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Testo del provvedimento

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (REATI CONTRO LA -ARTT. 314-356 C.P.)


IL CONSIGLIERE PROVINCIALE CHE UTILIZZA PER FINI PERSONALI IL DENARO PUBBLICO DEL GRUPPO CONSILIARE COMMETTE IL DELITTO DI PECULATO




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 31 ottobre 2018, n.49838
MASSIMA
Il delitto di peculato si perfeziona anche quando le somme percepite quali contributi consiliari vengano destinate ad un fine diverso da quello istituzionale per il quale sono state conferite, comprendendo la condotta tipica di “appropriazione” anche quella di “distrazione”, atteso che distogliere le risorse di cui l’agente abbia la disponibilità dalle finalità pubbliche a cui le stesse sono destinate significa esercitare su di esse poteri tipicamente proprietari e, quindi, impadronirsene.




ANNOTAZIONE
La Suprema Corte, con la pronuncia n. 49838 del 31 ottobre 2018, ha ritenuto integrante il reato di peculato di cui all’art. 314 c.p. la condotta del membro del Consiglio provinciale che ha destinato le risorse economiche erogate per il funzionamento del gruppo consiliare e, dunque, assoggettate ad uno specifico vincolo di destinazione pubblica, ad una finalità diversa ed estranea rispetto a quella istituzionale, a nulla rilevando, ai fini della esclusione della configurabilità del reato, la circostanza che lo stesso consigliere abbia versato sul conto del Gruppo, a compensazione di quanto speso, una somma di denaro notevolmente superiore a quella derivante dai contributi pubblici. Ciò in quanto tale versamento costituisce un atto di liberalità che non può in alcun modo elidere l’offesa comunque arrecata dall’atto distrattivo ai beni giuridici – imparzialità e buon andamento della P.A. – tutelati dall’art. 314 c.p.



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