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Articolo di Dottrina



SERVITÙ DI PASSAGGIO



Sui presupposti per la costituzione coattiva di una servitù di passaggio

Giovanni GUIDA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Maggio della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, Sez. II civile , 15 marzo 2012, n. 4147

Diritti reali – servitù– passaggio – costituzione coattiva – presupposti – fondo intercluso - necessità

Massima

Il principio secondo il quale il terreno intercluso deve essere preso in considerazione unitariamente al fine di verificare l'esistenza dell'interclusione è applicabile nel caso in cui, dal punto di vista morfologico, esso presenti una conformazione tale da far ritenere che le singole parti del fondo siano facilmente accessibili l'una dall'altra. Quando, viceversa, tale accessibilità non risulti praticabile, la considerazione unitaria del fondo deve venir meno, in quanto il fondo risulta idealmente diviso in due parti distinte, con la conseguenza, che, al fine di consentire o meno la costituzione di una servitù coattiva di passaggio carrabile sul fondo altrui, l'esame deve necessariamente spostarsi sulla verifica della possibilità di collegare la parte separata del fondo all'altra, accertando se tale collegamento può conseguirsi senza eccessivo dispendio o disagio; solo ove tale verifica ed accertamento abbiano esito negativo, la costituzione della servitù coattiva di passaggio può ritenersi consentita.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 1051 c.c.. Nel premettere che è pacifica l'interclusione della parte superiore del fondo di loro proprietà, ovvero l'impossibilità di accedere con mezzi meccanici all'edificio in cui sono situati sia l'abitazione che il laboratorio di falegnameria, sostengono che, in base ai principi enunciati dalla giurisprudenza, in presenza di distinte parti di un fondo non facilmente accessibili l'una all'altra per il dislivello, ai fini della verifica della sussistenza delle condizioni per la costituzione di una servitù carrabile sul fondo altrui, ai sensi dell'art. 1051 c.c., comma 1, seconda parte, occorre verificare: a) se il collegamento della parte separata del fondo con la parte munita di accesso alla strada pubblica possa conseguirsi "senza eccessivo dispendio o disagio"; b) se la costituzione della richiesta servitù trovi giustificazione nella coltivazione e nel "conveniente uso del fondo". Rileva che, al contrario, la sentenza impugnata ha posto a carico dei convenuti un onere probatorio non previsto, relativo alla necessità di costruire il laboratorio di falegnameria nella parte alta del fondo. Fa altresì presente che, così disponendo, il giudice di appello ha indebitamente riferito la nozione di "conveniente uso del fondo" al solo laboratorio e non anche alla casa di civile abitazione.

Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa la necessità dell'accesso veicolare anche in relazione all'abitazione, oltre che al laboratorio, nonchè circa l'impossibilità di costruire l'edificio relativo nella parte non interclusa.

I due motivi, che per ragioni di connessione possono essere trattati congiuntamente, sono fondati.

Corte di Appello ha dato atto, in punto di fatto, che tra la parte alta del fondo dei convenuti (nella quale è stato costruito un edificio adibito in parte ad abitazione e in parte a falegnameria) e quella bassa (nella quale è stata costruita un'autorimessa) esiste un dislivello di 15 metri; che la parte bassa è collegata alla parte alta attraverso una scala in muratura che, però, non consente il carico e lo scarico del materiale che serve alla falegnameria; che la parte bassa ha un comodo accesso sulla pubblica via; che sul lato opposto il fondo ha un altro accesso alla strada comunale, costituito da una mulattiera larga non più di due metri che, secondo quanto accertato dal C.T.U., non consente un comodo e indipendente accesso alla proprietà R.- S..

Ciò posto, il giudice del gravame, dopo aver correttamente inquadrato giuridicamente la fattispecie nella previsione della seconda parte dell'art. 1051 c.c., comma 1, ha rigettato la domanda riconvenzionale di costituzione di servitù di passaggio coattivo sulla strada privata esistente, in prosecuzione della strada pubblica, sul fondo degli attori posto a confine della parte alta del loro immobile, sul rilievo che gli appellanti non avevano dedotto e provato la necessità di costruire il laboratorio di falegnameria nella parte alta e non nella parte bassa del loro fondo, ove esisteva un comodo passaggio.

