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Testo del provvedimento

CONTINUAZIONE


REATO CONTINUATO: LA VALUTAZIONE DEL GIUDICE DELL’ESECUZIONE




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE - SENTENZA 10 giugno 2020, n.20693
MASSIMA
L'identità del disegno criminoso, caratterizzante l'istituto disciplinato dall'art. 81, secondo comma, cod. pen., non si identifica con il programma di vita delinquenziale del reo, che esprime, invece, l'opzione dello stesso a favore della commissione di un numero non predeterminato di reati, ma postula che l'agente si sia previamente rappresentato e abbia unitariamente deliberato una serie di condotte criminose.
Pertanto, ai fini del riconoscimento della continuazione, il giudice dell’esecuzione deve verificare, attraverso un’analisi approfondita, la sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita.
Per detto riconoscimento è richiesto, inoltre, che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati, se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE - SENTENZA 10 giugno 2020, n.20693 -
RITENUTO IN FATTO
1. Con atto rivolto alla Corte di appello di Bari, in funzione di giudice dell'esecuzione, Francesco Cammalleri chiedeva l'applicazione della disciplina della continuazione, ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen., in ordine ai delitti giudicati con le seguenti sentenze divenute irrevocabili: a) sentenza emessa dalla Corte di appello di Bari il 2 febbraio 2017, divenuta irrevocabile il 9 gennaio 2018, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Foggia il 13 giugno 2016, sentenze in forza delle quali Francesco Cammalleri risultava condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione ed euro 1.000,00 di multa per il reato di cui agli artt. 110, 628, primo e terzo comma, cod. pen. e per il reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 2, 4 e 7 legge n. 895 del 1967, accertati entrambi in Carapelle il 18 dicembre 2015; b) sentenza emessa dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Foggia il 14 ottobre 2016, confermata con la sentenza emessa dalla Corte di appello di Bari il 13 giugno 2017, divenuta irrevocabile il 31 ottobre 2017, con la quale il prevenuto era stato condannato alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione ed euro 600,00 di multa per il reato continuato di rapina (artt. 110, 81, secondo comma, 628, primo e terzo comma, cod. pen., art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975, commesso in Cerignola il 27 novembre 2015; artt. 110, 81, secondo comma, 628, primo e terzo comma, cod. pen., art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975, commesso in Carapelle il 28 novembre 2015; artt. 110, 81, secondo comma, 628, primo e terzo comma, cod. pen., art. 4, secondo comma, legge n. 110 del 1975, commesso in Ordona il 2 dicembre 2015). 2. Il giudice dell'esecuzione rigettava l'istanza, con provvedimento del 14 gennaio 2019. 3. Il difensore di Francesco Cammalleri ha proposto ricorso per cassazione, con atto in cui deduce errata applicazione dell'art. 81, secondo comma, cod. pen., nonché contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. A pagina 1 dell'ordinanza ora impugnata si legge che effettivamente i delitti oggetto dell'istanza originaria furono commessi in un ambito territoriale ristretto e a distanza di dieci giorni l'uno dagli altri, ossia tra la fine di novembre e i primi venti giorni di dicembre 2015. Tale affermazione avrebbe dovuto condurre, quale coerente conseguenza, al riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati. Il dato temporale, analizzato con altri elementi esistenti, rafforza la tesi della sussistenza di un unico disegno criminoso. Infatti, nell'ordinanza ora impugnata si richiamano le modalità esecutive delle quattro rapine in discorso, le quali sono simili, perché tutte a mano armata, tutte poste in essere da due individui a bordo di motorino, soggetti di cui uno rimasto sempre ignoto e l'altro identificato nel Cammalleri, protagonista della scena predatoria. Il giudice dell'esecuzione ha ritenuto dette modalità esecutive e il ristretto arco di tempo non decisivi ai fini del riconoscimento del vincolo, ma ha fornito una motivazione illogica e contraddittoria. Inoltre, l'ordinanza ora impugnata afferma erroneamente che i poteri del giudice dell'esecuzione sono limitati o, comunque, inferiori a quelli del giudice della cognizione. Infatti, per quanto qui di interesse, l'unica differenza tra i poteri dei due giudici risiede nel momento della determinazione della pena, così come specificato dalle Sezioni Unite, secondo le quali in sede di cognizione l'individuazione del reato in concreto più grave è affidata ad una valutazione discrezionale - per quanto vincolata - del giudice, mentre in sede di esecuzione detta valutazione trova il limite della pena più grave inflitta (si richiama Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo). A ciò si aggiunga che il giudice dell'esecuzione ha fatto proprio un orientamento della Cassazione minoritario, risalente nel tempo e superato, laddove ha affermato che la mera indicazione dell'identità delle norme violate, la prossimità temporale delle violazioni e l'uguaglianza del movente sono circostanze afferenti ai singoli reati, quindi elementi che non provano l'esistenza di un unico momento ideativo. Invece, nel caso di specie sono presenti tutti gli indicatori della continuazione richiesti dalla giurisprudenza di legittimità. I fatti oggetto dell'istanza originaria riguardano rapine commesse in un delimitato lasso di tempo, dal 27 novembre 2015 al 18 dicembre 2015. Il programma criminoso prevedeva la commissione di rapine in danno di supermercati e con le stesse modalità esecutive. La fondatezza della richiesta emerge dalla lettura dei capi di imputazione: 27 novembre 2015, rapina al supermercato MD di Cerignola; 28 novembre 2015, rapina al supermercato Todis di Carapelle; 2 dicembre 2015, rapina al supermercato Dok di Ordona; 18 dicembre 2015, rapina al supermercato Gidis di Carapelle. Peraltro, la decisione di commettere le rapine in comuni vicini al comune di residenza è altro elemento suffragante l'esistenza di un medesimo progetto criminoso. Solo per una questione dipesa dalla tempistica delle indagini le quattro rapine non furono giudicate in unico processo. Il giudice dell'esecuzione, caduto in contraddizione laddove ha affermato che il programma criminoso è stato dedotto genericamente, ha poi confuso l'unicità del progetto criminoso con l'abitualità criminosa e con le scelte di vita ispirate alla sistematica e contingente commissione di illeciti.