Giu Risoluzione possibilità per il giudice di merito di riesaminare una questione di giurisdizione già definita dalla Corte di Cassazione in sede di regolamento preventivo
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - 04 aprile 2022 N. 10860
Massima
A seguito di statuizione sulla giurisdizione da parte della S.C. adita in sede di regolamento, il giudice nazionale non di ultima istanza avanti al quale il processo prosegua è ammesso a sollevare questione pregiudiziale ex art.267
TFUE avanti alla Corte di Giustizia qualora dubiti della conformità di questa statuizione al diritto UE; - in tal caso, la vincolatività della statuizione interna sulla giurisdizione viene meno soltanto all’esito della decisione della Corte di Giustizia dalla quale si evinca l’effettiva contrarietà di questa statuizione al diritto UE, e nei limiti della contrarietà così emergente.

Casus Decisus
RILEVATO CHE Il 10 giugno 2013 il Tribunale di Bari dichiarava, su istanze presentate da vari creditori a partire dal 19 novembre 2012, il fallimento della (OMISSIS) srl (avente ad oggetto il commercio all’ingrosso ed al dettaglio di mobili ed arredi). l’11 febbraio 2014 la Corte di Appello di Bari, adita in sede di reclamo ex art.18 l.fall., sospendeva il giudizio fin visto l’esito del regolamento preventivo di giurisdizione già proposto ex art.41 cod.proc.civ. dalla (OMISSIS) srl, la quale assumeva la carenza di giurisdizione del giudice italiano, avendo l’assemblea dei soci trasferito la sede sociale in Sofia (Bulgaria) con delibera del 18 luglio 2012, seguita dalla cancellazione della società dal registro delle imprese italiano in data 12 settembre 2012 (nulla di operativo residuando in Italia). Il 16 maggio 2014 veniva depositata l’ordinanza n. 10823 con la quale le Sezioni Unite decidevano il suddetto regolamento preventivo nel senso della sussistenza, ex art.3 § 1 Reg. Consiglio CE sulle procedure di insolvenza n. 1346/2000, della giurisdizione del giudice italiano, dal momento che la presunzione regolamentare di corrispondenza tra la sede statutaria dell'impresa e l'ubicazione del centro degli interessi principali della società debitrice doveva qui “dirsi superata, non essendosi mai effettivamente radicato in Bulgaria il centro degli interessi principali della Leomobili”; Il 24 giugno 2015, riassunto e nuovamente sospeso il procedimento, interveniva l’ordinanza con la quale la Corte di Appello di Bari, dubitando della correttezza di quanto così statuito dalle Sezioni Unite nella ordinanza regolatrice, rimetteva alla Corte di Giustizia UE la seguente questione pregiudiziale sull’esatta interpretazione dell’art.3 § 1 Reg.CE n. 1346/2000: “a) se in assenza di dipendenze in altro Stato membro, la presunzione di cui al paragrafo 1 ultima parte e paragrafo 2 dell'articolo 3 del Regolamento può essere superata da chi contesti la giurisdizione, con prova che il centro degli interessi principali si trova in Stato diverso da quello in cui ha sede l'impresa societaria; b) in caso di risposta positiva al quesito che precede, se la prova può essere tratta da altra presunzione, e cioè dalla valutazione di elementi indiziari dai quali possa ritenersi arguibile sul piano logico-deduttivo che il centro degli interessi principali si trova in altro Stato membro”; Il 24 maggio 2016 (causa C-353/15) veniva depositata l’ordinanza della CGUE, con il seguente dispositivo: “L’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, dev’essere interpretato nel senso che, qualora la sede statutaria di una società sia stata trasferita da uno Stato membro a un altro Stato membro, il giudice investito, successivamente a detto trasferimento, di una domanda di apertura di una procedura di insolvenza nello Stato membro di origine può escludere la presunzione secondo la quale il ‘centro degli interessi principali’ di tale società è situato nel luogo della nuova sede statutaria e ritenere che il centro di tali interessi rimanga, alla data in cui esso è stato adito, in tale Stato membro di origine, benché tale società non abbia più in quest’ultimo Stato alcuna dipendenza, solo se da altri elementi obiettivi e riconoscibili dai terzi si evince che, tuttavia, il centro effettivo di direzione e di controllo di detta società, nonché la gestione dei suoi interessi, continua a trovarsi in tale Stato a tale data”; Il 27 febbraio 2017, riassunto il giudizio, veniva pubblicata la sentenza n. 154 (oggetto del presente ricorso per cassazione) con la quale la Corte di Appello di Bari definiva il reclamo dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice italiano e quindi revocando il fallimento della (OMISSIS) srl; si osserva, in particolare, nella sentenza in questione, che: - il giudice del reclamo può riesaminare il merito della giurisdizione previa rimessione alla CGUE di questione pregiudiziale concernente l’esatta interpretazione del diritto comunitario, allorquando abbia ragione di dubitare della conformità a quest’ultimo della statuizione sulla giurisdizione già resa dalla Corte di Cassazione ex art.382 cod.proc.civ.; - quanto stabilito dalla CGUE richiede di verificare se, al momento dell'instaurazione del procedimento fallimentare, il centro effettivo di direzione e di controllo della (OMISSIS) srl, nonché il luogo di gestione dei suoi interessi, continuasse a trovarsi in Italia, così da superare la presunzione di cui all’art.3 § 1 Reg.CE n. 1346/2000; - questa verifica deponeva nel senso che la (OMISSIS) srl avesse appunto in Bulgaria, e non in Italia, il centro effettivo di direzione e controllo, nonché il luogo di gestione dei suoi interessi, come desumibile da vari e convergenti elementi istruttori.

