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Testo del provvedimento

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (REATI CONTRO LA -ARTT. 314-356 C.P.)


Indebito utilizzo della carta di credito aziendale




CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 14 aprile 2020, n.12087
MASSIMA
In tema di peculato, la prova dell'indebito utilizzo della carta di credito concessa per effettuare spese istituzionali può desumersi, quanto meno a livello indiziario, dalla omessa o insufficiente rendicontazione delle spese sostenute dal pubblico agente, di cui non si fornisca una puntuale giustificazione neppure in sede processuale, atteso che tale condotta è altamente sintomatica dell'avvenuta appropriazione. (Nella specie, l'amministratore di una società per azioni è stato riconosciuto colpevole del delitto di peculato continuato, in relazione all'appropriazione di denaro di pertinenza della società, con indebiti prelievi mediante una carta di credito aziendale durante un viaggio privato all’estero, il che avrebbe impedito il recupero delle somme non rendicontate mediante compensazione con gli emolumenti dovuti).



CASUS DECISUS
La Corte di appello di Milano ha confermato quella del Tribunale di Milano, con cui D.A.F. è stato riconosciuto colpevole del delitto di peculato continuato, in relazione all'appropriazione di denaro di pertinenza della società Cap holding spa, mediante indebiti prelievi riferiti ad un viaggio negli Stati uniti del novembre 2013 e poi successivamente avvenuti dal maggio al termine dell'incarico, per un totale di Euro 14.621,00. Ha proposto ricorso il D.A. tramite il suo difensore.



TESTO DELLA SENTENZA

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 14 aprile 2020, n.12087 - Pres. Fidelbo -est. Ricciarelli

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 21/6/2019 la Corte di appello di Milano ha confermato quella del Tribunale di Milano del 9/3/2017, con cui D.A.F. è stato riconosciuto colpevole del delitto di peculato continuato, in relazione all'appropriazione di denaro di pertinenza della società Cap holding spa, mediante indebiti prelievi riferiti ad un viaggio negli Stati uniti del novembre 2013 e poi successivamente avvenuti dal maggio al termine dell'incarico, per un totale di Euro 14.621,00.

2. Ha proposto ricorso il D.A. tramite il suo difensore.

2.1. Con il primo motivo deduce violazione di legge in relazione alla mancata prova della finalità privatistica delle spese nel periodo dal maggio al settembre 2014.

La Corte aveva fornito una motivazione volta a confermare le valutazioni del primo Giudice, ma senza neanche rendersi conto dell'ambito entro il quale era stata riconosciuta la penale responsabilità, che nella sentenza impugnata era stato erroneamente indicato tra il novembre 2013 e il maggio 2014.

In ogni caso la condanna era stata confermata senza che fosse dimostrata la connotazione privatistica delle spese, non essendo a tal fine sufficiente la mancata prova della finalità istituzionale.

2.2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge in relazione all'art. 27 Cost., per indebita inversione dell'onere probatorio.

Era stato dato rilievo al fatto che non fosse stata documentata la natura aziendale delle spese, così addossando sull'imputato l'onere di fornire una prova a discarico, quando la prova della colpevolezza avrebbe dovuto gravare sulla pubblica accusa.

2.3. Con il terzo motivo denuncia violazione di legge in relazione all'elemento soggettivo con riferimento alle spese sostenute per il viaggio a New York.

Il ricorrente aveva sostenuto di aver utilizzato la carta di credito aziendale, essendo bloccata quella sua personale, peraltro avendo al riguardo chiesto l'autorizzazione in cambio del successivo prelievo delle somme dai propri emolumenti.

Di qui la mancanza della consapevolezza di destinare le somme a fini privatistici con comportamento uti domimus.

2.4. Con il quarto motivo deduce vizio di motivazione in quanto la medesima circostanza della mancanza di documentazione giustificativa era stata differentemente valutata da un lato ai fini dell'assoluzione dell'imputato con riguardo a talune spese e dall'altro ai fini della sua condanna con riguardo ad ulteriori prelievi.

2.5. Con il quinto motivo denuncia mancanza di motivazione in ordine all'attenuante di cui all'art. 323-bis c.p., il cui riconoscimento era stato sollecitato nel giudizio di appello, senza che la Corte avesse provveduto in merito.

