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Testo del provvedimento

FEDE PUBBLICA (REATI CONTRO LA -ARTT. 453- 498 C.P.)
PATRIMONIO (REATI CONTRO LA –ARTT. 624-648-TER)
CP Art. 648
CP Art. 469


Biglietti per lo stadio contraffatti




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 29 gennaio 2019, n.4419
MASSIMA
Integra il delitto di cui all'art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione e uso della cosa contraffatta) la condotta di colui che utilizza un biglietto di una partita di calcio con il sigillo fiscale contraffatto, posto che per impronta di pubblica autenticazione o certificazione si intende non solo quella proveniente da un ente pubblico, ma anche quella imposta dalla legge su determinati beni al fine di garantire al fruitore la autenticità della provenienza e della correlativa certificazione. (Nella specie, la mancanza di giustificazioni in ordine alla detenzione dei biglietti falsificati e la negazione di avere posseduto i titoli originali hanno impedito alla Corte di merito di ritenere che l'imputato avesse posto in essere la contraffazione, con conseguente rilevazione degli elementi costitutivi del reato di ricettazione, integrato dal possesso di beni provento di reato - biglietti falsificati - e dalla assenza di giustificazioni circa la detenzione).



CASUS DECISUS
La Corte di appello di Milano, confermava la responsabilità dell'imputato per la ricettazione di cinque biglietti della partita (OMISSIS) ottenuti attraverso la fotocopiatura degli originali e lo condannava alla pena di mesi 2 e gg. 20 di reclusione, ritenuta l'attenuante prevista dall'art. 648 c.p., comma. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 29 gennaio 2019, n.4419 - Pres. Cervadoro – est. Recchione

Svolgimento del processo

1. La Corte di appello di Milano, confermava la responsabilità dell'imputato per la ricettazione di cinque biglietti della partita (OMISSIS) ottenuti attraverso la fotocopiatura degli originali e lo condannava alla pena di mesi 2 e gg. 20 di reclusione, ritenuta l'attenuante prevista dall'art. 648 c.p., comma 2.

2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore che deduceva:

2.1. violazione di legge e vizio di motivazione: la Corte territoriale avrebbe ritenuto illegittimamente che la fotocopia dei titoli per l'ingresso allo stadio integrasse un 'falso' con conseguente non configurabilità della correlata ricettazione;

2.2. violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al diniego di restituzione del termine per la ammissione alla messa prova: la Corte di appello per motivare il rigetto avrebbe illegittimamente richiamato la L. n. 67 del 2014, art. 15 bis che si riferisce alla disciplina transitoria del procedimento in assenza; sarebbe stato inoltre illegittimamente ritenuta ostativa la mancata presentazione del programma; da ultimo si deduceva che il provvedimento era stato assunto senza contraddittorio e con la illegittima valorizzazione dell'effetto ostativo della recidiva.

Motivi della decisione

1.II primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.

1.1. Il collegio in materia di integrazione di reati di falso attraverso la riproduzione fotostatica condivide la giurisprudenza secondo il quale la fotocopia di un documento originale integra gli estremi del reato, quando si presenti non come tale, ma con l'apparenza di un documento originale, atto a trarre in inganno i terzi di buona fede (Sez. 5, n. 7566 del 15/04/1999 - dep. 11/06/1999, Domenici M., Rv. 213624) Nè contrasta con tale condivisa interpretazione la giurisprudenza secondo cui non integra il reato di uso di atto falso (art. 489 c.p.), l'esposizione sulla propria auto della fotocopia di un permesso di parcheggio riservato agli invalidi, qualora si tratti di fotocopia, come nella specie, realizzata in bianco e nero, che, in quanto tale non può simulare l'originale, palesando chiaramente la sua natura di riproduzione fotostatica, posto che, in tal caso, non sussiste il dolo generico che caratterizza il reato in questione (Sez. 5, n. 22578 del 09/02/2010 - dep. 11/06/2010, Ferracuti, Rv. 247500): si tratta di un arresto interpretativo in linea con la giurisprudenza prevalente che valorizza l'efficacia decettiva della fotocopia, ritenendo integrato il delitto solo nei casi la copiatura meccanica riproduca un documento idoneo a trarre in inganno circa la sua originalità.