Testo della sentenza
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - 04 aprile 2022 N. 10860 P. Curzio

CONSIDERATO che

Il curatore del Fallimento (OMISSIS) srl ha proposto quattro motivi di ricorso per la cassazione della sentenza in questione:

? con il primo ed il secondo motivo di ricorso si lamenta (ex art. 360, co. 1^, n.1) ovvero n.4) cod.proc.civ.) il fatto che la Corte di Appello - che pure, quale giudice non di ultima istanza ancora investito di compito decisionale, aveva il potere di rivolgersi alla CGUE in presenza di dubbi sulla conformità al diritto UE del giudicato sulla giurisdizione rinveniente dalla pronuncia delle Sezioni Unite ex articolo 382 cod.proc.civ. - era poi entrata nel merito delle valutazioni espresse dal giudice superiore ben oltre il perimetro della questione pregiudiziale devoluta alla CGUE, così da pronunciarsi nuovamente su questioni già risolte dal giudice superiore e non sottoposte al vaglio della CGUE medesima. Segnatamente, la Corte di Appello aveva sollevato questione pregiudiziale ex articolo 267 TFUE non già sulla nozione di ‘centro degli interessi principali’ e neppure sulla idoneità degli elementi rilevati dalle Sezioni Unite a superare la presunzione più volte menzionata, bensì sul diverso problema per cui, ai sensi dell'articolo 3 Reg., solo la presenza di una dipendenza nel territorio di altro Stato membro potrebbe consentire la giurisdizione in questo altro Stato, per cui la mancanza di questa dipendenza impedirebbe di per sé di superare la presunzione stessa. Sulla relativa eccezione, così dedotta, la Corte di Appello neppure si era pronunciata, con conseguente violazione altresì dell’art.112 cod.proc.civ.;

? con il terzo motivo di ricorso il Fallimento lamenta – ex art.360, co. 1^ n.1, ovvero 3 e 5, cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione dell’art.3 Reg.cit., oltre che degli artt.9, co. 5^, l.fall., 122 cod.proc.civ. e 2719 cod.civ.. Ciò perché, quand'anche si volesse riconoscere alla Corte di Appello la potestà di rivalutare nel merito gli indici fattuali rilevanti ai fini della giurisdizione anche se non devoluti alla CGUE, questa potestà era stata in concreto comunque esercitata in violazione di legge e dei principi UE in materia; così quanto a riconoscibilità degli elementi di ubicazione dell'impresa, ad abitualità, a prossimità temporale con l’istanza di fallimento, ad abuso del c.d. ‘forum shopping’, a necessità di valutazione congiunta di tutti questi parametri in rapporto sia alle attività sia alle passività patrimoniali. Dalla ricostruzione della vicenda (OMISSIS), e sulla base di vari fatti decisivi il cui esame era stato dal giudice di appello del tutto omesso, risultava inequivoca la fittizietà del trasferimento di sede in Bulgaria (posto in essere dopo l’emersione dello stato di insolvenza) e comunque la permanenza in Italia del principale centro di interessi e direzione;