3. Il difensore del ricorrente ha depositato una memoria contenente motivi nuovi.

3.1. Con il primo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 314 e 358 c.p..

La Corte si era limitata a richiamare i rilievi del primo Giudice quanto alla qualifica soggettiva del ricorrente, fondata sulla natura pubblicistica della società, in quanto svolgente attività con finalità pubblica, riguardante il servizio idrico integrato: ma avrebbe dovuto reputarsi insufficiente l'attività astrattamente svolta a livello societario, dovendosi approfondire le attività e i compiti affidati al ricorrente, fra l'altro non essendosi considerato che CAP Holding era società di controllo e non si occupava direttamente di servizi pubblici, fermo restando che svolgeva anche attività di natura differente.

3.2. Con il secondo motivo nuovo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'elemento oggettivo costituito dalla condotta appropriativa.

Non era stato considerato che l'utilizzo della carta di credito era stato regolamentato e che in base al regolamento da un lato era stabilito che l'utilizzo potesse essere riferito a rappresentanza e attività scollegate dal servizio pubblico e dall'altro era previsto che nel caso di uso improprio o non rendicontato sugli emolumenti spettanti al titolare della carta di credito si procedesse a rivalsa, previa sottoscrizione di delega da parte del titolare della carta.

Per effetto di tale regolamento si produceva un'immediata compensazione tra somme utilizzate irregolarmente ed emolumenti spettanti, dovendosi escludere che l'utilizzo della carta di credito potesse considerarsi come appropriazione di denaro altrui.

3.3. Con il terzo motivo nuovo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla destinazione extra-istituzionale delle somme prelevate tra il maggio e il settembre 2014.

La Corte aveva pronunciato da un lato condanna e dall'altro assoluzione in presenza di presupposti fattuali corrispondenti, comunque violando il principio per cui non può ravvisarsi peculato in caso di inadeguatezza o incompletezza dei giustificativi contabili, che non permettano di riferire gli esborsi a finalità istituzionali.

Inoltre non si sarebbe potuto dare rilievo nè alla diversa consistenza e strutturazione della società SET rispetto alla società CAP Holding nè agli argomenti valorizzati dal primo giudice, in ordine al fatto che fino all'aprile 2014 i prelievi fossero contenuti e compatibili con un utilizzo istituzionale e al fatto che nel primo periodo il rapporto tra il ricorrente e la CAP fosse più stabile: si trattava di argomenti inidonei a sorreggere la conclusione proposta e tali da viziare la motivazione in assenza di verifica delle esigenze istituzionali e di una concreta valutazione del fatto che le spese fossero più elevate.

3.4. Con il quarto motivo nuovo denuncia travisamento della prova con riguardo all'elemento oggettivo e soggettivo del delitto di peculato in ordine alle spese sostenute nel viaggio a New York.

Il ricorrente aveva rappresentato di essersi trovato nell'impossibilità di usare la propria carta di credito e di aver usato quella della società, dopo aver avvisato i responsabili concordando la successiva trattenuta.

La Corte aveva tuttavia respinto le deduzioni difensive, sostenendo che il ricorrente non aveva fornito prove del blocco della propria carta di credito ed era stato smentito per il resto dai testi escussi.

Ma sotto il primo profilo era stato addossato un inammissibile onere probatorio al ricorrente e sotto il secondo profilo era configurabile un travisamento della prova in quanto i testi R. e F. non avevano smentito il ricorrente ma semmai dichiarato di non ricordarsi del viaggio a New York.

4. Ha depositato una memoria il difensore della parte civile, nella quale si ricostruisce la vicenda e si esaminano i singoli motivi di ricorso, prospettandosene l'inammissibilità o l'infondatezza anche in relazione a quanto risultante dalla combinazione delle sentenze di merito.

Motivi della decisione

1. Innanzi tutto deve esaminarsi il primo motivo nuovo.

Lo stesso è inammissibile, perchè deduce un tema che non risulta specificamente sollevato in sede di appello e che deve ritenersi comunque proposto in termini generici.

Va infatti osservato che i Giudici di merito hanno dato conto del fatto che il ricorrente, dopo aver svolto funzioni di amministratore della società S.E.T., che era controllata da Cap Holding e svolgeva attività strumentale per la controllante, aveva ricoperto funzioni di consigliere di amministrazione e vice-presidente della stessa Cap Holding s.p.a., che aveva incorporato la S.E.T. e che faceva interamente capo ai comuni lombardi per la gestione del servizio idrico integrato, secondo quanto segnalato dal Tribunale, in base all'oggetto sociale e alle dichiarazioni del teste F..

