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Testo del provvedimento

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ATTO AMMINISTRATIVO
CONCORSO


La presenza di un tatuaggio non costituisce causa automatica di esclusione dal concorso




TAR LAZIO Roma , SENTENZA 6 giugno 2017, n.6616
RICOGNIZIONE

Il Tar Lazio ha dichiarato illegittima l'esclusione di un candidato dal concorso nelle forze armate per la presenza di un tatuaggio




MASSIMA

L'esclusione dell’aspirante dai concorsi nelle forze armate e di polizia per la presenza di un tatuaggio deve essere valutata caso per caso anche in relazione alla forma ed alle dimensioni, nonché all’oggetto dello stesso : “…vero è che la presenza di un tatuaggio è circostanza neutra ai fini della idoneità o meno al reclutamento nell’Arma dei carabinieri; nondimeno occorre valutare caso per caso, al fine di verificare se detto tatuaggio possa comunque rappresentare, se non un indice di abnormità della personalità, comunque un motivo di non decoro per il Corpo militare, tale da determinare un giudizio di non idoneità” ( Cons. St., Sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4814).In altre parole le previsioni del bando circa la presenza di tatuaggi negli aspiranti devono essere declinate secondo criteri di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, tenuto conto sia della collocazione del tatuaggio sia delle sue caratteristiche e, con riferimento al caso di specie, avendo altresì riguardo al fatto che lo stesso è stato, praticamente, rimosso con la tecnica laser.





TESTO DELLA SENTENZA

TAR LAZIO Roma , SENTENZA 6 giugno 2017, n.6616 - Pres. Anastasi; Est. Vitanza

REPUBBLICA ITALIANA
Pubblicato il 06/06/2017
N. 06616/2017 REG.PROV.COLL.

N. 14352/2015 REG.RIC.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 14352 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Gianluca Forastieri, rappresentato e difeso dagli avvocati Domenico Pittella, Vincenzo Davide Greco, con domicilio eletto presso lo studio Vincenzo Davide Greco in Roma, via Gaetano Rappini 16;

contro

Ministero della Difesa, Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

Arturo Neri non costituito in giudizio;

per l'annullamento, previa sospensiva

del provvedimento con il quale il predetto è stato escluso dal concorso per il reclutamento di 602 allievi carabinieri effettivi riservato ai volontari delle forze armate in ferma prefissata di un anno o quadriennale ovvero in rafferma annuale per la presenza di un tatuaggio in regione gamba destra, visibile con l'uniforme.

Con il ricorso per motivi aggiunti il giudizio di non idoneità espresso in data 22 febbraio 2016.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa e del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 febbraio 2017 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente, militare dell’Esercito italiano, partecipava al concorso di cui in epigrafe.

Lo stesso, all’esito degli accertamenti sanitari, veniva giudicato non idoneo per la presenza di : “ un tatuaggio in regione gamba destra, visibile con l’uniforme, art. 7 del bando di concorso”.

Avverso tale negativa determinazione il ricorrente ha avanzato ricorso giurisdizionale, affidato a due motivi di gravame, con contestuale istanza di misure cautelare.

Alla camera di consiglio del giorno 9 gennaio 2016, il Collegio, con Ordinanza n. n. 10/2016 ha accolto la chiesta misura cautelare, ai fini del riesame, rilevando che il : “ …tatuaggio è in fase di rimozione con tecnica laser per cui lo stesso, allo stato, non è di immediata percepibilità visiva nei termini di cui al bando “ .

In data 22 febbraio 2016, l’amministrazione resistente provvedeva a sottoporre il ricorrente ad un nuovo accertamento sanitario.

Con il provvedimento contestato con motivi aggiunti la p.a. confermava il giudizio di inidoneità rilevando : “ il tatuaggio risulta essere ancora in via di completa rimozione e tutta l’area cutanea interessata dalla procedura risulta essere, ictu oculi, visibile ed esposta indossando lo specifico capo dell’uniforme ginnica. Trattandosi di un quadro ancora in via di stabilizzazione, non è ancora possibile stabilire con certezza se, una volta guarita la lesività relativa all’applicazione della tecnica laser, i residui di tatuaggio, non rimangono persistenti ed altrettanto visibili”.

Alla camera di consiglio del giorno 28 settembre 2016, il Collegio con Ordinanza n. 9756/16, ha disposto la integrazione del contraddittorio per pubblici proclami attraverso il sito internet del Ministero della Difesa.

L’incombente veniva assolto, nei termini ordinati, dalla parte ricorrente.

Alla udienza del giorno 15 febbraio 2017 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

E’ indubbio, perché certificato anche dalla amministrazione resistente nel successivo accertamento sanitario del 22 febbraio 2016 e dalla documentazione fotografica prodotta, che il tatuaggio apposto sulla gamba del ricorrente è in via di risoluzione, risultando in essere soltanto “ residui di tatuaggio”.

Osserva il Collegio.

La disamina dei recenti arresti giurisprudenziali, relativi al tema per cui è causa, consente di ricavare il principio generale per cui la esclusione dell’spirante dai concorsi nelle forze armate e di polizia per la presenza di un tatuaggio deve essere valutata caso per caso anche in relazione alla forma ed alle dimensioni, nonché all’oggetto dello stesso : “…vero è che la presenza di un tatuaggio è circostanza neutra ai fini della idoneità o meno al reclutamento nell’Arma dei carabinieri; nondimeno occorre valutare caso per caso, al fine di verificare se detto tatuaggio possa comunque rappresentare, se non un indice di abnormità della personalità, comunque un motivo di non decoro per il Corpo militare, tale da determinare un giudizio di non idoneità” ( Cons. St., Sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4814).

In altre parole le previsioni del bando circa la presenza di tatuaggi negli aspiranti devono essere declinate secondo criteri di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, tenuto conto sia della collocazione del tatuaggio sia delle sue caratteristiche e, con riferimento al caso di specie, avendo altresì riguardo al fatto che lo stesso è stato, praticamente, rimosso con la tecnica laser.

Nel caso di specie, invece, la p.a. si è limitata ad una lettura formale della norma senza tener conto dell’insegnamento giurisprudenziale sopra riportato ed equiparando i residui del tatuaggio presenti nell’arto nel ricorrente dopo l’intervento laser, come se il tatuaggio fosse ancora in essere nella sua originaria composizione.

Pertanto, il travisamento del fatto operato dalla p.a. comporta che il ricorso deve essere accolto ed i provvedimenti contestati devono essere annullati.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti censurati ed in epigrafe indicati.

Condanna la parte resistente al pagamento delle spese di lite che, a mente del D.M. n.55/2014, complessivamente liquida in euro 1.500,00 ( millecinquecento), oltre iva, cpa e spese generali, oltre alla restituzione, se versata, del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 febbraio 2017 con l'intervento dei magistrati:

Concetta Anastasi, Presidente

Floriana Rizzetto, Consigliere

Roberto Vitanza, Primo Referendario, Estensore