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Testo del provvedimento

PATRIMONIO (REATI CONTRO LA –ARTT. 624-648-TER)
CP Art. 628


RAPINA PER CHI SI RIAPPROPRIA DEL BENE, GIÀ SOTTRATTO, ALLA PRESENZA DEL PROPRIETARIO CHE LO HA RITROVATO E PRESIDIATO




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 24 giugno 2019, n.27842
MASSIMA
Nel momento in cui la vittima di un furto rinviene il bene sottratto e rimane in loco in attesa dell’arrivo dei Carabinieri per la constatazione della situazione, la stessa ha di fatto nuovamente instaurato sul bene di sua proprietà una condizione di possesso realizzata anche attraverso un’azione di vigilanza e di custodia, con la conseguenza che, se chi ha sottratto o ricettato il bene sopraggiunge in luogo e tenta nuovamente con violenza di sottrarre lo stesso, tale azione rientra nell’alveo dell’art. 628 cod. pen.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 24 giugno 2019, n.27842 -
SENTENZA sul ricorso proposto da: Dall'Asta Corrado, nato a San Secondo Parmense il 11/06/1965 avverso la sentenza del 20/12/2017 della Corte di Appello di Bologna visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere Marco Maria Alma; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Marco Dall'Olio, che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilità del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza in data 20 dicembre 2017 la Corte di Appello di Bologna ha confermato la sentenza emessa all'esito di giudizio abbreviato in data 6 giugno 2012 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma con la quale Corrado Dall'Asta era stato dichiarato colpevole dei reati di tentata rapina impropria (capo 1 della rubrica delle imputazioni) e di una serie di ricettazioni di tre semirimorchi e di due autovetture tutti provento dei reati di furto o di appropriazione indebita (capi da 2 a 6) e, previa unificazione dei fatti sotto il vincolo della continuazione, con riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e riduzione per il rito, condannato a pena ritenuta di giustizia. I fatti in contestazione all'imputato risultano commessi/accertati tra il 26 novembre ed il 3 dicembre dell'anno 2011. 2. Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza il difensore dell'imputato, deducendo con motivo unico violazione di legge e vizi di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen. in relazione agli artt. 56 e 628 cod. pen. rilevando che i Giudici di entrambi i gradi di merito avrebbero errato nel ritenere configurato il reato di tentata rapina di alcune grosse cinghie di contenimento collocate all'interno di un semirimorchio oggetto di ricettazione in merito alla quale il Dall'Asta aveva fin dal primo momento reso dichiarazioni confessorie. In particolare, i Giudici non avrebbero correttamente valutato le dichiarazioni rese dalla teste Ivanova e dai Carabinieri intervenuti sul posto, i quali avevano riferito che l'odierno ricorrente aveva affermato di essersi recato a prendere i beni su incarico di un uomo di origine nigeriana, poi identificato in Akingboju Festus Akinyemi (giudicato separatamente), ritenendo poi, erroneamente, che il proprietario del rimorchio ed i suoi amici, avendo ritrovato il mezzo rubato, ne avevano nello stesso tempo riacquistato il possesso. In realtà, prosegue la difesa del ricorrente, risulta dagli atti che il proprietario del rimorchio ed i suoi amici, una volta giunti sul posto, si erano solo limitati a rimanere ad osservare le condotte del Dall'Asta il che porta a ritenere che l'odierno ricorrente si trovava ancora nel pieno possesso, anche se illecito, del semirimorchio e delle cinghie asportate. Detta situazione non consentirebbe, pertanto, di ipotizzare nel caso in esame il reato di rapina trattandosi di condotta che era già stata oggetto di sottrazione ed impossessamento. Per le ragioni indicate il difensore del ricorrente chiede l'annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Deve in via preliminare evidenziarsi che poiché il ricorso verte esclusivamente sulla questione relativa alla configurabilità del reato di tentata rapina di cui al capo 1 della rubrica delle imputazioni per i reati di cui ai capi da 2 a 6 della rubrica medesima deve ritenersi intervenuta la irrevocabilità della statuizione di condanna. 2. Il ricorso non è fondato. Al riguardo, per inquadrare correttamente la vicenda, occorre procedere ad un breve riassunto dei fatti del 26 novembre 2011 così come ricostruiti dai Giudici di merito. Quel giorno il cittadino bulgaro Lukarov Kiril Krumov, proprietario di un semirimorchio del quale aveva denunciato il furto il precedente 23 novembre, unitamente a due amici (tra cui Monchevsky Rumen), rinveniva in San Quirico di Trecasali il predetto bene. I tre si avvedevano del fatto che un uomo stava trasferendo nel baule di un'auto sulla quale era sopraggiunto in loco alcune cinghie di contenimento che si trovavano nella cassetta porta attrezzi del semirimorchio. A questo punto il Monchevsky si avvicinava all'uomo il quale, per assicurarsi il possesso dei predetti beni e la fuga, lo spintonava facendolo cadere a terra. A seguito dell'intervento degli amici del Monchevsky l'uomo veniva comunque bloccato ed identificato dai Carabinieri intervenuti sul posto nell'odierno ricorrente. Il Dall'Asta rieWudienza di convalida dell'arresto ammetteva di aver tentato di impossessarsi deletcinghie [erroneamente indicate nel capo di imputazione come cerchioni - ndr.], affermava di essersi semplicemente difeso dalla percosse dei bulgari e comunque raccontava di aver agito su incarico di tale Akim (come detto poi identificato in Akingboju Festus Akinyenni e giudicato separatamente) che lo aveva inviato in loco per recuperare tali beni. La Corte di appello, a fronte delle doglianze formulate sul punto dalla difesa dell'imputato, riteneva correttamente configurati nel caso in esame, sia il reato di tentata rapina impropria delle cinghie che si trovavano a bordo del semirimorchio, sia il reato di ricettazione del semirimorchio stesso (capi 1 e 2 della rubrica delle imputazioni) ritenendo che il Dall'Asta giunse in loco quando erano già presenti, in attesa dell'arrivo dei Carabinieri, il proprietario del mezzo ed i due suoi amici, con la conseguenza che era da ritenersi che questi ultimi fossero già rientrati nel possesso del bene. Ritiene l'odierno Collegio che la Corte di appello abbia correttamente operato ritenendo configurabile nei fatti così come ricostruiti anche il reato di tentata rapina impropria. Infatti, nel momento in cui la vittima di un furto rinviene il bene sottratto e rimane in loco in attesa dell'arrivo dei Carabinieri per la constatazione della situazione, la stessa ha di fatto nuovamente instaurato sul bene di sua proprietà una condizione di possesso realizzata - come è avvenuto nel caso in esame - anche attraverso un'azione di vigilanza e di custodia, con la conseguenza che, se chi ha sottratto o ricettato il bene sopraggiunge in luogo e tenta nuovamente con violenza di sottrarre lo stesso, tale azione rientra nell'alveo dell'art. 628 cod. pen. Per il resto deve solo essere evidenziato che la difesa del ricorrente tenta di operare una ricostruzione (parzialmente) differente degli eventi rispetto a quella emergente dalle sentenze ma ciò involge questioni di merito che non possono essere sottoposte a questa Corte di legittimità. 3. Da quanto sopra consegue il rigetto del ricorso in esame, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 17/06/2019
Il Consigliere estensore
Marco Maria Alma
Il Presidente Giovanni Diotallevi