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Testo del provvedimento

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA


Discrezionalità tecnica e sindacato giurisdizionale




TAR LAZIO Roma , SENTENZA 18 aprile 2017, n.4682
RICOGNIZIONE

Il Tar Lazio si è pronunciato sui poteri del giudice al cospetto dell'esercizio di poteri amministrativi che rientrano nell'alveo della discrezionalità tecnica.




MASSIMA

La discrezionalità tecnica esprime un concetto diverso dal merito amministrativo e pertanto non può essere aprioristicamente sottratta al sindacato da parte del giudice amministrativo atteso che l'apprezzamento degli elementi di fatto del provvedimento, siano essi semplici o complessi, attiene comunque alla legittimità di quest'ultimo. Tuttavia la censurabilità della discrezionalità tecnica non deve mai arrivare alla sostituzione del giudice all'amministrazione nell'effettuazione di valutazioni opinabili, ma deve consistere nel controllo, ab externo, dell'esattezza e correttezza dei parametri della scienza utilizzata nel giudizio. (Rigetta il ricorso)





TESTO DELLA SENTENZA

TAR LAZIO Roma , SENTENZA 18 aprile 2017, n.4682 -

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Seconda Quater)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 7483 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
O.O. Società consortile a r.l., in persona del rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Maurizio De Gasperis e Alessandra Puoti ed elettivamente domiciliata presso il loro Studio in Roma, Via Bevagna, n. 3;
contro
il MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, presso la cui sede domicilia per legge in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;
nei confronti di
- D. S.n.c., in persona del rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Antonino Galletti, presso il cui Studio è elettivamente domiciliata in Roma, Piazzale Don Giovanni Minzoni, n. 9;
- FONDAZIONE TEATRO DI NAPOLI-TEATRO NAZIONALE DEL MEDITERRANEO NUOVA COMMEDIA, in persona del rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Gherardo Marone, Francesco Marone e Alessandra Fucci, elettivamente domiciliata presso lo Studio dell'avv. Luigi Napolitano in Roma, Via Sicilia, n. 50;
- LA F.D. a r.l., in persona dei rispettivi rappresentanti legali pro tempore, non costituiti in giudizio;
per l'annullamento, anche in virtù di motivi aggiunti
(ricorso introduttivo) - della nota del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo-Direzione generale dello spettacolo, Servizio I Teatro, danza, attività circensi e spettacolo viaggiante, prot. (...)/S.22.19.04/96 del 7 maggio 2015, con la quale è stato comunicato il trasferimento della domanda di contributo annualità 2015, ai sensi dell' art. 5, comma 15, D.M. 1 luglio 2014 e si è proceduto a classificare O. S.C. a r.l. quale organismo di programmazione;
- del parere non definitivo reso dalla commissione consultiva competente nella seduta del 24 aprile 2015 e del relativo verbale;
- di ogni atto presupposto, connesso e conseguenziale, ancorché non conosciuto, con il quale si respinge e/o è stata respinta la domanda di OTI ad essere ammessa al contributo per lo spettacolo dal vivo nel settore "Centri di produzione teatrale";
(motivi aggiunti) - del verbale della commissione consultiva per il Teatro n. 9 del 24 aprile 2015 nel quale viene assegnato ad O.T.I. un punteggio per la qualità indicizzata inferiore a trenta punti e per la qualità artistica inferiore a dieci punti nonché delle schede allegate a detto verbale;
- del decreto del Direttore generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo-Direzione generale dello spettacolo n. 658 del 3 luglio 2015;
- dei verbali nn. 11 e 12 della commissione consultiva per il Teatro del 18/19 giugno 2015 e 15 luglio 2015;
- di ogni atto presupposto, connesso e conseguenziale, ancorché non conosciuto, con il quale si respinge e/o è stata respinta la domanda di OTI ad essere ammessa al contributo per lo spettacolo dal vivo nel settore "Centri di produzione teatrale".
Visto il ricorso introduttivo e quello recante motivi aggiunti con i relativi allegati;
Vista la costituzione in giudizio dell'Amministrazione intimata e dei controinteressati D.. e Fondazione Teatro di Napoli-Teatro nazionale del Mediterraneo nuova commedia nonché i documenti prodotti;
Esaminate le ulteriori memorie depositate in giudizio;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 dicembre 2016 il dott. Stefano Toschei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

IL CONTESTO NORMATIVO
1. - Va premesso, in punto di diritto e per cogliere appieno il quadro normativo nel quale si inscrive il contenzioso in esame, che il legislatore italiano nel 2013, con il D.L. 8 agosto 2013, n. 91 convertito, con modificazioni, dall' art. 1 L. 7 ottobre 2013, n. 112 (Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo), ha inteso ricondurre l'erogazione dei contributi riconosciuti allo spettacolo dal vivo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (d'ora in poi, per brevità, MIBACT), a valere sul Fondo unico dello spettacolo (c.d. FUS) di cui alla L. 30 aprile 1985, n. 163 ed alla L. 23 dicembre 1996, n. 662 , ad un meccanismo predeterminato sulla base di criteri che tengano conto "dell'importanza culturale della produzione svolta, dei livelli quantitativi, degli indici di affluenza del pubblico nonché della regolarità gestionale degli organismi" (così il comma 1 dell'art. 9).
La gestione del FUS e la individuazione della disciplina per l'erogazione dei contributi agli aventi diritto è stata inizialmente contenuta nella citata L. n. 163 del 1985 (Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello Stato) che ha istituto tale Fondo unico "per il sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza nazionali da svolgere in Italia o all'estero" (così l'art. 1). Tale legge conteneva una predeterminazione delle percentuali di riparto del fondo di finanziamento fra le diverse forme di spettacolo (musica e danza, cinematografia, teatro di prosa, spettacoli circensi e viaggianti).
Successivamente, con l' art. 1, comma 1, del D.L. 18 febbraio 2003, n. 24 (Disposizioni urgenti in materia di contributi in favore delle attività dello spettacolo), convertito, con modificazioni, dall' art. 1 della L. 17 aprile 2003, n. 82, è stato previsto che "in attesa che la legge di definizione dei princìpi fondamentali di cui all'articolo 117 della Costituzione fissi i criteri e gli àmbiti di competenza dello Stato, i criteri e le modalità di erogazione dei contributi alle attività dello spettacolo, previsti dalla L. 30 aprile 1985, n. 163 , e le aliquote di ripartizione annuale del Fondo unico per lo spettacolo sono stabiliti con decreti del Ministro per i beni e le attività culturali non aventi natura regolamentare".
Nel corso del 2013 dunque, il citato art. 9 del D.L. n. 91 del 2013, al comma 1, ha previsto che: "il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con proprio decreto, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ridetermina, con le modalità di cui all' articolo 1, comma 3, della L. 15 novembre 2005, n. 239, e con effetto a decorrere dal 1 gennaio 2014, i criteri per l'erogazione e le modalità per la liquidazione e l'anticipazione dei contributi allo spettacolo dal vivo. I criteri di assegnazione tengono conto dell'importanza culturale della produzione svolta, dei livelli quantitativi, degli indici di affluenza del pubblico nonché della regolarità gestionale degli organismi. Il decreto di cui al primo periodo stabilisce, inoltre, che i pagamenti a saldo sono disposti a chiusura di esercizio a fronte di attività già svolte e rendicontate".
2. - In ragione delle menzionate innovazioni normative il MIBACT ha adottato il D.M. 1 luglio 2014 il quale, per quanto si legge nell'art. 1, "reca nuovi criteri per l'erogazione e nuove modalità per l'anticipazione e la liquidazione dei contributi per lo spettacolo dal vivo, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo (...) in favore, rispettivamente, delle attività di danza, delle attività musicali, delle attività teatrali e delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante". La concessione avviene per il tramite dell'istruttoria svolta dalla "Direzione generale competente in materia di spettacolo dal vivo" e i contributi sono destinati a:
- progetti triennali, corredati di programmi per ciascuna annualità, di attività musicali, teatrali, di danza, circensi;
- tournee all'estero;
- acquisti di nuove attrazioni, impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali;
- danni conseguenti ad evento fortuito;
- strutturazione di aree attrezzate per l'esercizio dell'attività circense;
- interventi a sostegno del sistema delle residenze.
Per "progetto" si intende l'insieme delle attività che rispondono agli obiettivi generali di cui all'articolo 2 del citato Decreto ministeriale, vale a dire:
"a) concorrere allo sviluppo del sistema dello spettacolo dal vivo, favorendo la qualità dell'offerta, anche a carattere multidisciplinare, e la pluralità delle espressioni artistiche, i progetti e i processi di lavoro a carattere innovativo, la qualificazione delle competenze artistiche, l'interazione tra lo spettacolo dal vivo e l'intera filiera culturale, educativa e del turismo;
b) promuovere l'accesso, sostenendo progetti di rilevanza nazionale che mirino alla crescita di una offerta e di una domanda qualificate, ampie e differenziate, e prestando attenzione alle fasce di pubblico con minori opportunità;
c) favorire il ricambio generazionale, valorizzando il potenziale creativo dei nuovi talenti;
d) creare i presupposti per un riequilibrio territoriale dell'offerta e della domanda;
e) sostenere la diffusione dello spettacolo italiano all'estero e i processi di internazionalizzazione, in particolare in ambito Europeo, attraverso iniziative di coproduzione artistica, collaborazione e scambio, favorendo la mobilità e la circolazione delle opere, lo sviluppo di reti di offerta artistico culturale di qualificato livello internazionale;
f) valorizzare la capacità dei soggetti di reperire autonomamente ed incrementare risorse diverse e ulteriori rispetto al contributo statale, di elaborare strategie di comunicazione innovative e capaci di raggiungere pubblici nuovi e diversificati, nonché di ottenere riconoscimenti dalla critica nazionale e internazionale;
g) sostenere la capacità di operare in rete tra soggetti e strutture del sistema artistico e culturale".
3. - Nel prosieguo dell'articolato, dopo che l'art. 3 ha provveduto a disciplinare le modalità di presentazione della domanda di ammissione al contributo, chiarendo che si tratta di un progetto triennale con programmi annuali e che proprio per tale ragione "La domanda di progetto triennale è presentata entro il termine perentorio del 31 gennaio di ogni prima annualità di ciascun triennio. Il programma annuale è presentato entro il termine perentorio del 31 gennaio di ogni annualità del triennio", all'art. 5 è stabilita la complessa disciplina di valutazione delle domande.
Sempre nell'art. 3 sono perimetrati gli ambiti con riferimento ai quali, salvo talune deroghe, è possibile presentare una sola domanda che, a propria volta, all'interno del singolo ambito deve essere rivolta ad uno solo dei settori nei quali l'ambito medesimo è ripartito. Gli ambiti ed i settori descritti all'art. 3 fanno sì che le domande possono essere presentate per i seguenti ambiti:
a) ambito teatro, suddiviso nei settori: 1) teatri nazionali; 2) teatri di rilevante interesse culturale; 3) imprese di produzione teatrale; 4) centri di produzione teatrale; 5) circuiti regionali; 6) organismi di programmazione; 7) festival;
b) ambito musica, suddiviso nei settori: 1) teatri di tradizione; 2) istituzioni concertistico-orchestrali; 3) attività liriche ordinarie; 4) complessi strumentali e complessi strumentali giovanili; 5) circuiti regionali; 6) programmazione di attività concertistiche e corali; 7) festival;
c) ambito danza, suddiviso nei settori: 1) organismi di produzione della danza; 2) centri di produzione della danza; 3) circuiti regionali; 4) organismi di programmazione; 5) festival e rassegne;
d) ambito circhi e spettacolo viaggiante, suddiviso nei settori: 1) attività circensi e di circo contemporaneo; 2) festival circensi; 3) acquisti di nuove attrazioni, impianti, macchinari attrezzature e beni strumentali; 4) danni conseguenti ad evento fortuito; 5) strutturazione di aree attrezzate per l'esercizio di attività circense;
e) ambito progetti multidisciplinari, suddiviso nei settori: 1) circuiti regionali multidisciplinari; 2) organismi di programmazione multidisciplinari; 3) festival multidisciplinari;
f) ambito azioni trasversali, suddiviso nei settori: 1) promozione; 2) tournee all'estero.
4. - La complessa regolamentazione del sistema di valutazione delle domande, come si è accennato, è contenuta nell'art. 5 del decreto ministeriale in esame.
Nel sintetizzarla emerge che ai fini della valutazione comparativa dei progetti:
1) le domande presentate per ogni settore possono essere suddivise in un numero massimo di tre sotto insiemi, la cui determinazione e composizione è legata alla formula matematica descritta dall'allegato A del decreto ministeriale;
2) le domande di contributo sono valutate attribuendo ai relativi progetti un punteggio numerico, fino ad un massimo di cento punti, articolato secondo le seguenti categorie e relative quote:
a) qualità artistica, fino ad un massimo di trenta punti, attribuiti da competenti commissioni consultive, secondo i parametri previsti per ogni settore di cui all'allegato B del decreto ministeriale;
b) qualità indicizzata, fino a un massimo di trenta punti, attribuiti in maniera automatica secondo i parametri e la formula di calcolo previsti per ogni settore di cui all'allegato C del decreto ministeriale;
c) dimensione quantitativa, fino ad un massimo di quaranta punti, attribuiti in maniera automatica secondo i parametri e la formula di calcolo previsti per ogni settore di cui all'allegato D del decreto ministeriale.
3) con riferimento alla "qualità artistica", per ciascuno dei parametri previsti nell'allegato B è stabilito, con decreto triennale del Direttore generale (sentita la commissione consultiva competente per materia), il punteggio massimo attribuibile. Il punteggio della qualità artistica del singolo progetto è assegnato, sentita la competente commissione, entro tali limiti massimi e qualora il punteggio conseguito dalla singola domanda sia inferiore a dieci punti, la domanda stessa deve essere respinta per carenza di qualità artistica, con esclusione del caso in cui il punteggio attribuito al medesimo progetto relativamente alla "qualità indicizzata", sia pari a trenta punti;
4) anche con riferimento al metodo di valutazione della "qualità indicizzata", per ciascuno dei parametri previsti nell'allegato C è stabilito, con decreto triennale del Direttore generale (sentita la sezione della Consulta competente in materia), il punteggio massimo attribuibile. Il punteggio della "qualità indicizzata" del singolo progetto è determinato mediante la metodologia di tipo comparativo esplicitata nell'allegato C, con logica di proporzionalità ed adeguatezza;
5) con riferimento alla valutazione della "dimensione quantitativa", anche in questo caso, per ciascuno dei parametri previsti nell'allegato D è stabilito, con decreto triennale del Direttore generale (sentita la sezione della Consulta competente in materia), il punteggio massimo attribuibile. Il punteggio della "dimensione quantitativa" del singolo progetto è determinato mediante la metodologia di tipo comparativo esplicitata nell'allegato D, con logica di proporzionalità ed adeguatezza.
