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Testo del provvedimento

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA


Riparto dell'onere probatorio tra le parti nella cause di ottemperanza relative al pagamento di crediti




CGA - SEZ. GIURISDIZIONALE - SENTENZA 20 aprile 2020, n.253
MASSIMA
In ordine al riparto dell’onere probatorio tra le parti nelle cause di ottemperanza inerenti il pagamento di crediti, si esula dai principi ordinari del processo amministrativo in ordine all’onere dell’Amministrazione di produrre in giudizio i documenti, perché non si versa in una situazione di asimmetria informativa tra privato e amministrazione.



TESTO DELLA SENTENZA

CGA - SEZ. GIURISDIZIONALE - SENTENZA 20 aprile 2020, n.253 -
Pubblicato il 20/04/2020

N. 00253/2020REG.PROV.COLL.

N. 00646/2019 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA

Sezione giurisdizionale

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 646 del 2019, proposto dal Ministero dell'economia e delle finanze, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, presso i cui uffici è per legge domiciliato, in Palermo, via Valerio Villareale, n. 6

contro

Grazia Dallara, rappresentata e difesa dall'avvocato Angela Lombardo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;  Gaglio Antonino non costituito in appello; 

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima) n. 1599/2019 concernente ottemperanza decreto della Corte di appello in materia di indennizzo ai sensi della c.d. legge Pinto. 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’avvocato Grazia Dallara;

Visto l'art. 114 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2020 svoltasi in video conferenza e senza discussione orale il Cons. Maria Immordino, e trattenuta la causa in decisione su istanza congiunta delle parti costituite, ai sensi dell’art. 84, commi 2, primo periodo, 5 e 6, d.l. n. 18/2020.

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. E’ stata appellata la sentenza del TAR Palermo, n. 1325/2019, resa su ricorso (n.r.g. 3219/2016) proposto dal signor Antonio Gaglio contro il Ministero dell’economia e delle finanze (d’ora innanzi MEF) per l’esecuzione del decreto della Corte d’appello di Caltanissetta n. 250/2015. 

2. Appare opportuno premettere una sintetica ricostruzione della vicenda sulla quale si è innestata la controversia.

2.1. Il signor Gaglio Antonino, con ricorso per ottemperanza agiva innanzi al TAR Palermo contro il MEF per l’esecuzione del decreto della Corte d’appello di Caltanissetta n. 250 del 22 aprile 2015 che condannava il MEF alla corresponsione della somma di €. 500,00 a titolo di equa riparazione ai sensi dell’art. 2, l. n. 89/2001 (c.d. legge Pinto) e del d.l. n. 83/2012 (c.d. “decreto sviluppo”) convertito con modificazioni dalla l. n. 134/2012. 

L’Amministrazione intimata si costituiva in giudizio per resistere al ricorso, senza tuttavia depositare documenti

Alla camera di consiglio del 7 maggio 2019 la causa veniva posta in decisione e il Tar con la sentenza in epigrafe ha ordinato all’Amministrazione di ottemperare provvedendo a pagare la somma recata dal decreto della Corte di appello. 

Con nota del 10 giugno 2019 (prot. n. 50879), quindi circa un mese dopo che la causa era stata trattenuta in decisione, il MEF comunicava all’Avvocatura dello Stato, che il suindicato decreto della Corte d’appello di Caltanissetta era stato già eseguito prima della instaurazione del giudizio di ottemperanza, con mandato di pagamento n. 10369 del 9 settembre 2016 e successivo bonifico riscosso dal signor Gaglio il 27 settembre 2016, ben prima, dunque, della notifica del ricorso per ottemperanza avvenuta il 2 dicembre del 2016, come si evince dall’estratto dei dati di ragioneria per i pagamenti relativi alla legge c.d. Pinto. 

3. Con la sentenza appellata il TAR adito ha accolto il ricorso, dichiarando l’obbligo del MEF di provvedere al pagamento entro 30 giorni e designando contestualmente come commissario ad acta un dirigente del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. Ha applicato, inoltre, una penalità di mora al tasso legale e condannato il MEF alle spese di lite liquidate in €. 200,00 da distrarsi a favore all’avvocato difensore Grazia Dallara, dichiaratasi anticipataria delle stesse. 

4. La sentenza è stata gravata con l’appello in epigrafe.

Alla camera di consiglio del 9 aprile 2020 la causa, su istanza delle parti costituite, presentata ex art. 84, comma 2, d.l. n. 18/2020, è stata trattenuta in decisione e deliberata in pari data dai magistrati del Collegio riuniti in video conferenza. 

5. L’appello è affidato a due motivi. 

5.1. Con il primo, pur riconoscendosi che la nota del 10 giugno 2019 sull’avvenuto pagamento della somma di €. 867,44, ancorché antecedente alla notifica del ricorso per ottemperanza del 2 dicembre 2016 non è stata comunicata dal MEF all’Avvocatura erariale in tempo utile per la produzione in giudizio, si stigmatizza il fatto che comunque il ricorso è stato posto in decisione alla camera di consiglio del 7 maggio 2019, ossia a distanza di quasi un triennio, senza che parte ricorrente abbia rappresentato l’avvenuto pagamento e la riscossione del relativo bonifico. 

