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Articolo di Dottrina



NELLA SIMULAZIONE RELATIVA PER INTERPOSIZIONE FITTIZIA DELL’ACQUIRENTE L’ALIENANTE NON È LITISCONSORTE NECESSARIO



In caso di compravendita, simulata relativamente dal punto di vista soggettivo per interposizione fittizia dell’acquirente, l’alienante non è litisconsorte necessario laddove il negozio sia stato integralmente eseguito

Francesco FRADEANI

Si anticipa un estratto dell’approfondimento di Diritto civile che sarà inserito nel fascicolo di Luglio/Agosto della Rivista cartacea NelDiritto

Cassazione civile, Sez. un., 14 maggio 2013, n. 11523

Simulazione relativa – Interposizione fittizia di persona – Compravendita – Acquirente – Alienante – Litisconsorzio necessario – Negozio – Interesse ad intervenire.
(Cod. proc. civ., artt. 102 e 105; Cod. civ., art. 1414)

Massima

Nella simulazione relativa della compravendita per interposizione fittizia dell'acquirente, l'alienante non è litisconsorte necessario, se nei suoi riguardi il negozio è stato integralmente eseguito e manca ogni suo interesse a essere parte nel giudizio.

Estratto delle motivazioni

[…Omissis…]

7. Si deve ora procedere all'esame del secondo motivo, che investe la questione il cui esame, essendosi ravvisato un contrasto nella giurisprudenza delle sezioni semplici della Corte, è stato demandato a queste Sezioni Unite. La questione si sostanzia nell'accertare se, in riferimento ad una domanda di simulazione relativa per interposizione fittizia di persona, sia o no necessario integrare il contraddittorio nei confronti del venditore.

Il Tribunale di Roma ha affermato la sussistenza di una situazione di litisconsorzio necessario tra interposto, interponente e venditore, e, non essendo stato integrato il contraddittorio nei confronti degli eredi della parte venditrice, ha dichiarato estinto il giudizio in ordine alle domande di accertamento della simulazione relativa soggettiva, per interposizione fittizia, dell'atto di compravendita inerente l'immobile sito in (OMISSIS), denominato (OMISSIS), stipulato il 24 aprile 1980 tra gli eredi di G.P. e la Etablissement Cobajard, rappresentata dal procuratore speciale S.R., e di declaratoria di nullità del contratto di locazione novennale relativo al suddetto immobile, intercorso in data 27 luglio 1988, tra la Etablissement Cobajard e la s.r.l. La Posta Vecchia, ovvero, in subordine, di risoluzione del contratto stesso.

Tale statuizione aveva formato oggetto del secondo motivo di gravame proposto da M.A.M.M., che però non è stato esaminato dalla Corte d'appello in quanto ritenuto precluso dalla inesistenza della notificazione dell'atto di appello nei confronti di S.R..

7.1. L'ordinanza interlocutoria n. 17334 del 2011, della Seconda Sezione, nell'evidenziare la decisività della soluzione della questione relativa alla necessità dell'integrazione del contraddittorio nei confronti del venditore nell'ipotesi d'interposizione fittizia dell'acquirente nel contratto di compravendita immobiliare, ha rappresentato un evidente contrasto di orientamenti tra un indirizzo che ritiene ineludibile la partecipazione del venditore in virtù dell'effetto dichiarativo della pronuncia di simulazione che si espande sull'intero negozio e un altro che non ne ravvisa la necessità quando il contratto sia stato integralmente eseguito nei confronti del venditore ed egli (o le altre parti) non abbia alcun interesse alla partecipazione al giudizio.

Per il primo orientamento (cui si possono ascrivere le seguenti pronunce: Cass. n. 1589 del 1957; Cass. n. 2801 del 1963; Cass. n. 2170 del 1979; Cass. n. 4940 del 1980; Cass. n. 1388 del 1983; Cass. n. 4011 del 1983; Cass. n 1727 del 1985; Cass. n. 5626 del 1986; Cass. n. 4104 del 1987; Cass. n. 2819 del 1989; Cass. n. 3425 del 1998; Cass. n. 4911 del 1998; Cass. n. 5317 del 1998; Cass. n. 13261 del 1999; Cass. n. 15633 del 2002; Cass. n. 6762 del 2003; Cass. n. 22054 del 2004), infatti, l'integrazione del contraddittorio è indispensabile quando la verifica della simulazione costituisce oggetto diretto di una domanda e non solo di un'eccezione o comunque di un accertamento incidentale, trattandosi di un'esigenza derivante dalla necessità dell'accertamento dell'accordo simulatorio, di natura trilatera, necessariamente da compiersi nei confronti di tutti i partecipi allo stesso in quanto verso tutti la sentenza è destinata a produrre i suoi effetti dichiarativi.