? con il quarto motivo di ricorso il Fallimento lamenta - ex art.360, co. 1^, n.1 ovvero n.4) cod.proc.civ. – la violazione o falsa applicazione dell'articolo 10 l.fall. (e comunque la mancata pronuncia sulla relativa eccezione). Ciò perché, qualora si fosse ravvisata l'effettiva estinzione della società in Italia e la costituzione di una nuova società in Bulgaria, le istanze di fallimento presentate in Italia dovevano essere necessariamente riferite alla società italiana estinta, con conseguente suo assoggettamento a fallimento in Italia entro l'anno dall'estinzione, ex articolo 10 l.fall.. § 2.2 Si è costituita con controricorso (dichiaratamente adesivo alle conclusioni della curatela, ricorrente principale) la creditrice istante Fida srl, la quale ha anche formulato dieci motivi di ricorso incidentale, così riassumibili:

? (primo motivo) erronea dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice italiano (art.360, co. 1^, nn. 1 o 4 cod.proc.civ.), dal momento che (come dedotto con eccezione non vagliata dalla Corte di Appello) il giudice nazionale non di ultima istanza, ancora investito di potestà decisionale, poteva in effetti discostarsi dal giudicato sulla giurisdizione rinveniente dalla pronuncia del giudice nazionale superiore difforme dal diritto UE, ma ciò soltanto nei limiti della questione interpretativa da esso devoluta in via pregiudiziale alla CGUE. Nella specie, la Corte di Appello non aveva sottoposto alla CGUE alcuna questione concernente la nozione di ‘centro degli interessi principali’, ovvero la sufficienza degli elementi posti dalle Sezioni Unite a superamento della presunzione di coincidenza di cui all'articolo 3 § 1 Reg., limitandosi a sottoporre ad essa la conformità della propria interpretazione di quest'ultima disposizione; interpretazione secondo cui solo la presenza di una dipendenza nel territorio di altro Stato membro poteva consentire la giurisdizione di questo altro Stato, con la conseguenza che la mancanza di dipendenza rendeva insuperabile la presunzione a favore della sede sociale statutaria. Da qui l'illegittimità della decisione della Corte di Appello, la quale aveva riesaminato nel merito la questione di giurisdizione, già decisa dalle Sezioni Unite, esulando dai limiti della questione pregiudiziale rimessa alla CGUE.

? (secondo, terzo e quarto motivo) violazione e falsa applicazione delle norme regolatrici della giurisdizione (art.360, co. 1^ n.1, cod.proc.civ.), ovvero omesso esame di fatti decisivi (n.5), ovvero violazione diretta dell’art.3 Reg. come risultante dalla decisione della CGUE (n.3), dal momento che la Corte di Appello aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano omettendo di compiere la valutazione globale ed interdipendente di tutte le circostanze (partitamente descritte) rilevanti a tal fine e di valutarne la compatibilità con i parametri UE (effettività, abitualità, riconoscibilità da parte dei terzi, irrilevanza del trasferimento basato su fatti accaduti o resi conoscibili ai terzi dopo la proposizione dell'istanza di fallimento);

? (quinto, sesto e settimo motivo) erronea dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice italiano, nonché omesso esame di fatto decisivo per quanto rispettivamente concerne: - l'asserita vendita degli immobili e delle attrezzature già collocate in Italia; - la prosecuzione dell'attività in Italia attraverso soggetti comunque riconducibili alla Leonmobili srl, risultati cessionari fittizi degli assets aziendali; - la posteriorità di fatti asseritamente attestanti il trasferimento del centro principale degli interessi sociali rispetto alla presentazione dell'istanza di fallimento, con conseguente loro inopponibilità ai terzi per difetto di riconoscibilità; la Corte di Appello aveva, per contro, attribuito rilevanza dimostrativa a circostanze (trasferimento di sede, cancellazione dal registro imprese) che tale rilevanza non potevano avere, costituendo piuttosto l‘oggetto del giudizio;

? (ottavo motivo) erronea dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice italiano per omessa considerazione del fatto che il trasferimento all’estero e la cancellazione dal registro delle imprese in Italia costituivano fatti verificatisi a ridosso della presentazione dell'istanza di fallimento, così da risultare privi dei requisiti della riconoscibilità e della abitualità;

? (nono motivo) illegittimo utilizzo probatorio di documentazione (estratti di conto corrente bancario; utenza telefonica; contratto di locazione) prodotti in giudizio dalla società debitrice tardivamente ed in copia fotostatica, come tali specificamente disconosciuti ex adverso nella loro conformità all'originale;

? (decimo motivo) violazione delle norme regolatrici della giurisdizione; per non avere la Corte di Appello considerato che, in ipotesi di trasferimento effettivo e di costituzione di nuova società all’estero, la sostanziale estinzione della società italiana, accompagnata dalla volontà dei soci di perdere la nazionalità dello Stato di provenienza e di acquistare quella dello Stato di destinazione (come da delibere in atti), rendeva nella specie applicabile l’art.10 l.fall., con conseguente fallibilità in Italia entro l’anno della società estinta.

