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Testo del provvedimento

CONCORSO


Miur, ragionevole il criterio di valutazione delle prove




CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 23 novembre 2018, n.6657
MASSIMA
L'onere di valutazione congiunta e unitaria, legislativamente posto in capo alle commissioni giudicatrici dell'art. 400, comma 11, del T.U. n. 297 del 1994, riguarda le sole prove scritte e grafiche e non anche le prove pratiche che devono essere valutate separatamente, in quanto prove oggettivamente diverse dalle prime e destinate ad accertare che il candidato sia in possesso di conoscenze e competenze ulteriori e comunque non collimanti con quelle che furono oggetto di verifica con la prova scritta o scritto - grafica.



TESTO DELLA SENTENZA

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 23 novembre 2018, n.6657 -

Pubblicato il 23/11/2018

N. 06657/2018REG.PROV.COLL.

N. 00212/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 212 del 2018, proposto dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante “pro tempore”, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata “ex lege” in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro

Rossella Risi, Eleonora Manzetti, Martina Parisella, Grazia Saraconi, rappresentate e difese dall'avvocato Roberto De Martino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Giuseppe Ferrari, 2; Turetta Elena, Biccardi Pietro, Burrone Lavinia, Bella Imbrone e Adiutori Angelica, non costituitesi in giudizio;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LAZIO – ROMA - SEZIONE III BIS, n. 7679/2017, resa tra le parti, concernente impugnazione del d. m. n. 95 del 2016 “in parte qua” ed esclusione da procedura concorsuale per reclutamento docenti;

Visto il ricorso in appello, con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Rossella Risi, Martina Parisella, Eleonora Manzetti e Grazia Saraconi;

Vista l’ordinanza cautelare di accoglimento di questa sezione n. 636 del 2018;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del 15 novembre 2018 il cons. Marco Buricelli e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Valentina Fico e l’avv. Roberto De Martino;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Con il decreto n. 106 del 2016 il MIUR ha indetto un concorso per titoli ed esami finalizzato al reclutamento del personale docente per i posti comuni dell'organico dell'autonomia della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Con il successivo decreto 25 febbraio 2016, n. 95, lo stesso MIUR ha disciplinato le relative prove di esame, e per quanto qui interessa all’art. 8 comma 4 ha stabilito che: “per i candidati chiamati a sostenere sia le prove di cui all'articolo 5 che quella di cui all'articolo 6”, ovvero la prova scritta o scritto grafica e la prova pratica, “la commissione assegna a ciascuna delle prove di cui all'articolo 5 un punteggio massimo di 30 punti ... Nel caso in cui le prove di cui all'articolo 5 siano più di una, ai sensi dell'articolo 400, comma 11, del Testo Unico, la valutazione delle stesse è effettuata congiuntamente e l'attribuzione ad una di esse di un punteggio totale inferiore a 18 punti preclude la valutazione della prova scritta o scritto-grafica successiva, nonché di quella pratica. Alla prova di cui all'articolo 6 è assegnato un punteggio massimo di 10 punti. Il punteggio complessivo è dato dalla media aritmetica dei punteggi totali conseguiti in ciascuna prova scritta o scritto-grafica, cui si aggiunge il punteggio conseguito nella prova pratica. Le prove sono superate dai candidati che conseguono il punteggio complessivo di 28 punti, fermo restando, nel caso di più prove, che in ciascuna di esse il candidato deve conseguire un punteggio non inferiore a quello corrispondente a 6 decimi”.

Lo stesso decreto n. 95 del 2016 prevede poi che chi abbia superato la prova scritta e la prova pratica sia ammesso a sostenere la prova orale.

La signora Risi e le altre ricorrenti indicate in epigrafe, odierne appellate, espongono di avere partecipato alle prove scritta e pratica del concorso, per la classe concorsuale A28 – Matematica e Scienze nella scuola secondaria di primo grado per la Regione Lazio.

