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Testo del provvedimento

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TAR LAZIO - SENTENZA 28 aprile 2017, n.5038
MASSIMA
Non ricorre una violazione del principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato ai fini dell'anzianità di servizio allorché l'amministrazione abbia utilmente valutato il servizio svolto dal dipendente che sia stato ceduto con mobilità ex art. 30 TUPI.



TESTO DELLA SENTENZA

TAR LAZIO - SENTENZA 28 aprile 2017, n.5038 -

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6543 del 2015, proposto da: M.D., rappresentato e difeso dall'avvocato Silvio Bozzi C.F. BZZSLV66H03A783M, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale Regina Margherita, 1 come da procura in atti;

per l'annullamento

riconoscimento del diritto ad essere nominato vincitore del concorso per l'assunzione quinquennale nel profilo professionale 'analista applicativo senior' - risarcimento danni .- riassunzione sentenza n. 10987/14 del tribunale di Roma - I sezione lavoro

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Asi - Agenzia Spaziale Italiana e di L.A. e di C. B.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 gennaio 2017 il consigliere Achille Sinatra e uditi per le parti i difensori l'Avv. S. Bozzi, l'Avv. C. Apostolo in sostituzione dell'Avv. M. Francavilla e l'Avvocato dello Stato V. Cesaroni.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso avviato a notifica il 28 aprile 2015 e depositato il successivo 26 maggio, il dott. D. M. afferma di riassumere l’azione già intentata con ricorso depositato il 9 febbraio 2012 davanti al Tribunale di Roma – Sezione lavoro con il n. r.g. 113862012, non passata in giudicato al momento della riassunzione, riguardo alla quale il Giudice Ordinario ha dichiarato il difetto di giurisdizione con sentenza n. 10987 depositata il 18 novembre 2014, a fronte della pretesa dell’attore, dipendente dell’Agenzia Spaziale Italiana, di ottenere il riconoscimento di essere nominato vincitore del concorso di cui al bando n. 92009 (progressione dal III al II livello del profilo dei tecnologi), con effetti economici giuridici a fa data dal 1° gennaio 2009, nonché con la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni pari alle retribuzioni non percepite dalla medesima data; in subordine, che l’ASI sia condannata alla rinnovazione della procedura concorsuale.

2. – Il ricorrente espone di essere dipendente ASI a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2009 nel III livello dei tecnologi, di avere partecipato alla suddetta selezione per nove posti nel II profilo dei tecnologi, area istituzionale gestionale-amministrativa e di essersi classificato al decimo posto in graduatoria con complessivi 60, 56 punti.

3. – La commissione, secondo l’art. 4 del bando di concorso, disponeva, complessivamente, di cento punti per ciascuno dei candidati, ripartiti in un massimo di sessanta per i titoli, di venticinque per l’anzianità effettiva fino al 1° gennaio 2009 e conteggiata nel livello di appartenenza e di quindici per il colloquio.

4. – Il punteggio di ciascun aspirante doveva essere calcolato secondo la formula: (ap – ossia anzianità posseduta- am – ossia anzianità massima posseduta fra tutti i candidati-) x pm -ovvero punteggio massimo attribuibile per anzianità-.

5. – Con una prima serie di censure il ricorrente lamenta l’erroneo calcolo dell’anzianità a suo danno, in quanto l’ASI avrebbe dovuto applicare il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, attribuendo al ricorrente, per tale voce, il punteggio di 17,42 per i 36 mesi di lavoro svolti dal 1.1.2006 al 31.1.2006 (durante un congedo dall’ENEA, di cui prima era dipendente) e poi dal 1.2.2006 all’1.1.2009; in questo modo, sommando tale punteggio ai 42 punti ottenuti per i titoli ed agli 11 ottenuti per gli orali, il dott. M. avrebbe conseguito 70,42 punti, sopravanzando il candidato classificatosi al nono ed ultimo posto utile, che ha ottenuto 64,26 punti.

