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Testo del provvedimento

PROCESSO PENALE


IL GIUDICE PENALE PUÒ DISPORRE LA CONFISCA DI OPERE ESEGUITE IN VIOLAZIONE DELLE DISPOSIZIONI DEL COD. NAV.?




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 19 luglio 2019, n.32359
MASSIMA
Il giudice penale non può disporre la confisca di manufatti in violazione delle disposizioni del codice della navigazione, trattandosi di misura incompatibile con quelle amministrative speciali che tale disciplina riserva alla pubblica amministrazione.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 19 luglio 2019, n.32359 -
SENTENZA sul ricorso proposto da Spennato Ezio, nato a Gallipoli il 05/01/1989 avverso l'ordinanza del 08/11/2018 della Corte di appello di Lecce visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; sentita la relazione svolta dal consigliere Gianni Filippo Reynaud; lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi Orsi, che ha concluso chiedendo annullarsi senza rinvio il provvedimento impugnato. RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza dell'8 novembre 2018, la Corte d'appello di Lecce, pronunciandosi quale giudice dell'esecuzione all'esito dell'udienza celebrata ai sensi dell'art. 666 cod. proc. pen., ha rigettato la richiesta di dissequestro, previa revoca della disposta confisca, di una passerella per consentire l'accesso al mare dei disabili avanzata da Ezio Spennato quale gestore di stabilimento balneare concessionario di suolo demaniale. Detta passerella era stata confiscata con ordinanza emessa dalla stessa Corte d'appello in data 21 dicembre 2017, dopo che era stato dalla stessa definito, con sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, il procedimento penale aperto per il reato di cui agli artt. 54 e 1161 cod. nav. per occupazione arbitraria di suolo demaniale con riguardo a detta passerella, per la cui installazione non era stata richiesta autorizzazione. Il procedimento era stato avviato nei confronti di Elena Mele, madre dell'odierno ricorrente e precedente gestrice dello stabilimento, successivamente donato al figlio con voltura della concessione demaniale. 2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore di Ezio Spennato, deducendo i seguenti motivi, di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ai sensi dell'art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. 3. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione dell'art. 240 cod. pen. e dell'art. 125 cod. proc. pen. per mancanza di motivazione e, comunque, la manifesta illogicità e contraddittorietà della stessa. Allegando di essere proprietario della passerella in questione in quanto concessionario del suolo demaniale sulla quale la stessa insiste e titolare di autorizzazioni (demaniale, urbanistica e paesaggistica) per il suo mantenimento, - ottenute nel luglio 2011, a seguito dell'accertamento del reato contestato alla madre (risalente all'anno 2010) - il ricorrente deduce di essere terzo di buona fede estraneo rispetto al reato commesso, con impossibilità di disporre nei suoi confronti la confisca del profitto ai sensi dell'art. 240, ultimo comma, cod. pen., ricorrendo entrambi i presupposti richiesti dalla norma per rendere inapplicabile la confisca di cui al secondo comma, n. 2, della stessa disposizione. Di ques'ultima sarebbe stata fatta estensione in malam partem sull'illogico rilievo - peraltro non risultante dagli atti e contraddittorio - che egli avesse ricavato vantaggi e utilità dal reato e che, con l'ordinaria diligenza (stante anche il rapporto di stretta parentela con l'imputata), ben potesse conoscere l'avvenuto utilizzo del bene per fini illeciti. 4. Con il secondo motivo di ricorso si deducono violazione dell'art. 240 cod. pen., dell'art. 1161 cod. nav., dell'art. 125 cod. proc. pen. per mancanza di motivazione e, comunque, la manifesta illogicità e contraddittorietà della stessa con riguardo alla disposta confisca ed all'affermazione che il ricorrente non sarebbe proprietario del bene, in quanto appartenente al demanio. Osserva, per contro, il ricorrente, che le costruzioni effettuate sul suolo demaniale oggetto di concessione appartengono al concessionario, su cui grava l'obbligo di rimuoverle alla scadenza della concessione e che il giudice penale comunque non può disporre la confisca di manufatti eseguiti in violazione delle disposizioni del codice della navigazione, trattandosi di misura incompatibile con quelle speciali che tale disciplina riserva alla pubblica amministrazione. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato con riguardo al secondo motivo, che appare pregiudiziale, come anche ritenuto dal Procuratore generale nella sua requisitoria. 2. Ed invero, questa Corte ha già affermato il principio secondo cui il giudice penale è privo di legittimazione a disporre la confisca di opere o manufatti eseguiti in presenza di violazioni al codice della navigazione in quanto la misura è incompatibile con quelle amministrative speciali attribuite alla competenza della pubblica amministrazione (Cass. 20 dicembre 2011 depositata il 21 febbraio 2012, n. 6753; Cass. Sez. 7, ord. 34/09/2016, n. 21651). L'orientamento è condivisibile e va qui ribadito, poiché, trattandosi di beni demaniali, la speciale disciplina contenuta nel codice della navigazione affida all'autorità amministrativa il potere di valutare se concedere l'occupazione o l'uso, anche esclusivo, di tali beni (art. 39 cod. nav.) con eventuale autorizzazione all'esecuzione di opere (cfr. art. 42, quarto comma, cod. nav.), se del caso anche in via d'urgenza, e fatto salvo l'obbligo di rimettere i beni nel pristino stato qualora la concessione non sia poi concessa (art. 38 cod. nav.). Se non sia diversamente stabilito nell'atto di concessione, quando questa venga a cessare, le opere non amovibili costruite in zona demaniale restano acquisite allo Stato, fatta salva la facoltà dell'autorità concedente di ordinarne la demolizione, provvedendovi anche d'ufficio qualora il concessionario non vi ottemperi (art. 49 cod. nav.). In caso di occupazione od innovazioni abusive sul demanio marittimo, poi, «il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell'ordine, provvede d'ufficio, a spese dell'interessato» (art. 54 cod. nav.). La prassi conosce peraltro l'istituto del provvedimento di autorizzazione postuma, sì che l'ordine di rimessione in pristino non viene in tali casi emanato, ciò che nella vicenda in esame il ricorrente allega essere avvenuto con autorizzazione al mantenimento della passerella rilasciata nel luglio 2011. 3. Si tratta, dunque, di poteri amministrativi discrezionali che possono essere esercitati soltanto dalla competente autorità amministrativa e nel caso di commissione del reato di cui all'art. 1161 cod. nav. non è al riguardo previsto alcun potere sanzionatorio del giudice penale, diversamente da quanto accade per altre analoghe fattispecie criminose (cfr. l'art. 31, comma 9, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 con riguardo all'ordine di demolizione degli abusi edilizi; l'art. 44, comma 2, dello stesso decreto in relazione alla confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere ivi abusivamente costruite; l'art. 181, comma 2, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 con riguardo alla rimessione in pristino in materia di reati paesaggistici). Al di là della fondatezza dell'allegazione circa il rilascio dell'autorizzazione postuma, che non trova conferma - né, peraltro, smentita - nello stringato testo del provvedimento impugnato, è inoltre da rilevarsi come quest'ultimo attesti che la passerella in questione, «insistendo il bene su area demaniale...per effetto di accessione, appartiene al Demanio». Benché l'affermazione sia stata fatta al fine di escludere che il manufatto appartenga al ricorrente, la stessa conferma come la confisca abbia inammissibilmente inciso su un bene demaniale, peraltro in violazione dell'art. art. 823 cod. civ. secondo cui «i beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano» (primo comma) e proprio per questo aggiunge che «spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico» (secondo comma). Il generale potere di confisca di cui all'art. 240 cod. pen. non può pertanto trovare applicazione in siffatti casi. 4. Il provvedimento di confisca adottato dal giudice dell'esecuzione con ord. 21 dicembre 2017, mediante il richiamo alla generale previsione di cui all'art. 240, secondo comma, n. 2, cod. pen., è pertanto illegittimo e l'istanza di revoca e di dissequestro in favore dell'avente diritto avanzata dall'odierno ricorrente doveva essere accolta. L'ordinanza impugnata deve pertanto essere annullata senza rinvio, come pure deve annullarsi il menzionato provvedimento di confisca, disponendosi la restituzione all'avente diritto di quanto indebitamente confiscato. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata e quella del giudice dell'esecuzione in data 21/12/2017. Ordina la restituzione di quanto confiscato all'avente diritto Così deciso il 17 aprile 2019.