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Articolo di Dottrina



ADEMPIMENTO DELL'OBBLIGAZIONE PECUNIARIA



Sull’efficacia solutoria del pagamento effettuato mediante assegni circolari

Giovanni GUIDA

Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Dicembre della Rivista cartacea NelDiritto

Corte di Cassazione, Sez. III Civile, 9 ottobre 2012, n. 17146

Obbligazioni – adempimento – assegno circolare – validità – effetto liberatorio – al momento della concreta disponibilità.

Massima

Nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 Euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare. L'estinzione dell'obbligazione con l'effetto liberatorio per il debitore si verifica, nel primo caso, con la consegna della moneta, e, nel secondo, quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio dell'inconvertibilità dell'assegno

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

L'assoluta pregnanza che il rispetto dei suindicati requisiti assume nel caso emerge con tutta evidenza, si noti, ove si consideri che lo stesso ricorrente argomenta nei suoi scritti difensivi con riferimento all'assegno bancario e/o circolare, laddove il controricorrente afferma essere il pagamento avvenuto "tramite assegno di traenza rimesso all'avv. Gina Tralicci" (v. la non numerata pag. 2 del controricorso, in atti).

Orbene, va al riguardo anzitutto sottolineato che a composizione dell'insorto contrasto interpretativo le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di porre il principio in base al quale nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 Euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare.

Nel primo caso, il creditore non può rifiutare il pagamento, come invece può nel secondo, solo per giustificato motivo, da valutarsi secondo le regole della correttezza e della buona fede oggettiva.

L'estinzione dell'obbligazione con l'effetto liberatorio per il debitore si verifica, nel primo caso, con la consegna della moneta, e, nel secondo, quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio dell'inconvertibilità dell'assegno (v. Cass., Sez. Un., 18/12/2007, n. 26617, nonchè, conformemente, Cass., 1/12/2010, n. 24402).

Alla stregua della posta interpretazione evolutiva, costituzionalmente orientata, dell'art. 1277 c.c. si è nell'occasione al riguardo sottolineato che, se da un canto l'espressione "moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento" significa che i mezzi monetari impiegati debbono riferirsi al sistema valutario nazionale, senza che possa dedursene alcuna definizione della fattispecie del pagamento solutorio, ben ammissibili debbono per altro verso ritenersi anche "altri sistemi di pagamento" idonei a garantire al creditore il medesimo effetto del pagamento per contanti, e cioè la disponibilità della somma di denaro.

Si è al riguardo espressamente negato che ad una tale conclusione osti il dettato di cui all'art. 1182 c.c., in ordine ai criteri di individuazione del luogo dell'adempimento, giacchè "l'obbligazione pecuniaria non è assimilabile all'obbligazione di dare cose fungibili, sicchè non risulta perfettamente adattabile lo schema di tale tipo di obbligazione, mentre assume rilevanza l'interesse del creditore alla giuridica disponibilità della somma invece che al possesso dei pezzi monetari" (cosi Cass., Sez. Un., 18/12/2007, n. 26617).

Si è a tale stregua quindi sottolineato che "il concetto di domicilio del creditore non coincide con il suo domicilio anagrafico soggettivamente riconducibile alla persona tisica, ma deve essere oggettivizzato e può individuarsi nella sede (filiale, agenzia o altro) della banca presso la quale il creditore ha un conto" (così Cass., Sez. Un., 18/12/2007, n. 26617).

Va per altro verso osservato come questa Corte abbia posto ulteriormente in rilievo (v. Cass., Sez. un., 26/6/2007, n. 14712) che l'assegno di traenza (e cioè l'assegno che una banca - inviandogli il modulo appositamente predisposto - autorizza taluno a sottoscrivere, appunto per traenza su di essa, presupponente l'esistenza presso la banca medesima della relativa provvista (non importa se fornita all'origine dalla banca stessa o da terzi) di cui il traente può disporre in favore proprio o di altro eventuale beneficiario indicato come prenditore del titolo, e la cui peculiarità riposa nell'assolvere ad una funzione corrispondente a quella del bonifico a mezzo banca benchè esso sia riconducibile al genus dell'assegno bancario (del quale ha tutte le caratteristiche, a differenza dell'assegno di conto corrente) non presuppone invero l'esistenza di una pregressa convenzione d'assegno stipulata tra la banca ed il proprio correntista (in forza della quale la banca è tenuta ad onorare gli assegni da quest'ultimo emessi entro i limiti della provvista), ma trova pur sempre fonte in un rapporto contrattuale intercorrente tra la banca e colui che ha fornito o in favore del quale è stata fornita la provvista, onde quest'ultimo è autorizzato dalla banca a darle disposizione di pagamento e quella accetta d'inviare l'assegno al soggetto che lo sottoscrive per traenza, alla cui circolazione e pagamento è applicabile la disciplina stabilita dal legislatore in materia di assegno bancario non trasferibile (trovante fondamento nell'art. 43 L. assegni applicabile anche all'assegno circolare, in virtù del rinvio operato dal successivo art. 86, comma 1 -, ove si prevede che l'assegno emesso con clausola di non trasferibilita può essere pagato soltanto al prenditore o a richiesta di costui accreditato sul suo conto corrente, e che il prenditore non può perciò girarlo se non ad un banchiere per l'incasso, fermo il divieto per quest'ultimo di apporvi ulteriori girate, che si hanno per non scritte, mentre l'eventuale cancellazione della clausola si ha per non avvenuta (comma 1); e che colui il quale paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso risponde del pagamento (comma 2): così la citata Cass., Sez. Un., 26/6/2007, n. 14712).