6. – Con una seconda serie di censure il ricorrente assume che l’ASI avrebbe violato anche le regole per l’attribuzione dei punteggi per i titoli autoimpostesi dalla commissione di concorso, così privando il ricorrente di punti che gli avrebbero permesso di sopravanzare il candidato classificatosi al non posto in graduatoria per 3,7 punti:

- sarebbe illegittima, con riferimento alla voce di titoli “Predisposizione di documenti istituzionali primari da sottoporre agli organi di governo, di controllo e di gestione (Regolamenti e documenti istituzionali in materia di contratti) la mancata valutazione di alcuni provvedimenti interni a procedura di gara, che, secondo il ricorrente, avrebbero dovuto essere ascritti a quelli che si traducono nella instaurazione di regole di comportamento dell’Ente, cui la commissione aveva ritenuto (in sede di predisposizione di criteri ulteriori di valutazione) di attribuire un punteggio perché non ricompresi nelle ordinarie attività istituzionali del dipendente (“Errori” n. 1, con conseguente mancata attribuzione di 10 punti, e n. 2, con conseguente mancata attribuzione di 1 punto); la commissione ha invece ritenuto che tali titoli rientrassero in altri incarichi e non avessero autonoma valenza;

- lo stesso errore la commissione avrebbe commesso in relazione alla voce relativa alla partecipazione a commissioni di collaudo (“Errore n. 3”, mancata attribuzione di 1 punto);

- inoltre, quanto alla categoria “altri titoli di studio”, il dott. M. avrebbe dovuto inoltre ottenere 2 punti (quale Master), e non solo 0,5 punti (quale corso), fra i titoli di studio, il Master di II livello in Diritto dell’informatica e teoria e tecnica della normazione frequentato dal ricorrente (“Errore n. 4”, mancata attribuzione di 1,5 punti);

- la commissione avrebbe poi dovuto poi dovuto attribuire al ricorrente (così come ha fatto per altri candidati in reazione ad incarichi della medesima natura) un punto per la nomina a referente presso la CNIPA attribuitogli dal Direttore generale, che rientrerebbe nella voce “altri specifici incarichi di responsabilitàcoordinamento” (“Errore n. 5”, mancata attribuzione di 1 punto);

- mancata valutazione di un titolo nella categoria “Responsabilità comunque denominate nell’ambito dell’unità di I livello”, ossia di responsabile del procedimento e presidente di una commissione di gara, tipo di incarico per cui, invece, il relativo punteggio è stato attribuito ad altri candidati (“Errore n. 6”, mancata attribuzione di 1 punto).

7. – Il dottor M., quindi, chiede che, in relazione alle esposte censure, questo TAR annulli la graduatoria definitiva del concorso e condanni l’ASI al risarcimento dei danni che egli individua nella mancata progressione di carriera e nella conseguente mancata percezione delle relative retribuzioni.

8 . – l’ASI si è costituita in giudizio, eccependo, con memoria, l’infondatezza del ricorso.

Così hanno fatto anche i controinteressati Lamanna (che, in via preliminare, ha eccepito anche l’inammissibilità del ricorso per mancata proposizione della domanda di annullamento entro il termine decadenziale di cui all’art. 29 c.p.a.) e Castelli, che hanno evidenziato come l’anzianità 2002 – 2006 cui fa riferimento il ricorrente non sia stata maturata dal dott. M. quale dipendente a tempo determinato, bensì in forza di contratto a tempo indeterminato stipulato con l’ENEA e poi ceduto, per mobilità ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. n. 1652001, all’ASI, come riconosciuto con sentenza del Tribunale di Roma - sezione lavoro n. 155102008 (doc. 3 produzione di parte ricorrente del 15 dicembre 2016), la quale ha dichiarato il diritto del ricorrente ad essere inquadrato nel III livello del CCNL degli Enti di ricerca – profilo professionale di ricercatore tecnologo con decorrenza dal primo febbraio 2006.

Inoltre, i resistenti hanno sostenuto la correttezza dell’attribuzione dei punteggi per titoli al ricorrente, che avrebbe prospettato quali incarichi autonomi alcune mansioni conseguenti o connesse a titoli già valutati dalla commissione.

9. – A seguito dello scambio di memorie di cui all’art. 73 c.p.a., il ricorso è stato posto in decisione in occasione della pubblica udienza del 25 gennaio 2017.