All’esito dell’espletamento delle prove, le ricorrenti non sono state ammesse a sostenere la prova orale.

Le candidate hanno impugnato dinanzi al TAR del Lazio sia il d. m. n. 95 del 2016, “in parte qua”, e sia le rispettive valutazioni negative, oltre alla graduatoria degli ammessi alla prova orale, di cui all’avviso dell’USR del Lazio in data 10.8.2016, contestato nella parte in cui non ricomprende i nominativi delle ricorrenti.

2. Con la sentenza appellata il TAR ha accolto il ricorso e ha annullato gli atti impugnati, vale a dire l’art. 8, comma 4 del d. m. n. 95 del 2016 e le valutazioni negative medesime, e ha imposto all’Amministrazione (v. pag. 4 sent.) “di procedere alla (ri) correzione delle prove scritte e pratiche effettuate dai ricorrenti, uniformando il criterio di valutazione delle stesse sulla base di un denominatore comune e, quindi, al fine di verificare il conseguimento del punteggio minimo di 28/40, previa rivalutazione delle votazioni conseguite, attribuendo il voto delle prove scritte e pratiche complessivamente considerate secondo la media dei voti complessivamente riportati”.

La motivazione della sentenza impugnata è la seguente: “il punteggio della prova scritta è stato calcolato operando la sommatoria del punteggio in trentesimi della prova scritta con quello in decimi della prova pratica, (il) che ha portato al conseguimento di un punteggio complessivo inferiore al minimo di 28 previsto per l'accesso alla prova orale. Sul punto, il Collegio condivide l'interpretazione del Consiglio di Stato (si legga la sentenza n. 950/2016), secondo cui nella valutazione delle prove, alla prova pratica deve essere attribuito lo stesso 'peso' delle prove scritte. Pertanto l'art. 8 comma 4 del bando, laddove prevede che il voto conseguito alla prova pratica 'si somma' alla media dei voti conseguiti nella prova scritta, presenta profili di illegittimità per violazione dell'art. 400, comma 9, del d. lgs. n. 297/94, secondo cui 'Le commissioni giudicatrici dispongono di cento punti di cui quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta per la prova orale e venti per i titoli'. Deve, quindi, essere mantenuta l'equiparazione fra l'insieme delle prove scritte, ove più di una sia prevista, e la prova pratica, costitutivi di un'unica fase concorsuale, con uniforme 'spalmatura' dei 40 punti conseguibili sulle diverse tipologie di prove. La modificazione del parametro valutativo comporta peraltro non il semplice ricalcolo matematico delle votazioni conseguite, bensì la rivalutazione delle predette alla luce del rinnovato criterio. Conseguentemente il ricorso accolto, con assorbimento per ragioni di economia processuale degli ulteriori motivi e dei motivi aggiunti e, per l'effetto, va annullato l'art. 8, comma 4 del bando di concorso e la valutazione delle prove di parte ricorrente così come operata dalla Commissione...” .

Il TAR ha giudicato cioè illegittimo, per contrasto con l’art. 400, commi da 9 a 11 del t. u. n. 297 del 1994, il criterio stabilito dal menzionato art. 8 del d. m. n. 95/2016, in base al quale è attribuito un “peso differente” alla prova scritta, o scritto – grafica (30 punti), e alla prova pratica (10).

Per il giudice di primo grado, alla prova pratica deve essere attribuito lo stesso “peso” della prova scritta, o scritto-grafica.

Valutazione “congiunta e unitaria” delle prove significa, nella prospettazione fatta propria dal TAR con la sentenza impugnata, “pesatura identica”, “attribuzione di uno stesso peso” alla prova scritta, o scritto-grafica, e alla prova pratica.

L’assegnazione di punteggi differenziati alla prova scritta, o scritto-grafica, da una parte, e a quella pratica dall’altra, comporta una “alterazione” del principio secondo cui i 40 punti complessivi disponibili ex art. 400, comma 9, cit., debbono costituire il risultato di una valutazione globale e congiunta delle prove scritte o scritto – grafiche e pratiche.

