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Articolo di Dottrina



RAPPORTI TRA RICORSO STRAORDINARIO E RICORSO AL GIUDICE AMMINISTRATIVO



La retribuzione automatica dei verificatori nel ricorso al Capo dello Stato.

Margherita Micelli Ferrari

A seguito delle novità introdotte nel 2009[1], il ricorso straordinario ha perso la sua connotazione tipica ed esclusiva di rimedio amministrativo, realizzandosi un progressivo avvicinamento di tale ricorso ai rimedi di tipo giurisdizionale.

Si pensi, infatti, che, in passato, la legge esauriva la garanzia del contraddittorio nella notifica del ricorso straordinario ai controinteressati e non era prevista la comunicazione degli atti successivi alle altre parti. Il Consiglio di Stato [2] ha riconosciuto alle parti il diritto di chiedere copia degli atti della istruttoria e di ottenere la fissazione di un termine congruo per la presentazione di documenti e memorie, sul modello del processo amministrativo. La Cassazione ha, poi, ammesso anche il ricorso ex art. 111 per motivi di giurisdizione [3].

Da tali caratteristiche emerse con la modifica legislativa è stata ricavato il principio di alternatività tra il rimedio del ricorso straordinario al Capo dello Stato e il ricorso al giudice amministrativo, nel senso che non possono essere proposti contro il medesimo atto: la presentazione di quello straordinario preclude la proposizione di quello giurisdizionale.

Il fondamento giuridico del principio va ravvisato nell'intento di evitare contrasti tra il Consiglio di Stato in sede consultiva e il Consiglio di stato in sede giurisdizionale, a conferma del fatto che i pareri che vengono resi sui ricorsi straordinari hanno sia carattere formale e natura consultiva, ma dal punto di vista sostanziale presentano gli stessi contenuti di una decisione. Dalla riforma del ricorso straordinario al Capo dello Stato i pareri resi dal Consiglio di Stato sono divenuti vincolanti e intervengono sulla affermazione della fondatezza o meno del ricorso.

É, quindi, inammissibile il ricorso al giudice amministrativo, proposto contro lo stesso atto impugnato in via straordinaria: al ricorrente è rimessa la libertà di scelta su come agire in via giurisdizionale o con il ricorso al Capo dello Stato. Ai controinteressati è però offerta la possibilità di presentare opposizione entro 60 giornial fine di ottenere che il ricorso sia deciso in sede giurisdizionale.

L’alternatività ha riflessi anche sulla impugnazione giurisdizionale del ricorso straordinario: il rimedio è quello della revocazione; può aversi anche impugnazione della decisione del ricorso straordinario davanti al Tar, ma solo per vizi di forma o di procedimento. In applicazione del principio di alternatività, la norma viene interpretata nel senso che i vizi censurabili innanzi al Tar possono riguardare solo adempimenti successivi al parere del Consiglio di Stato.

Nonostante le caratteristiche comuni dei due rimedi, persistono elementi che contraddistinguono il ricorso al Capo dello Stato da quello giurisdizionale. Infatti, può essere proposto dalla parte senza assistenza del difensore; segue regole meno rigide rispetto al ricorso giurisdizionale; ai sensi dell’articolo 11, d.P.R. n.1199/71, è istruito dal Ministero competente con un’attività demandata ad un ufficio amministrativo che deve curare anche i supplementi di istruttoria necessari; non è prevista la condanna alle spese di giudizio della parte soccombente.

Per tali ragioni in una recente pronuncia del Consiglio di Stato in sede consultiva si è osservato che tra il ricorso straordinario e il ricorso giurisdizionale vi sono ancora importanti differenze che portano ad escludere la possibilità di riconoscere un compenso ai verificatori, attesa l’esistenza di regole diverse tra l’uno e l’altro rimedio: non si affermare, dunque, che i verificatori debbano essere autonomamente retribuiti, come invece avviene nel processo amministrativo [4].

[1] La legge n. 69 del 2009 ha reso vincolante il parere del CdS svuotando di significato il potere decisorio del ministro.

[1] Consiglio di Stato, sez. 1 e 2 riunite, n. 2131/12.

[3] S.U.Cass. n. 23464 del 19 dicembre 2012.

[4] Consiglio di Stato, sez. 1, n. 925/2020






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