5. - Definiti i punteggi massimi, la procedura ha il seguente sviluppo:
a) si acquisiscono in prima battuta, dalle Commissioni consultive competenti per materia, i punteggi relativi alla "qualità artistica";
b) quindi l'Amministrazione attribuisce a ciascun progetto il punteggio complessivo derivante dalla somma delle quote di punteggio assegnate per le categorie "qualità artistica", "qualità indicizzata" e "dimensione quantitativa" stilando la relativa graduatoria dei progetti per ogni settore o per i relativi sotto-insiemi;
c) qualora il punteggio complessivo attribuito come sopra non raggiunge i trenta punti, l'Amministrazione procede alla reiezione delle domande di contributo per "carenza qualitativa";
d) il punteggio attribuito nelle modalità di cui sub b) è riferito alla prima annualità del progetto triennale e al programma annuale e tale medesimo punteggio, in caso di positiva valutazione di coerenza tra i programmi annuali e il progetto triennale, viene preso in considerazione dall'Amministrazione ai fini delle due annualità successive di assegnazione del contributo finanziario;
e) i punteggi assegnati per le categorie "qualità indicizzata" e "dimensione quantitativa" sono attribuiti con riferimento ai programmi di ciascuna annualità e valgono per la singola annualità di assegnazione del contributo finanziario.
L'OGGETTO DEL CONTENZIOSO IN ESAME E LO SVILUPPO DEL PROCESSO
6. - La Società ricorrente, con domanda presentata ai sensi e per gli effetti dell' art. 3 del D.M. 1 luglio 2014, chiedeva al MIBACT di essere ammessa a beneficiare del contributo FUS nell'ambito "teatro", settore "centri di produzione teatrale".
In particolare, come si legge a pag. 9 del ricorso introduttivo, "la ricorrente si qualifica quale organismo che svolge attività di produzione e di esercizio presso un massimo di tre sale teatrali, per un totale di almeno 300 posti con una sala di almeno 200, ubicate nel comune in cui l'organismo ha sede legale o nei comuni della regione di appartenenza, gestite direttamente in esclusiva e munite delle prescritte autorizzazioni".
Lamenta la ricorrente che, con nota del 7 maggio 2015, il Ministero la invitava a riformulare la domanda, posto che si era ritenuto opportuno ricondurre l'attività svolta dalla società nel settore degli organismi di programmazione di cui all'art. 17 del citato decreto ministeriale. La società, pur dichiarando di non voler rinunciare a quanto richiesto con la prima domanda, provvedeva a presentare una nuova domanda secondo le indicazioni ministeriali in data 11 maggio 2015.
Considerando comunque afflittiva la decisione assunta dal Ministero, nonostante la mancata emanazione di un formale provvedimento di diniego dell'istanza di ammissione al contributo, la società proponeva ricorso innanzi a questo Tribunale per veder annullata la decisione ministeriale.
7. - Successivamente alla proposizione del gravame e dopo avere ottenuto l'accesso alla documentazione relativa alla istruttoria svolta dagli uffici, l'odierna ricorrente, essendo venuta a conoscenza che la commissione consultiva le aveva attribuito per la qualità artistica del progetto, quale Centro di produzione teatrale, un punteggio di 8 punti e quindi insufficiente per poter accedere alla contribuzione relativa al settore richiesto, inoltrava una nuova richiesta di accesso documentale, anche per poter realizzare una comparazione con l'esito dello scrutinio delle domande presentate da altri candidati.
Con decreto direttoriale del 3 luglio 2015 era disposta la definitiva esclusione della ricorrente dall'assegnazione dei contributi FUS quale Centro di produzione teatrale e con decreto direttoriale del 23 luglio 2015 la medesima ricorrente verificava che, avendo ottenuto l'assegnazione dei contributi FUS per il settore "Organismi di programmazione", le era stato attribuito per la "qualità artistica" un punteggio di 19 punti, attribuitole peraltro sulla base delle medesime griglie valutative utilizzate dalla commissione consultiva per l'esame delle domande presentate nel settore "Centri di produzione teatrale" che, in quel primo caso, non avevano consentito di riconoscere per la "qualità artistica" un punteggio superiore ad 8.
In data 14 settembre 2015 veniva dato adempimento alla richiesta di accesso documentale e la odierna società ricorrente poteva ricevere tutta la documentazione utile a ricostruire l'istruttoria sviluppata dai competenti uffici ministeriali.
Da qui la proposizione del ricorso recante motivi aggiunti con richiesta di annullamento di tutti gli atti impugnati.
8. - I motivi di gravame possono essere di seguito sintetizzati come segue:
I) illegittimità derivata dalla nota del MIBACT prot. n. (...)/S.22.19.04/96/11, nonché del decreto del 3 luglio 2015 per illegittimità del provvedimento di valutazione della domanda presentata da O.T.I. con riferimento alle evidenze del verbale n. 9 del 24 aprile 2014, in quanto dalla lettura del predetto verbale emerge che l'Amministrazione e, per essa, la commissione consultiva hanno ritenuto di attribuire alla domanda della ricorrente un punteggio insufficiente (8 punti) per la "qualità artistica" con riferimento al settore "Centri di produzione teatrale" e che nessuna delle domande presentate ai sensi dell' art. 15 del D.M. 1 luglio 2014, ivi inclusa quella della ricorrente, ha raggiunto la soglia di punteggio necessaria (30 punti) per evitare il rigetto della domanda per carenza di qualità indicizzata, tutto ciò senza procedere ad alcuna valutazione comparativa delle domande di ammissione al contributo e senza offrire alcuna possibilità di verificare la congruità "non solo e non tanto (del)le valutazioni espresse nell'esame delle domande quanto le motivazioni poste all'assegnazione del punteggio ai vari fenomeni presi in considerazione" (così, testualmente, a pag. 16 del ricorso recante motivi aggiunti). Se è vero che nell'allegato B del decreto ministeriale più volte citato sono elencati i fenomeni coerenti con l'obiettivo strategico sotteso al finanziamento pubblico e correlati a ciascun settore per il quale è ammesso il finanziamento che, tenuto conto del contenuto delle singole domande (vale a dire, delle proposte offerte dai candidati), debbono rinvenirsi in ciascuna domanda sottoposta allo scrutinio della commissione consultiva, al fine dell'assegnazione del punteggio per la "qualità artistica", dall'esame del verbale non è dato discernere alcun giudizio analitico effettuato dalla commissione e relativo alla valutazione delle domande, che avrebbe dovuto essere operata con riguardo a ciascun fenomeno utilizzato quale parametro valutativo, leggendosi soltanto che "dopo un'ampia discussione e concluso ogni esame dei progetti (...) la Commissione all'unanimità assegna ai seguenti organismi i punteggi inferiori a dieci punti (...)". Ne deriva che non è possibile ricostruire il percorso logico giuridico seguito dalla commissione consultiva nell'attribuzione dei punteggi alla domanda proposta dalla ricorrente;
II) Illegittimità del procedimento di valutazione della domanda presentata da O.T.I. con riferimento alle evidenze del verbale n. 10 del 3 giugno 2015, Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 della L. n. 241 del 1990 e 97 Cost., Eccesso di potere per disparità di trattamento e lesione del principio della par condicio dei soggetti richiedenti, Violazione e falsa applicazione dell' art. 12 della L. n. 241 del 1990, giacché appare singolare che l'Amministrazione, come risulta dagli atti relativi alla riunione del 10 giugno 2015, abbia proceduto alla riammissione di alcuni soggetti richiedenti il contributo quali "centri di produzione teatrale, sulla base di note inviate da tali candidati, senza esplicitare il contenuto di dette note e senza motivare le ragioni che hanno indotto la commissione a svolgere un intervento istruttorio supplementare, tenuto conto della natura concorrenziale del procedimento di assegnazione dei contributi FUS";
III) Illegittimità derivata degli atti impugnati per illegittimità del procedimento di valutazione della domanda presentata da O.T.I. con riferimento alle evidenze del verbale n. 11 del 18 e 19 giugno 2015 e delle relative schede di assegnazione dei punteggi per la qualità artistica come organismi di programmazione ai sensi dell' art. 17 del D.M. 1 luglio 2014, posto che la ricorrente, esclusa dalla graduatoria di assegnazione del contributo quale "centro di produzione" per avere ottenuto un punteggio inferiore al minimo di 10 punti ed invitata dagli uffici ministeriali a proporre nuova istanza per il settore "organismi di programmazione", nonostante i parametri valutativi fossero sovrapponibili, otteneva questa volta un positivo scrutinio da parte della commissione che le attribuiva per la domanda proposta ben 19 punti. Tale vicenda dimostra, sotto altro profilo, l'irragionevolezza del comportamento posto in essere dalla commissione consultiva e, di conseguenza l'illegittimità del provvedimento di esclusione dalla graduatoria del settore "centri di produzione teatrale".
