Giu Inammissibilità dell'atto di rinuncia
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 10 marzo 2022 N. 7859
Massima
In assenza dei requisiti prescritti dall'art. 390 c.p.c., l'atto di rinuncia non è idoneo a determinare l'estinzione del
processo e comporta una declaratoria di inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione (Cass. SU, 18/02/2010, n. 3876, Rv. 611473 - 01; Cass. sez. 3, 31/01/2013, n. 2259, Rv. 625136 — 01; Cass, sez. 3, 21/06/2016, n. 12743, Rv. 640420 — 01; Cass. sez. 6-5, 7/06/2018, n. 14782, Rv. 649019 — 01;).

Casus Decisus
RILEVATO che La società Cesarini S.E.I. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Ancona Enel Distribuzione S.p.A., eccependo la nullità dell’articolo 6 del capitolato di appalto richiamato dal contratto numero D.L.1.Z.A.115.1 del 3 novembre 1999 sotto vari profili e per l’effetto, avendo compiuto lavori per un valore di lire 1.671.507.182, pari a euro 863.261,42 in favore della convenuta in forza del suddetto contratto ed avendo percepito il pagamento di sole lire 782.226.745 milioni pari ad euro 430.986,40 ne chiedeva la condanna al pagamento della somma di lire 889.280.437 pari ad euro 459.275,02 oltre agli interessi maturati dalla messa in mora per i lavori eseguiti e non contabilizzati dalla committente nonostante le riserve ritualmente proposte. 2. Si costituiva in giudizio Enel Distribuzione contestando i profili di nullità eccepiti e chiedendo il rigetto delle domande. Con memoria ex articolo 183, quinto comma, c.p.c. la società attrice rinunciava espressamente alle domande fondate sull’asserito abuso di posizione dominante dell’Enel e chiedeva, modificando la domanda, che venisse dichiarata la nullità del contratto di appalto del capitolato di appalto e che Enel venisse condannato alla restituzione dell’indebito ex articolo 2033 e 2041 c.c. e che, infine, venisse dichiarata la violazione da parte dell’Enel del principio della buona fede nella stipulazione e nell’esecuzione del contratto. 3. Il Tribunale di Ancona, espletata l’istruttoria ed acquisiti i documenti e le testimonianze, rigettava le domande della società attrice. Il giudice di primo grado riteneva valido l’articolo 6 del capitolato di appalto richiamato dal contratto sopra citato non sussistendo ipotesi di abuso di posizione economica, non essendo applicabile la legge n. 192 del 1998 in forza dell’esclusione prevista dall’articolo 1, comma 2, della medesima legge in ragione dell’oggetto del rapporto contrattuale relativo alla realizzazione di linee elettriche di distribuzione non rientranti fra le ipotesi di contratto di fornitura. Riteneva inoltre che la clausola prevista dall’articolo 6 non poteva qualificarsi come clausola vessatoria e dichiarava inammissibili, in quanto tardive, le domande di nullità del contratto di appalto e del capitolato e della conseguente domanda di ripetizione dell’indebito. 4. La società attrice proponeva appello avverso la suddetta sentenza. 5. Si costituiva in giudizio Enel Distribuzione chiedendo il rigetto dell’appello. La Corte d’Appello di Ancona accoglieva l’impugnazione e condannava Enel distribuzione al pagamento in favore dell’attrice/appellante della somma complessiva di euro 88.144,75 oltre interessi legali dalla messa in mora al saldo. In particolare, il giudice del gravame riteneva fondato ma irrilevante il motivo con il quale la società appellante lamentava l’erroneità della sentenza gravata nella parte in cui aveva ritenuto inapplicabile la legge n. 192 del 1998 al contratto oggetto del giudizio, non rientrante fra i contratti di fornitura. 6. La società elettrica Srl in liquidazione (già Cesarini S.E.I.) ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di due motivi di ricorso.

Testo della sentenza
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 10 marzo 2022 N. 7859 Di Virgilio Rosa Maria

CONSIDERATO che

9. Il difensore della società ricorrente afferma che la S.E. Società elettrica srl in liquidazione (già Cesarini S.E.I. srl) non ha più interesse alla prosecuzione del giudizio iniziato con il ricorso principale in quanto le parti hanno transatto la causa con separati accordi e, dunque, ai sensi dell’art. 390 c.p.c. dichiara di voler rinunciare al ricorso.
10. Per quanto emerge in atti, la rinuncia non è firmata dalla parte personalmente, né risulta notificata alla controparte ai fini  ell’accettazione e, inoltre, non è depositata la transazione di cui si afferma l’esistenza nell’atto di rinuncia.
[...]
Allo stesso modo non è possibile accogliere la richiesta di compensazione delle spese del giudizio di cassazione sulla base della sola dichiarazione unilaterale della Società ricorrente effettuata per mezzo del suo difensore.
Pertanto, la Società ricorrente deve essere condannata alle spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.
La sopravvenienza della ragione di inammissibilità del ricorso determina l'insussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis, dell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002. 

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso