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Articolo di Dottrina



CONCORSI PUBBLICI E OBBLIGO DI MOTIVAZIONE



Se la motivazione dei giudizi resi da commissioni d’esame e di concorso resa puramente e semplicemente in forma numerica sia completa e sufficiente

Alessandro AULETTA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Amministrativo che sarà inserito nel fascicolo di Giugno della Rivista cartacea NelDiritto

Consiglio di Stato, Sez. VI, 2 aprile 2012, n. 1939

Esami e concorsi – Motivazione delle valutazioni espresse dalla Commissione – È sufficiente il voto numerico – Ragioni.

Massima

È legittima nei concorsi pubblici la valutazione in forma numerica. Infatti il voto numerico esprime e sintetizza il giudizio tecnico-discrezionale della Commissione contenendo in sé la sua stessa motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni e chiarimenti (salvo il caso in cui, mancando l'unanimità, uno dei commissari solleciti specifiche determinazioni). Pertanto la motivazione espressa numericamente, oltre a rispondere al principio di economicità e proporzionalità dell’azione amministrativa di valutazione, assicura infatti la necessaria spiegazione delle valutazioni di merito compiute dalla Commissione e consente il sindacato sul potere amministrativo esercitato.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

L’appellante deduce che, anche in presenza di previa fissazione di criteri validi per tutti i candidati, il voto numerico avrebbe bisogno sempre di motivazione. E chiede al riguardo la rimessione della questione all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato.

Il motivo è infondato.

Costituisce ius receptum il principio secondo cui il voto numerico, attribuito dalle competenti Commissioni alle prove scritte ed orali di un concorso pubblico, esprime e sintetizza il giudizio tecnico-discrezionale della Commissione stessa, contenendo in sé la sua stessa motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni e chiarimenti (salvo il caso in cui, mancando l'unanimità, uno dei commissari solleciti specifiche determinazioni). La motivazione espressa numericamente, oltre a rispondere al principio di economicità e proporzionalità dell’azione amministrativa di valutazione, assicura infatti la necessaria spiegazione delle valutazioni di merito compiute dalla Commissione e consente il sindacato sul potere amministrativo esercitato (da ultimo questa Sezione, 18 ottobre 2011, n. 5597; 30 giugno 2011, n. 3890; 12 aprile 2011, n. 1612; 31 marzo 2011, n. 1996; 11 febbraio 2011, n. 913).

Tra l’altro, nella specie, l’art. 11 del bando di concorso stabiliva che la valutazione del colloquio di gruppo e di quello individuale sia espressa in trentesimi, con un unico voto. Sotto questo profilo, pertanto, l’operato della commissione è stato pienamente conforme a quanto previsto dal bando, essendo proprio quest’ultimo a consentire alla commissione di valutare il colloquio con un giudizio reso in forma di “espressione numerica”. A ciò deve aggiungersi che, essendo previsto dal bando un voto unico per la prova collettiva e per quella individuale e atteso che nel bando stesso non si rinviene alcuna previsione circa la necessità di una specificazione del punteggio in relazione ai singoli parametri da utilizzare per valutare la prova, non può che concludersi nel senso che l’operato della commissione sia stato anche del tutto conforme a quanto prescritto dalla lex specialis.

Non sussistono, pertanto, i presupposti per il deferimento all’adunanza plenaria, ai sensi dell’art. 99 del codice del processo amministrativo.

4. L’appellante ha dedotto, rispetto alla questione della “sovrapposizione” del voto, che, se è vero che la valutazione della commissione non è stata comunque di sufficienza, è anche vero che quanto sopra attesta che la commissione ha avuto incertezze circa il valore da attribuire alla prova d’esame e che pertanto un’adeguata motivazione dell’esito della prova stessa avrebbe certamente fugato ogni dubbio sull’esatto valore da attribuire alla medesima.

L’argomentazione è priva di pregio.

Infatti, il voto che risulta dal verbale della commissione d’esame è comunque d’insufficienza. E ciò a discapito di qualsiasi ipotetico ripensamento che la commissione stessa abbia potuto avere relativamente al giudizio da attribuire alle prove della signora Rosatella. A ciò deve aggiungersi che il verbale risulta regolarmente sottoscritto da tutti i commissari e che, pertanto, fino a prova contraria, tutto quanto ivi contenuto è da ascriversi all’operato della commissione d’esame.

5. Privo di pregio è l’ultimo motivo d’appello, consistente nella lamentata violazione della norma del bando che prevedeva la predisposizione dei quesiti relativi alle prove orali immediatamente prima delle prove stesse.

In proposito occorre osservare che la prova orale si è articolata in due distinte fasi, la prima consistente in un colloquio di gruppo nel quale i candidati avrebbero dovuto affrontare la discussione di un tema proposto dalla commissione su argomenti predefiniti dal bando e la seconda consistente in un colloquio individuale vertente su due quesiti predisposti dalla commissione, estratti a sorte dal candidato.