9. - Si è costituita in giudizio, con riferimento ad entrambi i gravami, l'Amministrazione resistente contestando analiticamente le avverse prospettazioni e chiedendo la reiezione di entrambi i ricorsi.
Si sono costituiti in giudizio anche i controinteressati D.. e Fondazione Teatro di Napoli-Teatro nazionale del Mediterraneo nuova commedia.
E' seguita la produzione di ulteriori documenti e memorie nelle quali le parti hanno confermato le già rassegnate conclusioni.
Trattenuta in riserva la decisione all'udienza pubblica in data 16 dicembre 2016, la riserva è stata sciolta alla camera di consiglio del 31 gennaio 2017.
IL PERIMETRO DEI PRINCIPI GIURISPRUDENZIALI APPLICABILI IN MATERIA E LE RAGIONI DELLA DECISIONE.
10. - Passando all'esame del merito della controversia, anzitutto merita di segnalare come, con recente decisione, il Consiglio di Stato abbia offerto gli elementi necessari per qualificare il D.M. 1 luglio 2014 alla stregua di un atto generale, di analoga consistenza e natura rispetto ad un bando di gara o di concorso.
Con la sentenza della Sesta sezione, 30 novembre 2016 n. 5035, il Consiglio di Stato ha affermato, quanto al contenuto del citato decreto ministeriale, che:
A) in relazione al carattere della generalità, il decreto identifica, sul piano soggettivo e oggettivo, i presupposti che legittimano la presentazione della domanda di finanziamento e la relativa erogazione, con indicazione anche delle cause di esclusione (art. 3). Si tratta, pertanto, di un meccanismo che, pur non consentendo la individuazione a priori dei destinatari, ne permette la sicura identificazione nella immediata fase successiva di attuazione dei criteri predeterminati dall'atto in questione. Questi tratti tipologici rendono il decreto sostanzialmente assimilabile ai bandi di gara o di concorso;
B) in relazione al carattere dell'astrattezza, il decreto, pur non contenendo una espressa limitazione temporale dell'efficacia delle sue prescrizioni, contempla un sistema di concessione di contributi per un periodo di tempo limitato a progetti triennali, corredati di programmi per ciascuna annualità. Si tratta di un meccanismo conforme a quanto previsto dall' art. 12 della L. n. 241 del 1990, secondo cui: "la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi" (comma 1). La norma aggiunge che l'effettiva osservanza dei predetti criteri e delle modalità "deve risultare dai singoli provvedimenti" di attuazione (comma 2). In questa prospettiva tali atti amministrativi generali funzionano come una sorta di "accordi quadro" di predefinizione delle regole di condotta futura del soggetto che li pone in essere.
In definitiva, la valorizzazione dei connotati sostanziali dell'atto, risultanti dall'analisi del loro contenuto con l'ausilio interpretativo proveniente dalla qualificazione formale effettuata dal legislatore, inducono a ritenere che il Ministero ha adottato una atto amministrativo generale.
11. - Quanto al meccanismo di attribuzione dei punteggi alle domande ai fini dell'ammissione al contributo, per ciascun settore, la sopra citata sentenza del Consiglio di Stato specifica anche che "L'art. 5 del decreto ministeriale prevede che le domande di contributo sono valutate riconoscendo ai relativi progetti un punteggio numerico, fino ad un massimo di punti cento, attribuito dalle Commissioni consultive competenti per materia e articolato secondo le seguenti categorie e relative quote: a) qualità artistica, fino ad un massimo di punti trenta; b) qualità indicizzata, fino a un massimo di punti trenta; c) dimensione quantitativa, fino ad un massimo di punti quaranta. Gli specifici parametri cui fare riferimento per l'attribuzione dei suddetti punteggi sono, rispettivamente, previsti negli allegati B, C e D dello stesso decreto. Tale distribuzione dei punteggi è stata effettuata dal Ministero nell'esercizio di un potere di discrezionalità tecnica. La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che tale discrezionalità può essere sindacata quando la stessa, in ragione della presenza di una peculiare figura sintomatica dell'eccesso di potere, si ponga in contrasto con il principio di ragionevolezza tecnica (tra gli altri, Cons. Stato, sez. VI, 10 dicembre 2014, n. 6041)".
Orbene, come è noto, la costante giurisprudenza del giudice amministrativo afferma come le scelte operate dalla Pubblica amministrazione, in particolare quelle fondate su esercizio di discrezionalità tecnica, sono sindacabili in sede di legittimità solo laddove ricorrano le figure sintomatiche di eccesso di potere per illogicità e/o irragionevolezza, ovvero per evidente contraddittorietà della motivazione (cfr., tra le molte, Cons. Stato, Sez. VI, 21 giugno 2013 n. 3394). Entro tali limiti, la verifica che il giudice amministrativo deve compiere, così evitando di svolgere un non previsto sindacato di merito, attiene alla coerenza della scelta o misura adottata dall'amministrazione con le premesse argomentative da essa stessa poste, evitando di giustapporre un distinto percorso argomentativo a quello già esplicitato dall'amministrazione medesima.
12. - Come è noto, l'impostazione dottrinaria tradizionale ha per lungo tempo assimilato la discrezionalità tecnica alla discrezionalità pura, ammettendo un sindacato del giudice amministrativo su di essa solo rispetto al profilo dell'eccesso di potere.
Tale posizione ha trovato supporto nella giurisprudenza che, incerta sulla possibilità di consentire un sindacato pieno e sostitutivo delle valutazioni tecniche, lo ha inizialmente limitato ai casi di dubbia ragionevolezza delle valutazioni effettuate (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 18 febbraio 1991 n. 160 e 22 gennaio 1982 n. 55).
