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Testo del provvedimento

CIRCOLAZIONE STRADALE


ACCERTAMENTO DELLO STATO DI ALTERAZIONE PSICO-FISICA DA ASSUNZIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI O PSICOTROPE DEL CONDUCENTE DI UN’AUTO




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 8 luglio 2019, n.29543
MASSIMA
Lo stato di alterazione psico-fisica da assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope del conducente dell’auto non deve essere necessariamente accertato attraverso l’espletamento di una specifica analisi medica, ben potendo il giudice desumerlo dal complesso degli elementi disponibili, rappresentati dagli accertamenti biologici dimostrativi dell’avvenuta precedente assunzione dello stupefacente, dalle deposizioni raccolte, dai dati sintomatici rilevati al momento del fatto sul conducente e dalla contestuale detenzione di stupefacente o di cose che indiziano un uso contestuale alla guida.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 8 luglio 2019, n.29543 -
SENTENZA sul ricorso proposto da: BRIGNOLI PIERPAOLO nato a BRLGARE il 15/06/1965 avverso la sentenza del 23/10/2018 della CORTE APPELLO di BRESCIA visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere SALVATORE DOVERE; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore FRANCA ZACCO che ha concluso chiedendo l'inammissibilita' del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Brignoli Pierpaolo ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di Appello di Brescia ha confermato la pronuncia del Tribunale di Bergamo che lo aveva ritenuto responsabile del reato di guida in stato di alterazione psico-fisica da assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 187 Cod. str.) e lo aveva condannato alla pena ritenuta equa. Con un primo motivo lamenta che la Corte di Appello abbia ritenuto dimostrata l'alterazione psicofisica al momento della guida sulla scorta della sola presenza di tracce di stupefacente nel sangue e nelle urine. Con il secondo motivo lamenta che la Corte di Appello, alla quale era stato segnalato che il primo giudice aveva raddoppiato la pena ritenendo l'aggravante dell'aver provocato un incidente stradale nonostante questa non fosse stata contestata, ha rigettato il rilievo affermando che il punto non era stato dedotto con l'appello. Ad avviso dell'esponente si tratta di motivazione illogica e
contraddittoria.
CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è fondato. 2.1. Il saldo insegnamento di questa Corte è nel senso che ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 187 cod. strada è necessario l'accertamento, oltre che dell'assunzione di sostanze stupefacenti, di uno stato di alterazione psicofisica derivante da tale assunzione (Sez. 4, n. 41376 del 18/07/2018 - dep. 25/09/2018, Basso, Rv. 274712); sicché risultano insufficienti ai fini dell'accertamento della predetta alterazione il non univoco dato chimico desumibile dai liquidi fisiologici. Resta fermo che lo stato di alterazione del conducente dell'auto non deve essere necessariamente accertato attraverso l'espletamento di una specifica analisi medica, ben potendo il giudice desumerla dal complesso degli elementi disponibili, rappresentati dagli accertamenti biologici dimostrativi dell'avvenuta precedente assunzione dello stupefacente e dalle deposizioni raccolte e dal contesto in cui il fatto si è verificato. (Sez. 4, n. 43486 del 13/06/2017 - dep. 21/09/2017, Giannetto, Rv. 27092901). Possono assumere rilievo, quindi, i dati sintomatici rilevati al momento del fatto sul conducente, la contestuale detenzione di stupefacente o di cose che indiziano un uso contestuale alla guida. Nel caso in esame la Corte di Appello non si è attenuta a tali principi, avendo ritenuto sufficiente a dimostrare l'attualità dello stato di alterazione psico-fisica la positività dell'esame del sangue. 2.2. Anche il secondo motivo è fondato. L'imputazione che si legge nelle intestazioni delle sentenze di merito non fa menzione di alcuna circostanza aggravante; ciò nonostante il primo giudice determinava la pena a partire da una pena base di sei mesi di ammenda ed euro 1.500 di ammenda, sulla quale apportava un aumento di pari entità per l'aggravante di aver provocato un incidente stradale, procedendo poi ad applicare la riduzione della metà prevista per il rito celebrato. La Corte di Appello ha sostenuto che il Tribunale aveva implicitamente escluso l'aggravante perché aveva convertito la pena con i lavori di pubblica utilità, aggiungendo che il primo giudice 'è soltanto incorso in errore ritenendo la sussistenza dell'aggravante e convertendo la pena ...'. Motivazione manifestamente illogica perché afferma e nega nel medesimo contesto e che non dà alcun rilievo al fatto che la pena base era stata raddoppiata proprio per effetto dell'aggravante in parola. Erronea è poi anche l'affermazione di una decadenza. In primo luogo la stessa Corte di Appello dà atto che con l'appello si era contestata l'applicazione dell'aggravante nonostante essa fosse stata implicitamente esclusa dalla conversione della pena. Ma, soprattutto, la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza integra una nullità a regime intermedio che, in quanto verificatasi in primo grado, può essere dedotta fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo (Sez. 4, n. 19043 del 29/03/2017 - dep. 20/04/2017, Privitera, Rv. 26988601). 3. In conclusione la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio ad
altra sezione della Corte di Appello di Brescia per nuovo esame.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia, per nuovo giudizio, ad altra sezione della Corte d'appello di Brescia. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18/6/2019.