Giu Corte Costituzionale, sentenza 30 luglio 2021 ed effetti interdittivi nel caso del di truffa aggravata
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - SENTENZA 28 giugno 2022 N. 5883
Massima
La sentenza della Corte ha espunto dal catalogo dei reati per i quali la condanna determina automaticamente gli effetti interdittivi di cui all’art. 67 del codice antimafia (anche) il delitto di truffa aggravata, oggetto del decreto penale di condanna posto alla base del provvedimento impugnato in primo grado. Ne consegue l’illegittimità derivata di quest’ultimo, dal momento che la dichiarazione di illegittimità costituzionale, in relazione ai rapporti giuridici ancora pendenti, ha effetti ex tunc

Testo della sentenza
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - SENTENZA 28 giugno 2022 N. 5883

Pubblicato il 28/06/2022

N. 05383/2022REG.PROV.COLL.

N. 10870/2021 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 10870 del 2021, proposto dalla -OMISSIS-in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocato Luigi Maria D’Angiolella, con domicilio digitale come da pec nei registri di giustizia ed eletto presso il suo studio sito in Roma, via Sistina, n. 121;

contro

il Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia ope legis in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
il Ministero della difesa e il Ministero dell’economia e delle finanze, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, non costituiti in giudizio;

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, sezione prima, n. -OMISSIS-, resa tra le parti.

 

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’interno;

visti tutti gli atti della causa;

relatore, nell’udienza pubblica del 9 giugno 2022, il Cons. Pier Luigi Tomaiuoli, udito per la parte ricorrente l’Avvocato Lucio Perone, su delega dichiarata dell’Avvocato Luigi Maria D’Angiolella, e vista l’istanza di passaggio in decisione della causa depositata dall’Avvocato dello Stato Wally Ferrante.

 

 

FATTO e DIRITTO

1.- La -OMISSIS- impugnava innanzi al Tar Campania, sede di Napoli, la comunicazione interdittiva antimafia della Prefettura di Benevento n. -OMISSIS--, fondata su un decreto penale di condanna per tentata truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche emesso nei confronti del socio -OMISSIS-

La ricorrente, nel lamentare l’illegittimità del provvedimento impugnato sotto diversi profili, deduceva, in punto di fatto, che il menzionato socio aveva chiesto la riabilitazione al competente Tribunale di Sorveglianza e che quest’ultimo, con ordinanza del 21 settembre 2006, aveva dichiarato il non luogo a provvedere, considerato «che l’eliminazione di ogni effetto penale della condanna che consegue alla riabilitazione ai sensi dell’art. 178 è del tutto equivalente alla caducazione degli stessi alla [sic] avvenuta estinzione del reato nei termini di legge».

Si costituiva l’Amministrazione resistente, sostenendo la legittimità del provvedimento impugnato e instando per il rigetto del ricorso avversario.

Il giudice di primo grado accoglieva l’istanza cautelare della ricorrente, ordinando all’Amministrazione di riesaminare la vicenda anche alla luce del menzionato provvedimento del giudice di sorveglianza.

L’Amministrazione, con un nuovo provvedimento, impugnato con motivi aggiunti, confermava la comunicazione negativa, affermando che «l’estinzione del reato non può considerarsi sufficiente ai fini della normativa antimafia, essendo necessaria la riabilitazione, ossia un provvedimento implicante un più approfondito esame giudiziario della condotta del soggetto ed un eventuale favorevole considerazione del percorso rieducativo del condannato, valutazione discrezionale del tutto assente nella procedura di estinzione».

Il Tar Campania, con la sentenza in epigrafe indicata, rigettava il ricorso, precisando che, «[a]i fini di una rivalutazione della posizione della società ricorrente quest’ultima può dunque presentare un’istanza di aggiornamento della posizione antimafia alla Prefettura che poi verificherà se, in considerazione di una valutazione complessiva, tenendo conto anche della circostanza che -OMISSIS-non ha ottenuto la riabilitazione solo per un’impostazione giuridica del Tribunale di Sorveglianza, peraltro, non condivisa da questa Sezione, nonché dell’adozione di misure di self cleaning, permangono ragioni che giustificano il mantenimento della comunicazione antimafia oggetto di questo giudizio».

2.- Avverso la citata sentenza ha proposto appello la ricorrente in primo grado, lamentandone l’erroneità: 1) per non avere ritenuto che, quanto meno nelle specifiche condizioni di fatto indicate in ricorso, non è necessaria la pronuncia di riabilitazione, ma è sufficiente l’estinzione del reato e il provvedimento di «non luogo a provvedere» del Tribunale di sorveglianza; 2) perché il reato di cui all’art. 640-bis c.p., al pari di quello di cui all’art. 640 c.p., a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. -OMISSIS-, non figura più tra quelli che giustificano in via automatica la comunicazione interdittiva antimafia; 3) per non avere ritenuto l’illegittimità del provvedimento impugnato per difetto di attualità dei fatti posti a suo fondamento; 4) per non avere ritenuto sussistente la lamentata violazione del contraddittorio procedimentale, che, ove assicurato, avrebbe consentito alla Prefettura di acquisire dati ed elementi idonei al rilascio di una comunicazione liberatoria.

Si è costituita l’Amministrazione resistente, istando per la reiezione del gravame.

All’udienza del 9 giugno 2022 la causa è stata trattenuta in decisione.

3.- L’appello è fondato.

Come dedotto dalla parte appellante con specifico motivo di impugnazione, nelle more del giudizio è sopravvenuta la sentenza n. -OMISSIS-, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 67, comma 8, del codice antimafia, nella parte in cui ricomprendeva - tra le condanne che fondano automaticamente la comunicazione interdittiva antimafia - anche quelle relative ai reati di cui agli artt. 640, secondo comma, n. 1), e 640-bis c.p.

La sentenza della Corte ha dunque espunto dal catalogo dei reati per i quali la condanna determina automaticamente gli effetti interdittivi di cui all’art. 67 del codice antimafia (anche) il delitto di truffa aggravata, oggetto del decreto penale di condanna posto alla base del provvedimento impugnato in primo grado.

Ne consegue l’illegittimità derivata di quest’ultimo, dal momento che la dichiarazione di illegittimità costituzionale, in relazione ai rapporti giuridici ancora pendenti, ha effetti ex tunc (tra le tante, Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 13 giugno 2022, n. 4783; sezione quarta, sentenza 1 luglio 2020, n. 4221; sezione terza, sentenza 12 luglio 2018, n. 4264; sezione sesta, sentenza 11 marzo 2015, n. 1261).

4.- Gli altri motivi di appello sono assorbiti, in ragione della maggiore radicalità del vizio lamentato con il motivo di gravame accolto e, conseguentemente, dell’assenza di un’utilità concreta, in capo all’appellante, per il caso di loro accoglimento (tra le tante, Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 11 aprile 2022, n. 2691; sezione sesta, sentenza 23 marzo 2020, n. 2808; Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 27 aprile 2015, n. 5).

5.- Conclusivamente, l’appello deve essere accolto e, in riforma della sentenza gravata, il provvedimento impugnato in primo grado deve essere annullato.

6.- Le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio possono essere compensate, in ragione del mutamento del quadro normativo in seguito alla sopravvenuta sentenza n. 178 de 2021 della Corte costituzionale.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione terza, definitivamente pronunciando sull’appello (r.g. numero 10870 del 2021), come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza gravata, annulla il provvedimento impugnato in primo grado.

Compensa tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Sussistendo i presupposti di cui all’art. 52, commi 1 e 2, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, e dell’art. 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle sole generalità della parte ricorrente e delle persone fisiche menzionate nella sentenza.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 9 giugno 2022, con l’intervento dei magistrati:

 

 

Luigi Maruotti, Presidente

Giulio Veltri, Consigliere

Giovanni Pescatore, Consigliere

Ezio Fedullo, Consigliere

Pier Luigi Tomaiuoli, Consigliere, Estensore