A fronte di ciò, il ricorrente ha dedotto del tutto genericamente che la Cap Holding svolga anche attività ulteriore e, a fronte di quanto rilevato dai Giudici, non ha in alcun modo prospettato di essere stato adibito ad attività diverse da quelle concernenti la gestione del servizio idrico integrato, nei suoi plurimi aspetti, essendosi invece per lo più fatto riferimento, anche nelle deduzioni difensive, ad attività inerente a servizi di fognatura ed a verifiche sul campo.

In tale prospettiva non può dirsi in alcun modo confutato l'assunto dei Giudici di merito secondo cui la Cap Holding s.p.a., nel cui ambito sono state tenute le condotte per le quali è intervenuta condanna, era sottoposta interamente a controllo pubblico per la gestione di un servizio di rilievo pubblicistico, disciplinato peraltro da norme di diritto pubblico, con la conseguenza che lo svolgimento in posizione apicale di tale attività connotava il ricorrente come incaricato di pubblico servizio agli effetti dell'art. 358 c.p..

Deve aggiungersi che proprio in relazione allo svolgimento di tale attività era attribuito al ricorrente l'utilizzo della carta di credito, il che vale a dar conto della ragione di ufficio alla base della relativa disponibilità, quale presupposto per la configurabilità del delitto di peculato, correlato alla indebita destinazione delle somme a finalità diverse da quelle consentite (per la configurabilità del delitto di peculato in caso di indebito utilizzo della carta di credito aziendale si rinvia a Sez. 6, n. 6405 del 12/11/2015, dep. 2016, Minzolini, Rv. 265830).

2. Il primo, il secondo e il quarto motivo del ricorso principale e il secondo e il terzo motivo nuovo possono essere esaminati congiuntamente: gli stessi risultano infondati.

2.1. E' in primo luogo del tutto inconferente l'erroneo riferimento, contenuto nell'esposizione riassuntiva fatta dalla Corte (pag. 1), al periodo dal novembre 2013 al maggio 2014, anzichè a quello dal maggio al settembre 2014, riferimento che costituisce un refuso non incidente sulla motivazione, avuto riguardo agli argomenti in concreto utilizzati per confermare il giudizio di primo grado in ordine all'indebito utilizzo della carta di credito dal maggio 2014 al settembre 2014, a fronte del rigetto dell'appello della parte civile, riferito al restante periodo oggetto di originaria contestazione.

2.2. Ciò posto, deve rilevarsi che la Corte, richiamando le valutazioni del primo Giudice, ha inteso fondare il proprio giudizio non su profili presuntivi, implicanti un'inversione dell'onere della prova, bensì su una ricostruzione degli impropri utilizzi della carta di credito per usi non consentiti, basata su un coerente quadro indiziario.

Inoltre deve escludersi che i Giudici di merito siano incorsi in una insanabile contraddittorietà della motivazione, diversamente valutando situazioni probatoriamente corrispondenti.

Va infatti rimarcato che è stato dato rilievo a specifiche peculiarità, che hanno connotato i diversi periodi e che sono state ritenute significative al fine di trarne corrispondentemente diverse conseguenze sul piano valutativo e ricostruttivo.

In particolare è stato sottolineato che a partire da una certa data, nel quadro dell'operatività di Cap Holding, era stato previsto che l'assegnazione delle carte di credito agli organi apicali fosse accompagnata da uno specifico regolamento, che ne disciplinava puntualmente l'utilizzo per spese inerenti al servizio ed anche per spese di rappresentanza, nei limiti di quanto stabilito con riguardo ad acquisti, partecipazione a convegni e manifestazioni, spese di trasporto, vitto e alloggio in caso di missioni, prevedendosi che le spese dovessero essere specificamente rendicontate con indicazione del relativo giustificativo, idoneo ad attestare anche l'inerenza, e che nel caso di uso improprio o non rendicontato regolarmente, salve le responsabilità disciplinari, Cap Holding potesse rivalersi sugli emolumenti spettanti al titolare della carta di credito, sulla base di una delega di rivalsa.

A fronte di ciò si è rilevato come gli importi per i quali era stata formulata l'originaria imputazione corrispondessero a spese di cui non erano stati forniti giustificativi e che, nel periodo successivo all'entrata in vigore del richiamato regolamento, non erano stati specificamente rendicontati.

