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Testo del provvedimento

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ATTO AMMINISTRATIVO


Gli atti amministrativi generali




CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V , SENTENZA 14 giugno 2017, n.2907
RICOGNIZIONE

Il Consiglio di Stato si è pronunciato sugli effetti che derivano dall'annullamento di un atto amministrativo generale




MASSIMA

L'annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes: si tratta, infatti, di atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri ( D.Lgs. n. 104/2010 , CPA) (Conferma della sentenza del T.a.r. Basilicata, Potenza, sez. I, n. 430/2016).





TESTO DELLA SENTENZA

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V , SENTENZA 14 giugno 2017, n.2907 - Pres. Saltelli; Est. Lotti

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 6349 del 2016, proposto da:
B. Srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni Pravisani e Alberto Bianchi, con domicilio eletto presso lo studio dell'avvocato Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, n. 76;
contro
Regione Basilicata, in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Nicola Panetta, con domicilio eletto presso l'Ufficio di Rappresentanza della Regione Basilicata in Roma, via Nizza, n. 56;
nei confronti di
F.A.L. S.r.l., non costituita in giudizio;
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 6350 del 2016, proposto da:
B. Srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni Pravisani e Alberto Bianchi, con domicilio eletto presso lo studio dell'avvocato Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, n. 76;
contro
Regione Basilicata, in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Nicola Panetta, con domicilio eletto presso l'Ufficio di Rappresentanza della Regione Basilicata in Roma, via Nizza, n. 56;
nei confronti di
F.A.L. S.r.l., non costituita in giudizio;
entrambi per la riforma
della sentenza del T.A.R. BASILICATA - POTENZA: SEZIONE I n. 00430/2016, resa tra le parti, concernente l'affidamento della gestione e dell'esercizio dei servizi automobilistici sostitutivi o integrativi dei servizi ferroviari di interesse regionale e locale.
Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in entrambi i giudizi della Regione Basilicata;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 aprile 2017 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti gli avvocati Alberto Bianchi e, in sostituzione dell'avv. Panetta, Francesco Verrastro;
Svolgimento del processo

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, sez. I, con la sentenza 23 aprile 2016, n. 430, ha dichiarato improcedibili i ricorsi, integrati da motivi aggiunti, proposti da B. s.r.l. e B. s.r.l. per l'annullamento:
- del bando di gara avente ad oggetto l'affidamento della gestione dell'esercizio dei servizi automobilistici sostitutivi o integrativi dei servizi ferroviari di interesse regionale e locale di cui agli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 422 del 1997, pubblicato sulla GUUE del 24 novembre 2015;
- di tutti gli allegati al bando di gara;
- delle deliberazioni di Giunta regionale nn. 1590/2014 e 264/2015, non conosciute;
- degli atti, non conosciuti, mediante i quali la Regione Basilicata aveva acquisito le informazioni inerenti il personale e i mezzi impiegati nel servizio oggetto del bando di gara;
- della nota della Regione Basilicata del 29 agosto 2015 mediante cui era stata respinta l'istanza di intervento in autotutela;
- di ogni atto connesso, presupposto, antecedente e consequenziale;
Il TAR ha rilevato in sintesi che, essendo già stati annullati il bando di gara e le ripetute deliberazioni giuntali concernenti la gara in questioe, nessun ulteriore vantaggio poteva derivare alle società ricorrenti dall'accoglimento della pretesa azionata, tenuto anche conto che non era stata spiegata alcuna azione risarcitoria, per cui i ricorsi in esame vanno dichiarati improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse.
Con separati appelli B.R.S. s.r.l. e B.S.N. s.r.l. hanno contestato la predetta sentenza, deducendone l'erroneità con riguardo alla dichiarata improcedibilità dei ricorsi di primo grado e riproponendo, nella sostanza, le censure di primo grado avverso gli atti amministrativi impugnati.
In entrambi i giudizi si è costituita la Regione Basilicata, chiedendo la reiezione degli appelli.
All'udienza pubblica del 27 aprile 2017 le cause sono state trattenute in decisione.
Motivi della decisione

1. Preliminarmente gli appelli in trattazione devono essere riuniti, ex art. 96, comma 1, c.p.a., essendo rivolti avverso la medesima sentenza.
2. Gli appelli sono infondati.
Come osservato correttamente dalla difesa dell'appellata amministrazione regionale, i provvedimenti impugnati in primo grado, ovvero la deliberazione della G.R. n. 1590 del 22 dicembre 2014 e la deliberazione della G.R. n. 734 del 9 giugno 2015, con allegato schema di bando di gara, costituiscono atti generali ad effetti inscindibili.
Gli stessi sono stati annullati dalla sentenza n. 429 del 2016 dello stesso tribunale.
Tale annullamento non spiega i suoi effetti esclusivamente nei confronti delle parti in causa, ma anche nei confronti di quanti, come le società appellanti, che, pur essendo estranei al giudizio conclusosi con la decisione che ha acclarato l'illegittimità dell'atto, si trovano nelle medesime condizioni della parte ricorrente in quel giudizio.
Infatti gli atti impugnati, in quanto unitari ed indivisibili, non possono produrre effetti nei confronti di taluni soggetti e non di altri, come del resto ha chiarito la giurisprudenza, secondo cui l'annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes: si tratta, infatti, di atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. VI, 19 dicembre 2016, n. 5381, nonché Consiglio di Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).
A ciò consegue la correttezza della sente impugnata che ha giustamente dichiarato l'improcedibilità dei ricorsi introduttivi del giudizio di primo grado per sopravvenuta carenza d'interesse, senza alcun obbligo di esaminare il merito del ricorso sulla base delle censure ivi contenute in tesi differenti da quelle dedotte nel ricorso della Società FAL, che ha determinato l'annullamento degli atti.
Peraltro deve rilevarsi che dette censure non sono del tutto indifferenti per l'operato dell'Amministrazione che, nella sua successiva attività provvedimentale, dovrà adeguatamente tenerne conto, giustificando adeguatamente le scelte intraprese nell'ambito dell'eventuale adozione di una delibera di indizione di una nuova gara.
3. Gli appelli, previa riunione, devono essere pertanto respinti, ma la peculiarità della decisione giustifica la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, li riunisce e li respinge.
Compensa le spese di lite del presente grado di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 aprile 2017 con l'intervento dei magistrati:
Carlo Saltelli, Presidente
Paolo Giovanni Nicolo' Lotti, Consigliere, Estensore
Fabio Franconiero, Consigliere
Stefano Fantini, Consigliere
Daniele Ravenna, Consigliere