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Testo del provvedimento

PATRIMONIO (REATI CONTRO LA –ARTT. 624-648-TER)
CP Art. 646


L’INTERVERSIO POSSESIONIS È ELEMENTO COSTITUTIVO DEL REATO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 29 novembre 2019, n.48623
MASSIMA
L'omessa restituzione della cosa non realizza l'ipotesi di reato di appropriazione indebita, se non quando si ricollega, oggettivamente, ad un atto di disposizione uti domínus e, soggettivamente, all'intenzione di convertire il possesso in proprietà.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 29 novembre 2019, n.48623 -
RITENUTO IN FATTO In data 20 giugno 2019 il Tribunale del riesame di La Spezia ha accolto il riesame proposto da GRASSI ALBERTO avverso il decreto di sequestro preventivo, adottato dal G.I.P. il 21 maggio 2019, ed ha disposto la restituzione della somma di euro 60.500,00 al ricorrente, sottoposto ad indagini preliminari per il delitto di appropriazione indebita aggravata. Secondo la contestazione provvisoria, l'indagato, in qualità di responsabile dell'Associazione culturale 'Circolo G. Fantoni Lunigiana', aveva assunto l'incarico di occuparsi del servizio di biglietteria, relativo ad una mostra dedicata ad Andy Warhol, organizzata dal Comune di Sarzana ed affidata in gestione alla cooperativa Earth, assumendo a titolo gratuito l'onere di ricevere dalla predetta cooperativa gli incassi conseguiti per intero, di calcolare e consegnare alla cooperativa le parti di provvigioni ad essa spettante e di versare il resto alle casse comunali. Quest'ultimo impegno non era stato adempiuto dal Grassi, che aveva trattenuto indebitamente la parte di incassi spettante al Comune di Sarzana, ammontante a 60.500,00 euro. Contro il provvedimento del Tribunale del riesame ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia, che ha dedotto l'erronea applicazione della legge penale, per avere il giudice del riesame errato nel ritenere che il denaro, provento degli incassi della mostra, fosse di proprietà del Grassi e quest'ultimo, nell'omettere il versamento al Comune di Sarzana, avesse al più commesso un inadempimento di natura civilistica. Secondo il ricorrente, l'indagato aveva l'obbligo di destinare il denaro al Comune di Sarzana, dopo averlo ricevuto dalla cooperativa Earth, così che il giudice del riesame avrebbe dovuto uniformarsi a quanto statuito dalla Suprema Corte di cassazione, secondo cui 'l'appropriazione indebita o il peculato di un bene fungibile possono essere configurati solo nei casi in cui il bene sia ab origine conferito dal proprietario con un vincolo di destinazione, che viene violato dal depositarlo nonostante lo stesso, in ossequio ai principi civilistici (ovvero ai sensi dell'art. 1782 c. c.) sia proprietario a tutti gli effetti del bene fungibile'. In data 13 settembre 2019 è pervenuta una memoria difensiva nell'interesse di Grassi Alberto, con cui è stato chiesto di dichiarare l'inammissibilità del ricorso, non avente ad oggetto tutte le rationes decidendi del provvedimento impugnato, fondato anche sul difetto dell'interversione del possesso. All'odierna udienza camerale, celebrata ex art. 127 c.p.p., è stata verificata la regolarità degli avvisi di rito; all'esito, le parti presenti hanno concluso come da epigrafe e questa Corte Suprema, riunita in camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile. Il Tribunale del riesame ha ritenuto che, nel caso in disamina, non fosse sussistente l'interversio possessionis, che costituisce elemento necessario per la configurabilità del reato di appropriazione indebita. In particolare, il menzionato Tribunale, dopo aver ricordato l'insegnamento di questa Corte (S.U. n. 1327/2005) secondo cui sono res altrui il denaro o la cosa mobile che confluiscono nel patrimonio di un soggetto con un vincolo di