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Articolo di Dottrina



CITAZIONE A GIUDIZIO



Sulla sanzione per il mancato rispetto del termine per comparire che non si sostanzi in un’omessa citazione dell’imputato

Claudio PAPAGNO

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Penale che sarà inserito nel fascicolo di Giugno della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, Sez. II penale, 13 marzo 2012 (dep. 2 aprile 2012), n. 12169

Atto di citazione – termine per comparire – venti giorni – comparizione al solo intento di far rilevare l’irregolarità.

Massima

La violazione del termine a comparire, non risolvendosi in una omessa citazione dell'imputato ex art. 179 c.p.p., costituisce una nullità a regime intermedio che risulta sanata nel caso in cui non sia stata eccepita entro i termini previsti dagli artt. 180 e 181 c.p.p., richiamati dall'art. 182 c.p.p.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

La Corte di Appello dell'Aquila all'udienza del 26/3/2010, rilevato che il decreto di citazione era stato notificato all'imputato senza il rispetto del termine di venti giorni, rinviava il procedimento al successivo 14 aprile per la nuova comparizione, senza disporre la notifica all'imputato del verbale dell'udienza.

In seguito all'eccezione da parte della difesa di nullità della nuova comparizione, la Corte territoriale rigettava l'eccezione, argomentando che era sufficiente il rinvio in modo tale che la durata complessiva fosse superiore a venti giorni.

3. Questa Corte, in una fattispecie del tutto simile a quella oggetto del presente giudizio, si è già pronunziata, osservando che si può ritenere giurisprudenza ormai consolidata che la violazione del termine a comparire, non risolvendosi in una omessa citazione dell'imputato (art. 179 c.p.p.), costituisce una nullità a regime intermedio che risulta sanata nel caso in cui non sia stata eccepita entro i termini previsti dagli artt. 180 e 181 c.p.p., richiamati dall'art. 182 c.p.p. (Cass., sez. un., 26 ottobre 2004, n. 119).

4. Nella specie, il difensore aveva eccepito la nullità per il mancato rispetto del termine di venti giorni per la comparizione, prima dell'apertura del dibattimento, per cui non si può dire che la stessa fosse stata sanata.

5. Nè, può applicarsi l'ipotesi prevista dall'art. 184 c.p.p., secondo il quale quando la parte personalmente compaia e dichiari che la comparizione è determinata al solo intento di far valere l'irregolarità, la mancata osservanza dell'intervallo temporale può essere sanata con la concessione di un termine per la difesa che, nel caso di nullità della citazione a comparire al dibattimento, non può essere inferiore a quello previsto dal successivo art. 429 c.p.p..

6. Infatti, detta disposizione riguarda la parte destinataria dell'atto e non può essere applicata al caso in cui compaia solo il difensore, perchè il termine non riguarda costui, ma appunto la parte che solo comparendo personalmente ha dimostrato di essere interessata ad un termine per apprestare la difesa.

7. In ogni caso, l'art. 184 c.p.p., comma 3, nel disporre che, quando la nullità riguardi la citazione a comparire al dibattimento il termine a difesa concesso alla parte comparsa non può essere inferiore a quello previsto dall'art. 429 c.p.p. (venti giorni), dimostra di non voler computare i giorni già irritualmente intercorsi, dovendosi concedere alla parte presente un termine intero di venti giorni consecutivi. E tale termine, nel caso di assenza dell'imputato, non può non decorrere dalla nuova notificazione.

8. Infatti, se i venti giorni concessi, nel caso di assenza dell'imputato interessato, dovessero computarsi a partire dalla prima notifica, aggiungendosi, quindi, a quelli già irritualmente concessi, si avrebbe un trattamento deteriore nel caso di mancata comparizione, perchè il destinatario non comparso non potrebbe utilizzare per la difesa un termine intero consecutivo di venti giorni dalla conoscenza dell'atto, che, invece, è attribuito all'imputato comparso. Il che, appunto, esclude che il termine di giorni venti per la comparizione possa essere frazionato (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 2954 del 10/11/2009 Ud. (dep. 22/01/2010) Rv. 245844).

9. Nel caso di specie, essendo stato eccepito ritualmente e tempestivamente il mancato rispetto del termine intero di giorni venti per la comparizione, e non avendo la Corte disposto il rinnovo della citazione mediante la notifica del verbale d'udienza, va dichiarato nullo il decreto di citazione a giudizio in appello e la conseguente sentenza. 10. Per effetto dell'annullamento della sentenza impugnata, il procedimento deve essere rinviato alla Corte d'Appello di Perugia.