Per il secondo (cui sono riferibili Cass. n. 614 del 1959; Cass. n. 402 del 1960; Cass. n. 3189 del 1962; Cass. n. 3100 del 1963; Cass. n. 1047 del 1967; Cass. n. 3415 del 1968; Cass. n. 3540 del 1972;

Cass. n. 3067 del 1974; Cass. n. 3989 del 1974; Cass. n. 4122 del 1975; Cass. n. 15955 del 2009; Cass. n. 26365 del 2010), non è invece indispensabile la presenza in giudizio del venditore in qualità di litisconsorte necessario nella controversia promossa dal terzo nei confronti dell'acquirente dissimulato, quando il contratto sia stato integralmente eseguito nei confronti del venditore medesimo e conseguentemente possa essere escluso ogni suo interesse a conservare quale contraente la persona interposta, anziché la persona reale.

Secondo l'ordinanza interlocutoria l'indirizzo che nega la necessità dell'integrazione del contraddittorio non costituisce un temperamento del precedente ma si pone in netto contrasto con esso. Nel primo si postula l'immanenza dell'interesse del venditore anche a prescindere dai risvolti pratici relativi all'adempimento delle obbligazioni derivanti dal negozio traslativo, per il solo fatto che la pronuncia richiesta al giudice sia funzionale ad un'esigenza di certezza delle relazioni giuridiche, destinata a fare stato nei confronti dell'alienante. Nel secondo si ritiene necessaria la valutazione in concreto di tale interesse.

8. Il Collegio ritiene che la questione - […] - debba essere risolta nel senso della insussistenza del litisconsorzio necessario.

In primo luogo, tale soluzione risulta predicata, nella giurisprudenza di questa Corte, con riferimento esclusivo alla compravendita per interposizione fittizia di persona nel contratto di compravendita che abbia avuto integrale esecuzione e, conseguentemente, è perfettamente aderente alla fattispecie processuale che ha dato luogo alla rimessione per contrasto di orientamenti a queste Sezioni Unite.

A questa peculiarità deve aggiungersi il rilievo che tale orientamento muove dalla premessa della relatività della scelta interpretativa, in quanto espressamente non riferibile in assoluto ad ogni tipologia di azione di simulazione relativa soggettiva, nella consapevolezza dell'ampia varietà delle operazioni simulatorie, anche nell'ambito della simulazione soggettiva. Si afferma, infatti, che "la necessità di integrazione normalmente vale anche per l'interposizione fittizia di persone, la quale è una delle ipotesi di simulazione relativa. Invero, l'accertamento e la rimozione dell'accordo simulatorio comportano che la dichiarazione di volontà manifestata nel contratto dal contraente (quella del venditore nell'ipotesi di interposizione fittizia del compratore) spiega i suoi effetti nei confronti di un soggetto diverso dall'interposto". Detta regola - si precisa "non è tuttavia applicabile senza eccezioni, essendo apparsa eccessiva e ingiustificata - e non conciliabile con l'art. 100 c.p.c., a norma del quale per proporre una domanda o per contraddire alla stessa occorre avervi interesse - la estensione necessaria del contraddittorio al venditore nei cui confronti la vendita abbia avuto completa esecuzione e che non abbia da far valere in giudizio alcuna sua ragione in contrasto o in concomitanza con le altre parti in causa" (Così Cass. n. 15955 del 2009).

Tale pronuncia si pone in continuità con decisioni risalenti, nelle quali si afferma che "ove sia escluso ogni interesse del venditore a contestare l'impugnazione del negozio traslativo, cioè a difenderne la sincerità circa la persona dell'altro contraente (...) non è necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'alienante non versandosi in ipotesi di litisconsorzio necessario". (Cass. n. 3189 del 1962).

