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Articolo di Dottrina



IL CONSIGLIO DI STATO RENDE PARERE SUL REGIME DI PUBBLICITÀ DEGLI ATTI DELL'ANAC



Il Cds distingue il regime applicabile a seconda del relativo atto

Margherita Micelli Ferrari

Il Consiglio di Stato ha reso il parere (N.1028 del 2020) sul regime di pubblicità degli atti dell'Anac.

In particolare, l’applicazione del documento concernente “Regole per la classificazione, redazione, massimazione e pubblicazione degli atti dell’Autorità, avente la “finalità di ricondurre a unitarietà alcune precedenti delibere e linee guida adottate dall'Autorità in materia classificazione, redazione e massimazione delle proprie pronunce, nonché di disciplinare ulteriori aspetti inerenti, in particolare, la tematica della pubblicazione allo scopo di favorire la massima trasparenza e conoscibilità all'esterno delle decisioni assunte” è stato messo al vaglio del parere del Consiglio di Stato con riguardo al paragrafo 4 dedicato alla “Pubblicazione degli atti”.

Il quesito rivolto riguarda principalmente l’individuazione della normativa di riferimento in relazione al trattamento dei dati personali eventualmente presenti negli atti da pubblicare dell'Anac.

Occorre premettere che l’Autorità dell'anticorruzione può adottare diverse tipologie di atti. In specie, a titolo esemplificativo, si pensi agli atti rientranti tra quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 33/2013, oggetto della c.d. amministrazione trasparente; agli atti contemplati dall’articolo 12, comma 1, secondo periodo, del d.lgs. 33/2013, ossia le direttive, le circolari, i programmi e le istruzioni emanati dall'amministrazione e ogni atto, previsto dalla legge o comunque adottato, che dispone in generale sulla organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti ovvero nei quali si determina l'interpretazione di norme giuridiche che le riguardano, i codici di condotta e così via. L'Anac può, ancora, adottare atti per i quali è richiesta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale da specifiche diposizioni di legge, come nel caso delle linee guida, di cui all'art.213, comma 2, d.lgs. 50/2016; ovvero gli atti a contenuto normativo o di carattere generale i quali presuppongono la pubblicità, come nel caso dei contratti-tipo e dei bandi-tipo per i quali non si pongono esigenze di tutela della privacy. Infine, vanno annoverati gli atti relativi all’attività di vigilanza e consultiva svolta dall’Anac; in tal caso, però, data l'eterogeneità degli atti, non si può individuare un regime giuridico unitario e valido per tutti, ferma restando l'applicabilità dei commi 3 e 4 dell’articolo 7 bis, d.lgs. 33/13.

La classificazione compiuta dal Consiglio di Stato a titolo meramente esemplificativo dimostra che la trasparenza dell’attività dell’Anac non è affidata ad un unico regime di pubblicità. Spetta di volta in volta all'Autorità indipendente individuare le regole opportune per assicurare la trasparenza a seconda del tipo di atto posto in essere.

È opportuno specificare che quando la legge prescrive la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, si tratterà di atti rispetto ai quali generalmente non viene in rilievo l’esigenza di garantire la riservatezza.

Diversamente, nelle altre ipotesi, vanno contemperate le esigenze di trasparenza con quelle di riservatezza di eventuali terzi, tenendo conto delle modalità, indicate dal Garante per la protezione dei dati personali nel parere 26 febbraio 2020, n. 38.

In particolare, l’Anac deve osservare le Linee guida in materia di trasparenza (provvedimento n. 243 del 15 maggio 2014) e quindi in caso di pubblicazione sul proprio sito web occorre verificare , caso per caso, se ricorrono i presupposti per l'oscuramento di determinate informazioni, nell'ottica di ridurre al minimo l'utilizzazione di dati personali e identificativi. È, infatti, consentita la diffusione dei soli dati personali la cui inclusione in atti e documenti da pubblicare sia realmente necessaria e proporzionata alla finalità di trasparenza perseguita nel caso concreto.

Quanto agli atti consultivi e di vigilanza, neanche qui si potrà individuare un regime uniforme. Pertanto nei casi in cui non sia applicabile l’articolo 12, comma l, del d.lgs. 33/2013, si deve procedere all'indicazione in forma anonima dei dati personali eventualmente presenti.

Il Consiglio di Stato precisa, infine, che l'Anac dispone di un'ulteriore strumento, in forza del quale può sostituire informazioni, dati e documenti in forma integrale con un unico atto informativo riassuntivo e rielaborato per aggregazione, rispetto al quale sarà possibile accedere alle informazioni integrali ai sensi dell'art. 5 d.lgs. 33/2013.






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