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Articolo di Dottrina



PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE



Sulla sospensione del processo sommario di cognizione (artt. 702 bis – 702 quater c.p.c.)

Fabio COSSIGNANI

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Maggio della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di cassazione, ord. 2 gennaio 2012, n. 3

Sospensione del processo – Causa pregiudiziale pendente in grado d’appello – Applicabilità della sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. – Ammissibilità – Esclusione – Applicabilità della sospensione facoltativa ex art. 337, secondo comma, c.p.c. – Ammissibilità – Sussistenza – Pronuncia della ordinanza di sospensione necessaria in luogo di quella facoltativa – Illegittimità assoluta del provvedimento – Sussistenza.

(Cod. proc. civ. artt. 295, 337)

Procedimento sommario di cognizione ex art. 702 bis ss. c.p.c. – Compatibilità del rito sommario con la sospensione del processo – Esclusione – Soluzione della questione nell’ambito di un procedimento a cognizione piena Necessità Sussistenza Mutamento del rito in caso di rilievo della questione – Necessità Sussistenza.

(Cod. proc. civ. artt. 295, 337, 702 ter)

Massime

1. Qualora tra due giudizi esista rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato perché ordinariamente impugnata, è possibile la sospensione del giudizio pregiudicato soltanto ai sensi dell'art. 337 c.p.c., secondo comma, e non ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

2. Nel caso in cui, nel corso di un procedimento instaurato nelle forme del rito sommario di cognizione (art. 702 bis c.p.c.) venga sollevata una questione relativa alla sospensione necessaria o facoltativa del processo per pregiudizialità (artt. 295 e 337, secondo comma, c.p.c.), il rito sommario deve essere mutato in rito ordinario ai sensi dell’art. 702 ter, terzo comma, in quanto, per un verso, il carattere sommario e accelerato di tale procedimento non risulta compatibile con la stasi del procedimento e, per altro verso, la questione relativa alla sospensione del processo deve necessariamente essere adottata nell’ambito di un processo caratterizzato dalla pienezza della cognizione.

Estratto delle motivazioni

[….Omissis…]

La Cooperativa Allevatori Villanovesi ha proposto istanza di regolamento di competenza contro C.G. avverso l'ordinanza del 12 ottobre 2010, con la quale, il Tribunale di Sassari ha disposto la sospensione ai sensi dell'art. 295 c.p.c., di un giudizio introdotto ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c., da essa ricorrente contro il C., in attesa della definizione di altro giudizio pendente fra le stesse parti in grado di appello davanti alla Corte di Appello di Cagliari, Sezione Distaccata di Sassari.

Il giudizio ai sensi del'art. 702 bis, è stato introdotto dall'istante per ottenere il pagamento a titolo risarcitorio di somme corrispondenti a quote di latte non versate, in adempimento degli obblighi associativi, anteriormente all'efficacia del suo recesso dalla Cooperativa, mentre quello ritenuto pregiudicante concerneva un'opposizione proposta dal C. contro altra pretesa creditoria esercitata in via monitoria dalla Cooperativa ed in esso la sentenza di primo grado del Tribunale di Sassari aveva dichiarato efficace il recesso dal 31 dicembre 2006 e su questo punto è stato ritenuta sussistente dall'ordinanza qui impugnata la sua efficacia pregiudicante.

L'intimato non ha resistito.

Essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la decisione con il procedimento di cui all'art. 380 ter c.p.c., è stata formulata richiesta di conclusioni al Pubblico Ministero presso la Corte ed all'esito del loro deposito se ne è fatta notificazione all'avvocato della parte ricorrente unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza della Corte.

Motivi della decisione.

Nelle sue conclusioni il Pubblico Ministero ha chiesto l'accoglimento dell'istanza di regolamento di competenza e l'annullamento del provvedimento impugnato, nel presupposto che l'efficacia pregiudicante non vi sia, in quanto sul punto della data di efficacia del recesso la sentenza di primo grado non sarebbe stata impugnata in appello e, quindi, si sarebbe formata la cosa giudicata.

Il Collegio ritiene che l'istanza di regolamento sia fondata per due gradate ragioni, la cui presenza rende inutile esaminare la validità della prospettazione del Pubblico Ministero e quella assunta dall'istante in punto di mancanza dell'efficacia pregiudicante del giudizio pendente in appello.