L'elemento decisivo ai fini della affermazione o esclusione della necessità del litisconsorzio con il venditore consiste, quindi, nell'interesse del medesimo alle sorti dell'accordo simulatorio destinato all'interposizione fittizia della parte acquirente. In particolare, nella sentenza n. 3100 del 1963, si afferma che, "a differenza che nella simulazione assoluta la quale, importando la nullità del negozio, rende necessario che il giudizio si svolga nei confronti di tutti i partecipi dello stesso, per cui si configura la tipica ipotesi del litisconsorzio necessario, la simulazione relativa non determina la nullità del negozio ma soltanto la sostituzione della persona interposta con quella reale. Ne consegue che l'alienante è normalmente estraneo alla contestazione relativa all'appartenenza della cosa oggetto del negozio. La sua partecipazione al giudizio può essere giustificata solo sulla base di un particolare interesse a conservare quale contraente l'originario stipulante". E la rilevanza della insussistenza di un interesse del venditore è ribadita nelle successive pronunce nelle quali si legge che "ove sia escluso ogni interesse del venditore a contestare l'impugnativa del negozio, non è indispensabile, ai fini della declaratoria della simulazione, la sua presenza in giudizio, essendo al riguardo interessati solo il compratore apparente e chi vanta il diritto in base al contratto simulato" (Cass. n. 1047 del 1967).

Nella già citata sentenza n. 15955 del 2009, che ha determinato una chiara discontinuità nell'indirizzo ormai stabile della necessità del litisconsorzio, si chiarisce poi esaurientemente che, oltre all'assenza di un interesse diretto del venditore all'esito dell'azione di simulazione, la vendita deve aver avuto integrale esecuzione con il completo versamento del corrispettivo e il perfezionamento dell'effetto traslativo. In questa situazione soltanto il simulato e il dissimulato acquirente sono interessati effettivamente all'esito del giudizio. Solo nei loro confronti la statuizione giudiziale non è inutiliter data. Si afferma, infatti: "allorché si tratti solo di accertare (fra interposto, interponente e creditore di quest'ultimo) chi abbia acquistato il bene, la necessità del litisconsorzio non si estende al venditore, quando questi non abbia interesse a contraddire". L'interposizione fittizia ha sempre carattere strumentale con riferimento al venditore, anche quando l'attore vuole far dichiarare l'inefficacia del negozio simulato, in quanto nei confronti dell'alienante, consapevolmente o per implicito, si richiederebbe esclusivamente l'accertamento incidenter tantum "in vista del vero accertamento da compiere ai fini del giudicato, vertente sul diritto acquistato dall'interponente".

Perché l'accertamento dell'interposizione fittizia nei confronti del venditore determini l'esigenza del litisconsorzio necessario occorre che venga dedotto ed allegato il suo interesse, ovvero la sua consapevolezza e volontà di aderire all'accordo simulatorio.

In questa prospettiva, il rilievo dell'interesse concreto ad agire o a contraddire del venditore costituisce una questione rilevabile d'ufficio come tutte le questioni relative alla legittimazione ad agire, costituendo una, anzi la prima condizione dell'azione. Ma la individuazione di questo interesse deriva dalle deduzioni ed allegazioni delle parti sulla natura, il contenuto e l'efficacia dell'accordo simulatorio. Se nessun indizio viene fornito al riguardo ma anzi sia allegata l'integrale esecuzione del negozio traslativo dalla parte dell'alienante, la necessità del litisconsorzio deve escludersi.

9. Orbene, il Collegio ritiene che le argomentazioni sin qui esposte siano pienamente condivisibili e che quelle sottostanti al diverso orientamento, secondo cui il litisconsorzio sarebbe sempre configurabile in caso di azione di simulazione per interposizione fittizia di persona, anche nell'ipotesi in cui il contratto di vendita abbia avuto esecuzione integrale, assumano carattere recessivo.

9.1. In primo luogo, non appare irrilevante la circostanza che anche l'orientamento che sostiene la necessità della partecipazione del venditore al giudizio, esclude tuttavia la necessità del litisconsorzio quando la simulazione venga prospettata in via di eccezione e non di azione. In questo caso si afferma (Cass. n. 5626 del 1986; Cass. n. 869 del 1995; Cass. n. 6762 del 2003) che l'accertamento nei confronti del terzo (alienante) abbia natura esclusivamente strumentale e conseguentemente efficacia incidentale.

Ma se una simile soluzione è del tutto coerente con l'orientamento che esclude il litisconsorzio, in linea di principio, anche in caso di azione di simulazione relativa, altrettanto non può dirsi per il diverso orientamento, atteso che il principio del litisconsorzio, in quanto dipendente dalla natura del giudizio, dovrebbe essere insensibile al modo di proposizione della domanda: una contrapposizione di regole di procedura, fondata sul modo in cui ha ingresso in giudizio il tema della simulazione, se per via di azione o di eccezione, appare assai discutibile. Invero, per escludere una situazione di litisconsorzio nel caso in cui la questione venga introdotta in via di eccezione, si sottolinea che l'accertamento oggetto della eccezione deve essere effettuato incidenter tantum. Ma, una volta introdotto questo rimedio logico e ricollegate le regole sull'eccezione al fatto che la stessa debba essere esaminata incidenter, sarebbe sufficiente collegare la necessità del litisconsorzio al contenuto delle domande poste dalle parti e non alla via d'ingresso delle stesse nel giudizio, per escluderne la sussistenza nei riguardi del terzo contraente, quando si tratti solo di accertare, tra interposto e interponente, chi abbia acquistato il bene.

9.2. L'orientamento non condiviso muove dalla considerazione che "l'azione di simulazione relativa tende ad un duplice accertamento:

in quanto l'impugnativa è diretta a rimuovere l'apparenza del negozio simulato e a farne dichiarare la giuridica inesistenza ha ad oggetto un accertamento negativo, mentre in quanto è volta a far conoscere l'esistenza dei requisiti di sostanza e di forma idonei a costituire un rapporto diverso ha un contenuto di accertamento positivo: entrambi codesti accertamenti si ricollegano al fine unico di ristabilire la certezza dei rapporti giuridici che costituisce la ragione giustificatrice dell'azione".

In tal modo, esso sembra prescindere del tutto dall'interesse concreto dell'alienante all'accordo simulatorio, nel senso che ciò che conta è riportare alla luce, con una sorta di effetto erga omnes (ancorché sempre e soltanto nei limiti della capacità espansiva del giudicato) la volontà effettiva delle parti e la "verità" del negozio, trascurandosi del tutto la fase esecutiva del contratto.

Ciò si desume, ancorché indirettamente, dalle numerose pronunce che affermano la necessità del litisconsorzio necessario anche nell'ipotesi in cui la domanda sia infondata (Cass. n. 2170 del 1979;

Cass. n. 4940 del 1980). La funzione dell'azione di simulazione di ristabilire la certezza dei rapporti giuridici (Cass. n. 4940 del 1980) fa quindi sì che la posizione del terzo contraente (l'alienante nella vendita con interposizione fittizia dell'acquirente) "non si esaurisce nel riconoscimento della funzione semplicemente figurativa dell'acquirente fittizio, ma è rivolta anche all'assunzione di diritti ed obbligazioni nei confronti dell'interponente".

Ma quali siano questi diritti ed obblighi endocontrattuali dopo il trasferimento del bene e il versamento del prezzo non è agevole comprendere. Invero, l'osservazione secondo cui gli effetti della vendita non si esauriscono con il trasferimento del diritto, la consegna della cosa e il pagamento del prezzo ma si estendono alla garanzia per evizione, non appare decisiva, atteso che la garanzia per evizione è conservata in capo al venditore indipendentemente dalla interposizione dell'acquirente, essendo uno strumento di garanzia del compratore nei confronti dei terzi che vantino diritti sulla cosa, non suscettibile di mutare od essere limitato a causa della soggettività mutata dell'acquirente. La lesione all'integrità del diritto di proprietà proviene da un terzo e colpisce l'avente causa dell'atto traslativo, semplicemente per questa sua posizione rispetto all'oggetto del trasferimento e non in correlazione a qualità soggettive.

In sostanza, nella simulazione relativa per interposizione fittizia della persona dell'acquirente, ove siano state adempiute le obbligazioni tipicamente connesse alla causa del negozio (trasferimento del bene e pagamento del corrispettivo) la sentenza che accerti l'interposizione e dichiari che l'interponente è l'effettivo acquirente produce integralmente i suoi effetti "utili" anche in assenza dell'alienante. Dal punto di vista di chi vende la modificazione soggettiva della parte compratrice - salvo eccezioni che devono, però, formare oggetto di specifica allegazione e dimostrazione - è irrilevante e l'accertamento giudiziale in assenza dell'alienante, che non può trarre alcuna utilità (giuridicamente ed economicamente rilevante) dalla dichiarazione di simulazione relativa, rimane integralmente efficace nei confronti dell'interposto e dell'interponente, in quanto uniche parti vincolate dall'intesa simulatoria.