Operare come ha fatto il MIUR nella ripartizione dei punteggi, dando cioè più valore alla prova scritta, o scritto-grafica (fino a 30 punti), rispetto alla prova pratica (fino a 10 punti), significa “frazionare arbitrariamente” le prove suddette e il relativo punteggio, creando così una discriminazione non consentita nella suddivisione dei punteggi e un momento ulteriore di selezione non contemplato dalla normativa in vigore.

La prescrizione del bando è dunque illegittima nella parte in cui stabilisce che il punteggio complessivo delle prove è calcolato operando la sommatoria del punteggio in trentesimi della prova scritta o scritto-grafica con quello in decimi della prova pratica, il che nella specie ha portato al conseguimento di un punteggio complessivo inferiore al minimo di 28/40 previsto per l’accesso alla prova orale.

Al contrario, va riconosciuto lo stesso peso a entrambe le prove.

Il t. u. n. 297 del 1994 considera le prove scritte, grafiche o pratiche come un’unica prova.

3. Il MIUR ha appellato con un unico, articolato motivo, concernente violazione e falsa applicazione dell’art. 400, commi da 9 a 11, del t. u. n. 297 del 1994, ed erronea interpretazione dell’art. 8, comma 4, del d. m. n. 95 del 2016.

Per l’appellante, la sentenza di primo grado avrebbe interpretato in modo errato il disposto di cui all’art. 400, commi 9, 10 e 11 del d. lgs. n. 297 del 1994 con l’affermare che il t. u., nel prevedere un punteggio massimo di 40 punti per le prove scritte, grafiche o pratiche, avrebbe imposto una “spalmatura” del punteggio sulle tre prove in maniera uniforme, sì che la prova pratica, a detta del giudice di primo grado, non potrebbe avere un peso specifico inferiore (che il d. m. stabiliva in 10 punti al massimo) rispetto a quella scritta (massimo 30 punti).

Tale assunto, fatto proprio dal giudice di primo grado, sarebbe ad avviso dell’Amministrazione appellante sbagliato, atteso che l’onere di valutazione congiunta, legislativamente posto in capo alle commissioni giudicatrici, troverebbe fondamento nell’art. 400 limitatamente alle prove scritte e grafiche, ma non anche per quelle pratiche. Data la diversa natura delle prove scritte di quelle pratiche, l’attribuzione di pesi specifici differenti alle due tipologie di prova è pienamente legittima. Erra la sentenza nel ritenere che alla prova pratica non possa essere attribuito un peso inferiore rispetto a quella scritta. La previsione del bando “in parte qua” è tutt’altro che irragionevole. Il richiamo compiuto dal TAR al precedente giurisprudenziale di cui alla sentenza Cons. Stato, sez. VI, n. 950 del 2016, è inappropriato. Inoltre, l’Amministrazione rileva che la sommatoria tra il punteggio della prova scritta o scritto-grafica e quello della prova pratica costituisce un’operazione necessaria al fine di mettere insieme i risultati delle due prove che, per quanto riconducibili ad un’unica fase concorsuale, presentano caratteristiche tra loro oggettivamente diverse.

In subordine, per l’appellante, la sentenza del TAR dovrebbe essere riformata nella parte in cui impone all’Amministrazione di provvedere alla rivalutazione delle prove di concorso.

Parte appellante ritiene infatti che possa procedersi a un mero ricalcolo dei punteggi attribuiti ai ricorrenti, non essendo necessario effettuare una nuova correzione degli elaborati.

