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Articolo di Dottrina



DIVISIONE EREDITARIA



Sul criterio di assegnazione per sorteggio delle quote

Giovanni GUIDA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Ottobre della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, Sez. II Civile, 30 agosto 2012, n. 14713

Successione legittima – divisioni – quote uguali – assegnazione - criterio – sorteggio.

Massima

In caso di non contestazione della valutazione della consistenza delle quote ereditarie, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall'art. 729 c.c., pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l'opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni, delle quali il giudice deve dare puntualmente conto.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e 345 c.p.c. (vecchio testo), nonchè vizio di motivazione per avere la corte di merito, da una parte, ritenuto sussistere l'interesse ad impugnare in capo a B. S., nonostante la stessa avesse chiesto lo scioglimento della comunione sulla base del c.d. piano alternativo, decisione che, sotto altro profilo, non teneva conto che la medesima S. non aveva formulato alcuna istanza di assegnazione della prima porzione di detto progetto. Il motivo è fondato nei termini di seguito esposti.

Secondo la giurisprudenza costante di questa Corte (cfr., da ultimo, Cass. 23 maggio 2008 n. 13373), l'interesse all'impugnazione, il quale costituisce manifestazione del generale principio dell'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. ed è un riflesso della posizione della parte, va desunto dall'utilità giuridica e non meramente di fatte che da l'eventuale accoglimento del gravame possa derivare alla parte che lo propone e si collega pertanto alla soccombenza anche parziale nella precedente fase di giudizio.

Nel caso in esame, introdotto il giudizio di a visione ereditaria dalla germana B.N., domanda cui aderiva la sorella S. il giudice di prime cure dichiarava sciolta la comunione e procedeva alle operazioni di sorteggio delle porzioni oggetto del progetto di divisione su indicazione delle stesse parti, pur avendo affermato essere preferibile la divisione secondo il progetto dalla stessa S. chiesto nelle conclusioni di primo grado.

Ciò posto, il giudice distrettuale ha ritenuto sussistere l'interesse ad impugnare in capo alla predetta S. in presenza della necessità di evitare un pregiudizio pratico derivante dall'assegnazione alla sorella del lotto comprendente i locali già adibiti ad abitazione della stessa S.; nè poteva ravvisarsi acquiescenza alla procedura del sorteggio per essersi ella limitata a presenziare all'udienza, dovendosi interpretare la richiesta di entrambi i difensori a che il giudice istruttore provvedesse all'assegnazione mediante sorteggio quale atto di esecuzione della sentenza disponente il sorteggio.

Tale convincimento non può essere condiviso.

Invero dalle stesse argomentazioni sopra richiamate della sentenza impugnata si evince con chiarezza che entrambe le parti avevano chiesto che i beni relitti del de cuius fossero da attribuire mediante sorteggio, a norma dell'art. 729 c.c..

Orbene, in ipotesi di quote uguali, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall'art. 729 c.c., pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l'opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni, delle quali il giudice deve dare puntualmente conto (cfr Cass. 9 dicembre 1995 n. 12630 Cass 22 agosto 2003 n. 12333). Nel caso di specie, non essendo state ritenute sussistenti esigenze che consigliassero l'attribuzione diretta di una o di entrambe le quote, non essendo impegnativa in tal senso la preferenza espressa dal giudice istruttore nella iniziale proposta di divisione il punto rilevante era solo quello di accertare se le quote dei singoli condividenti dovessero considerarsi uguali.

Detto capo della decisione, di converso non risulta avere formato oggetto di impugnazione da parte della appellante.

Deve, quindi, affermarsi il principio per cui a fronte della non contestazione della valutazione della consistenza delle quote, deve farsi riferimento al sorteggio quale criterio ordinario per garantire il più possibile l'imparzialità in sede di attribuzione delle porzioni ai singoli condividenti, ricorrendo, peraltro, nella specie il presupposto di un accordo delle parti in ordine alla sorte sul progetto di visionale e la aleatorietà dell'esito del sorteggio conseguenza naturale del procedimento.

Conseguentemente l'impugnato provvedimento del giudice distrettuale che ha riconosciuto l'interesse ad impugnare le operazioni di estrazione a sorte dei lotti in capo alla germana S. va cassato.

Con il secondo motivo viene denunciata la violazione dell'art. 329 c.p.c., comma 1, nonchè il vizio di motivazione, per avere erroneamente ritenuto la corte di merito che il comportamento della appellante in sede di udienza fissata per il sorteggio, laddove non aveva sollevato alcuna contestazione, non configurasse ipotesi di acquiescenza alla sentenza dello stesso Tribunale.

Con i terzo motivo viene denunciata la violazione dell'art. 729 c.c. artt. 229 e 116 c.p.c., nonchè il vizio di motivazione, per avere il giudice del gravame ritenuto sussistere ipotesi di deroga al criterio del sorteggio nonostante la inesistenza di ragioni oggettive, legate alla condizione dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola dell'estrazione a sorte. Prosegue la ricorrente che pure apoditticamente è stato affrontato il convincimento dell'esistenza di una volontà espressa da B.N. in ordine all'assegnazione della quota A alla sorella sulla mera scorta dell'affermazione contenuta in via incidentale nello scritto difensivo del procuratore.

Tutte le enunciate censure restano assopite all'esito dell'accoglimento del primo motivo di ricorso, essendo nella sostanza dirette a contestare che la Corte di appello abbia legittimamente dichiarato ammissibile il gravame interposto dalla odierna resistente.

Con il quarto motivo viene lamentata la violazione dell'art. 1102 c.c., oltre al vizio di motivazione non rientrando l'utilizzo esclusivo dei locali in contestazione effettuato da B.S. nello schema di cui alla norma invocata, in assenza di una specifica pattuizione mai intervenuta fra le parti in tal senso. La censura, prima che infondata, è inammissibile.