Commento

Secondo l'art. 179, comma 1, c.p.p. sono insanabili le nullità “derivanti dalla omessa citazione dell'imputato”, mentre il successivo art. 184, comma 1, c.p.p. stabilisce che “la nullità di una citazione o di un avviso ovvero delle relative comunicazioni e notificazioni è sanata se la parte interessata è comparsa o ha rinunciato a comparire”. L’apparente contraddizione tra le due disposizioni si risolve in una doverosa precisazione: la prima disposizione si riferisce solo alle nullità “derivanti dalla omessa citazione” e la seconda alle nullità in generale, sicché è possibile interpretare le due disposizioni nel senso che la prima prevede delle nullità insanabili anche nel caso di comparizione o di rinuncia a comparire, mentre la seconda introduce una sanatoria per tutte le altre nullità della citazione o della notificazione, cioè per le nullità ravvisabili in tutti i casi in cui la citazione non è stata “omessa”.

Ora, nel caso di specie è non vi è stata una omissione totale della citazione in giudizio, bensì si è verificata un’irregolarità nel procedimento di perfezionamento della citazione a giudizio per il processo di appello, con il mancato rispetto del termine dilatorio previsto dall’art. 601, comma 5, c.p.p. Come è noto, non si tratta di un termine la cui inosservanza costituisce semplice irregolarità, poiché il carattere di “termine dilatorio” rappresenta una garanzia per la difesa dell’imputato, il quale è posto al riparo da notifiche di citazioni a giudizio a ridosso dell’udienza di trattazione del procedimento, senza la possibilità di organizzare accuratamente la propria strategia difensiva.

Queste nullità perciò non potrebbero essere considerate assolute e dovrebbero farsi rientrare nella categoria delle nullità a regime intermedio o delle nullità relative. Questo è il punto.

La sentenza in commento riporta un orientamento sviluppatosi di recente che individua nella nullità a regime intermedio che risulta sanata nel caso in cui non sia stata eccepita entro i termini previsti dagli artt. 180 e 181 c.p.p., richiamati dall'art. 182 c.p.p. l’invalidità di cui è affetta la sentenza emessa a seguito del mancato rispetto del termine indicato dall’art. 601, comma 5, c.p.p. (ma discorso analogo riguarda gli altri termini dilatori previsti nel codice di rito). Nè, può applicarsi l'ipotesi prevista dall'art. 184 c.p.p., secondo il quale quando la parte personalmente compaia e dichiari che la comparizione è determinata al solo intento di far valere l'irregolarità, la mancata osservanza dell'intervallo temporale può essere sanata con la concessione di un termine per la difesa che, nel caso di nullità della citazione a comparire al dibattimento, non può essere inferiore a quello previsto dal successivo art. 429 c.p.p..

Infatti, detta disposizione riguarda la parte destinataria dell'atto e non può essere applicata al caso in cui compaia solo il difensore, perché il termine non riguarda costui, ma appunto la parte che solo comparendo personalmente ha dimostrato di essere interessata solo ad un termine per apprestare la difesa.

Un dato appare acclarato: l'art. 184 c.p.p., comma 3, nel disporre che, quando la nullità riguardi la citazione a comparire al dibattimento il termine a difesa concesso alla parte comparsa non può essere inferiore a quello previsto dall'art. 429 c.p.p. (venti giorni), dimostra di non voler computare i giorni già irritualmente intercorsi, dovendosi concedere alla parte presente un termine intero di venti giorni consecutivi (Cass., sez. V, 10 novembre 2009, n. 2954)

Altro orientamento giurisprudenziale, invece, ritiene che dal mancato rispetto del termine dilatorio di cui all’art. 601, comma 5, c.p.p. scaturisca una nullità relativa e sanabile, ex art. 181 c.p.p.. Detta nullità deve considerarsi sanata, ai sensi dell'art. 183 c.p.p., lett. a), quando non sia stata eccepita dall'imputato o dal suo difensore in quel giudizio (Cass., sez. V, 19 giugno 2009, n. 30075; Cass., sez. VI, 11 giugno 2009, n. 24253; Cass., Sez. II, 5 dicembre 2007, n. 47431; Cass., Sez. III, 19 dicembre 2001, n. 6339). Il termine in questione vige ovviamente anche per quel che riguarda il difensore.

...omissis...






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