Inoltre il Tribunale ha inteso ulteriormente rilevare come, al di là della mancanza di giustificazione, fino ad una determinata data, non fosse comunque possibile radicalmente escludere che gli importi, di per sè di modesto importo, via via prelevati e spesi, potessero correlarsi a sussistenti ragioni di ufficio, in ragione di esigenze manifestatesi, diversamente dovendosi ritenere invece per il periodo dal maggio 2014, giacchè a questa data era ormai prevista la fine del rapporto tra il ricorrente e la società e nel contempo in quei mesi si erano succeduti prelievi ben più consistenti, rimasti sistematicamente privi di giustificazione e idonea rendicontazione, quando in prospettiva la società non avrebbe potuto rivalersi sugli emolumenti mensili, attesa la fine del rapporto.

La Corte territoriale, nel richiamare tale motivazione, ha anche specificamente rilevato come le spese per le quali è intervenuta condanna si fossero susseguite anche in giorni incompatibili con ragioni di servizio, come i giorni festivi o in periodi di vacanza, e come non solo fosse mancata una immediata rendicontazione, anche in relazione ai beneficiari, ma non fosse stata fornita neppure ex post, quindi in sede processuale, una giustificazione comunque idonea a dar conto di quelle spese.

Si tratta di motivazione che non si espone alle formulate censure, in quanto idonea a rappresentare non illogicamente la ratio della difforme valutazione nei diversi periodi, correlata non tanto alla maggiore strutturazione della Cap Holding rispetto alla S.E.T., quanto alla specifica regolamentazione imposta, tale da far sorgere in capo al titolare della carta effettivi obblighi di rendicontazione e giustificazione, la cui inosservanza ben avrebbe potuto interpretarsi sul piano indiziario come altamente significativa dell'improprio e sviato utilizzo della carta di credito, non rispettoso dei limiti a tal fine stabiliti.

2.3. Deve del resto rimarcarsi che, come già in altre occasioni rilevato con riguardo ad ipotesi di distrazione di fondi dalla loro vincolata destinazione, 'in ambito penale deve essere provata la concreta appropriazione, cui deve ricollegarsi nella sua materialità l'offensività della condotta, almeno in termini di alterazione del buon andamento della P.A.. Ed allora occorre accertare l'effettiva appropriazione, cioè l'illecita interversione, la quale solo sul piano probatorio può essere se del caso surrogata da situazioni altamente significative, come quelle derivanti dalla assoluta mancanza di allegazioni o dall'inosservanza di un esistente e specifico obbligo di giustificazione documentale della spesa, destinato a proiettarsi su un connesso rendiconto, in presenza del quale la mancanza di giustificazioni finisca di per sè per evocare l'interversione' (Sez. 6, n. 35683 del 1/6/2017, Adamo, Rv. 270549; ma in senso analogo anche Sez. 6, n. 21166 del 9/4/2019, Marino, Rv. 276067).

Ordunque, pur dovendosi convenire circa la necessità della concreta prova dell'interversione, correlata all'improprio utilizzo della carta di credito, deve nondimeno rilevarsi come tale prova possa essere desunta sul piano indiziario anche dalla previsione di uno specifico obbligo di rendicontazione, cui il soggetto interessato si sottragga o comunque dalla circostanza che tale soggetto, pur chiamato a fornire, eventualmente anche in sede processuale, una puntuale giustificazione, non sia in grado di fornirla, dovendosi in casi siffatti ravvisare situazioni altamente sintomatiche di una condotta appropriativa.

Ma nel caso di specie i Giudici di merito, secondo quanto rilevato in precedenza, si sono basati anche su un'ulteriore, coerente e rafforzativa analisi, che, alla luce del concomitante dato sintomatico di cui si è detto, è stata posta alla base del giudizio di penale responsabilità, essendosi dato rilievo, tutt'altro che illogicamente, al fatto che dal maggio 2014 gli utilizzi fossero connotati da importi mensilmente cospicui, proprio nel periodo in cui era sostanzialmente venuto meno il rapporto fiduciario, connesso alla persistenza del vincolo lavorativo, ormai prossimo alla cessazione, e in cui la mancanza di rendicontazione finiva per assumere un più pregnante significato anche in relazione al venir meno degli emolumenti dai quali avrebbero potuto prelevarsi somme compensative.

Ciò significa che la valutazione si è fondata su un complessivo quadro indiziario non solo evocativo, ma specificamente rappresentativo di condotte appropriative.