Così statuendo, la Corte territoriale non ha fatto corretta applicazione dei principi affermati in materia dalla giurisprudenza.

E invero, come è stato puntualizzato da questa Corte, in tema di servitù di passaggio coattivo, il principio secondo il quale il terreno intercluso deve essere preso in considerazione unitariamente al fine di verificare l'esistenza dell'interclusione è applicabile nel caso in cui, dal punto di vista morfologico, esso presenti una conformazione tale da far ritenere che le singole parti del fondo siano facilmente accessibili l'una dall'altra (e ciò, qualunque sia la destinazione economica di ogni parte), poichè, in tal caso, ove il fondo non fosse considerato unitariamente ma per parti separate, in presenza di un accesso esistente alla via pubblica, la richiesta di costituzione di un passaggio coattivo, anche se connessa ad una diversa destinazione economica delle distinte parti di fondo, si risolverebbe nel reclamare l'imposizione di un peso a carico del fondo altrui dettato da prevalenti ragioni di comodità, atteso che il passaggio dall'una all'altra parte del terreno non sarebbe ostacolata da alcunchè (Cass. 13-9-2004 n. 18372; Cass. 28-10-2009 n. 22834).

Quando, viceversa, tale accessibilità non risulti praticabile perchè il dislivello tra la parte superiore del fondo attraversata dalla strada rotabile comunale e la parte sottostante, posta a livello inferiore, rende oggettivamente tale parte non facilmente accessibile all'altra, la considerazione unitaria del fondo deve venir meno, perchè l'ostacolo naturale, in realtà, separa quella parte del fondo dall'altra, cioè divide il suddetto fondo idealmente in due parti distinte. Ne consegue, in tale ipotesi, che, al fine di consentire o meno la costituzione di una servitù coattiva di passaggio carrabile sul fondo altrui, l'esame deve necessariamente spostarsi sulla verifica della possibilità di collegare la parte separata del fondo all'altra (nella specie a quella servita dalla strada rotabile comunale), accertando se tale collegamento può conseguirsi senza eccessivo dispendio o disagio; e solo ove tale verifica ed accertamento abbiano esito negativo, la costituzione della servitù coattiva di passaggio può ritenersi consentita (Cass. 13-9-2004 n. 18372). Nella sentenza da ultimo citata è stato ulteriormente precisato che la fattispecie considerata rientra nella previsione della seconda parte dell'art. 1051 c.c., comma 1, che impone, a carico del richiedente, anche la dimostrazione della necessità della costituzione della servitù per le esigenze della coltivazione e del conveniente uso del fondo, ove l'uso va determinato in concreto, con riferimento alle condizioni di vita dell'uomo medio, nell'epoca in cui il diritto viene esercitato; e che tali condizioni di vita, attualmente, non possono prescindere dal soddisfare l'esigenza di raggiungere in macchina la propria abitazione, come indirettamente confermato dalla pronuncia di incostituzionalità (v. C. Cost. 167/99) dell'art. 1052 c.c., comma 2, nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma della stessa norma possa essere concesso dall'autorità giudiziaria quando venga riconosciuto che la domanda risponde ad esigenze di accessibilità degli edifici destinati ad uso abitativo.

Nella specie, pertanto, una volta accertata l'esistenza di un notevole dislivello che viene, di fatto, a separare in due distinte ed autonome porzioni il fondo dei convenuti, ai fini della valutazione della sussistenza dei presupposti richiesti per la costituzione dell'invocata servitù di passaggio coattivo assume rilevanza fondamentale accertare se sussista, in concreto, la possibilità di realizzare, senza un eccessivo dispendio o disagio, un collegamento (carrabile) tra la parte alta e quella bassa del fondo R.- S., dotata, a differenza dell'altra, di un comodo accesso carrabile alla via pubblica; e, in caso di esito negativo di tale indagine, se la costituzione della servitù trovi giustificazione nelle esigenze della coltivazione e nel "conveniente uso" del fondo dei ricorrenti, tenuto conto della destinazione (a falegnameria e ad abitazione) del fabbricato realizzato nella parte superiore dell'immobile.