destinazione, ha rimarcato che 'non può essere considerata costitutiva di appropriazione indebita ogni condotta di inadempimento di un'obbligazione, che veda come prestazione o controprestazione, seppure vincolata, la dazione a un terzo di una somma di denaro': ciò, se non altro, perché l'inadempimento di una mera obbligazione è già sanzionata penalmente dall'art. 641 c.p. ma esclusivamente nell'ipotesi in cui essa sia stata assunta ab origine con il proposito di eluderla e dissimulando lo stato di insolvenza di denaro. Tanto premesso, il Tribunale del riesame ha soffermato l'attenzione su un altro elemento costitutivo della fattispecie contestata, ossia l'interversio possessionis, che ha ritenuto insussistente, atteso che l'indagato, 'attraverso email, inviata al Comune di Sarzana in data 18 luglio 2018, non ha mai messo in dubbio la titolarità da parte dell'ente di una quota delle somme ricevute dalla Earth Soc. Coop. ma ne ha chiesto il dilazionamento, previo primo versamento di euro 6.497,43. Lo stesso, quindi, attraverso il suo comportamento non ha posto in essere il mutamento della relazione giuridica, richiesto dalla fattispecie appropriativa fra sé e il denaro, ma sta unicamente ritardando, per ragioni non scandagliabili dal Tribunale in sede di riesame, il versamento della spettanza di pertinenza del Comune di Sarzana'. Alla luce di siffatte argomentazioni deve rilevarsi che il giudice del riesame, richiamando l'insegnamento di questa Corte (S.U. n. 1327/2005) sopra ricordato, non ha affermato che il denaro, provento degli incassi della mostra, fosse di proprietà dell'indagato e non avesse un vincolo di destinazione, ma ha rimarcato che, nella specie, difettava un altro elemento costitutivo della fattispecie contestata, ossia l'interversio possessionis, atteso che l'indagato, non consegnando il denaro al Comune, non si era comportato uti dominus del bene, ma aveva riconosciuto la signoria del bene stesso in capo al creditore. Precisato infatti che può dirsi verificata l'interversio possessionis allorquando si realizzi un'immutazione del rapporto tra il soggetto e la res, ossia quando il soggetto abbia cessato d'esercitare il potere di fatto sulla cosa in nonne altrui ed abbia iniziato ad esercitarlo esclusivamente in nome proprio, con correlata sostituzione al precedente 'animus detinendi' dell'animus rem sibi habendi', deve rilevarsi che il provvedimento impugnato non è inficiato da violazioni di legge, avendo il giudice di merito fatto corretta applicazione dei principi enunciati da questa Corte, secondo cui l'omessa restituzione della cosa non realizza l'ipotesi di reato di cui all'art. 646 c.p., se non quando si ricollega, oggettivamente, ad un atto di disposizione uti domínus e, soggettivamente, all'intenzione di convertire il possesso in proprietà (v., tra le altre, Sez. 2, n. 38604 del 20/9/2007, Rv. 238163). Posto poi che ogni altro rilievo (quale, ad es., l'effettiva sussistenza in capo al ricorrente della mera volontà di procrastinare l'adempimento dell'obbligazione), esula dal sindacato demandato a questa Corte in tema di misure cautelari reali, limitato alle violazioni di legge - nozione in cui rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente (in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali) ma non anche l'illogicità manifesta e la contraddittorietà (così Sez. U., n. 5876 del 28.1.2004, P.c. Ferazzi in proc. Bevilacqua, Rv. n. 226710) - deve concludersi per la declaratoria di inammissibilità del ricorso. 2. A tale declaratoria non consegue la condanna al pagamento delle spese processuali, trattandosi di parte pubblica ricorrente. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso. Così deciso in Roma, udienza camerale del 2 ottobre 2019 Il Consigliere estensore Il Presidente Giuseppina Anna Rosaria Pacilli Giovanna Verga