10. – L’eccezione preliminare di tardività della domanda di annullamento, sollevata dalla difesa del dott. La Manna, è infondata.

Come detto, il ricorso in esame giunge alla cognizione di questo TAR a seguito della translatio iudicii operata dal dott. M., in applicazione dell’art. 11 c.p.a., dopo che l’AGO aveva declinato la giurisdizione sul ricorso da lui proposto davanti al Giudice del lavoro presso il Tribunale di Roma.

E’ vero che, in quella sede, il ricorrente aveva proposto –in consonanza con i poteri riconosciuti alla giurisdizione ordinaria cui egli si era rivolto- una domanda che non comprendeva un petitum di annullamento degli atti della procedura concorsuale, bensì una domanda di accertamento del diritto alla superiore qualifica ed al risarcimento dei danni conseguenti al mancato riconoscimento da parte dell’ASI.

Ma occorre considerare che (come affermato dal Giudice della giurisdizione: cfr. Cassazione civile sez. lav. 22 luglio 2016 n. 15223), l'unicità del giudizio, dal quale discende la salvezza degli effetti della domanda originaria, riconosciuta dall'art. 59 della l. n. 69 del 2009, sussiste anche quando la domanda non venga 'riassunta', bensì 'riproposta', con le modifiche rese necessarie dalla diversità di rito e di poteri delle diverse giurisdizioni in rilievo, sicché al momento della prosecuzione la parte può anche formulare una nuova e distinta domanda, connessa con quella originariamente proposta, dovendosi riconoscere all'atto di prosecuzione anche natura di atto introduttivo di un nuovo giudizio limitatamente al diverso 'petitum' ed alla diversa 'causa petendi', senza che, rispetto ad esso, operino gli effetti che discendono dalla 'translatio', ferma restando la maturazione delle sole decadenze sostanziali e non anche di quelle endoprocessuali, suscettibili di operare soltanto in relazione al rito applicabile dinanzi al giudice 'ad quem'.

11. – Nel merito, tuttavia, il ricorso è infondato.

Non può essere condiviso il primo mezzo, in quanto dagli atti di causa emerge l’infondatezza in punto di fatto dell’assunto da cui muovono le censure in esame.

Il dott. M. assume, infatti, che gli sarebbero spettati 17,42 punti per il servizio quale dipendente a tempo determinato; tuttavia, come statuito dalla sentenza del Tribunale di Roma - sezione lavoro n. 155102008 (doc. 3 produzione di parte ricorrente del 15 dicembre 2016), il servizio oggetto di rivendicazione in questa sede è stato maturato dal ricorrente in forza di contratto a tempo indeterminato stipulato con l’ENEA e poi ceduto, per mobilità ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. n. 1652001, all’ASI, , la quale ha dichiarato il diritto del ricorrente ad essere inquadrato nel III livello del CCNL degli Enti di ricerca – profilo professionale di ricercatore tecnologo con decorrenza dal primo febbraio 2006.

12. – E’ altresì infondato il secondo mezzo.

Non colgono nel segno le censure con le quali il ricorrente lamenta la mancata attribuzione di punteggio per redazione di documenti istituzionali compilati quale componente di commissioni di gara o di commissioni (“Errori” numeri 1, 2, 3, e 6), in quanto la Commissione di concorso, come è incontestato, ha attribuito al ricorrente il punteggio relativo a ciascuno degli incarichi nell’ambito dei quali tali documenti sono stati formati: sicché l’eventuale computo di ulteriore punteggio per i singoli documenti avrebbe costituito una indebita duplicazione.

Le altre due censure (“Errori” numeri 4 e 5), anche se accolte, non potrebbero aggiungere al punteggio del dott. M. che 2,5 punti, mentre il ricorrente assume necessari al superamento della prova di resistenza 3,7 punti: pertanto, attesa la reiezione delle censure precedentemente esaminate, le restanti divengono improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

13. – In conclusione il ricorso va respinto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) respinge il ricorso in epigrafe.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite verso le parti resistenti costituite, che complessivamente liquida in euro 1.500,00 (millecinquecento