Perché, dunque, l'accertamento dell'interposizione fittizia nei confronti del venditore determini l'esigenza del litisconsorzio necessario occorre che venga dedotto ed allegato il suo interesse, ovvero la sua consapevolezza e volontà di aderire all'accordo simulatorio. Ma la individuazione di questo interesse deriva dalle deduzioni ed allegazioni delle parti sulla natura, il contenuto e l'efficacia dell'accordo simulatorio. Se nessun indizio viene fornito al riguardo ma anzi sia allegata l'integrale esecuzione del negozio traslativo dalla parte dell'alienante, la necessità del litisconsorzio deve escludersi, potendosi al più discutere dell'adempimento del relativo onere probatorio (Cass. n. 3425 del 1998, ritiene infatti che per non far sorgere nel giudice l'obbligo di disporre l'integrazione del contraddittorio nei confronti del venditore è necessario che venga dedotta e dimostrata "l'inesistenza di ogni interesse dei suddetti alienanti a contestare l'esaminata impugnativa per simulazione dei contratti di cui trattasi").

9.3. L'affermazione della sussistenza del litisconsorzio necessario a prescindere dall'accertamento dell'interesse in concreto delle parti - e segnatamente dell'alienante - alla partecipazione al giudizio, si fonda anche sul rilievo che la disposizione relativa al litisconsorzio è inderogabile, d'interesse pubblico e la sua valutazione viene logicamente prima del merito.

Siffatta argomentazione appare in contrasto con l'orientamento, elaborati da questa Corte dopo la costituzionalizzazione del principio del giusto processo (art. 111 Cost.), in tema di conseguenze delle lesioni dei diritti processuali. La progressiva affermazione della necessità che la violazione delle regole del giusto processo sia effettiva e determini un vulnus nel diritto di difesa, che deve essere dedotto ed allegato, ha infatti indotto la Corte ad un approccio non dogmatico riguardo alla applicazione dell'art. 102 c.p.c.. Si è così giunti a non ritenere necessaria la rimessione del processo davanti al giudice del secondo grado per disporre l'integrazione del contraddittorio quando la partecipazione del litisconsorte pretermesso avrebbe determinato esclusivamente una diseconomia temporale, non sussistendo in capo alla parte esclusa alcun interesse attuale a partecipare al giudizio (Cass. 18410 del 2009; Cass. n. 4342 del 2010; Cass. n. 18375 del 2010). Indirizzo, questo, che converge con l'analogo orientamento fondato sulla non utilità e conseguente non necessità del litisconsorzio necessario davanti alla Corte di Cassazione, quando vi sia una ragione di inammissibilità o di manifesta infondatezza che s'impone. (Cass. n. 2723 del 2010; Cass., S.U., n. 6826 del 2010).

La spinta delle interpretazioni costituzionalmente orientate verso l'attuazione effettiva dei principi del giusto processo contenuti nell'art. 111 Cost., è quindi stata realizzata secondo due direttrici, peraltro convergenti: l'obbligo, per la parte, di dedurre ed allegare l'impedimento e la limitazione dell'esercizio del diritto di difesa; il reciproco dovere del giudice di verificare preliminarmente ed officiosamente la sussistenza o la conservazione dell'interesse a contraddire prima di ordinare l'esecuzione di un'attività produttiva di un allungamento dei tempi del processo che l'assenza d'interesse renderebbe ingiustificabile.

In sostanza, l'interesse si coniuga con l'utilità dell'accertamento nei confronti della parte non ancora inclusa nel processo e la natura pubblicistica del litisconsorzio necessario risulta depurata, alla luce dell'esigenza costituzionale di rendere effettiva la tutela giudiziale dei diritti, da principi aprioristicamente ritenuti inderogabili senza essere calati nella realtà processuale ove sono deputati a trovare applicazione. Pertanto, posto che l'accertamento giudiziale e il giudicato hanno la funzione di produrre effetti nella sfera giuridico-patrimoniale delle parti, modificando (o confermando definitivamente) il precedente assetto, ove lo stesso non abbia questa finalità, perché lascia invariati gli interessi di una parte (in senso formale), non vi è la necessità inderogabile di far partecipare questa parte al processo perché così operando si finirebbe per attribuire al giudicato un'efficacia erga omnes, di natura meramente dichiarativa, diversa da quella derivante dall'intangibilità così come definita nell'art. 2909 c.c..

Ed è appunto questa la situazione che si verifica con riferimento all'alienante quando il contratto sia stato eseguito e si discuta di simulazione relativa per interposizione fittizia nella persona dell'acquirente.

[…Omissis…]

Commento

La pronuncia in rassegna si occupa di argomenti fondamentali sia dal punto di vista processuale, in specie il litisconsorzio necessario e l’interesse ad agire, rispettivamente rinvenibili negli artt. 102 e 100 c.p.c., che sostanziale trattando di una simulazione relativa dal lato soggettivo per interposizione fittizia di persona. In particolare, si è trattato di comporre, mediante l’intervento delle Sezioni Unite, un contrasto tra le sezioni semplici della Cassazione in ordine alla sussistenza o meno di un rapporto giuridico processuale necessariamente plurisoggettivo tra venditore, interponente ed interposto in un contratto di compravendita immobiliare (in dottrina v., per approfondimenti, ad esempio Anelli, Simulazione e interposizione, in Roppo (diretto da) Trattato del contratto, III, Effetti (a cura di Costanza), Milano, 2006, 559 ss.; Majello, Il contratto simulato: aspetti funzionali e strutturali, in Riv. dir. civ., 1995, I, 641; Ricciuto, La simulazione, in Gabrielli (a cura di), I contratti in generale, Torino, 1999, 1409; Sacco, Simulazione - I) Diritto civile, in Enc. giur. Treccani, Roma, 1992).

Di fronte al tribunale di Roma veniva proposta dall’interposto azione di simulazione relativa e conseguente declaratoria di validità del contratto dissimulato, concernente la compravendita di un complesso immobiliare, nei confronti della sola interponente e non anche degli eredi della venditrice. Proponeva altresì l’attore domanda di risarcimento danni per violazione del patto fiduciario alla base dell’accordo simulatorio. Il giudice di prime cure dichiarava l’estinzione del giudizio di primo grado per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del venditore pretermesso nel termine perentorio all’uopo stabilito con ordinanza. Impugnava sempre l’interposto soccombente in primo grado di fronte alla corte d’appello di Roma che rigettava tutte le domande proposte dall’appellante confermando la tesi della mancata tempestiva integrazione del contraddittorio. Sempre l’interposto spiegava a questo punto ricorso per Cassazione sulla base, tra gli altri, del seguente motivo di censura: «violazione e falsa applicazione degli artt. 100, 160, 307, 291 e 331 c.p.c., nonché omessa ed errata motivazione quanto alla estinzione parziale del giudizio per mancanza di valida integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi» del venditore. In particolare, il ricorrente lamentava l’assoluta estraneità degli eredi del venditore rispetto alle ragioni di violazione del pactum fiduciae fondante la simulazione relativa soggettiva e dunque non vi sarebbe stata una giustificazione concreta alla base del preteso litisconsorzio necessario, anche e soprattutto con riferimento all’interesse ad agire dell’asserita parte pretermessa.

L’autorevole collegio di ultima istanza, investito della questione, a seguito di apposita ordinanza interlocutoria di rimessione ex art. 374 c.p.c., ritiene di accogliere la doglianza dell’interposto. In effetti, con una lunga e completa disamina, in gran parte condivisibile, viene dato conto anzitutto dell’esistenza di almeno due orientamenti giurisprudenziali di legittimità contrapposti rispetto al tema della presenza o meno di un litisconsorzio necessario tra venditore, interposto ed interponente in caso di interposizione fittizia del compratore in una compravendita immobiliare. Il primo opina favorevolmente secondo un applicazione rigida delle norme che poggia sulla ricostruzione sostanziale dominante della simulazione relativa, dal lato soggettivo del contratto, come negozio trilatero; appunto ne discenderebbe la necessità che tale vicenda, in caso di domanda volta ad accertare l’esistenza del negozio dissimulato, venga trasferita nel processo mantenendo immutato, per così dire, anche a tale livello secondario, il contraddittorio nei confronti di tutte le parti contraenti.

...omissis...






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