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Testo del provvedimento

RESPONSABILITÀ CIVILE E FATTI ILLECITI (2043 – 2057 C.C.)
CC Art. 2087


IL DATORE DI LAVORO È TENUTO A RISARCIRE IL DANNO BIOLOGICO SUBITO DAL LAVORATORE QUALORA RISULTI PROVATA LA MANCATA ADOZIONE DELLE MISURE ANTINFORTUNISTICHE




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO - SENTENZA 15 novembre 2018, n.29401
MASSIMA
Con la pronuncia segnalata la Corte di cassazione ha condannato la società Ansaldo al risarcimento del danno biologico subito dal dipendente a seguito della esposizione a sostanze cancerogene, ritenendola colpevole di non avere adottato tutte le misure possibili, idonee ad evitare che il dipendente si ammalasse di tumore.
Osserva in particolare la Corte che l’esonero del datore di lavoro dalla responsabilità civile per infortunio sul lavoro o per malattia professionale opera solo nei limiti di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 1124 del 1965 e per i soli eventi coperti dall’assicurazione obbligatoria; per gli eventi lesivi eccedenti tale copertura, trova applicazione l’art. 2087 c.c. qualora gli stessi siano causalmente ricollegabili alla nocività dell’ambiente di lavoro.
Tale norma, posta a chiusura del sistema antinfortunistico, impone al datore di lavoro, anche in assenza di una specifica misura preventiva, l’obbligo di adottare tutte le misure generiche di prudenza e diligenza e tutte le cautele necessarie, idonee secondo norme tecniche e di esperienza a tutelare l’integrità fisica del lavoratore.
Tale principio va affermato, a detta dei giudici, anche in relazione al danno biologico differenziale, che va liquidato oltre l’importo relativo alla rendita INAIL (art. 13, d. lgs. n. 38 del 2000).



ANNOTAZIONE
Con la pronuncia segnalata la Corte di cassazione condanna la società Ansaldo al risarcimento del danno biologico subito dal dipendente, ritenendola colpevole di non avere adottato tutte le misure possibili, utili ad evitare che si ammalasse di tumore per l’esposizione a sostanza cancerogene.
Osserva in particolare la Corte che l’esonero del datore di lavoro dalla responsabilità civile per infortunio sul lavoro o per malattia professionale opera solo nei limiti di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 1124 del 1965 e per i soli eventi coperti dall’assicurazione obbligatoria, mentre, per gli eventi lesivi eccedenti tale copertura, trova applicazione l’art. 2087 c.c. qualora gli stessi siano causalmente ricollegabili alla nocività dell’ambiente di lavoro. Tale norma, posta a chiusura del sistema antinfortunistico, impone al datore di lavoro, anche in assenza di una specifica misura preventiva, l’obbligo di adottare tutte le misure generiche di prudenza e diligenza e tutte le cautele necessarie, idonee secondo norme tecniche e di esperienza a tutelare l’integrità fisica del lavoratore.
Tale principio va affermato, a detta dei giudici, anche in relazione al danno biologico differenziale, che va liquidato oltre l’importo relativo alla rendita INAIL (art. 13, d. lgs. n. 38 del 2000).



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