In considerazione di ciò, sul presupposto che la produzione della documentazione attestante il pagamento è indispensabile ai fini della decisione della causa (art. 104, co. 2, c.p.a.), l’appellante ha chiesto di ammettersene la produzione nell’odierno gravame, alla luce del principio per cui “la produzione di documenti decisivi in appello, indipendentemente dalla diligenza della parte onerata, è necessaria a tale irrinunciabile fine, che vede nel processo non solo una garanzia delle parti, (...) ma uno strumento di verità e, quindi, come mezzo per il perseguimento di tale irrinunciabile valore” (Cons. St.,, sez. III, n. 866/2019).

5.2. Con il secondo motivo, il MEF stigmatizza il fatto che, una volta eseguito il pagamento prima della notifica del ricorso per ottemperanza, l’actio iudicati sia stata esperita, in ogni caso, senza l’osservanza della normale prudenza.

6. Costituitasi in giudizio l’avvocato Grazia Dallara, dopo aver premesso che nessuna comunicazione dell’avvenuto pagamento le era pervenuta da parte del proprio assistito, signor Gaglio, né da parte della stessa Amministrazione, ha opposto l’inammissibilità in appello di nuovi documenti ex art. 104, comma 2, c.p.a., richiamando giurisprudenza recente oltre che del Consiglio di Stato, anche di questo Consiglio.

7. L’appello è fondato per le ragioni che si vanno ad esporre. 

7.1. Va anzitutto disattesa l’eccezione di inammissibilità di nuovi documenti in appello. Tali documenti sono indispensabili per la decisione, anche alla luce del non corretto comportamento di parte appellata, che ha azionato un ricorso di ottemperanza nonostante l’avvenuto pagamento e non ha evidenziato tale circostanza nemmeno al momento del passaggio della causa in decisione, a distanza di tre anni dalla instaurazione del giudizio.

7.2. In ordine al riparto dell’onere probatorio tra le parti nelle cause di ottemperanza inerenti il pagamento di crediti, si esula dai principi ordinari del processo amministrativo in ordine all’onere dell’Amministrazione di produrre in giudizio i documenti, perché non si versa in una situazione di asimmetria informativa tra privato e amministrazione.

Al contrario, trattandosi di un normale e paritetico rapporto di credito-debito, le parti si trovano in posizione paritaria, e il creditore è il soggetto meglio in grado di conoscere se il proprio credito è stato o meno soddisfatto.

Semmai, l’asimmetria gioca, in materi di indennizzi di legge Pinto, in danno dell’Amministrazione, oberata di decreti di condanna da eseguire, e che potrebbe perciò avere difficoltà nel reperire e fornire tempestivamente la prova dell’avvenuto pagamento.

Il creditore ha pertanto il dovere di agire con la normale prudenza e lealtà, e di non azionare liti per crediti già soddisfatti.

Ove ciò possa accadere a causa di disallineamenti temporali tra l’avvio dell’azione e la notizia del pagamento, il creditore che abbia instaurato il giudizio ha l’onere di comunicare tempestivamente al giudice l’avvenuto pagamento, impedendo così che si arrivi ad una decisione di condanna per crediti già estinti.

Nella specie i doveri processuali di lealtà e prudenza sono stati violati, in quanto non solo l’azione di ottemperanza è stata promossa quando il credito era già estinto, ma nulla è stato comunicato in corso di causa, quando era ben possibile dare conto del soddisfacimento del credito, atteso che la causa è passata in decisione tre anni dopo la sua instaurazione.

Né rileva che il difensore del ricorrente di primo grado fosse, a suo dire, ignaro della circostanza dell’avvenuto pagamento, non comunicata dal cliente. 

Perché, dal punto di vista processuale, è del tutto irrilevante lo stato di scienza o ignoranza da parte del difensore di circostanze afferenti alla parte, e semmai il deficit di comunicazione tra parte e suo difensore rileva nei rapporti interni tra questi.

Per tutte tali circostanze, è ammissibile la produzione dei documenti in appello da parte del MEF.

8. Nel merito, essendo dimostrato che l’esecuzione del decreto della Corte di appello era avvenuta prima della instaurazione del ricorso di ottemperanza, quest’ultimo, in totale riforma della sentenza appellata, va respinto.

9. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno poste, per il doppio grado di giudizio, a carico della parte ricorrente in primo grado e liquidate in euro 1.000 (mille) complessivi, oltre onorari di legge. Restano a carico dell’appellato anche le spese del contributo unificato del doppio grado.

10. Ricorrono inoltre i presupposti per l’applicazione della sanzione per lite temeraria, ai sensi dell’art. 26, c. 2, c.p.a., in misura non inferiore al doppio del contributo unificato. La parte soccombente va pertanto condannata al pagamento di euro 600 in favore del bilancio dello Stato ai sensi dell’art. 15 disp. att. c.p.a.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, in riforma della sentenza impugnata, accoglie l’appello in epigrafe, e per l’effetto respinge il ricorso per ottemperanza.

Le spese del doppio grado del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in euro mille (1.000), oltre accessori di legge.

Condanna l’appellato alla sanzione pecuniaria di euro 600 ai sensi dell’art. 26 comma 2 c.p.a.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2020, svoltasi da remoto in video conferenza con l'intervento dei magistrati:

Rosanna De Nictolis, Presidente

Nicola Gaviano, Consigliere

Marco Buricelli, Consigliere

Giuseppe Verde, Consigliere

Maria Immordino, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria ImmordinoRosanna De Nictolis
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO