Giu Illegittimità costituzionale dell'art. 263, terzo comma, codice civile.
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 25 giugno 2021 N. 133
Massima
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 263, terzo comma, codice civile, come modificato dall'art. 28, comma 1, del decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, nella parte in cui non prevede che, per l'autore del riconoscimento, il termine annuale per proporre l'azione di impugnazione decorra dal giorno in cui ha avuto conoscenza della non paternità. L'art. 263 c.c. disciplina tanto l'ipotesi di chi riconosca un figlio nella consapevolezza della propria non paternità quanto di chi, al contrario, supponga erroneamente di essere il padre biologico. Pertanto, se può essere ragionevole che il termine annuale per proporre l'azione di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità decorra dalla data di annotazione del riconoscimento stesso per chi ha riconosciuto il figlio nella consapevolezza di non esserne il padre, risulta, al contrario, irragionevole far decorrere lo stesso termine per chi ignorasse della sussistenza del legame biologico limitando la possibilità di far valere la decorrenza del termine dalla scoperta della non paternità alla sola ipotesi della impotenza a generare. Da ciò ne deriva una disparità di trattamento e, pertanto, una violazione dell'art. 3 Cost., tra autori del riconoscimento che possano provare l'impotenza e chi, invece, non sia nelle condizioni di farlo perché non affetti da tale patologia, una volta decorso il termine annuale dall'annotazione del riconoscimento. La norma censurata comporta una irragionevole disparità di trattamento anche nel confronto tra le regole dettate per il padre che intenda far valere la verità biologica, impugnando il riconoscimento, e quelle previste per il padre che agisca per il disconoscimento di paternità. Il padre non coniugato può dimostrare solo l'impotenza, onde far decorrere il termine annuale di decadenza da un dies a quo diverso rispetto all'annotazione del riconoscimento; il padre coniugato può, invece, avvalersi anche di altre prove, tra cui quella dell'adulterio, onde sottrarsi al dies a quo che altrimenti decorre dalla nascita. Anche a fronte di tale diversità di trattamento, che finisce per rendere più stabile lo status filiationis sorto al di fuori del matrimonio rispetto a quello del figlio concepito o nato durante il matrimonio, deve, dunque, ritenersi fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 263, terzo comma, cod. civ., nella parte in cui non prevede che il termine annuale di decadenza decorra per l'autore del riconoscimento dalla mera scoperta della non paternità, che in sé abbraccia qualsivoglia ragione l'abbia determinata.

Testo della sentenza
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 25 giugno 2021 N. 133