4. Le appellate si sono costituite per resistere, riproducendo, nella sostanza, le considerazioni e argomentazioni riassunte sopra al p. 2. , criticando il fatto che le prove non sono state valutate in maniera unitaria, e che la modalità di attribuzione della valutazione è stata diversa per ciascuna delle due prova. Se le valutazioni della prova scritta e di quella pratica fossero state riportate entrambe in trentesimi o in decimi; vale a dire se fosse stato applicato lo stesso metro di ripartizione dei punteggi a entrambe le prove (“id est”, se la pesatura della prova scritta e di quella pratica fosse stata la stessa), i risultati ottenuti sarebbero stati diversi. Invece, alla prova scritta, dove la Commissione aveva a disposizione fino a 30 punti su 40 e dove il punteggio è stato riportato in trentesimi e moltiplicato poi per ¾, è stato dato un valore speciale, mentre la prova pratica è stata “relegata” a soli 10 punti sui complessivi 40. L’unico sbarramento consentito è dato dal superamento, per ciascuna delle prove scritte o pratiche, di un voto minimo di 6/10, ma non il frazionamento della valutazione così come disposto dal bando mediante lo scorporo della prova pratica, o di laboratorio, da quella scritta o grafica. Il punteggio di 30, raggiungibile con la sola prova scritta o scritto grafica, è sproporzionato. La disciplina in contestazione discrimina tra candidati, posto che i partecipanti al concorso i quali non debbano sostenere la prova pratica saranno ammessi alla prova orale qualora ottengano non meno di 28/40 con la sola prova scritta. Con la sentenza impugnata il TAR del Lazio non ha fatto altro che confermare il principio della “unitarietà del voto”, ricavabile dall’art. 400 del t. u. n. 297 del 1994.

5. Con ordinanza n. 636 del 2018 questa sezione ha accolto l’istanza di misure cautelari e, per l’effetto, ha sospeso l’esecutività della sentenza impugnata, segnalando d’ufficio, anche ai sensi dell’art. 73, comma 3, del c.p.a., alla parte appellata, una possibile questione in rito attinente alla mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei vincitori del concorso che precedono in graduatoria le appellate.

6. Con “memoria difensiva” depositata dopo la pubblicazione dell’ordinanza cautelare le appellate hanno preso posizione anche sulla questione in rito suindicata, osservando che il ricorso introduttivo in primo grado era stato notificato nel termine di legge anche ad ameno uno dei controinteressati, e che il TAR ha circoscritto gli effetti della pronuncia di accoglimento ai soli ricorrenti, sicché la sentenza non ha rilevanza alcuna nei riguardi degli eventuali controinteressati. In memoria si precisa che l’Amministrazione ha riesaminato gli elaborati delle ricorrenti in primo grado, ottemperando a quanto disposto con la sentenza del TAR, e ha dichiarato idonee alla prova orale le sole candidate Parisella e Saraconi. L’orale non si è tenuto poiché l’USR si è avvalso degli effetti sospensivi di cui alla citata ordinanza cautelare n. 636 del 2018 fino alla sentenza di merito.

Dal canto proprio il MIUR, con memoria in data 4.10.2018, ha segnalato un precedente giurisprudenziale di primo grado (TAR Puglia – Bari, I, n. 541 del 2017, confermato in sede di appello ex art. 98 del c.p.a da Cons. Stato, VI, ord. n. 4347 del 2017), su fattispecie pressoché identica a quella odierna.

7. L’appello è fondato e va accolto.

Il ricorso di primo grado andava respinto.

Si può quindi prescindere dall’esaminare e decidere la questione in rito, attinente alla integrità, o meno, del contraddittorio, posta d’ufficio dalla sezione nella camera di consiglio dell’8.2.2018.

Preliminarmente va rammentato che l’art. 400 del t. u. n. 297 del 1994, ai commi da 9 a 11, dispone che: “9. Le commissioni giudicatrici dispongono di cento punti di cui quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta per la prova orale e venti per i titoli.

10. Superano le prove scritte, grafiche o pratiche e la prova orale i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a ventotto quarantesimi.