In tale quadro concettuale, compito primario del giudice era quello di verificare se il potere amministrativo fosse stato esercitato con un utilizzo delle regole tecniche conforme a criteri di logicità, congruità, ragionevolezza e corretto apprezzamento dei fatti. In altri termini, le valutazioni compiute dall'Amministrazione in ordine alle scelte tecnico amministrative costituivano espressione di un potere di natura tecnico discrezionale, di per sé insindacabile in sede giurisdizionale, salva l'ipotesi in cui le valutazioni sottoposte a scrutinio fossero state manifestamente illogiche o fondate su insufficiente motivazione o errori di fatto (cfr., in termini, Cons. Stato, Sez. IV, 7 giugno 2004 n. 3554).
Il sindacato del giudice amministrativo veniva, dunque, in tal modo limitato ad un controllo estrinseco sulla motivazione del provvedimento amministrativo.
Il significativo cambiamento di indirizzo si è avuto con la nota sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, 9 aprile 1999 n. 601, che ha riconosciuto l'opportunità di una verifica più incisiva e penetrante sugli apprezzamenti tecnici, evidenziando sul punto come "il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici può svolgersi, allora, in base non al mero controllo formale ed estrinseco dell'iter logico seguito dall'autorità amministrativa, bensì invece alla verifica diretta dell'attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo. Non è, quindi, l'opinabilità degli apprezzamenti tecnici dell'amministrazione che ne determina la sostituzione con quelli del giudice, ma la loro inattendibilità per l'insufficienza del criterio o per il vizio del procedimento applicativo. (...) Quando la tecnica è inserita nella struttura della norma giuridica, l'applicazione di un criterio tecnico inadeguato o il giudizio fondato su operazioni non corrette o insufficienti comportano un vizio di legittimità dell'atto di riconoscimento o di diniego.".
Tramontata l'equazione discrezionalità tecnica-merito insindacabile, il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici della P.A. può oggi svolgersi in base non al mero controllo formale ed estrinseco dell'iter logico seguito dall'autorità amministrativa, bensì, alla verifica diretta dell'attendibilità delle operazioni tecniche, sia sotto il profilo della loro correttezza, sia con riguardo al criterio tecnico ed al relativo procedimento applicativo (cfr., in termini, Cons. Stato, Sez. VI, 4 settembre 2007 n. 4635).
13. - A questo punto, riconosciuta la piena sindacabilità della discrezionalità tecnica, la giurisprudenza si è interrogata sul tipo di controllo, forte o debole, che poteva essere concretamente effettuato dal giudice amministrativo, chiedendosi in particolare se quest'ultimo dovesse limitarsi a utilizzare la valutazione tecnica emersa dal processo solo al fine di dimostrare l'erroneità di quella amministrativa (tesi del sindacato intrinseco non sostitutivo o "debole") o potesse sostituirla con la propria (tesi del sindacato sostitutivo o "forte"), con la conseguenza di poter annullare non solo il provvedimento basato su una valutazione scientificamente sbagliata dei fatti, ma anche quello fondato su una valutazione non errata ma semplicemente opinabile e non coincidente con quella del giudice.
La giurisprudenza prevalente si è orientata nel senso dell'inammissibilità di un sindacato di tipo forte, in quanto il compito del giudice, nel valutare la legittimità del provvedimento amministrativo, sarebbe esclusivamente di verificare se tale atto sia espressione di un potere esercitato in modo conforme alla norma che lo attribuisce. La norma, in sé considerata, indica una serie di fatti come presupposto per l'esercizio del potere che il giudice ha il compito di accertare; se la valutazione tecnica diretta a verificare l'esistenza del fatto posta in essere dall'Amministrazione non è errata, ma solo opinabile, il giudice non può sostenere l'illegittimità del provvedimento. Una volta accertati i fatti e verificato l'iter logico-valutativo posto in essere dalla Pubblica amministrazione, sulla base di regole tecniche e di buona azione amministrativa, il giudice, se ritiene tali valutazioni corrette, ragionevoli, proporzionate ed attendibili, non deve esprimere propri convincimenti o compiere autonome scelte, atteso che, se tali scelte venissero effettuate, costituirebbero né più né meno che attività amministrativa diretta svolta in sede giurisdizionale. Del resto, come è noto, non è consentito all'Autorità giudiziaria di sostituirsi ad un potere già esercitato o da esercitarsi, potendo detta Autorità "solo stabilire se la valutazione complessa operata nell'esercizio del potere debba essere ritenuta corretta sia sotto il profilo delle regole tecniche applicate, sia nella fase di contestualizzazione della norma posta a tutela della conformità a parametri tecnici, che nella fase di raffronto tra i fatti accertati ed il parametro contestualizzato" (cfr., in termini, Cons. Stato, sez. IV, n. 1274/2010).
Si è quindi affermato il principio in base al quale anche materie o discipline connotate da un forte tecnicismo settoriale sono rette da regole e principi che, per quanto elastiche o opinabili, sono pur sempre improntate ad una intrinseca logicità e ad un'intima coerenza, alla quale anche la Pubblica amministrazione, al pari e, anzi, più di ogni altro soggetto dell'ordinamento in ragione dell'interesse pubblico affidato alla sua cura, non può sottrarsi senza sconfinare nell'errore e, per il vizio che ne consegue, nell'eccesso di potere; pertanto, e a prescindere dalla denominazione del sindacato intrinseco - debole o forte - che viene effettuato in tali materie, il giudice può solo verificare la logicità, la congruità, la ragionevolezza e l'adeguatezza del provvedimento e della sua motivazione, la regolarità del procedimento e la completezza dell'istruttoria, l'esistenza e l'esattezza dei presupposti di fatto posti a fondamento della deliberazione; invece, per quanto attiene al merito amministrativo, il sindacato del giudice deve arrestarsi dopo aver verificato la legittimità delle regole tecniche sottostanti alla scelta dell'amministrazione, poiché diversamente vi sarebbe un'indebita sostituzione del giudice all'amministrazione, titolare del potere esercitato (così, in termini, Cons. Stato, Sez. IV, 9 febbraio 2015 n. 657.
In conclusione, in virtù del pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e dei canoni costituzionali che lo sostanziano, la tesi del sindacato "debole" ha trovato pieno accoglimento da parte della giurisprudenza. Da ultimo ed al riguardo, nella sentenza n. 829 del 27 febbraio 2006, il Consiglio di Stato ha convincentemente affermato che "(...) la c.d. discrezionalità tecnica esprime un concetto diverso dal merito amministrativo e pertanto non può essere aprioristicamente sottratta al sindacato da parte del giudice amministrativo atteso che l'apprezzamento degli elementi di fatto del provvedimento, siano essi semplici o complessi, attiene comunque alla legittimità di quest'ultimo. Tuttavia la censurabilità della discrezionalità tecnica non deve mai arrivare alla sostituzione del giudice all'amministrazione nell'effettuazione di valutazioni opinabili, ma deve consistere nel controllo, ab externo, dell'esattezza e correttezza dei parametri della scienza utilizzata nel giudizio".