Si è pervenuti pertanto ad ammettere che le caratteristiche dell'adempimento (da Cass., Sez. Un., 18/12/2007, n. 26617 inteso non già quale atto materiale di consegna della moneta contante bensì quale prestazione diretta all'estinzione del debito, per cui rilevano la condotta improntata alla dovuta diligenza del debitore e quella improntata a buona fede o correttezza del creditore) ben si rinvengono anche nell'ipotesi di pagamento a mezzo dell'assegno bancario in questione (v. Cass., 10/3/2008, n. 6291; Cass., 15/7/2008, n. 19427).

Attesa la segnalata precostituzione della provvista, l'assegno di traenza integra infatti un sistema che assicura al creditore la disponibilità della somma dovuta, sicchè il pagamento con esso eseguito può essere dal creditore rifiutato solo per "giustificato motivo".

Resta in tal caso fermo che per il debitore l'effetto liberatorio si verifica solamente nel momento in cui il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro indicata nel titolo, ricadendo sul debitore il rischio della relativa inconvertibilità (v. Cass., 10/3/2008, n. 6291; Cass., 15/7/2008, n. 19427).

Orbene, emerge evidente, a tale stregua, come operi in tale ipotesi un principio esattamente contrario a quanto dedotto dall'odierno ricorrente. E, per altro verso, come risulti in ogni caso superato il contrasto interpretativo segnalato dal ricorrente.

Stante quanto sopra rilevato ed esposto deve allora osservarsi come, lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni dell'odierno ricorrente, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all'art. 366 c.p.c., n. 4, si risolvono in realtà nella mera doglianza circa l'asseritamente erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle sue aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell'inammissibile pretesa di una lettura dell'asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).

Per tale via il ricorrente in realtà sollecita, contra ius e cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

All'inammissibilità ed infondatezza dei motivi consegue il rigetto del ricorso.

[…Omissis…]

Commento

La Corte di Cassazione, esaminando un ricorso proposto prima del dictum delle Sezioni Unite del 2007, viene chiamata ad affrontare nuovamente la questione dell’adempimento dell’obbligazione pecuniaria con strumenti diversi dal denaro e del relativo effetto liberatorio.

La pronuncia costituisce occasione per ripercorrere le più recenti acquisizioni pretorie in materia.

Come noto, l’art. 1277 c.c. è chiaro nel ribadire, per il nostro ordinamento, non solo la scelta del “valore nominale”, ma anche l’adesione alla concezione “reale” del pagamento.

Tradizionalmente, infatti, si considera il pagamento come l’atto con il quale il debitore trasferisce al creditore le cose o la somma di denaro dovuta con il fine di estinguere il proprio debito[1].

Lo schema di riferimento è, senza dubbio, quello dei contratti traslativi: ciò che, però, caratterizza il trasferimento destinato ad adempiere un’obbligazione, è la causa, ovvero la causa solvendi. Ciò porta a connotare in termini di realità il relativo contratto, in quanto l’effetto solutorio ed il perfezionamento del contratto sono imprescindibilmente connessi alla dazione della cosa: non può esservi, dunque, solutio senza la consegna della cosa. All’interno di tale quadro generale può inscriversi in modo coerente la fattispecie dei pagamenti pecuniari, facendo sempre salve le peculiarità connesse al fenomeno monetario.

A tal fine, però, nuovamente si pone il problema di come interpretare il disposto dell’art. 1277 c.c.:

  1. per parte della dottrina, infatti, questa norma costituirebbe una sorta di “regola aurea” in materia di adempimento, rectius del trasferimento di danaro[2];
  2. altra parte della dottrina, invece, ritiene che tale norma, lungi dall’interessarsi del trasferimento di danaro, individui i «mezzi» con cui può essere realizzato l’adempimento, ovvero, come espressamente statuito dallo stesso art. 1277 c.c., la moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale[3].

Soltanto aderendo alla tesi sub 2. risulta possibile un effettivo superamento della concezione “reale” del pagamento e, conseguentemente, dell’imprescindibile contestualità tra momento traslativo e momento solutorio.

In questo senso, senza dubbio, militano:

a. l’introduzione della disciplina antiriciclaggio, attraverso la quale, seppure con riguardo a pagamenti aventi ad oggetto una somma ora maggiore di 5000 euro, ha introdotto un nuovo modo di estinzione delle obbligazioni pecuniarie, che sembra derogare alla disciplina generale, essendo vietato l’adempimento delle suddette obbligazioni di importo maggiore della suddetta cifra, mediante il trasferimento diretto di denaro contante o di titoli al portatore, sia in valuta italiana che in valuta estera. Il trasferimento per contanti risulta possibile esclusivamente se compiuto mediante intermediari abilitati.

...omissis...


[1] M. GIORGIANNI, voce Pagamento (diritto civile), in Nuovissimo Digesto Italiano, XII, Torino, 1965, 321; A. DI MAJO, voce Pagamento (dir. priv.), in Enc. dir., XXIX, Milano, 1989, 566 e ss.

[2] A. DALMARTELLO, La prestazione nell’obbligazione di dare, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1947, 229 ss.

[3] A. DI MAJO, Le obbligazioni, cit., 270.






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