La commissione ha preparato, come risulta dal verbale n. 42 del 14 giugno 2006, per il primo gruppo 25 quesiti sulle aree tematiche previste dal bando e 88 per il secondo gruppo, sempre sulle aree tematiche previste dal bando. Così precisata l’attività svolta dalla commissione è ben difficile ipotizzare che essa potesse essere realizzata attuando alla lettera il disposto dell’art. 12 del D.P.R. n. 487 del 1994, che ovviamente detta una norma di principio che deve poi confrontarsi con quanto previsto nei singoli bandi circa il contenuto delle prove e delle connesse necessità temporali per organizzarle. E proprio il fatto che il bando prevedesse l’enucleazione dei quesiti all’interno di aree tematiche preventivamente individuate ha fatto si che la commissione dovesse individuare per la predisposizione della prova una cadenza temporale particolare che comunque non si è posta in contrasto con il principio di imparzialità, se si tiene conto, come correttamente rilevato dal giudice di prime cure, della ”predetta articolazione e della corrispondente previsione del bando”.

6. Per quanto sin qui esposto il Collegio ritiene che l’appello, siccome infondato, vada respinto.

Commento

Il Consiglio di Stato torna sull’annosa questione del se, ai fini della motivazione di valutazioni espresse da commissioni di concorso o d’esame, sia sufficiente la mera indicazione numerica, risolvendola – sulla base dello ius receptum formatosi sul punto – in senso affermativo.

La controversia da cui origina la pronuncia in rassegna è facilmente sintetizzabile: Tizia chiedeva l’annullamento del mancato superamento della prova orale del concorso per dirigenti scolastici – in concomitanza con l’attribuzione di un punteggio inferiore alla soglia minima per il superamento della prova – deducendo, tra vari motivi, la violazione dell’art. 3 della l. 241 del 1990, ed asserendo in particolare che l’attribuzione del solo voto numerico non lasciava intravedere alcun giudizio valutativo delle prove.

L’adito Tribunale amministrativo regionale respingeva il ricorso sul presupposto che “il voto attribuito alla ricorrente esprimeva un chiaro giudizio di insufficienza”, richiamando a suffragio della detta soluzione anche la disposizione dell’art. 11, comma 14, del D.D.G. del 22 novembre 2004, che stabiliva che la valutazione del colloquio di gruppo e di quello individuale dovesse essere espressa in trentesimi con voto unico (e quindi, si riteneva, senza obbligo di declinare un giudizio in prosa giustificativo dell’attribuzione di un determinato punteggio numerico).

In grado d’appello, il Consiglio di Stato confermava l’impostazione data alla questione dal giudice di prime cure, ritenendo non potersi procedere (come richiesto) alla rimessione alla Plenaria, non sussistendo alcun contrasto interpretativo sul punto (essendo cioè ius receptum il principio per cui il voto numerico vale motivazione).

Sembra necessario qualche ulteriore approfondimento.

Effettivamente l’orientamento di gran lunga prevalente – emerso con specifico riguardo al contenzioso riguardante l’esame di abilitazione alla professione d’avvocato, ma confermato con riguardo anche ad altri esami o prove concorsuali - è nel senso che la commissione esaminatrice che procede alla correzione degli elaborati non abbia l’onere di supportare l’indicazione del voto con una motivazione analitica [di recente vedi tra le tante T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 18 maggio 2010, n. 4528, nonché T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 13 marzo 2012, n. 817 e Cons. St., Sez. II, 13 ottobre 2011, n. 5261], salvo che risulti un contrasto tra i punteggi attribuiti dai singoli membri della commissione, tale da configurare una contraddittorietà intrinseca del giudizio complessivo [Cons. St., Sez. IV, 19 settembre 2008, n. 4512]. Orientamento rigoroso, questo, talora applicato con ancora maggiore rigidità, allorché per esempio si rileva che la commissione d’esame “non svolge attività scolastica di correzione degli elaborati dei candidati, che non rientra tra i suoi compiti, e neppure ha il dovere di evidenziare con segni grafici i punti dai quali, più degli altri, risulti l’insufficienza o l’erroneità dell’elaborato ovvero la non rispondenza alla traccia” (discorso che vale solo in parte con riguardo al casus decisus dalla sentenza in epigrafe dove viene in rilievo una prova orale).

Non mancano tuttavia, e sono emerse anche nel recente passato, diverse impostazioni.

In particolare si ritiene:

  • da parte di un orientamento per così dire intermedio che “la questione va risolta non già in astratto, ma in concreto, avendo riguardo ad una serie di aspetti, tra cui soprattutto la tipologia dei criteri di massima predeterminati dalla commissione, risultando sufficiente il punteggio numerico soltanto dove i criteri siano predeterminati rigidamente e insufficiente nel caso in cui si risolvono in espressioni generiche” [vedi ad esempio Cons. St., Sez. VI, 30 aprile 2003, n. 2331; più di recente vedi T.A.R. Umbria, Sez. I, 14 marzo 2012, n. 95];
  • da parte di un orientamento che si pone sul fronte opposto rispetto a quello prevalente si opina nel senso che il voto numerico è da solo inidoneo a rendere palese l’iter logico seguito dalla commissione nella correzione degli elaborati, occorrendo uno sforzo ulteriore consistente nell’esplicazione delle ragioni che hanno condotto all’attribuzione di un determinato punteggio. Diversamente, il solo voto numerico si ridurrebbe ad un tautologico possideo quia possideo, non in linea con i principi costituzionali che governano l’azione amministrativa

...omissis...






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