Giu L’omesso versamento del mantenimento opera anche per i figli nati fuori dal matrimonio
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 10 marzo 2021 N. 9516
Massima
L’art. 570-bis c.p. è applicabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo formale di matrimonio.

Casus Decisus
Con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di appello di Brescia confermava la sentenza del Tribunale della stessa città, che aveva condannato, all'esito di giudizio abbreviato, B.P. per il reato di cui alla L. n. 54 del 2006, art. 3 e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies, in relazione all'art. 570 c.p., alla pena di mesi quattro di reclusione. All'imputato era stato contestato di aver fatto mancare alla figlia minore i mezzi sussistenza, omettendo di versare dal settembre 2013, con condotta perdurante, la somma di Euro 700 mensili stabilita dal giudice per il mantenimento di quest'ultima. In primo grado, il Giudice aveva qualificato il fatto nella cornice del reato di cui alla L. n. 54 del 2006, art. 3 e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies e aveva accertato che l'inadempimento si era protratto fino a tutto il 2014. Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato.

Testo della setentenza
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 10 marzo 2021 N. 9516 Pres. Costanzo – est. Calvanese

Svolgimento del processo

 

1. Con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di appello di Brescia confermava la sentenza del Tribunale della stessa città, che aveva condannato, all'esito di giudizio abbreviato, B.P. per il reato di cui alla L. n. 54 del 2006, art. 3 e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies, in relazione all'art. 570 c.p., alla pena di mesi quattro di reclusione.

All'imputato era stato contestato di aver fatto mancare alla figlia minore i mezzi sussistenza, omettendo di versare dal settembre 2013, con condotta perdurante, la somma di Euro 700 mensili stabilita dal giudice per il mantenimento di quest'ultima.

In primo grado, il Giudice aveva qualificato il fatto nella cornice del reato di cui alla L. n. 54 del 2006, art. 3 e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies e aveva accertato che l'inadempimento si era protratto fino a tutto il 2014.

2. Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato, deducendo i motivi di annullamento di seguito enunciati nei limiti di cui all'art. 173 disp. att. c.p.p..

2.1. Violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla configurabilità del reato di cui alla L. n. 54 del 2006, art. 3 e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies in relazione ai figli di genitori non coniugati.

La Corte di appello ha erroneamente applicato la L. n. 54 del 2006, rt. 3, posto che tale norma andava letta in correlazione con l'art. 4 della stessa legge, che si limita a richiamare i 'procedimenti' relativi ai figli di genitori non coniugati, come stabilito dalla Suprema Corte con sentenza n. 2666 del 2016.

Nè poteva essere rilevante il richiamo ad una parificazione del trattamento dei figli, posto che rientra nella discrezionalità del legislatore operare una diversa disciplina e che in ogni caso la norma di cui all'art. 570 c.p. offre tutela ad entrambe.

La Corte di appello doveva motivare l'adesione ad un orientamento non pacifico.

2.2. Vizio di motivazione per la ritenuta responsabilità dell'imputato, in violazione dei principi dell'onere della prova, alla valutazione delle risultanze istruttorie e alla produzione difensiva.

La sentenza impugnata è illogica e contraddittoria.

Quanto al dolo, l'imputato aveva documentato che l'inadempimento non era volontario, ma dovuto alle difficoltà finanziarie, elementi questi che tuttavia la Corte di appello ha omesso di esaminare, limitandosi ad argomentare che il pagamento delle spese ortodontiche della figlia dimostrasse la sua disponibilità di ricorse economiche.

La somma versata per tali spese era in ogni caso pari a sette mensilità e quindi alle somme indicate come omesse in querela.

2.3. Vizio di motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di appello su tale punto, oggetto di gravame e di diniego immotivato da parte del primo giudice, non ha motivato.

2.4. Vizio di motivazione sulla richiesta di riduzione della pena.

La Corte di appello anche sul tale punto, oggetto di gravame e di laconica motivazione da parte del primo giudice, non ha motivato.

3. Disposta la trattazione scritta del procedimento in cassazione, ai sensi del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8, convertito dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, in mancanza di richiesta nei termini ivi previsti di discussione orale, il Procuratore generale ha depositato conclusioni scritte, come in epigrafe indicate.

Risulta dagli atti che la difesa del ricorrente aveva presentato il 22 settembre 2020 una memoria per contrastare la assegnazione del ricorso alla Settima Sezione di questa Corte.

 

Motivi della decisione

 

1. Il ricorso è fondato nei limiti di seguito indicati, risultando per il resto privo di fondamento.

2. Il primo motivo è infondato.

Già all'epoca in cui il ricorrente ha proposto la presente impugnazione (marzo 2018) era oramai superato l'orientamento di legittimità, rimasto del tutto isolato, secondo cui il reato di omesso versamento dell'assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 12-sexies (richiamato dalla L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3), è configurabile esclusivamente nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza (Sez. 6, n. 2666 del 07/12/2016, dep. 2017, B., Rv. 268968).

