Giu Giurisdizione in tema di rilascio della patente di guida
TAR CALABRIA - SENTENZA 14 giugno 2022 N. 1062
Massima
Ogni questione relativa al possesso dei requisiti morali di cui all’art. 120 del codice della strada, prescritti per il conseguimento del titolo di abilitazione alla guida, spetta alla cognizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria, anche nell’ipotesi di rilascio di nulla osta ex art. 120, commi 1 e 3, per il conseguimento della patente precedentemente revocata, trattandosi di accertamento avente natura vincolata, con vincolo posto nell’esclusivo interesse del privato, la cui posizione giuridica va qualificata in termini di diritto soggettivo perfetto, non configurandosi alcuna spendita di poteri discrezionali della P.A.

Testo della sentenza
TAR CALABRIA - SENTENZA 14 giugno 2022 N. 1062

Pubblicato il 14/06/2022

N. 01062/2022 REG.PROV.COLL.

N. 00933/2019 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 933 del 2019, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Enrico Morcavallo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Interno, U.T.G. - Prefettura di Vibo Valentia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Catanzaro, via G. Da Fiore, 34;

per l'annullamento

del provvedimento del Prefetto di Vibo Valentia di diniego al rilascio del nulla osta al conseguimento di nuova patente di guida, prot. fasc. n. -OMISSIS-/Area III^, notificato in data 03.04.2019; nonché di ogni altro provvedimento propedeutico, presupposto, consequenziale e/o connesso.

 

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e dell’U.T.G. - Prefettura di Vibo Valentia;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 maggio 2022 il dott. Alberto Romeo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

 

FATTO e DIRITTO

1. Con provvedimento n. -OMISSIS-e n. -OMISSIS-, emesso dal Tribunale di Vibo Valentia - Sez. Misure di Prevenzione in data 02.05.2017, veniva applicata nei confronti di -OMISSIS-la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza.

In forza di ciò la Prefettura di Vibo Valentia con provvedimento del -OMISSIS- prot. n. -OMISSIS-/Area III revocava al medesimo la patente di guida avente n. -OMISSIS- per carenza dei requisiti morali di cui all’art. 120, comma 1, del Codice della Strada.

La misura di prevenzione veniva successivamente revocata dalla Corte d’Appello di Catanzaro con decreto n. -OMISSIS-, sul rilievo del venir meno del requisito della pericolosità sociale, anche in considerazione del percorso di collaborazione intrapreso dal proposto e della mitigazione del suo trattamento cautelare nell’ambito del procedimento penale pendente nei suoi confronti dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro.

Per tali motivi, con istanza del -OMISSIS- il Sig. -OMISSIS-richiedeva alla Prefettura di Vibo Valentia la restituzione della patente a suo tempo revocata o, alternativamente, in caso di diniego, il rilascio del nulla osta per il conseguimento di una nuova patente di guida.

In data 3.4.2019 la Prefettura di Vibo Valentia gli notificava, tuttavia, il provvedimento prot. n. -OMISSIS-/Area III, con il quale la richiesta veniva rigettata, tenuto conto, per un primo verso, del mancato ottenimento della riabilitazione e, per altro verso, del mancato decorso del prescritto termine triennale dal “momento della revoca della patente”.

2. Con l’epigrafato atto di gravame il ricorrente è insorto avverso il precitato provvedimento articolando i seguenti motivi di diritto:

I) Eccesso di potere per difetto di istruttoria - errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto - violazione e/o falsa applicazione dell’art. 120 codice della strada.

Il ricorrente censura, anzitutto, l’applicazione automatica del disposto di cui all’art. 120, co. 1, cod. strada, non essendo stata accordata alcuna considerazione al suo status di collaboratore di giustizia, in forza del quale era stata ritenuta cessata la sua pericolosità sociale, né, tanto meno, alla natura dei reati per i quali aveva riportato condanna, diversi da quelli per cui l’art. 120 citato richiede la riabilitazione.

II) Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 7 della l. 241/1990.

Ad essere censurata è poi la mancata comunicazione di avvio del procedimento, non essendo stato proceduto il diniego gravato dalla rituale comunicazione ex art. 7 l. n. 241/90.

III) Violazione e/o falsa applicazione del principio generale del ne bis in idem – violazione e/o falsa applicazione dell’art. 5 l. n. 1453/1956 - violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4 prot. 7 della convenzione europea e dell’art. 52 par. 3 del TUE.

Il diniego impugnato sarebbe altresì illegittimo in quanto, incidendo negativamente sul suo diritto al lavoro e limitando drasticamente ed ingiustamente tutte le più semplici azioni di vita quotidiana, sarebbe in toto assimilabile ad una pena afflittiva, con violazione del principio generale del ne bis in idem, tenuto conto che sulla base delle medesime condotte delittuose sarebbero stati già disposti altri provvedimenti giudiziali connotati da finalità afflittive e sanzionatorie (in particolare la misura di prevenzione e la revoca della patente di guida).

IV) Violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1, 4, 16, 32, 35, 36 e 38 della Costituzione.

Il provvedimento impugnato si porrebbe inoltre in contrasto con i principi di cui agli articoli 1, 4, 16, 32, 35, 36 e 38 Cost., che tutelano il lavoro e la salute quali diritti inviolabili dell’individuo e della collettività.

3. Con atto di mera forma depositato l’11.06.2019 si sono costituiti in resistenza il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Vibo Valentia, depositando quindi, in data 22.10.2019 una relazione sui fatti di causa a firma del dirigente del competente settore prefettizio nonché documentazione inerente al procedimento.