La prima ragione è che il potere di sospensione ai sensi dell'art. 295 c.p.c., è stato esercitato in una situazione nella quale non sussisteva, configurandosi semmai, in ipotesi, quello di cui all'art. 337 c.p.c., comma 2.

E' stato, infatti, affermato anche di recente che "Quando tra due giudizi esista rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, è possibile la sospensione del giudizio pregiudicato soltanto ai sensi dell'art. 337 c.p.c., comma 2, e non ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

Ne consegue che se il giudice disponga la sospensione del processo ai sensi di tale ultima norma, il relativo provvedimento è di per sè illegittimo, a prescindere da qualsiasi accertamento di merito circa la sussistenza del rapporto di pregiudizialità." (Cass. (ord.) n. 26435 del 2009; in precedenza: Cass. (ord.) n. 21924 del 2008; (ord.) n. 8478 del 2011, da ultimo. Si veda anche Cass. (ord.) n. 15111 del 2007).

Il Tribunale avrebbe dovuto, dunque, provvedere applicando la norma dell'art. 337 c.p.c., comma 2, e, quindi, procedere alla valutazione dell'autorità della sentenza impugnata in appello.

La seconda ragione di illegittimità risiede nel fatto che in ogni caso nel procedimento sommario di cui all'art. 702 bis c.p.c., non sembra che il giudice investito possa esercitare il potere di sospensione ai sensi dell'art. 295 c.p.c. (e nemmeno quello di cui all'art. 337 c.p.c., comma 2), perchè quando si verifica una delle situazione supposte da dette norme e, quindi, nel caso dell'art. 337, comma 2, quando la valutazione dell'autorità della sentenza impugnata è tale da ritenersi giustificata la sospensione, si determina l'impossibilità di mantenimento del processo nel rito sommario.

Ciò, sia perchè l'adozione del provvedimento di sospensione, determinando la stasi del processo è incompatibile con la forma sommaria e, quindi sostanzialmente accelleratoria e semplificata del procedimento, sia perchè e soprattutto esige, a norma dell'art. 702 ter la sua adozione all'esito di un'istruzione non sommaria, in modo che sia garantito il contradditorio sull'esistenza o meno della sospensione secondo le forme della cognizione piena.

In sostanza, in un procedimento introdotto con il rito di cui all'art. 702 bis c.p.c., l'insorgenza di una questione di pregiudizialità rispetto ad esso di altro giudizio ai sensi dell'art. 295 c.p.c., o di valutazione della sua possibile sospensione ai sensi dell'art. 337 c.p.c., comma 2, in relazione a sentenza resa in altro giudizio asseritamente pregiudicante di cui si invochi l'autorità, determina la situazione supposta dal terzo comma dell'art. 702 ter c.p.c. e, quindi, il giudice deve disporre, ai sensi di tale norma, il passaggio al rito della cognizione piena. Ne consegue che l'adozione di un provvedimento di sospensione ai sensi dell'art. 295 o dell'art. 337, comma 2, nell'ambito del rito sommaria è per ciò solo illegittima".

Deve, dunque, disporsi la prosecuzione del giudizio.

[…Omissis…]

Commento

Si controverte, in sede di regolamento di competenza, sulla legittimità della sospensione, disposta ai sensi dell’art. 295 c.p.c., di un processo di merito instaurato ex art. 702 bis c.p.c., nelle forme quindi del cd. Procedimento sommario di cognizione, frutto della novella del 2009 (l. n. 69).

L’ordinanza in commento dà conto delle conclusioni formulate dal P.M., il quale aveva concluso per l’accoglimento dell’impugnazione. L’argomento del Pubblico Ministero si fondava sulla circostanza che, nella controversia pregiudiziale, la questione che effettivamente si poneva in rapporto di pregiudizialità-dipendenza rispetto al successivo processo incardinato ai sensi dell’art. 702 bis doveva intendersi ormai passata in giudicato, dal momento che la sentenza di merito in primo grado era già stata pronunciata e il capo pregiudicante non era stato impugnato; sicché, non vi sarebbero stati i presupposti per la sospensione del processo avente ad oggetto il diritto pregiudicato.

La Corte ritiene fondata l’impugnazione, ma giustifica le proprie convinzioni su due diversi argomenti: il primo relativo ai rapporti tra sospensione necessaria e sospensione facoltativa; il secondo, invece, concernente la compatibilità tra il giudizio sommario ex art. 702 bis ss. c.p.c. e l’istituto della sospensione del processo.