11. La valutazione delle prove scritte e grafiche ha luogo congiuntamente secondo le modalità stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1989, n. 116. Peraltro, l'attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a decimi, sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva”.

Il bando di concorso di cui al DDG n. 106 del 2016, all’art. 6 – prove di esame e valutazione delle prove e dei titoli –, prescrive che le prove di esame sono definite dal d. m. n. 95 del 2016 e dal relativo allegato A, che ne costituisce parte integrante, il quale, all’art. 8 – valutazione delle prove e dei titoli – punto 4., come si è anticipato sopra al p. 1., stabilisce che: “per i candidati chiamati a sostenere sia le prove di cui all'articolo 5 che quella di cui all'articolo 6”, ovvero la prova scritta o scritto grafica e la prova pratica, “la commissione assegna a ciascuna delle prove di cui all'articolo 5 un punteggio massimo di 30 punti ... Nel caso in cui le prove di cui all'articolo 5 siano più di una, ai sensi dell'articolo 400, comma 11, del Testo Unico, la valutazione delle stesse è effettuata congiuntamente e l'attribuzione ad una di esse di un punteggio totale inferiore a 18 punti preclude la valutazione della prova scritta o scritto-grafica successiva, nonché di quella pratica. Alla prova di cui all'articolo 6 è assegnato un punteggio massimo di 10 punti. Il punteggio complessivo è dato dalla media aritmetica dei punteggi totali conseguiti in ciascuna prova scritta o scritto-grafica, cui si aggiunge il punteggio conseguito nella prova pratica. Le prove sono superate dai candidati che conseguono il punteggio complessivo di 28 punti, fermo restando, nel caso di più prove, che in ciascuna di esse il candidato deve conseguire un punteggio non inferiore a quello corrispondente a 6 decimi”.

Il TAR – che, nell’ “incipit” dell’argomentare, reputa di condividere l’interpretazione del Consiglio di Stato, sesta sezione, di cui alla sentenza n. 950 del 2016 – ha giudicato illegittima, per contrasto con il menzionato art. 400, la pesatura differenziata della prova scritta, o scritto-grafica (30) rispetto alla prova pratica (10), e ciò sull’assunto che l’art. 400 imporrebbe di dare lo stesso “peso” a entrambe le prove.

Senonché, diversamente da quanto ritenuto dal giudice di primo grado, la circostanza che l’art. 400, comma 9, preveda che la commissione giudicatrice dispone di quaranta punti per le prove scritte, grafiche o pratiche, non esclude affatto la possibilità di una “pesatura” differenziata della prova scritta, da una parte, e di quella pratica, dall’altra. Detto altrimenti, l’art. 400, comma 9, del t. u., non ha inteso dire che, “a livello attuativo”, non sia consentito suddividere i 40 punti, ad esempio, in 30 per la prova scritta, o scritto-grafica, e 10 per quella pratica, o di laboratorio. La “valutazione congiunta e unitaria” imposta dall’art. 400 cit., comma 11, riguarda le sole prove scritte e grafiche, senza però considerare le prove pratiche, da valutare separatamente, trattandosi di prove oggettivamente diverse dalle prime, sicché il disposto di cui al (secondo periodo del) comma 11 non significa affatto che il peso da dare rispettivamente alla prova scritta o scritto-grafica e pratica debba essere identico: significa soltanto, alla luce della giurisprudenza di questa sezione, recepita, peraltro, dal d. m. n. 95 del 2016, là dove si richiede un punteggio per ciascuna delle due prove non inferiore a 18/30 o a 6/10, che il punteggio complessivo di 28/40 si può raggiungere senza la necessità di conseguire i 21/30 nella prova scritta o i 7/10 in quella orale (ferma rimanendo la soglia minima dei 18/30 o dei 6/10 riferita a ciascuna prova), sì che a “quota 28” si può arrivare anche, ad esempio, con i punteggi che seguono, riferiti alla prova scritta, o scritto-grafica, e alla prova pratica: 18 + 10, 19 + 9, 20 + 8, 22 + 6.