Sviluppando tali linee ermeneutiche si è deciso che integra il delitto di cui all'art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione e uso della cosa contraffatta) la condotta di colui che utilizza un biglietto di una partita di calcio con il sigillo fiscale contraffatto, posto che per impronta di pubblica autenticazione o certificazione si intende non solo quella proveniente da un ente pubblico, ma anche quella imposta dalla legge su determinati beni al fine di garantire al fruitore la autenticità della provenienza e della correlativa certificazione.

In motivazione, la Cassazione ha anche escluso la necessità che l'impronta contraffatta debba concretizzarsi in un simbolo, evidenziando che nessuna disposizione normativa nega rilevanza a contrassegni di altro tipo, come quelli raffiguranti caratteri alfabetici o numerici (Sez. 5, n. 24276 del 19/02/2015 - dep. 05/06/2015, Martinelli, Rv. 263836).

1.2. Deve pertanto ritenersi che anche la riproduzione attraverso la 'fotocopia' può integrare una condotta di falsificazione ogni volta che la riproduzione sia fedele al punto da riprodurre un documento confondibile con l'originale, ovvero dotato di una concreta efficacia decettiva.

1.3. Nel caso di specie, in coerenza con tali indicazioni ermeneutiche, la Corte territoriale rilevava che i biglietti rinvenuti nella disponibilità dell'imputato fossero contraffatti, con conseguente integrazione del reato previsto dall'art. 469 c.p., che presuppone la falsificazione di una impronta imposta dalla legge per garantire l'autenticità della provenienza (pag. 3 della sentenza impugnata).

La mancanza di giustificazioni in ordine alla detenzione dei biglietti falsificati e la negazione di avere posseduto i titoli originali hanno impedito alla Corte di merito di ritenere che l'imputato avesse posto in essere la contraffazione, con conseguente rilevazione degli elementi costitutivi del reato di ricettazione, integrato dal possesso di beni provento di reato e dalla assenza di giustificazioni circa la detenzione.

2. Il secondo motivo di ricorso è infondato.

2.1. La Corte di appello rigettava correttamente la istanza di messa alla prova presentata in grado di appello in seguito alla restituzione del termine per proporre la prima impugnazione, facendo tuttavia improprio riferimento alla L. 28 aprile 2014, n. 67, art. 15 bis che prevede la disciplina transitoria relativa alla introduzione delle norme del procedimento in absentia.

La corretta conclusione cui è giunta la Corte territoriale si giustifica, invero, in ragione del fatto che nel giudizio di appello l'imputato non può chiedere la sospensione del procedimento con la messa alla prova di cui all'art. 168-bis c.p., attesa l'incompatibilità del nuovo istituto con il sistema delle impugnazioni e la mancanza di una specifica disciplina transitoria.

La Cassazione ha precisato che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 263 del 2011, la mancata applicazione della disciplina della sospensione del procedimento con messa alla prova nei giudizi di impugnazione pendenti alla data della sua entrata in vigore, non implica alcuna lesione del principio di retroattività della 'lex mitior' da riferirsi esclusivamente alle disposizioni che definiscono i reati e le pene. (Sez. 4, n. 43009 del 30/09/2015 - dep. 26/10/2015, Zoni, Rv. 265331).

Sul punto si è deciso, peraltro, con valutazione che il collegio condivide, che è manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 601 c.p.p., in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non contempla, in relazione al giudizio di appello, la possibilità per l'imputato che abbia commesso il reato prima dell'entrata in vigore dell'art. 168 bis c.p., di avvalersi della sospensione del procedimento con messa alla prova, considerata l'intrinseca dimensione processuale dell'istituto in questione e l'ampia discrezionalità del legislatore nel determinare la disciplina temporale di nuovi istituti processuali, con la conseguenza che le relative scelte, ove non siano manifestamente irragionevoli, si sottraggono a censure di legittimità costituzionale (Sez. 7, n. 1025 del 14/12/2017 - dep. 12/01/2018, Brentan, Rv. 272243).

2.2. Nel caso di specie alla data della definizione del procedimento dì primo grado (5 novembre 2012) non era stato ancora introdotto l'istituto della messa alla prova il quale, in ragione della sua natura processuale, soggiace al principio del tempus regit actum, che, tenuto conto dell'assenza di disciplina transitoria, impedisce la sua applicazione nel giudizio di appello, come legittimamente ritenuto dalla Corte territoriale con motivazione che si intende rettificata ai sensi dell'art. 619 c.p.p., comma 1.

3. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.