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Testo del provvedimento

PERSONALITÀ INDIVIDUALE (REATI CONTRO LA –ARTT. 600-604)
CP Art. 600 ter


IL PERICOLO DI DIFFUSIONE DEL MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO NON RILEVA PIU’ AI FINI DELL’INTEGRAZIONE DEL REATO DI CUI ALL’ART. 600 TER, 1° CO., C.P.




CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 15 novembre 2018, n.51815
MASSIMA
Ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 600 ter, primo comma, n. 1), cod. pen., con riferimento alla condotta di produzione di materiale pedopornografico, non è più necessario, viste le nuove formulazioni della disposizione introdotte a partire dalla legge 6 febbraio 2006, n. 38, l’accertamento del pericolo di diffusione del suddetto materiale.



CASUS DECISUS
Alle Sezioni Unite è stata rimessa la seguente questione di diritto: ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 600 ter, primo comma, n. 1), cod. pen., con riferimento alla condotta di produzione di materiale pedopornografico, è necessario, viste le nuove formulazioni della disposizione introdotte a partire dalla legge 6 febbraio 2006, n. 38, l’accertamento del pericolo di diffusione del suddetto materiale?



ANNOTAZIONE
Con ordinanza del 30 novembre 2017, la Terza Sezione rimetteva, ai sensi dell’art. 618 c.p.p., la trattazione del procedimento alle Sezioni Unite, in quanto non condivideva il principio di diritto enunciato con la sentenza n. 13 del 31 maggio 2000 dalle stesse Sezioni Unite, le quali avevano qualificato il delitto di pornografia minorile di cui al primo comma dell’art. 600 ter c.p. quale fattispecie a pericolo concreto.
Secondo tale orientamento, dunque, detto reato poteva ritenersi integrato quando sussisteva un pericolo concreto di diffusione del materiale pornografico prodotto, tale da immetterlo nel circuito perverso della pedofilia. Al contrario, il delitto non era configurabile quando la produzione pornografica era realizzata per essere conservata dall’autore e non diffusa. In quest’ultimo caso trovava applicazione la disposizione dell’art. 600 quater che, nella sua formulazione originaria, sanzionava la condotta di chi consapevolmente si procurava o disponeva di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto.
Ne conseguiva che, ai fini della distinzione tra le fattispecie di cui agli artt. 600 ter e 600 quater c.p., rilevava la sussistenza o meno del pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto, il cui accertamento era di volta in volta demandato al giudice, sulla base di una serie di elementi sintomatici della condotta, quali l’esistenza di una struttura organizzativa anche rudimentale atta a corrispondere alle esigenze di mercato dei pedofili; il collegamento dell’agente con soggetti pedofili, potenziali destinatati del materiale pornografico; la disponibilità materiale di strumenti tecnici di riproduzione e/o di trasmissione, anche telematica, idonei a diffondere il materiale pornografico in cerchie più o meno vaste di destinatari; i precedenti penali, la condotta antecedente e le qualità soggettive del reo, quando siano connotati dalla diffusione commerciale di pornografia minorile nonché gli altri indizi significativi suggeriti dall’esperienza.
A parere della Terza Sezione, invece, ai fini dell’integrazione delle condotte di cui all’art. 600 ter, primo comma, cod. pen., “non è necessario il pericolo, né astratto, né concreto della diffusione del materiale, profilo del quale si occupano specificatamente i commi successivi con autonome fattispecie di reato, punite con pene inferiori, ad eccezione del comma 2, relativo al commercio, per il quale si applica la stessa pena del comma 1” e che la realizzazione dell’esibizione fotografica, la produzione di materiale pornografico e l’induzione alla partecipazione ad esibizioni pornografiche costituiscono di per sé condotte criminose”.
Conseguentemente, la fattispecie di cui all’art. 600 quater c.p. si applica solo laddove sia esclusa ciascuna delle ipotesi contemplate dall’art. 600 ter c.p. e non quando sia configurabile il pericolo di diffusione del materiale pornografico.
Sul punto, le Sezioni Unite investite della questione hanno disatteso l’interpretazione fornita dalle Sezioni Unite del 2000, in quanto superata dall’evoluzione normativa e, comunque, anacronistica, essendo riferita a un contesto sociale e a un grado di sviluppo tecnologico radicalmente mutati negli ultimi anni.
Invero, mentre in passato la captazione dell’immagine pornografica del minore non ne implicava necessariamente la successiva diffusione, rappresentando la disponibilità di un collegamento ad Internet un quid pluris, da verificare caso per caso, attualmente vi è un accesso generalizzato alle tecnologie della comunicazione, che consentono con velocità e facilità lo scambio, la condivisione e la diffusione di immagini e video ritraenti una qualsiasi scena, anche della vita privata.
Ne consegue che oggi il riferimento al presupposto del pericolo concreto di diffusione del materiale realizzato ha poca rilevanza, essendo ormai potenzialmente diffusiva qualsiasi produzione di immagini o video.
Pertanto, alla luce delle suesposte considerazioni e dell’evoluzione normativa intervenuta sugli artt. 600 ter e 600 quater c.p., le Sezioni Unite, con la pronuncia in epigrafe, hanno affermato la configurabilità del reato di produzione di materiale pornografico a prescindere dalla sussistenza del pericolo di diffusione di video o immagini.



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