Le successive pronunce, sin dalla sentenza Sez. 6, n. 25267 del 06/04/2017, S., Rv. 270030 hanno infatti ritenuto configurabile il suddetto reato anche con riferimento all'ipotesi di violazione degli obblighi di natura economica riguardanti i figli nati al di fuori del matrimonio.

Con questo nuovo orientamento (ribadito con le sentenze Sez. 6, n. 12393 del 31/01/2018, P, Rv. 272518 e Sez. 6, n. 14731 del 22/02/2018, S., Rv. 272805, nonchè da molte altre successive), la Suprema Corte ha spiegato che - alla luce di un'interpretazione sistematica della disciplina sul tema delle unioni civili e della responsabilità genitoriale nei confronti dei figli, introdotta dalla L. 20 maggio 2016, n. 76 e dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, che ha inserito l'art. 337-bis c.c. - la L. n. 54 del 2006, art. 4, comma 2, in base al quale le disposizioni introdotte si applicano anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, deve essere interpretato con riferimento a 'tutte le disposizioni' previste dalla legge citata, comprese quelle che attengono al diritto penale sostanziale, in quanto una diversa soluzione determinerebbe una diversità di trattamento, accordando una più ampia e severa tutela penale ai soli figli di genitori coniugati rispetto a quelli nati fuori dal matrimonio.

Da ultimo si è avuto modo di precisare, alla luce della introduzione dell'art. 570-bis c.p., che tale disposizione è applicabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo formale di matrimonio e che, quanto ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 1 marzo 2018, n. 21, che vi è continuità normativa tra la fattispecie prevista dall'art. 570-bis c.p. e quella prevista dalla L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3 (Sez. 6, n. 56080 del 17/10/2018, G., Rv. 274732). Lettura che è stata ritenuta 'un'operazione ermeneutica ineccepibile' da parte della Corte costituzionale, in quanto trova fondamento nella legge, e in particolare nel combinato disposto di due norme (la L. n. 54 del 2006, art. 4, comma 2, e la D.Lgs. n. 21 del 2018, art. 8) che a loro volta si integrano con la disposizione incriminatrice di cui all'art. 570-bis c.p., determinando l'estensione del relativo ambito applicativo (sentenza n. 189 del 2019).

3. Non censurabile è la sentenza anche in ordine alla valutazione del dolo, che per il reato in esame è di tipo generico.

Quanto alle difficoltà finanziare per adempiere all'obbligo impostogli, non si verte in caso di inversione dell'onere della prova, ma dell'applicazione del consolidato principio, secondo cui spetta all'imputato in tema di cause di giustificazione un onere di allegazione avente per oggetto tutti gli estremi della causa invocata (tra tante, Sez. 1, n. 12619 del 24/01/2019, Chidokwe, Rv. 276173).

Nella specie, la causa di giustificazione che ha invocato l'imputato l'incapacità economica dell'obbligato di adempier agli obblighi di mantenimento comportava l'allegazione di una impossibilità assoluta, tale da integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti (tra tante, Sez. 6, n. 49979 del 09/10/2019, G., Rv. 277626).

Nel caso in esame la Corte di appello ha ritenuto difensiva, con ragionamento non manifestamente illogico, non idonea l'allegazione, posto che dalle evidenze probatorie era emersa la disponibilità del ricorrente di mezzi economici di rilievo.

Quanto alla rilevanza delle dazioni in favore dei figli sotto forma di acquisti di beni (cellulari e IPad) o del pagamento di spese dentistiche, correttamente la Corte di appello ha ritenuto non modificabile unilateralmente l'obbligo impostogli dal giudice con forme sostitutive, posto che l'assegno ha la funzione di assicurare alla persona destinataria le esigenze primarie per il suo mantenimento.

4. Fondate sono invece le censure sul trattamento sanzionatorio, in quanto a fronte di motivi di appello presentati dall'imputato sul punto (segnatamente avverso il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della riduzione della pena), la Corte di appello non ha motivato affatto. La carenza motivazione è ancor più evidente alla luce del fatto che il ricorrente con l'appello si era doluto della assenza di spiegazioni da parte del il Tribunale del diniego delle circostanze attenuanti generiche e della eccessività della pena (mesi sei di reclusione), definita dal primo giudice 'equa', pur essendo ben lontana dal minimo edittale.

5. Sulla base di quanto premesso, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, affinchè sia effettuato un nuovo giudizio sul punto che colmi le evidenziate lacune motivazionali.

Per il resto il resto il ricorso va rigettato.

La disposizione annullata, in quanto afferente esclusivamente alla misura della pena, non incide sul giudizio di colpevolezza dell'imputato, che perciò dev'essere dichiarato definitivo, a norma dell'art. 624 c.p.p., comma 1.

 

P.Q.M.

 

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra Sezione della Corte di appello di Brescia.