Il giudice del gravame, al contrario, omettendo ogni verifica riguardo agli indicati temi d'indagine, ha rigettato la domanda riconvenzionale sul rilievo della mancanza di prova della necessità di realizzare la falegnameria sulla parte alta del fondo; ed ha quindi posto a base della decisione una circostanza irrilevante in rapporto alla natura ed alle finalità dell'azione proposta.

Per le ragioni esposte la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Brescia, la quale dovrà attenersi agli enunciati principi di diritto, effettuando i necessari accertamenti.

[…Omissis…]

Commento

In un giudizio volto a dichiarare l’inesistenza del diritto di passaggio pedonale e carrabile su una via privata, la parte convenuta, nel contestare la fondatezza della domanda attorea, chiede, in via riconvenzionale, la costituzione del diritto di servitù di passaggio pedonale e carrabile sul tratto di strada in questione, stante l'interclusione del proprio fondo. Si fa presente, in particolare, che l'accesso alla pubblica via menzionato dagli attori conduce solo ad un'autorimessa privata di proprietà dei convenuti, mentre al sovrastante fabbricato di proprietà degli stessi, situato in cima ad un'altura, non era possibile accedere se non attraverso un ripido prato.

In primo grado la domanda riconvenzionale viene rigettata, in base alla considerazione che il fondo di parte resistente non era intercluso, e che non era possibile sacrificare la proprietà degli attori per la sola maggiore comodità dei convenuti, i quali non avevano nemmeno allegato e provato gli elementi richiesti dall'art. 1052 c.c., comma 2.

Anche l’esito del secondo grado è analogo, pur avendo il Giudice d’appello diversamente inquadrato la fattispecie riconducendola nella previsione dell'art. 1051 c.c., comma 1, seconda parte (interclusione relativa). Si rileva, infatti, che parte appellante non aveva dedotto e provato la necessità di costruire il laboratorio di falegnameria nella parte alta e non nella parte bassa del loro fondo, ove esisteva un comodo passaggio.

Contro questa decisione viene proposto ricorso in Cassazione, sulla base delle argomentazioni sopra riportate.

La pronuncia della Suprema Corte permette di fare il punto sui criteri previsti dal comma 2 dell’art. 1051 c.c., al fine di determinare il luogo di esercizio di una servitù di passaggio coattivo. Tale disposizione, com’è noto, prevede, da un lato, che il passaggio si debba stabilire in quella parte per cui l'accesso alla via pubblica è più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito, dall’altro che può essere stabilito anche mediante sottopassaggio, qualora ciò sia preferibile, avuto riguardo al vantaggio del fondo dominante e al pregiudizio del fondo servente.

Giova preliminarmente ricordare[1] come la disciplina delle servitù coattive venga, per taluni profili, a differenziarsi rispetto a quella prevista per le servitù costituite «volontariamente».

In primo luogo, esse differiscono per quanto attiene il modo di costituzione: non è necessario, infatti, che il proprietario del fondo servente manifesti il proprio consenso alla costituzione, in quanto la stessa può avvenire per sentenza o per atto amministrativo. Ciò costituisce il precipitato primo del fatto che il diritto di ottenere la costituzione delle suddette servitù, in base al disposto dell’art. 1032 c.c., si fonda esclusivamente sulla “legge”.

In secondo luogo, come diretto corollario della possibilità di essere costituite nei soli casi espressamente previsti dalla legge, vige la regola dell’assoluta tipicità di tali forme di servitù. Ciò segna un tratto di assoluta diversità rispetto alle servitù volontarie, il cui contenuto, salvi i limiti previsti dall’ordinamento per la tutela di interessi generali, è liberamente individuato dall’autonomia dei privati.

Ulteriore elemento che viene a qualificare questa forma di servitù ed, in specie, quella di passaggio coattivo, è la possibilità prevista dall’art. 1055 c.c. che il diritto si estingua al venir meno della necessità di passaggio. Di contro, in caso di servitù volontarie, il venir meno dell’utilitas non produce l’estinzione della servitù.

Ciò posto, venendo più nello specifico alle servitù di passaggio coattivo, va ricordato come la ratio giustificativa sia quella di garantire il conveniente uso del fondo, non solo per finalità di coltivazione, ma anche industriali e commerciali[2].

Presupposto cardine per ottenere la costituzione di una servitù di passaggio coattivo, come emerge anche dalla sentenza in commento, è che il fondo, in favore del quale si chiede la costituzione del suddetto diritto, risulti “intercluso”.

L’interclusione può declinarsi in:

a) interclusione assoluta, quando il fondo dominante è completamente circondato da altri fondi[3], non avendo dunque alcuna uscita, neppure indiretta, sulla via pubblica;

b) interclusione relativa, nel caso in cui il fondo dominante è in connessione con la via pubblica, ma tale collegamento non consente al proprietario di entrare o uscire, senza un eccessivo disagio o spesa[4].

Al fine di ottenere la costituzione della servitù, non è sufficiente dimostrare l’interclusione del fondo, ma ad essa si deve accompagnare l’accertamento del fatto che il passaggio sia volto a rendere possibile il conveniente uso del fondo, in favore del quale si chiede la costituzione.

...omissis...



[1] Su questi profili cfr. in particolare P. Vitucci, voce Servitù prediali, in Dig. Disc. Priv. sez. civ., Torino, 1998, 497 ss.

[2]A. Burdese, Servitù prediali, Torino, 1960, 154 ss.

[3] La giurisprudenza tende ad interpretare in modo estensivo la nozione di interclusione assoluta. Si è, infatti, ritenuto che l'attraversamento di un bene demaniale che non sia sottratto alla collettività ed il cui uso sia consentito indifferentemente a tutti i cittadini, di modo che possa essere utilizzato senza bisogno di un particolare atto amministrativo, non costituisce impedimento di diritto all'uso in concreto del passaggio. Ne consegue che non è ravvisabile l'ipotesi dell'interclusione nel caso in cui il fondo abbia accesso alla via pubblica mediante un passaggio che in parte attraversi un bene demaniale soggetto all'uso pubblico comune, cfr. Cass. civ., Sez. II, 01 agosto 1995, n. 8432. In altra fattispecie si è affermato che il proprietario di un fondo può chiedere la costituzione di una servitù coattiva di passaggio sul fondo del vicino qualora provi che l'attraversamento di uno stradello comunale per accedere alla strada pubblica sia impedito dalla presenza di ostacoli su di esso, cfr. Cass. civ., Sez. II, 07 marzo 2001, n. 3319.

[4] “L'interclusione relativa, ai fini della costituzione della servitù di passaggio coattivo, può essere configurata anche quando dipenda dal fatto proprio di colui che richiede il passaggio, sempre che il proprietario, il quale ha operato la trasformazione dei luoghi determinante l'interclusione, abbia effettivamente avuto di mira il conveniente uso del suo fondo. In tale ipotesi il pregiudizio del proprietario del fondo servente deve essere considerato dal giudice con particolare favore e, per contro, con maggiore rigore l'interesse del proprietario del fondo per il quale è chiesto il passaggio coattivo, (nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la sussistenza dei presupposti per la costituzione della servitù coattiva, ritenendo che il richiedente costruendo la propria casa in un terreno impervio, con il beneficio, però, di una posizione più panoramica, aveva soddisfatto un'esigenza meramente personale di maggiore comodità e convenienza economica)”, cfr. Cass. civ. Sez. II, 28 marzo 1994, n. 3018.






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