La controversia decisa da Cons. Stato, VI, n. 950 del 2016, decisione sulla quale la sentenza impugnata sembra basarsi, riguardava infatti candidati che, pur avendo raggiunto “quota 28”, non avevano i 21/30 nella prova scritta o scritto grafica, o i 7/10 nella prova pratica.

Nella sentenza di questa sezione n. 950 del 2016, l’illegittimità del bando derivava non dal diverso peso attribuito alle prove scritte e pratiche quanto, invece, dalla previsione di criteri selettivi più stringenti rispetto a quelli – asseritamente – previsti dalla normativa primaria, dato che in quel caso veniva richiesto il superamento della soglia minima dei 7/10 in luogo dei 6/10 (ferma rimanendo la necessità “ex lege” di raggiungere i 28/40).

Come esattamente evidenziato dalla difesa del MIUR, il “momento ulteriore di selezione non consentito dalla normativa vigente”, al quale si fa riferimento nella sentenza di questa sezione n. 950 del 2016, consisteva nell’avere introdotto un criterio selettivo non previsto dalla normativa di riferimento; nell’avere condizionato, cioè, il superamento delle prove scritta e pratica, non soltanto all’ottenimento del punteggio di 28/40, come previsto dall’art. 400, comma 10, del t. u., ma anche al conseguimento, da parte del candidato, di un punteggio di 21/30 nella prova scritta o grafica e di 7/10 in quella pratica: laddove, invece, l’art. 400 del t. u. impone (sì) che il punteggio suddetto debba costituire la sommatoria dei voti conseguiti in ciascuna prova, (ma) non anche che la votazione minima richiesta per il superamento di ciascuna prova sia da considerarsi fissata a 21/30 o a 7/10 (conf. sul punto, “ex plurimis”, Cons. Stato, VI, n. 4022 del 2018 e, ivi, citazioni giurisprudenziali ulteriori).

Detto altrimenti, la clausola del bando, relativa, in quel caso, al DDG n. 82/2012, poneva un criterio valutativo in contrasto con la legge, esigendo, per il superamento di ciascuna prova, i 7/10, o i 21/30, anziché i 6/10 richiesti dall’art. 400, comma 11, cit., oltre che dal principio di ragionevolezza.

Le considerazioni svolte da questa sezione con la sentenza n. 950/2016 non appaiono quindi utilmente riferibili alla vicenda odierna, nella quale si tratta, invece, come rilevato, di valutare se, in particolare, la disposizione di cui all’art. 400, comma 9, del t. u. n. 297 del 1994 imponga effettivamente, o no, una pesatura uniforme delle diverse prove (scritte, grafiche, pratiche); una “spalmatura” uniforme, per dirla col TAR, dei 40 punti disponibili tra le varie prove.

E a questo proposito l’assunto, fatto proprio nella sentenza impugnata, in base al quale la prova pratica, alla quale il d. m. n. 95 del 2016 assegna un punteggio massimo di 10 punti, non potrebbe avere un peso specifico inferiore rispetto alla prova scritta o grafica (alla quale sono riservati 30 punti: dal che, l’obbligo di conformarsi alla decisione rivalutando prove e votazioni – pag. 4 sent.), risulta in primo luogo erroneo sulla base di quanto prevede la legge, dato che l’onere di valutazione congiunta – e di votazione unica, riferita a una situazione omogenea –, legislativamente posto in capo alle commissioni giudicatrici dall’art. 400, comma 11, del t. u. , vale per le prove scritte e grafiche, ma non anche per quelle pratiche, per le quale ultime ben potrà essere compiuta una valutazione disgiunta, coerente con la diversa natura della prova pratica e col differente “peso” assegnato alla prova medesima.

