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Testo del provvedimento

CONTINUAZIONE


LA CONSUMAZIONE DI PIÙ REATI IN RELAZIONE ALLO STATO DI TOSSICODIPENDENZA È UN INDICE RIVELATORE DELLA CONTINUAZIONE




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 10 luglio 2019, n.30468
MASSIMA
La consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza, pur non costituendo condizione necessaria o sufficiente ai fini del riconoscimento della continuazione, ne costituisce comunque un indice rivelatore che deve formare oggetto di specifico esame da parte del giudice dell’esecuzione qualora emerga dagli atti o sia stato altrimenti prospettato dal condannato.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 10 luglio 2019, n.30468 -
SENTENZA
sul ricorso proposto da: ANDREETTO DAVIDE nato a GENOVA il 14/03/1973
avverso l'ordinanza del 08/10/2018 del TRIBUNALE di BOLOGNA udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE DE MARZO; Ritenuto in fatto 1. Con sentenza n. 26063 del 07/12/2017 la I sezione di questa Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza con la quale il Tribunale di Bologna, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione, presentata nell'interesse di Davide Andreetto, con riguardo a vari reati - dei quali si dirà subito infra - giudicati con sentenze divenute irrevocabili. 2. Con ordinanza datata 08/10/2018 il Tribunale di Bologna, decidendo in sede di rinvio, ha rigettato nuovamente la richiesta, rilevando: a) che la contravvenzione di cui all'art. 669 cod. pen. risultava essere stata commessa oltre due anni prima dei due tentati furti pluriaggravati, ai quali si riferivano le più recenti sentenze di condanna; b) che anche con riguardo esclusivo a questi ultimi, nonostante la sostanziale omogeneità di condotta e l'arco temporale di commissione (maggio e ottobre 2014), non emergevano, dalle motivazioni delle sentenze e dalle deduzioni del condannato o del difensore, specifici e concreti elementi idonei a dimostrare che la finalità delle condotte fosse quella di acquisire le risorse necessarie all'acquisto di sostanze stupefacenti. 3. Nell'interesse dell'Adreeetto è stato presentato ricorso con il quale si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, sottolineando che l'art. 671 cod. proc. pen. ha introdotto un parametro decisionale correlato allo stato di tossicodipendenza del condannato, che va apprezzato alla luce del principio del favor rei e, che nel caso di specie, si alimentava della omogeneità delle condotte e del ristretto periodo in cui esse erano state poste in essere da persona che aveva documentato il suo stato. Considerato in diritto 1. Il ricorso (che si concentra solo sui due tentati furti aggravati) è infondato e si colloca ai limiti della inammissibilità, in quanto reitera assertivamente il rilievo per i quali i reati dei quali si discute sarebbero correlati allo stato di tossicodipendenza dell'Andreeetto. In realtà, come esattamente colto dal provvedimento impugnato, la previsione normativa del parametro di valutazione dello stato di tossicodipendenza ai fini dell'applicazione della disciplina del reato continuato, contenuta nell'art. 671, comma primo, cod. proc. pen., non stabilisce una presunzione iuris tantum circa la sussistenza della unicità del disegno criminoso relativamente ai reati che servono all'approvvigionamento di droga o, comunque, di denaro per acquistarla. (Sez. 6, n. 22553 del 29/03/2017, Braguti, Rv. 270391). È certamente esatto che la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza, pur non costituendo condizione necessaria o sufficiente ai fini del riconoscimento della continuazione, ne costituisce comunque un indice rivelatore che deve formare oggetto di specifico esame da parte del giudice dell'esecuzione qualora emerga dagli atti o sia stato altrimenti prospettato dal condannato (Sez. 1, n. 18242 del 04/04/2014, Flammini, Rv. 259192). Ma ciò è esattamente quanto ha fatto il giudice di merito, sottolineando che l'equivocità dei fini che potevano avere sorretto le condotte non consentiva di ritenere accertata la identità del disegno criminoso. 2. Alla pronuncia di rigetto consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso il 04/03/2019
Il Consigliere Estensore
Giuseppe De Marzo
Il Presidente
Maria Vessichelli