Premesso che l'inciso dell'art. 1102 c.c. costituisce un richiamo ultroneo, che non è assorbente della ratio decidendi, il giudice di appello ha ritenuto di derogare al principio posto dall'art. 729 c.c., preferendo quello della diretta assegnazione dei lotti alle due condividenti alla luce della concreta specifica situazione degli immobili ricompresi in ciascun lotto (v. pag. 18 della decisione).

Rilevato, quindi, che la sentenza impugnata ha correttamente manifestato le fonti del convincimento maturato, trattandosi di apprezzamento di puro merito, si deve ritenere che al riguardo si è in presenza di un accertamento di fatto sorretto da motivazione sufficiente, seppure sintetica, e priva di vizi logici, come tale incensurabile in questa sede (cfr, in tal senso, Cass. 2 marzo 2007 n. 4974).

In definitiva accogliendo per quanto di ragione il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo ed il terzo, rigettato il quarto motivo, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al capo concernente il riconoscimento dell'interesse dell'appellante - odierna resistente ad impugnare le operazioni di estrazione a sorte dei lotti.

Trattandosi di violazione di legge e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, a norma dell'ultima parte del comma 1 dell'art. 384 c.p.c., deve essere decisa nel merito con conseguente dichiarazione di inammissibilità dell'appello alla decisione di primo grado relativamente al capo con cui e stata disposta l'assegnazione a sorte delle quote alle condividenti.

La sentenza di appello resiste anche quanto alla statuizione sulle spese processuali, integralmente compensate fra le parti le spese di entrambi i giudizi di merito, essendo stato annullato un solo capo della sentenza impugnata.

[…Omissis…]

Commento

La vicenda portata all’attenzione della Suprema Corte prende le mosse dalla domanda, proposta da una delle eredi, di scioglimento della comunione ereditaria relativa ai beni del padre, devoluti per successione legittima in nuda proprietà alle sorelle ed in usufrutto alla moglie del de cuius, madre delle parti in causa. L’asse ereditario era costituito da un fabbricato di due piani e da due terreni, precisandosi che il fabbricato era stato adibito, in parte, a residenza della famiglia della convenuta, per altra parte, a studio professionale del marito di quest'ultima e, per altra parte ancora, concesso il godimento a terzi ad uso ufficio per cui oltre all'assegnazione a ciascuna condividente di porzioni delle rispettive quote, si chiedeva la condanna della convenuto al versamento del corrispettivo dalla stessa dovuto per l'avvenuto godimento di una delle porzioni immobiliari comuni.

Il giudice di primo grado dichiara lo scioglimento della comunione, approvando un progetto divisionale predisposto dal C.T.U. e procedendo successivamente all'assegnazione delle quote mediante sorteggio.

Contro la decisione del Tribunale viene interposto appello, contestandosi, in particolare, l'illegittimità della procedura di sorteggio svoltasi prima del passaggio in giudicato della sentenza che aveva pronunciato lo scioglimento della comunione ereditaria, nonchè la erroneità della medesima decisione quanto all'assegnazione dei lotti, per non avere il giudice di prime cure valutato la prova dell'accordo intercorso tra le sorelle.

Nel riformare, in parte, la pronuncia di primo grado, la Corte di Appello evidenzia che non essendo assoluto il principio posto dall'art. 729 c.c., secondo cui l'assegnazione delle porzioni uguali può essere fatta mediante estrazione a sorte, diversamente da quanto disposto dal giudice di prime cure, deve essere preferito quello della diretta assegnazione dei lotti alle due condividenti, soluzione che consente di tenere conto della concreta specifica situazione degli immobili ricompresi in ciascun lotto.

Contro questa decisione viene proposto ricorso per Cassazione, il cui giudizio si conclude con la sentenza in rassegna.

Passando ad esaminare quest’ultima pronuncia, giova preliminarmente ricordare come la comunione ereditaria costituisca una forma tipizzata di comunione, che presenta alcune peculiarità rispetto al genus normato dall’art. 1100 c.c., ma non sovverte il regime da quest’ultimo previsto, rendendone possibile l’applicazione della relativa disciplina generale[1].

La species comunione ereditaria non prevede, d’altronde, una norma generale che ne definisca la natura né la durata, ma il Legislatore si è maggiormente interessato al profilo dello scioglimento della stessa.

Al riguardo, merita di essere richiamato il disposto dell’art. 713 c.c., che riconosce ad ogni singolo coerede il diritto di chiedere lo scioglimento della comunione in qualsiasi momento, stabilendo che i coeredi possono sempre domandare la divisione. Da ciò risulta evidente la transitorietà, che viene fortemente a connotare questa forma di comunione.

Allo stesso tempo merita di essere evidenziata la natura del potere attribuito al coerede di richiedere la divisione: la parte maggioritaria della dottrina ne afferma la natura di diritto potestativo, potendo il coerede modificare la sfera giuridica altrui mediante una propria dichiarazione di volontà[2], mentre altra parte della dottrina rileva come tale modificazione, più che alla volontà del coerede, dovrebbe essere più correttamente ricondotta al provvedimento giudiziale[3].

...omissis...


[1] Busnelli, voce «Comunione ereditaria», in Enc. dir., VIII, Milano, 1961, 276 ss.

[2] Da ultimo, cfr. Barela, La durata della comunione ereditaria, in Fam. Pers. Succ., 2012, 3, 214, a cui si rinvia, senz’altro, per i necessari approfondimenti anche bibliografici sul punto.

[3] Dogliotti, Comunione e condominio, in Tratt. dir. civ., dir. da R. Sacco, Torino, 2006, 122






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