2.4. Va infine rimarcato come, contrariamente a quanto dedotto nel secondo motivo nuovo, non possa attribuirsi rilievo, al fine di escludere la configurabilità del delitto di peculato, alla circostanza che su base regolamentare fosse prevista la delega di rivalsa per il recupero degli importi corrispondenti ad improprio utilizzo della carta di credito o comunque non regolarmente rendicontati: una siffatta previsione costituiva uno strumento di garanzia per la società, destinata peraltro ad operare ex post, a fronte di un illecito ormai verificatosi, tanto da non escludere sanzioni disciplinari, ferma restando la necessità che la situazione che legittimava la rivalsa fosse in concreto attestata e che vi fossero emolumenti sui quali poterla esercitare.

Vuol dirsi dunque che la delega alla rivalsa non implicava la legittimazione di usi impropri, i quali avrebbero dovuto comunque considerarsi illeciti, non potendosi equiparare una simile evenienza a quella in altra occasione presa in esame dalla giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 42952 del 17/9/2019, Morriale, Rv. 277209), in cui era originariamente prevista dallo statuto di una società in house la possibilità per il legale rappresentante di utilizzare risorse aziendali (per pagamento di contravvenzioni elevate nei suoi confronti), salvo rimborso, situazione nella quale mancava ab origine una effettiva interversione, cioè un utilizzo improprio, e non poteva assumere rilievo, sotto il profilo della tipicità, la successiva inadempienza all'obbligo di restituzione.

3. Inammissibili, perchè manifestamente infondati e comunque volti a sollecitare una diversa valutazione di merito, non consentita in sede di legittimità, risultano il terzo motivo di ricorso e il terzo motivo nuovo, relativi alle spese per il viaggio a New York.

E' in questo caso incontestato che il viaggio fosse stato eseguito per ragioni private: la deduzione difensiva è incentrata sulla circostanza che il ricorrente, avendo rilevato il blocco della propria carta di credito, si fosse trovato nella necessità di utilizzare quella aziendale, peraltro dopo aver comunicato la circostanza agli organi apicali, in particolare il presidente R. e il direttore F., venendo autorizzato, salvo rivalsa sugli emolumenti.

Ma i Giudici di merito hanno rilevato come sul piano probatorio l'assunto difensivo fosse rimasto del tutto sprovvisto di conferme, nulla essendo stato allegato e riscontrato in ordine al preteso blocco della propria carta di credito e non essendo stata suffragata dai testi R. e F. la tesi della previa autorizzazione.

Si tratta di valutazione che non si fonda sull'inversione dell'onere probatorio, ma sulla mancanza di riscontri di una tesi volta a contrastare un dato probatorio di per sè sufficiente a sostenere la tesi accusatoria.

D'altro canto, contrariamente a quanto prospettato nei motivi di ricorso, non può attribuirsi rilievo alle sole dichiarazioni dell'imputato e neppure può ravvisarsi un profilo di travisamento della prova in relazione all'attribuzione di significato alle dichiarazioni dei due testi R. e F..

Va infatti rimarcato come anche in base all'estratto delle dichiarazioni riportato nel motivo nuovo non risulti una distorta rappresentazione del 'significante', tale da disarticolare la motivazione sul punto, in quanto non si fa riferimento ad una conferma dell'assunto difensivo, che sarebbe stata specificamente necessaria, dovendosi inoltre considerare come il teste F., il quale, a rigore, avrebbe dovuto essere direttamente investito della questione, avesse comunque negato, stando al brano riportato, tale circostanza, facendo riferimento semmai a competenze presidenziali.

4. Infine, con riguardo al quarto motivo di ricorso, relativo all'attenuante di cui all'art. 323-bis c.p., deve rimarcarsi come la deduzione difensiva si limiti a prospettare la mancanza di motivazione in ordine alla richiesta formulata nel giudizio di appello in sede di conclusioni, senza che peraltro fossero state verbalizzate in quella sede e siano state prospettate in sede di ricorso le ragioni che avrebbero legittimato una positiva valutazione in merito.

Ma soprattutto deve rilevarsi come una risposta sia comunque desumibile dal complesso della motivazione con la quale si è dato conto della reiterazione delle condotte per importi non modesti, pur ritenuti dal primo Giudice compatibili con la concessione delle attenuanti generiche.

5. In conclusione si impone il rigetto del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Il ricorrente va infine condannato a rifondere alla parte civile Cap Holding s.p.a. le spese di rappresentanza e difesa in questa sede, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè a rifondere alla parte civile, Cap Holding s.p.a., le spese sostenute nel presente grado di giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.500,00 oltre spese generali al 15%, IVA e CPA. Il presente provvedimento, redatto dal Consigliere Dr. Ricciarelli Massimo, viene sottoscritto dal solo Presidente del Collegio per impedimento dell'estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).