4. Con memoria depositata in data 1.04.2022 parte ricorrente ha insistito nell’accoglimento del ricorso, rilevando ad integrazione delle doglianze già articolate l’erroneità della condizione ostativa opposta dalla Prefettura a fondamento del diniego incentrata sul mancato conseguimento della riabilitazione, dovendo pacificamente ritenersi che tale elemento non sia necessario ai fini dell’ottenimento del nulla osta per il rilascio di un nuovo titolo di guida.

5. La difesa erariale ha articolato le proprie controdeduzioni alle doglianze avversarie con memoria del 3.04.2022, eccependo in primo luogo l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, non avendo comprovato il ricorrente di aver presentato presso il competente Ufficio della Motorizzazione civile apposita richiesta di rilascio di una nuova patente di guida, costituente il presupposto indefettibile della valutazione prefettizia in ordine alla sussistenza dei requisiti morali per la concedibilità del titolo. Nel merito insisteva per il rigetto del ricorso.

6. All’udienza pubblica del 4 maggio 2022 il Collegio ha rilevato a verbale, ai sensi dell’art. 73 c.p.a., possibili profili di inammissibilità del gravame per difetto di giurisdizione del giudice adito, riservando all’esito la causa in decisione.

7. Il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione.

La giurisprudenza ha più volte rilevato che la giurisdizione sui provvedimenti basati sui motivi ostativi di cui all’art. 120 del d.lgs. n. 285/1992 appartiene al giudice ordinario, trattandosi di accertamento avente natura vincolata, con vincolo posto nell’esclusivo interesse del privato, la cui posizione giuridica va qualificata in termini di diritto soggettivo perfetto, non configurandosi alcuna spendita di poteri discrezionali della P.A. (cfr. TAR Piemonte, sez. II, 22 novembre 2019, n. 1166; da ultimo, TAR Campania, sez. V, 23 marzo 2022, n. 1942).

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, seguito anche dalla Sezione, ogni questione relativa al possesso dei requisiti morali di cui all’art. 120 del codice della strada, prescritti per il conseguimento del titolo di abilitazione alla guida, spetta alla cognizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria, anche nell’ipotesi di rilascio di nulla osta ex art. 120, commi 1 e 3, per il conseguimento della patente precedentemente revocata, poiché l’Amministrazione è priva in proposito di discrezionalità (cfr., nella giurisprudenza della Sezione, 1 dicembre 2021, n. 2207; analogamente, TAR Campania, sez. V, 30 novembre 2020, n. 5645; Id., 6 aprile 2016, n. 1694).

Verso tale conclusione depone anche il consolidato orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, nel confermare la giurisdizione del G.O. in sede di risoluzione del conflitto sollevato d’ufficio in merito a una controversia avverso l’annullamento di un provvedimento della Motorizzazione Civile di diniego del rilascio del titolo abilitativo alla guida per difetto dei requisiti morali di cui all’art. 120 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, ha ribadito che “il diniego del rilascio della patente di guida, ai sensi dell’art. 120 C.d.S., comma 1, per insussistenza di requisiti morali non è espressione di discrezionalità amministrativa ma atto vincolato, sia nel presupposto che nel contenuto, e ciò anche a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 9 febbraio 2018, n. 22, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale del comma 2 dell'art. 120 già richiamato, come sostituito dalla L. 15 luglio 2009, n. 94, art. 3, comma 52, lett. a), nella parte in cui - con riguardo all'ipotesi, diversa da quella all'esame, di condanna per reati di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, artt. 73 e 74, che intervenga in data successiva a quella di rilascio della patente di guida - dispone che il prefetto ‘provvede’, invece che ‘può provvedere’, alla revoca della patente” (Cassazione, sez. un., 13 dicembre 2019, n. 32977).

7.1. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione dell’adito G.A. in favore del G.O., con salvezza degli effetti processuali e sostanziali della domanda ove la stessa venga riproposta innanzi al G.O. ai sensi dell’art. 11 c.p.a..

8. La natura della pronuncia e la persistenza di oscillazioni giurisprudenziali sulla questione della giurisdizione nella materia che occupa giustificano la compensazione delle spese di lite tra le parti.

9. Il Collegio rileva, infine, che con decreto -OMISSIS-del 3.07.2019, adottato dalla competente Commissione, il ricorrente è stato ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato; si rende, dunque, necessario statuire al riguardo in via definitiva, tenuto conto che l’ammissione al beneficio avviene, ad opera della competente commissione, “in via anticipata e provvisoria”, ai sensi dell’art. 126, comma 1, d.P.R. n. 30 maggio 2002, n. 115, “se le pretese che l’interessato intende far valere non appaiono manifestamente infondate”.

Ebbene, l’art. 130 bis del d.P.R. n. 115 del 2002, introdotto dall’art. 15, comma 1, D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla L. 1° dicembre 2018, n. 132, ha disposto che, quando “l'impugnazione, anche incidentale, è dichiarata inammissibile, al difensore non è liquidato alcun compenso”. Ne consegue che la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, come quella a cui si è pervenuti nel presente giudizio, automaticamente comporta la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in precedenza disposta in favore dell’istante (cfr. ex multis TAR Lombardia, sez. III, 24 marzo 2021, n. 771; TAR Campania, Salerno, sez. I, 23 aprile 2021, n. 1029; TAR Sicilia, Catania, sez. II, 19 novembre 2020, n. 3077).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario, dinanzi al quale il ricorso potrà essere riproposto ai sensi dell’art. 11 c.p.a.

Spese compensate.

Revoca l’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 4 maggio 2022 con l'intervento dei magistrati:

 

 

Giancarlo Pennetti, Presidente

Arturo Levato, Primo Referendario

Alberto Romeo, Referendario, Estensore