Quanto al primo tema, rileva il Giudice della nomofilachia che, nel caso di specie, poiché la causa pregiudiziale era già stata definita con sentenza (ancorché non passata in giudicato), non avrebbe potuto trovare applicazione l’art. 295 c.p.c. (sospensione necessaria); al contrario, tenuto conto che la pronuncia era stata impugnata, la sospensione avrebbe potuto aver luogo solo in forza dell’art. 337, secondo comma, c.p.c. (sospensione facoltativa). L’errore commesso dal giudice di merito comporta dunque una assoluta illegittimità del provvedimento di sospensione, in ossequio alla opinione già espressa in proposito dalla giurisprudenza di legittimità (vengono richiamate, in proposito, Cass., 16 dicembre 2009, n. 26435; Cass., 29 agosto 2008, n. 21924; Cass., 29 agosto 2011, n. 8478).

In ordine ai rapporti tra sospensione facoltativa ex art. 337 c.p.c. e sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c., occorre rammentare che, con un’ordinanza di poco successiva a quella in commento, è stata rimessa alle Sezioni unite la composizione di un contrasto di giurisprudenza (v. Cass., 13 gennaio 2012, n. 407, in questa Rivista, n. 3/2012). Infatti, si è rilevato che l’orientamento più recente e dominante – favorevole all’applicazione dell’art. 337, secondo comma, c.p.c. tutte le volte che la causa pregiudiziale sia stata definita con sentenza, anche non passata in giudicato e comunque impugnata dal soccombente – offre una soluzione non sempre soddisfacente sul piano concreto: da un lato, sembra preferibile nelle ipotesi di pregiudizialità logica tra cause pendenti in gradi diversi (non potendosi applicare in tali eventualità l’art. 39 c.p.c.); dall’altro, sembra discutibile ove, pur trattandosi di rapporti di pregiudizialità eminentemente logica, la causa pregiudicante abbia ad oggetto status o sia comunque destinata a concludersi con una sentenza di tipo costitutivo. Pertanto, occorre rilevare che, anche ai fini del commento della odierna ordinanza, il dibattito circa il coordinamento tra l’art. 295 e l’art. 337, secondo comma, c.p.c. non appare, allo stato, ancora risolto; si auspica che maggiori lumi possa recare la imminente pronuncia delle Sezioni unite.

Quanto invece all’assoluta illegittimità della sospensione disposta in via necessaria anziché in via facoltativa e viceversa, si coglie qui l’occasione per ricordare che, nonostante la legge faccia riferimento alla sola sospensione ex art. 295 c.p.c., il regolamento di competenza deve ritenersi ammissibile anche avverso l’ordinanza di sospensione pronunciata ai sensi del secondo comma dell’art. 337 c.p.c. (v., in proposito, Cass., S.U., 3 ottobre 2003, n.14670; Cass., 25 gennaio 2005, n. 1813; Cass., 14 gennaio 2005, n. 671; contra, in precedenza, Cass., 4 giugno 1999, n. 5500, sulla base del carattere discrezionale del provvedimento ex art. 337, secondo comma, c.p.c.). Appare evidente come tale soluzione garantisca i medesimi strumenti di tutela avverso ogni provvedimento illegittimo in tema di sospensione e scongiuri definitivamente l’adozione di provvedimenti sospensivi meramente discrezionali e assolutamente insindacabili.

Tornando al caso precipuo deciso dalla ordinanza in esame, si deve sottolineare come, a giudizio della Corte, nel caso di specie anche un altro argomento giustifichi l’illegittimità della sospensione del processo sull’oggetto dipendente. Si afferma, segnatamente, che non vi è compatibilità tra procedimento sommario di cognizione e sospensione del processo. In particolare, due sono le riflessioni che conducono a tale conclusione: da un lato, si sostiene che «la stasi del processo è incompatibile con la forma sommaria e, quindi sostanzialmente acceleratoria e semplificata del procedimento»; dall’altro, si afferma che la questione relativa alla sospensione del processo deve essere decisa all’esito di una cognizione non sommaria, col che il suo rilievo impone un mutamento del rito, da sommario a cognizione piena, ai sensi del terzo comma dell’art. 702 ter c.p.c.

In verità, le affermazioni della Corte non appaiono perspicue e comunque invitano alla riflessione, sotto molteplici aspetti.

...omissis...






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