14. - In siffatto contesto merita anche di essere brevemente segnalato l'approccio giurisprudenziale prevalente rispetto all'ammissibilità della scelta da parte dell'Amministrazione procedente, all'esito della verifica svolta nell'esercizio della discrezionalità tecnica, di attribuire un punteggio numerico quale misura di coagulo valutativo idonea a sintetizzare un giudizio di qualità su una proposta selettiva avanzata da un candidato, quale che sia il procedimento che lo vede coinvolto (gara per l'affidamento di un appalto, concorso per l'arruolamento nel pubblico impiego o per l'attribuzione di un incarico, procedura per la concessione di benefici economici o di finanziamenti).
Al riguardo va osservato, in via generale, che il punteggio numerico è da considerarsi di per sé sufficiente a giustificare le valutazioni effettuate da una commissione allorquando i criteri prefissati di valutazione siano estremamente dettagliati, potendo quindi anche il solo punteggio numerico, di cui sono prestabiliti il minimo e il massimo, essere idoneo a dimostrare la logicità e la congruità del giudizio tecnico, sempreché i criteri di attribuzione dei voti risultano da un'adeguata griglia di valutazione, stabilita "a priori" (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 16 gennaio 2013 n. 233 Sez. IV, 17 febbraio 2009 n. 859). Ne deriva che il punteggio numerico, tenuto conto delle superiori indicazioni, vale quale motivazione ai sensi dell' art. 3 L. n. 241 del 1990 (cfr. riassuntivamente, per tutte, seppure in relazione al concorso notarile, Corte cost., 8 giugno 2011 n. 175 e 1 agosto 2008 n. 328, nonché Cons. Stato, Sez. V, 26 maggio 2015 n. 2629).
Sulla scorta di quanto sopra la giurisprudenza ha avuto modo di esprimere i seguenti principi:
a) allorquando si procede con l'attribuzione di un giudizio di valore, non si è nel campo della discrezionalità amministrativa, ma in quello della discrezionalità tecnica, nell'ambito della quale, non sussistendo una scelta fra opposti interessi, non vi è luogo ad una motivazione, che è invece l'espressione tipica della spiegazione di una scelta amministrativa (cfr, in termini, Cons. Stato, Sez. IV, 19 febbraio 2007 n. 5468);
b) infatti il voto numerico, in assenza di specifiche disposizioni che contengano regole diverse, esprime e sintetizza in modo adeguato il giudizio tecnico-discrezionale espresso da una commissione di valutazione, contenendo in sé la sua motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, atteso che la motivazione espressa numericamente, oltre a rispondere al principio di economicità e proporzionalità dell'azione amministrativa di valutazione, consente la necessaria spiegazione delle valutazioni di merito compiute dalla commissione e il sindacato sul potere amministrativo esercitato, specie quando la commissione ha predisposto adeguati criteri di valutazione delle prove, che consentano di ricostruire ab aexterno la motivazione di tale giudizio (cfr., seppure con riferimento a concorsi pubblici e gare per l'affidamento di commesse pubbliche ma perfettamente attagliabile anche ad ogni altro tipo di selezione ove venga in emersione in giudizio tecnico, ex multis, Cons. Stato, Sez. VI, 4 novembre 2013 n. 5288, 21 ottobre 2013 n. 5075; Sez. IV, 21 ottobre 2013 n. 5107; Sez. V, 11 giugno 2013 n. 3219, 13 febbraio 2013, n. 866; Sez. VI, 11 ottobre 2007 n. 5347, nonché TAR, Lazio, Sez. III, 15 ottobre 2013 n. 8860 e Sez. I, 18 ottobre 2012 n. 8633);
c) deriva da ciò che il giudizio tecnico discrezionale di una commissione e la sindacabilità di tali giudizi, per tale loro natura, è da considerare ammissibile solo in caso di manifesta illogicità od erroneità (cfr. tra le molte Cons. Stato, Sez. I, 15 maggio 2010 n. 5002);
d) il giudizio valutativo espresso dalle commissioni esaminatrici è, quindi, attingibile dal sindacato giurisdizionale del giudice amministrativo solo negli stretti limiti in cui esso riveli profili evidenti di illogicità, irrazionalità e manifesta disparità di trattamento, evidenziando superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergenti dalla stessa documentazione, tali da configurare un palese eccesso di potere, senza che con ciò il giudice possa o debba entrare nel merito della valutazione (Cons. Stato, Sez. IV, 17 gennaio 2006 n. 172 nonché T.A.R. Lazio, Sez. I, 14 settembre 2015 n. 11237, 21 luglio 2008 n. 7097 e 28 febbraio 2007, n. 1848).
LE RAGIONI DELLA DECISIONE
15. - Applicando tali nitidi principi al caso di specie si manifesta la infondatezza delle censure dedotte dalla Società consortile ricorrente nel ricorso introduttivo ed in quello recante motivi aggiunti.
Tenendo conto di quanto rammentato dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza 27 aprile 2015 n. 5 ed avviando quindi lo scrutinio dell'unico e complesso motivo di merito dedotto nel ricorso introduttivo dalla odierna parte ricorrente, con i singoli profili di gravame in cui si compendia il "motivo" si sostiene la illegittimità della procedura posta in essere dai competenti Uffici del MIBACT in quanto essi:
a) non hanno dato luogo al procedimento comparativo di valutazione della domanda per l'ambito ed il settore di riferimento;
b) non hanno tenuto conto che la verifica dei requisiti minimi per l'ammissione al contributo non richiedeva alcuna valutazione discrezionale;
c) non hanno adottato un provvedimento di reiezione della domanda presentata per il settore "Centri di produzione teatrale", procedendo invece alla "riclassificazione" della domanda medesima riconducendo la stessa nel diverso settore "Organismi di programmazione", senza peraltro svolgere una adeguata istruttoria e considerando solo l'oggetto della domanda proposta e non le caratteristiche soggettive dell'aspirante al contributo, in un quadro di completa mancanza di motivazione in ordine al potere di riclassificazione esercitato.
16. - Orbene, ai sensi dell' art. 5, comma 15, del D.M. 1 luglio 2014: "L'Amministrazione, sentita la Commissione competente per materia, può attribuire il contributo a titolo diverso da quello richiesto, qualora le caratteristiche soggettive del richiedente o l'oggetto della domanda possano essere diversamente classificati, nell'àmbito delle attività considerate dal presente decreto".
Nel caso di specie l'Amministrazione, dopo avere valutato il contenuto tecnico della domanda proposta ed averlo ritenuto inadeguato ad ottenere il punteggio minimo richiesto dal decreto ministeriale per accedere alle successive fasi di valutazione, piuttosto che scegliere la soluzione più drastica e maggiormente afflittiva per la candidata e quindi procedere all'espulsione dell'odierna parte ricorrente dalla possibilità di accedere in assoluto al finanziamento, avvedutasi della possibilità di valorizzare comunque il progetto presentato dalla candidata consentendone la riconducibilità in un diverso settore ("Organismi di programmazione"), ha proceduto a riclassificare la domanda per inserirla favorevolmente in tale diverso settore e ciò per effetto della verificata capacità dei contenuti della domanda medesima, valutati con riguardo ai parametri previsti per un settore diverso da quello inizialmente proposto ("Centri di produzione teatrale") e considerati idonei alla concessione dell'aspirato finanziamento, seppure in un altro ambito settoriale.