Resiste con controricorso la (OMISSIS) OOD, con sede in Sofia, in persona dell’AU e legale rappresentante (OMISSIS), evidenziando che legittimamente la Corte di Appello aveva rilevato la contrarietà al diritto UE del giudicato sulla giurisdizione stabilito dalle Sezioni Unite, così come rinveniente dalla pronuncia pregiudiziale della CGUE (concernente la possibilità di superare la presunzione di coincidenza di cui all'articolo 3 Reg. con altri elementi a loro volta di natura presuntiva); e che altrettanto legittimamente essa aveva quindi dato corso ad un nuovo e globale riesame della situazione di fatto. Propone anche un motivo di ricorso incidentale condizionato all'eventuale accoglimento del ricorso principale della curatela; motivo con cui si riproduce in questa sede l'eccezione (sulla quale la Corte di Appello non si era pronunciata) di nullità della sentenza dichiarativa di fallimento, dal momento che il Tribunale di Bari aveva individuato la società fallita (con sede in (OMISSIS), ed in persona del legale rappresentante(OMISSIS)) in un ente pacificamente non più esistente a seguito del suo trasferimento in Bulgaria e della iscrizione nel registro delle imprese in quest'ultimo Stato (con sede in (OMISSIS), in persona del legale rappresentante (OMISSIS)).

§ 2.4 Resiste con controricorso anche (OMISSIS), in proprio e quale (ritenuto) legale rappresentante della (OMISISS) srl, il quale rileva tra il resto l'inidoneità della decisione delle Sezioni Unite a costituire giudicato sulla giurisdizione, dal momento che questa decisione era intervenuta dopo che il Tribunale di Bari (che non aveva ritenuto di sospendere il procedimento) aveva dichiarato il fallimento, sicché il regolamento ‘preventivo’ tale in realtà non era, tanto da dover essere dichiarato inammissibile. Propone anche due motivi di ricorso incidentale condizionati relativi ad aspetti già da lui dedotti in sede di reclamo, e sui quali la Corte di Appello non si era pronunciata:

? (primo motivo) violazione dell'articolo 9, quinto comma, l.fall., dal momento che questa disposizione (successiva al Regolamento CE e non in contrasto con quest'ultimo) ammetteva la giurisdizione italiana solo nel caso (qui non ricorrente) in cui il trasferimento di sede all'estero fosse avvenuto dopo il deposito dell'istanza di fallimento;

? (secondo motivo) omessa valutazione di fatti decisivi attestanti l'insussistenza, al momento della sentenza dichiarativa, della sua veste di legale rappresentante della società fallita, in quanto amministrata e rappresentata dalla cittadina bulgara (OMISSIS).

§ 2.5 Il Fallimento Leonmobili srl e Fida srl hanno depositato controricorso ai ricorsi incidentali di (OMISSIS) srl e di (OMISSIS). Gli altri creditori istanti, come in epigrafe indicati, non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

§ 3. Assegnata la causa a decisione, interveniva l’ordinanza interlocutoria n. 32113/21 con la quale la Prima Sezione civile della Corte, dopo aver giudicato infondate le eccezioni di inammissibilità del ricorso principale, ha ritenuto di rimettere gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione – nuova rispetto a quella già esaminata in sede di regolamento di giurisdizione, ed involgente profili di massima di particolare importanza concernenti sia i rapporti tra giudice di legittimità e giudice comunitario sia i limiti dell'autorità del giudicato – concernente “la possibilità per il giudice di merito di riesaminare una questione di giurisdizione già definita dalla Corte di Cassazione in sede di regolamento preventivo, a seguito di una pronuncia della CGUE, adottata in sede di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'articolo 267 TFUE che, nel fornire l'interpretazione della norma comunitaria che disciplina il riparto di giurisdizione tra i giudici degli Stati membri, abbia ribadito i principi precedentemente enunciati e già applicati dal giudice di legittimità”.

[...]

P.Q.M.

La Corte 

- accoglie il primo ed il secondo motivo del ricorso principale del Fallimento Leonmobili srl nonché il primo motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS) srl, assorbiti i restanti motivi tanto del ricorso principale quanto dei ricorsi incidentali tutti;

- cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Bari in diversa composizione.