Dopo di che, la sommatoria tra il punteggio ottenuto nella prova scritta (o la media dei punteggi, qualora le prove scritte siano più di una), e quello conseguito nella prova pratica, sarà un’operazione necessaria per mettere insieme, uniformandoli, i risultati di due prove che, sebbene facciano parte di una fase concorsuale unica, presentano caratteristiche diverse (si noti che la prova pratica può consistere anche in una prova di laboratorio).

In questa situazione, appare pienamente giustificata l’attribuzione di valutazioni ponderali differenti a ciascuna delle prove svolte dal candidato.

In secondo luogo, la previsione del bando n. 95/2016, nella parte in cui differenzia il peso da attribuire alla prova scritta da una parte e alla prova pratica dall’altra, appare tutt’altro che irragionevole o illogica, risultando al contrario espressione della discrezionalità tecnica esercitata dal MIUR nell’osservanza, lo si ripete, della normativa primaria di riferimento.

Dalle considerazioni suesposte discende la conformità a legge dell’art. 8, comma 5, del d. m. n. 95 del 2016, anche là dove si prescrive che il punteggio complessivo è dato dalla media aritmetica dei punteggi totali conseguiti in ciascuna prova scritta o scritto-grafica, “cui si aggiunge” il punteggio conseguito nella prova pratica.

Si deve escludere cioè che la valutazione totale dei punteggi conseguiti nelle prove scritte, scritto-grafica e pratica si ottenga riportando i punteggi delle singole prove in quarantesimi e operando, successivamente, la media aritmetica dei risultati così ottenuti: si tratterebbe in questo caso della “uniforme spalmatura dei 40 punti conseguibili sulle diverse tipologie di prove” cui si fa cenno, in maniera però non condivisibile, a pag. 4 della sentenza impugnata.

D’altronde, la “ratio” posta a base delle disposizioni suindicate va individuata, secondo logica, nella necessità di garantire che i risultati ottenuti in prove di carattere omogeneo, quali sono la prova scritta, o scritto – grafica, e solo quelli, siano rapportati a un unico esito valutativo, consentendo così di sommare questo risultato con quello conseguito nella prova pratica, che ha natura diversa e risulta destinata ad accertare che il candidato sia in possesso di conoscenze e competenze ulteriori e comunque non collimanti con quelle che formano oggetto di verifica con la prova scritta o scritto – grafica.

Ed è proprio in considerazione della diversità di conoscenze e competenze oggetto di verifica attraverso le due tipologie di prove che il legislatore, all’art. 400, comma 11, ha ritenuto di “ricondurre a unità” soltanto i punteggi della prova scritta e/o scritto-grafica.

Se il legislatore avesse voluto prescrivere il ricorso al meccanismo della media aritmetica per sommare anche i punteggi ottenuti nella prova pratica o di laboratorio, attribuendo così lo stesso peso a tutte le prove, lo avrebbe precisato in modo esplicito.

Invece, nulla è stato specificato in proposito, sicché il MIUR ha potuto, e ha ritenuto, secondo ragionevolezza, di attribuire alla prova pratica un peso specifico diverso e inferiore rispetto a quello riconosciuto alla prova scritta o scritto-grafica: un punteggio legittimamente stabilito nell’esercizio della propria discrezionalità tecnica.

L’appello va dunque accolto e, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto.

Le considerazioni esposte sopra sono risolutive ed esimono il Collegio dal prendere posizione sulla censura sollevata dall’appellante in via subordinata.

Il carattere essenzialmente interpretativo della controversia consente tuttavia, eccezionalmente, di disporre la compensazione tra le parti delle spese del doppio grado del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Spese del doppio grado del giudizio compensate.

Dispone che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 novembre 2018 con l'intervento dei magistrati:

Bernhard Lageder, Presidente FF

Marco Buricelli, Consigliere, Estensore

Oreste Mario Caputo, Consigliere

Dario Simeoli, Consigliere

Francesco Gambato Spisani, Consigliere

L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE

Marco Buricelli

Bernhard Lageder

IL SEGRETARIO