Su tale scelta operata dalla commissione consultiva, il cui percorso di valutazione è puntualmente declinato nel verbale n. 9 della seduta del 24 aprile 2015, non vi sono margini di apprezzamento sfavorevole da parte del Tribunale, tenuto conto che non emerge alcun profilo di illogicità, irragionevolezza ovvero di incongruità nella parabola decisoria che ha condotto la commissione, avvedutasi della impossibilità di assegnare alla odierna ricorrente un punteggio pari o superiore a 10 al progetto proposto con riferimento alla valutazione del criterio della qualità artistica che, come si è già sopra segnalato, ai sensi dell' art. 5, comma 3, del D.M. del 1 luglio 2014, costituisce la soglia di sbarramento pregiudiziale alla prosecuzione della operazione di valutazione del progetto con riguardo agli altri due criteri (qualità indicizzata e dimensione quantitativa), a procedere alla c.d. riclassificazione, salvaguardando comunque le aspirazioni al contributo della Società consortile.
Si legge infatti nel citato verbale (a pag. 5), per quanto concerne lo scrutinio delle 33 domande proposte nel settore dei Centri di produzione teatrale, che ben 20 progetti non hanno raggiunto il minimo punteggio nella valutazione della qualità artistica, tra i quali quello presentato dalla Società consortile ricorrente, per come risulta da ciascuna scheda allegata al verbale, assumendo la commissione all'unanimità tale decisione.
Per quanto concerne specificamente la OTI, essa per la qualità artistica, per come si legge analiticamente nella scheda relativa prodotta in atti, ha ottenuto un totale di 8 punti e nello specifico, distinti per "fenomeni" in cui si sviluppano gli obiettivi che il progetto si deve proporre di raggiungere per ottenere il finanziamento, le sono stati assegnati:
a) per la qualità artistica 1 punto su 3 attribuibili;
b) per la qualità professionale del personale artistico e/o degli artisti ospitati 1 punto su 3 attribuibili;
c) per la qualità artistica del progetto 2 punti su 6 attribuibili;
d) per la innovatività dei progetti e il sostegno al rischio culturale 1 punto su 3 attribuibili
e) per la ospitalità di spettacoli di danza 0 punti su 1 attribuibile;
f) per la multidisciplinarietà dei progetti 0,5 punti su 1 attribuibile;
g) per i rapporti con università e scuole e avvicinamento ai giovani 0 punti su 1 attribuibile;
h) per gli interventi di educazione e promozione verso il pubblico 0 punti su 2 attribuibili;
i) per l'apertura continuativa delle strutture gestite 0 punti su 2 attribuibili;
l) per la valorizzazione nella programmazione della creatività emergente 0,5 punti su 2 attribuibili;
m) per la continuità pluriennale del progetto 1 punto su 1 attribuibile;
n) per la strategia di comunicazione 0,5 punti su 2 attribuibili;
o) per la integrazione con strutture e attività del sistema culturale 0,5 punti su 1 attribuibile;
p) per lo sviluppo, creazione e partecipazione a reti nazionali e internazionali 0 punti su 2 attribuibili.
Se è vero che la commissione che deve esaminare le domande e i progetti proposti ai fini della verifica della loro ammissibilità al finanziamento, come si è già approfonditamente chiarito, gode di ampia discrezionalità nella valutazione delle proposte progettuali presentate dai concorrenti e i relativi giudizi sono insindacabili in sede giurisdizionale a meno che non vengano in rilevo manifeste illogicità o erroneità nella valutazione (cfr., ancora, Cons. Stato, Sez. V, 16 marzo 2016 n. 1044, Sez. III, 20 gennaio 2016 n. 194, Sez. V, 27 marzo 2015 n. 1601 e 13 marzo 2014 n. 1176), non rinvenendosi alcuna manifesta arbitrarietà nel giudizio della commissione e non potendo questo giudice approfondire ulteriormente lo scrutinio tecnico per non tracimare nel merito amministrativo (territorio che, come è noto, fatta esclusione per le materie tassativamente ed esaustivamente indicate nell'art. 134 c.p.a., non è percorribile dal giudice amministrativo in ossequio allo storico ed attuale principio della tripartizione dei poteri), non possono accogliersi le censure, in buona parte approfondite dalla ricorrente nel ricorso recante motivi aggiunti, aventi quale bersaglio la valutazione del progetto operata dalla commissione per il criterio della qualità artistica.
17. - A completamento di quanto sopra, sempre con riferimento ai profili di doglianza segnalati nel ricorso introduttivo, vale la pena precisare quanto segue.
Non vi era ragione per la commissione di proporre l'adozione di un provvedimento espresso di esclusione della OTI dall'ammissione al finanziamento per il progetto presentato nel settore Centri di produzione teatrale, in quanto la decisione di riavviare l'esame valutativo del progetto con riferimento, stavolta, al settore Organismi di programmazione recava in sé inevitabilmente l'esito sfavorevole del primo scrutinio, tanto che nella nota adottata dal Direttore generale della Direzione generale spettacolo del MIBACT in data 7 maggio 2015 prot. n. (...) è espressamente fatto richiamo alla previsione dell' art. 5, comma 15 del D.M. 1 luglio 2014 che costituisce norma di chiusura (non a caso la disposizione è collocata, nell'architettura del testo della norma, quale ultimo comma) di un articolo che disciplina l'individuazione dei criteri ed il metodo di assegnazione dei punteggi di ammissibilità e di valutazione delle domande, finendo con il costituire la previsione "salvagente" per i progetti che, non ammessi al contributo richiesto nello specifico settore proposto per le ragioni legate all'applicazione delle disposizioni recate dai commi che lo precedono, possono comunque essere ammessi al contributo con riferimento ad un settore diverso da quello inizialmente proposto dal candidato.
Dalla succitata nota dirigenziale peraltro, seppur sinteticamente, emerge che la commissione consultiva ha comunque effettuato una valutazione soggettiva con riferimento alla Società consortile candidata, ritenendola idonea a consentire la (ri)valutazione del progetto dalla stessa presentato, ma con riferimento al settore "Organismi di programmazione", tanto è vero che era richiesto alla candidata medesima di riformulare la domanda di contributo secondo le previsioni dell' art. 17 del D.M. 1 luglio 2014 che regola le modalità di proposizione delle domande di ammissione per il settore degli Organismi di programmazione. Peraltro nella nota dirigenziale si trasferisce l'esito di una valutazione operata dalla commissione che, con riferimento alla odierna ricorrente "ha ritenuto opportuno riclassificare la stessa nel settore degli organismi di programmazione (...)": anche su tale valutazione tecnico-discrezionale, che di per sé non si presenta illogica, non può operarsi alcun giudizio di adeguatezza o meno della decisione assunta dall'organo tecnico, per le ragioni già sopra sviluppate.
Vi è poi da chiarire che se è indubbiamente vero che il giudizio espresso dalla commissione consultiva con riferimento ai progetti presentati dai candidati per ciascun settore costituisce elemento di una valutazione comparativa tra i progetti al fine di individuare quelli ammessi all'assegnazione del contributo, ciò non toglie che l'assegnazione del singolo punteggio e la connessa valutazione del progetto proposto con riferimento ai singoli "Obiettivi strategici", a propria volta organizzati in singoli "Obiettivi operativi", entrambi rappresentati in altrettanti singoli "Fenomeni", che tutti insieme costituiscono i segmenti di valutazione nei quali si compendiano i criteri di assegnazione analitica dei punteggi ai progetti presentati dagli aspiranti beneficiari, sia il frutto di una valutazione in termini assoluti della corrispondenza delle singole voci del progetto con i segmenti di valutazione sopra descritti.
In altri termini la valutazione comparativa in base alla quale la commissione deve formulare il proprio giudizio di ammissione al finanziamento del singolo soggetto in ciascuno dei settori previsti viene svolta all'esito di una attribuzione dei punteggi per le singole voci del progetto che non costituisce operazione frutto di una comparazione tra candidati, ma è il risultato di una considerazione in assoluto della singola voce al fine di attribuire per ciascun "Fenomeno" il punteggio meritato nel "range" tra il minimo e il massimo precostituito dalla lex specialis della selezione.
In altri termini, diversamente da quel che accade per talune procedure di affidamento di commesse pubbliche, nel caso di specie non era chiesto dal D.M. 1 luglio 2014 alla commissione di procedere ad una sorta di "confronto a coppie" tra i candidati, ma di effettuare l'assegnazione dei punteggi tenendo conto, "in senso assoluto" e con riferimento al singolo candidato, della potenziale capacità di corrispondenza tra ciascuna proposta del progetto ed il "Fenomeno" descritto nelle schede di valutazione. Una volta attribuiti i punteggi sarebbe venuta in emersione la necessità di effettuare una comparazione "in senso relativo" tra i candidati in ragione dei punteggi attribuiti.
18. - Quanto si è sopra segnalato, nei punti precedenti della presente decisione, costituisce per il Collegio un significativo e scriminante metodo di valutazione delle censure dedotte dalla parte ricorrente nel ricorso recante motivi aggiunti e generato dalla acquisita conoscenza di tutti gli atti del percorso procedimentale svolto dall'Amministrazione resistente.
Infatti OTI nel ricorso recante motivi aggiunti e segnatamente al punto 1.2 (pag. 15 e ss. del ricorso recante motivi aggiunti), pone in comparazione i punteggi assegnati al progetto dalla stessa Società consortile presentato e quello proposto dagli altri candidati che, al contrario della ricorrente, hanno visto i loro progetti valutati favorevolmente ai fini dell'ammissione al finanziamento per il settore Centri di produzione teatrale. Tale tipo di comparazione non può essere operata, per come si è sopra specificato, nella presente sede giudiziale, sia per il rilievo dell'esercizio di discrezionalità tecnica da parte della commissione sia perché non può effettuarsi un confronto meritocratico in parallelo tra la vicinanza delle proposte presentate da ciascun candidato ed i "Fenomeni" espressi nella scheda relativa al criterio della qualità artistica, avendo rilievo il giudizio che la commissione ha ritenuto di assegnare "in assoluto" a ciascuna proposta recata dai singoli progetti presentati dagli aspiranti beneficiari.
Quanto appena riferito è utile ad escludere rilievo alla censura di cui al punto 2 (pag. 37 e ss. del ricorso recante motivi aggiunti). La ricorrente sostiene che un ulteriore motivo di illegittimità, questa volta inerente alla seduta della commissione consultiva del 3 giugno 2015, di cui al verbale n. 10 prodotto in atti, sia legata alla circostanza che taluni degli organismi richiedenti il contributo quali "Centri di produzione teatrale" inizialmente esclusi per quel settore, sarebbero stati riammessi ad un supplemento di procedura.
Ebbene la censura per un versante si presenta infondata e per altro aspetto è da considerarsi inammissibile.
Va rammentato che una volta comunicata alla OTI, con nota dirigenziale del 7 maggio 2015, la valutazione della commissione consultiva con riferimento al progetto proposto per il settore "Centri di produzione teatrale" che induceva a prospettare la possibilità di riformulare la domanda da parte della candidata per il diverso settore degli "Organismi di programmazione", il MIBACT riceveva dalla odierna ricorrente l'atto di riformulazione della domanda in data 11 maggio 2015 di talché, all'esito della nuova valutazione della domanda riformulata, riconosceva il progetto ammissibile al contributo disponendo per esso un finanziamento di Euro 43.657,00.
Ciò detto l'odierna ricorrente pretende di considerare in termini di pregiudizio subìto la circostanza che la commissione consultiva, dopo aver valutato la inadeguatezza del progetto presentato da OTI per il criterio della qualità artistica, analogamente ad altri candidati, assegnandole 8 punti e quindi un punteggio inferiore alla soglia minima dei 10 punti per poter essere ammesso ai successivi "step" di valutazione, abbia ritenuto di riconsiderare la posizione di alcuni degli aspiranti esclusi.
Tale doglianza si presenta inammissibile sia perché la OTI ha comunque conseguito un beneficio sia perché non potrebbe trarre alcun vantaggio dalla eventuale ritenuta illegittimità della procedura svolta dalla commissione con riferimento agli altri organismi esclusi per il settore "Centri di produzione teatrale", non avendo dimostrato come essa potesse essere riammessa.
Sotto altro versante, la medesima doglianza si presenta infondata in quanto, per quel che si è già specificato, la commissione consultiva, sia con riguardo alla espressione dei punteggi per la qualità artistica sia in ordine alle procedure successive di riammissione dei concorrenti ovvero di riqualificazione della domanda presentata da altri candidati per settori diversi da quello inizialmente proposto, ha esercitato un potere discrezionale tecnico che si presenta scevro da reprimende di legittimità, per quel che è consentito di affermare al giudice amministrativo, in quanto ha analiticamente chiarito attraverso l'assegnazione dei punteggi quale fosse la considerazione delle singole voci progettuali, tenendo anche conto dell'idoneità soggettiva degli aspiranti beneficiari, in ragione dei criteri puntualmente definiti nel D.M. 1 luglio 2014 .
Ancor più inammissibile si presenta, sotto un terzo versante, ogni censura formulata con riguardo alla valutazione espressa dalla commissione consultiva con riguardo alla domanda riproposta per il settore "Organismi di programmazione", laddove si è sostenuta la contraddittorietà e irragionevolezza della scelta per aver ottenuto il progetto, per il criterio della qualità artistica, un punteggio di gran lunga maggiore al minimo di 10, non tenendo però conto che il secondo scrutinio aveva avuto ad oggetto una domanda ed un progetto "riformulati" rispetto a quelli esaminati in prima battuta per il settore "Centri di produzione teatrale" e rivolto ad un diverso settore ("Organismi di programmazione") i cui criteri di corrispondenza con gli obiettivi prefissati non possono essere posti in relazione con il settore "Centri di produzione teatrale", atteso che l'esito di tale scrutinio ha raggiunto positivamente per la ricorrente l'agognato obiettivo dell'accesso al finanziamento.
19. - Da quanto si è sopra osservato e dall'esame della documentazione prodotta, non si appalesa la sussistenza delle criticità sostanziali e giuridiche dedotte dai ricorrenti, di talché le censure si prestano ad essere ritenute infondate con la conseguenza che il ricorso, sia introduttivo che per motivi aggiunti, va respinto.
Nondimeno, la peculiarità delle questioni trattate nella presente sede contenziosa e la opinabilità di fondo che naturalmente accompagna la valutazione di risultanze tipiche di una operazione amministrativa a forte caratterizzazione tecnico-scientifica costituiscono elementi tutti che militano per l'applicazione dell'art. 92 c.p.c. , come richiamato espressamente dall'art. 26, comma 1, c.p.a. e depongono per la compensazione delle spese di giudizio tra tutte le parti in controversia.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) pronunciando in via definitiva sul ricorso indicato in epigrafe, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nelle Camere di consiglio del 16 dicembre 2016 e 31 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Leonardo Pasanisi, Presidente
Francesco Arzillo, Consigliere
Stefano Toschei, Consigliere, Estensore