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato. La trattazione del caso rende opportuno premettere alcuni riferimenti alla giurisprudenza di legittimità. 1.1. È stato affermato che, in tema di applicazione della continuazione, l'identità del disegno criminoso, caratterizzante l'istituto disciplinato dall'art. 81, secondo comma, cod. pen., postula che l'agente si sia previamente rappresentato e abbia unitariamente deliberato una serie di condotte criminose e non si identifica con il programma di vita delinquenziale del reo, che esprime, invece, l'opzione dello stesso a favore della commissione di un numero non predeterminato di reati; essi, seppure dello stesso tipo, non sono identificabili a priori nelle loro principali coordinate, ma rivelano una generale propensione alla devianza che si concretizza, di volta in volta, in relazione alle varie occasioni ed opportunità esistenziali (Sez. 1, n. 15955 del 08/01/2016, Elounnari, Rv. 266615). Il riconoscimento della continuazione necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita. Per detto riconoscimento è richiesto, inoltre, che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati, se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea (Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074). 1.2. La valutazione in ordine alla sussistenza, in relazione alle concrete fattispecie, dell'unicità del disegno criminoso, è compito del giudice di merito, la cui decisione sul punto, se congruamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità (Sez. 4, n. 10366 del 28/05/1990, Paoletti, Rv. 184908). L'indagine che si impone alla riflessione del giudice chiamato a delibare un'istanza di applicazione della disciplina della continuazione deve concentrarsi su tre essenziali problemi: dapprima, verificare la credibilità intrinseca, sotto i profili della logica e della congruità, dell'asserita esistenza di un unico, originario programma delittuoso; indi, analizzare i singoli comportamenti incriminati per individuare le particolari, specifiche finalità che appaiono perseguite dall'agente; infine, verificare se detti comportamenti criminosi, per le loro particolari modalità, per le circostanze in cui si sono manifestati, per lo spirito che li ha informati, per le finalità che li ha contraddistinti, possano considerarsi, valutata anche la natura dei beni aggrediti, come l'esecuzione, diluita nel tempo, del prospettato, originario, unico disegno criminoso (Sez. 1, n. 1721 del 22/04/1992, Curcio, Rv. 190807). 2. Considerato in astratto quanto precede, deve notarsi, con riferimento al caso concreto ora in esame, che il ricorso, come anticipato, è fondato, perché il giudice dell'esecuzione non ha motivato adeguatamente l'esclusione del vincolo della continuazione tra la rapina a mano armata giudicata con la sentenza sopra indicata alla lettera 'a', da un lato, e le tre rapine a mano armata - già poste in continuazione tra loro in sede di cognizione - giudicate con la sentenza sopra indicata alla lettera 'b', dall'altro lato. Infatti, il giudice dell'esecuzione, dopo aver dato atto che tutte le rapine in questione furono commesse dal Cammalleri in concorso con altro soggetto non identificato, in un ristretto ambito territoriale, a distanza di dieci giorni l'una dalle altre (tra la fine del mese di novembre e i primi venti giorni di dicembre 2015) e con modalità esecutive simili, ha poi genericamente affermato che tali elementi non sono decisivi ai fini del riconoscimento del vincolo della continuazione. L'apparato argomentativo dell'ordinanza ora impugnata non è idoneo a sostenerla logicamente, poiché non consente di comprendere per quali ragioni il giudice dell'esecuzione ha ritenuto non dirimente il positivo riscontro di quelli che, secondo la giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, costituiscono elementi sintomatici del reato continuato (prossimità temporale, identità delle norme violate, ambito territoriale prossimo, analoghe modalità esecutive). In mancanza di un'analisi approfondita in tal senso, non è sufficiente a giustificare la decisione l'affermazione del giudice dell'esecuzione secondo la quale i reati in discorso sarebbero ricollegabili ad una abitualità a delinquere del prevenuto e a scelte di vita ispirate alla sistematica e contingente consumazione di illeciti con «notevole facilità nell'agire lesto». 3. Per le ragioni esposte, l'ordinanza impugnata deve essere annullata, con rinvio al giudice dell'esecuzione, che provvederà a nuovo esame senza incorrere nei vizi riscontrati. Dovrà applicarsi l'art. 34, comma 1, cod. proc. pen., quale risulta a seguito della pronuncia della Corte costituzionale n. 183 del 2013, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione e dell'art. 623, comma 1 lett. a), cod. proc. pen., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte di appello di Bari.
Così deciso in Roma, 11 febbraio 2020