eventuali (e diversi) fini risarcitori (Cass. 8.3.2001, n. 3425; 12.5.2000, n. 6089; 22.8.1998, n. 8338). In alcune sentenze è detto che l'azione di inadempimento del contratto di compravendita è regolata non già dalla disciplina generale dettata dagli art. 1453 e ss. c.c., ma dalle norme speciali di cui agli art. 1492 e ss. c.c., che prevedono specifiche limitazioni rispetto alla disciplina generale, ed in particolare l'onere di denuncia dei vizi nel termine di otto giorni dalla scoperta, che condiziona sia l'esercizio dell'azione di risoluzione e dell'azione di riduzione del prezzo previste dall'art. 1492 c.c., sia quella di risarcimento dei danni prevista dall'art. 1494 c.c.(Cass. 5.5.2000, n. 6234; Cass. 4.9.1991, n. 9352). 6. In dottrina, il fondamento dell'istituto è controverso, anche se gli autori sono concordi nel ritenere che, nonostante l'espressione letterale, l'art. 1476 n. 3) c.c., non configura, acconto a quelle di cui ai n.ri 1) e 2), una autonoma obbligazione avente ad oggetto la prestazione di garanzia: le obbligazioni del venditore sono quelle di trasferire la proprietà della cosa e di consegnarla nello stato di fatto in cui si trovava al momento della conclusione del contratto. Qualora la cosa risulti difettosa, la garanzia di cui agli artt. 1490 e 1492 c.c., nel prevedere la soggezione del venditore ai rimedi della risoluzione del contratto o della riduzione del prezzo, da luogo a un'ipotesi di responsabilità per inadempimento indipendentemente da colpa, in considerazione dello squilibrio fra le attribuzioni patrimoniali derivanti dall'obiettiva esistenza dei vizi al momento della conclusione del contratto. 6.1. Secondo alcuni autori, la specialità e la esclusività della garanzia per vizi opera nel senso che il compratore, nel caso in cui il venditore non sia in colpa, non possa esperire l'azione di adempimento per ottenere dal venditore la riparazione o la sostituzione della cosa difettosa: unici rimedi esperibili sono la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo. La consegna di cosa affetta da vizi o priva delle qualità promesse è stata da altri ricondotta all'ipotesi della responsabilità contrattuale per inadempimento e da taluni all'inesatta esecuzione del rapporto. 6.2. E' stato pure rilevato che la riparazione della cosa, esulando dal contenuto della prestazione contrattuale, potrebbe assumere rilievo soltanto sotto il profilo del risarcimento del danno in forma specifica (art. 2058 c.c.). D'altra parte, il compratore non potrebbe chiedere la sostituzione del bene difettoso, perchè in tal caso verrebbe chiesto al venditore un secondo adempimento. 6.3. La maggior parte degli autori, in considerazione della natura delle obbligazioni poste a carico dell'alienante (aventi ad oggetto un dare) e del contenuto della garanzia per vizi, ritiene che il venditore non può essere tenuto a un'obbligazione di facere, che possa consistere nella riparazione o sostituzione del bene: il che troverebbe conferma anche nel rilievo che tali rimedi sono normativamente previsti in ipotesi circoscritte, per evitare che il danneggiante sia costretto a sopportare un sacrificio economico sproporzionato rispetto al valore del bene (ad esempio, la sostituzione della cosa è espressamente prevista dall'art. 1512, 2^ comma, c.c., per il caso in cui il venditore abbia prestato la garanzia di buon funzionamento; in tema di appalto, l'art. 1668 c.c. prevede espressamente a favore del committente la possibilità di chiedere l'eliminazione della difformità e dei vizi a cura e spese dell'appaltatore)».

[5] «Stabilisce l'art. 1230 c.c. che "L'obbligazione si estingue quando le parti sostituiscono all'obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso. La volontà di estinguere l'obbligazione precedente deve risultare in modo non equivoco". In tema di modalità che non importano novazione, il successivo art. 1231 c.c. dice che "Il rilascio di un documento o la sua rinnovazione, l'apposizione o l'eliminazione di un termine e ogni altra modificazione accessoria dell'obbligazione non producono novazione". 7.1. Elementi essenziali per la novazione oggettiva, che costituisce un modo di estinzione dell'obbligazione diverso dall'adempimento, sono: l'obbligazione originaria da novare (obligatio novanda), la volontà delle parti di estinguerla e di sostituirla con una nuova (animus novandi), la diversità della nuova obbligazione per l'oggetto o il titolo (aliquid novi).7.2. Secondo la giurisprudenza, il mutamento dell'oggetto o del titolo deve riguardare la causa dell'obbligazione, per cui le modifiche accessorie non hanno alcuna rilevanza (Cass. 2.4. 2004, n. 6520; 12.9.2000, n. 12039). L'animus novandi, inteso come manifestazione non equivoca dell'intento novativo, deve essere comune ai contraenti (Cass. 9.4.2003, n. 5576; 19.11. 1999, n. 12838) e non può essere presunto ma deve essere provato in concreto (Cass. 27.7.2000, n. 9867; 7.3.1983, n, 1676). La necessità di una volontà diretta in modo non equivoco alla novazione oggettiva dell'obbligazione, stante il principio generale di conservazione degli effetti del negozio, sta a significare che l'intento estintivo-sostitutivo deve essere certo, senza peraltro che siano richieste espresse dichiarazioni di volontà, essendo sufficiente anche un comportamento concludente o una manifestazione tacita, ravvisabile nelle ipotesi di incompatibilità oggettiva (Cass. 1998, n. 5399; 1987, n. 9620; 1983, n. 1676). E' da escludere che l'intento novativo possa farsi risalire a una volontà presunta. 8. Il panorama giurisprudenziale, in tema di riconoscimento dei vizi e assunzione dell'obbligo di eliminarli da parte del venditore, è il seguente. 8.1. Alcune sentenze espressamente affermano l'esistenza della novazione oggettiva dell'originaria obbligazione di garanzia in presenza dell'impegno assunto dal venditore di riparare o sostituire la cosa difettosa (Cass. 12.5.2000, n. 6089; 19.6. 2000, n. 8294; 13.1.1995, n. 381; 5.9.1994, n. 7651). In particolare si dice che qualora il venditore, tenuto per legge alla garanzia per vizi, riconosca la sussistenza di difetti della prestazione eseguita ed assuma, in luogo dell'obbligazione di garanzia, rientrante nel contenuto dell'originario contratto, l'obbligo di eliminare i vizi stessi, si configura a carico di tale parte un'obbligazione nuova ed autonoma (rispetto a quella di garanzia), non soggetta ai termini di decadenza e di prescrizione previsti dal contratto di vendita restando soggetta alla ordinaria prescrizione decennale (Cass. 125.2000, n. 6089). Si precisa, altresì, che mentre il semplice riconoscimento dei vizi rende superflua la denuncia del compratore, il riconoscimento che il venditore faccia, verificatasi la decadenza, e l'impegno che egli assuma di eliminarli, da luogo ad una nuova obbligazione con estinzione per novazione dell'obbligazione originaria (Cass. 13.1.1995, n. 381; 5.9.1994, n. 761). Tale indirizzo, nell'evidenziare la differenza fra il mero riconoscimento dei vizi (che ha il limitato effetto di rendere superflua la denuncia da parte del compratore) e l'impegno assunto dal venditore di eliminarli o di sostituire la cosa (che può avvenire anche per facta concludentia), sottolinea il verificarsi della novazione oggettiva dell'originaria obbligazione di garanzia, in quanto sostituita da una nuova, che avendo ad oggetto un facere, non rientra nella previsione di cui all'art. 1490 c.c.: ne consegue l'inapplicabilità della disciplina dettata in tema di decadenza e di prescrizione dall'art. 1495 c.c.. 8.2. Altre sentenze si limitano a sostenere che l'impegno del venditore di eliminare i vizi della cosa difettosa o di sostituirla determina la costituzione di un'obbligazione che, essendo nuova ed autonoma rispetto a quella originaria di garanzia, è sempre svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione decennale, indipendentemente dalla volontà delle parti (Cass. 29.8.1997, n. 8234; 14.11.1994, n. 9562). Non fanno riferimento all'effetto estintivo-sostitutivo dell'originaria obbligazione di garanzia e non parlano di novazione oggettiva, ma sottolineano soltanto che l'obbligazione del venditore di eliminare i difetti della cosa è svincolata, indipendentemente dalla volontà delle parti, dai termini di cui all'art. 1495 c.c. (Cass. 13.12. 2001, n. 15758). 8.3. Similmente numerose decisioni (Cass. 17.4.2001, n. 5597; 11.5.2000, n. 6036; 24.4.1998, n. 4219; 20.2.1997, n. 1561; 12.6.1991, n. 6641) si soffermano unicamente ad analizzare, in relazione agli oneri imposti al compratore dall'art. 1495 c.c., i presupposti, le modalità, la natura e gli effetti del riconoscimento dei vizi da parte del venditore, rilevando che il riconoscimento può avvenire anche per facta concludentia e che esso impedisce la decadenza del compratore per l'omessa denuncia ovvero può integrare la rinuncia del venditore a far valere la decadenza già verificatasi (Cass. 1.4.2003, n. 4893; 16.7.2002, n. 10288). 8.4. Esclude espressamente la configurabilità della novazione soggettiva Cass. 29.12.1994, n. 11281 così argomentando: "poichè rientra tra le obbligazioni del venditore la prestazione di una cosa immune da vizi indicati nell'art. 1490 c.c., l'assunzione dell'impegno di eliminare i vizi, che eventualmente esistessero nella cosa oggetto della vendita, non è che uno dei modi con i quali si assicura e si attua l'esatto adempimento dell'obbligazione; essa, di per sè, non da luogo all'esistenza di un accordo diretto a modificare uno degli elementi essenziali dell'obbligazione stessa, posto che la scelta di uno dei rimedi offerto dalla garanzia, come non apporta un obiettivo mutamento del vincolo obbligatorio, così nemmeno implica necessariamente le volontà di sostituire alla precedente una nuova e diversa obbligazione." 9. Secondo l'ordinanza di remissione, l'orientamento della Corte che attribuisce natura novativa dell'originaria obbligazione di garanzia all'impegno assunto dal venditore di riparare o sostituire la cosa difettosa si porrebbe in contrasto con i principi formulati in tema di novazione oggettiva dell'obbligazione. L'effetto estintivo dell'obbligazione, proprio della novazione oggettiva, è detto nella citata ordinanza, presuppone che sia accertata la sussistenza dell'animus novandi, sicchè la modifica dell'oggetto del contratto integra una novazione quando dà effettivamente luogo ad una nuova obbligazione incompatibile con il persistere di quella originaria e non anche quando le parti regolino modalità relative all'esecuzione dell'obbligazione preesistente senza alterarne l'oggetto o il titolo. 9.1. Ma al riguardo le sentenze (sub 8.1), secondo le quali l'impegno assunto dal venditore da luogo a una nuova ed autonoma obbligazione che sostituendosi a quella di garanzia ne determina l'estinzione per novazione oggettiva, evidenziano che sono le parti a costituire una nuova ed autonoma obbligazione in luogo di quella originaria derivante dal contratto di compravendita. Pertanto, l'obbligazione di riparare o sostituire la cosa difettosa è ritenuta nuova ed autonoma, in quanto non rientra nel contenuto della garanzia (ovvero fra le obbligazioni contrattuali poste a carico del venditore) ed è caratterizzata, dall'avere un oggetto diverso (aliquid novi) rispetto a quello di garanzia derivante dal contratto di compravendita, determinandone il mutamento e non semplicemente la "modifica" delle relativa modalità di esecuzione. Il sorgere di una nuova obbligazione, secondo tali sentenze, assumerebbe rilievo anche sotto il profilo dell'animus novandi, in quanto l'esistenza dell'accordo novativo andrebbe accertato verificando se, con l'accettazione da parte del compratore della nuova obbligazione assunta dal venditore, le parti abbiano inteso sostituire l'originaria obbligazione ed estinguerla per novazione (potendo la volontà delle parti di estinguere la precedente obbligazione risultare, come si e detto, anche per facta concludentia). Ma tale indagine, risolvendosi nella verifica in concreto della natura novativa o meno dell'accordo, costituisce accertamento di fatto, riservato al giudice di merito ed è incensurabile in cassazione se immune da vizi logici e giuridici (v. ex plurimis: Cass. 5.5.1998, n. 4520; 20.2.1997, n. 1661). 9.2. Le sentenze (sub 8.2), che focalizzano l'indagine esclusivamente sulla non operatività dei termini di decadenza e di prescrizione di cui all'art. 1495 c.c. per effetto dell'impegno assunto dal venditore di eliminare i vizi, danno rilievo assorbente alla manifestazione unilaterale di quest'ultimo, non facendo alcun riferimento all'effetto estintivo-sostitutivo della precedente obbligazione, che in assenza di un accordo delle parti non potrebbe evidentemente prodursi. In realtà tali sentenze appaiono ispirate dall'esigenza di tutelare il compratore dai rigorosi termini di decadenza e prescrizione imposti dall'art. 1495 c.c., e, pertanto, l'impegno assunto dal venditore è stato considerato come svincolato da detti termini. Al riguardo è stato pure affermato (Cass. 26.6.1995, n. 7216), analizzando la natura e la portata della dichiarazione del venditore, che bisogna scindere gli effetti che sono ad essa direttamente collegati da quelli che postulano, con l'accettazione del compratore, il perfezionamento della novazione: nella prima ipotesi l'impegno del venditore, dando luogo al riconoscimento del debito, ha soltanto efficacia interruttiva della prescrizione ex art. 2944 c.c.. 9.3 Infine, le sentenze (sub 8.3.), che si sono limitate a considerare gli effetti e le modalità del solo riconoscimento dei vizi, non hanno dovuto esaminare la natura e gli effetti dell'obbligazione di riparare o sostituire la cosa difettosa, che non era oggetto del thema decidendum».






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