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Articolo di Dottrina



MEDIAZIONE CIVILE E RAPPRESENTANZA



Ostacoli al conferimento della procura

Gaetano Edoardo NAPOLI

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di luglio/agosto della Rivista cartacea NelDiritto

Viene qui esaminato il rapporto tra la procedura di mediazione civile e commerciale introdotta dal d. lgs. 4 marzo 2010, n. 28 e l'istituto civilistico della rappresentanza. Constatata la mancanza di disposizioni normative volte a dettare le regole da seguire nei casi concreti in cui si intenda conferire un mandato a partecipare alla mediazione, si nota come i principi generali sui poteri rappresentativi pongano degli ostacoli al conferimento di un incarico diretto ad attribuire ad un soggetto il potere di rappresentanza dinanzi al mediatore. Un rappresentante della parte può efficacemente partecipare alle fasi della nuova procedura di risoluzione alternativa delle controversie soltanto se il mandato ha un oggetto iniziale determinato o determinabile e la procura riveste la forma della scrittura privata autenticata. Si esclude che l'avvocato abbia la facoltà di certificare l'autografia della sottoscrizione del mandato a partecipare alla mediazione.

SOMMARIO

1.- Premesse. 2.- Funzione di pubblico ufficiale. 3.- Gli oneri di forma. 4.- La procura conferita all'avvocato 5.- Ostacoli al conferimento della procura per la mediazione. 6.- Limiti al conferimento della procura notarile. 7.- La rappresentanza organica. 8.- Rilievi critici riguardanti la rappresentanza in materia di condominio. 9.- Conclusioni.

1. Premesse.

Con il d. lgs. 4 marzo 2010, n. 28 è stata attuata una radicale riforma del nostro sistema di risoluzione delle controversie civili e commerciali. Il sistema delle fonti normative operanti in materia è complesso e riflette le origini dell'istituto della mediazione, il quale si è sviluppato nella prassi dei Paesi anglosassoni al di fuori di schemi legislativi rigidi: la duttilità, sussistente in tali Paesi, delle modalità di attuazione della procedura conciliativa ne è la conseguenza. L'intento di consegnare al diritto italiano un sistema di mediazione alquanto duttile si è manifestato nella previsione di norme ad ampio contenuto precettivo, tali da consentire una specificazione nell'applicazione pratica contingente. Il d. lgs. 28/10 può definirsi essenziale quanto al linguaggio impiegato: si dedicano appena (i primi) quindici articoli alla costruzione di una così radicale riforma della procedura civile. L'essenzialità del citato testo normativo ha avuto come conseguenza una necessità di successive specificazioni, in riscontro all'iniziale applicazione pratica dell'istituto di nuovo conio. Così si sono succeduti due regolamenti del Ministero della giustizia volti a definire alcuni dettagli di cui si avvertiva il bisogno: il d. m. 18 ottobre 2010, n. 180 e il d. m. 6 luglio 2011, n. 145 (per la cui interpretazione si è avuta la circolare ministeriale del 20 dicembre 2011). Una parte della regolamentazione concreta è però stata volutamente sottratta al legislatore: sono gli stessi organismi presso cui si svolgono i servizi di mediazione a dover stabilire molte delle modalità operative della procedura. L'art. 3 del d. lgs. 28/10, introduce una peculiare fonte normativa di procedura civile: stabilisce infatti che al procedimento di mediazione si applica il regolamento dell'organismo scelto dalle parti. Si tratta di una normazione interna che assume rilievo, applicandosi a tutti gli utenti, in virtù dell'accreditamento conseguito dall'organismo di mediazione (il quale, all'atto della richiesta di accreditamento, ha dovuto depositare presso il Ministero della giustizia anche il proprio regolamento di procedura).

In nessuna delle fonti normative ordinarie (decreto legislativo, decreti ministeriali) si rinvengono disposizioni volte alla definizione delle regole da applicare nel caso in cui si intenda utilizzare in mediazione lo strumento della rappresentanza, cioè quando si vuole autorizzare altri, con una procura[1], a partecipare alla mediazione al proprio posto.

Si devono quindi applicare i principi generali in materia, nei limiti in cui essi siano compatibili con i caratteri dell'istituto della mediazione civile e commerciale.

È necessario analizzare: a) se siano applicabili le norme che conferiscono all'avvocato il potere di stare in giudizio in nome e per contro per proprio cliente; b) se (e con quali limiti e modalità) sia possibile il conferimento negoziale del potere rappresentativo tramite procura.

2. Funzione di pubblico ufficiale.

Il d. lgs. 28/10 prevede che in caso di esito positivo dell'attività di mediazione venga formalizzato un accordo tra le parti. In particolare, l'art. 11 del testo normativo indicato prevede che se è raggiunto un accordo, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell'accordo medesimo. Il processo verbale si forma, secondo quanto disposto dal terzo comma del medesimo articolo, anche nel caso in cui l'accordo non sia stato raggiunto autonomamente dalle parti ma esse abbiano deciso di aderire per iscritto alla proposta formulata (sempre per iscritto) dal mediatore.

In questa fase il mediatore assume una peculiare funzione: egli è tenuto a certificare l'autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere, ai sensi dell'art. 11, 4° co., d. lgs. 28/10. Sulla scorta di tale disposizione normativa, il professionista che conduce le fasi della mediazione è quindi da considerare alla stregua di un pubblico ufficiale.

...omissis...



[1] Cfr. BIANCA, Diritto civile, Il contratto, Milano, 2000, 83: la procura si inquadra nell'ambito dei negozi autorizzativi, qualificandosi precisamente come l'autorizzazione ad agire in nome dell'autorizzante.






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