Giu Circolazione stradale - violazione della regola cautelare - sussistenza del nesso di condizionamento tra la condotta e l'evento
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - 13 gennaio 2022 N. 838
Massima
Nell'ambito della circolazione stradale, l'accertata violazione, da parte di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti, di una specifica norma di legge dettata per la disciplina della circolazione stradale non può di per sè far presumere l'esistenza del nesso causale tra il suo comportamento e l'evento dannoso, che occorre sempre provare e che si deve escludere quando sia dimostrato che l'incidente si sarebbe ugualmente verificato anche qualora la condotta antigiuridica non fosse stata posta in essere. Il tema è stato approfondito anche dalle Sezioni Unite della Suprema Corte che, nel delineare i tratti distintivi tra la regola di giudizio relativa all'evitabilità dell'evento per effetto di condotte appropriate e quella relativa alla dimostrazione del nesso causale, hanno precisato che è proprio la regola fissata dall'art. 43 c.p., che, affermando che per aversi colpa l'evento deve essere stato causato da una condotta soggettivamente riprovevole, implica che l'indicato nesso eziologico non si configura quando una condotta diligente (il cosiddetto comportamento alternativo lecito) non avrebbe comunque evitato l'evento. Si ritiene, infatti, che non sarebbe razionale pretendere, fondando poi su di esso un giudizio di rimproverabilità, un comportamento che sarebbe comunque inidoneo ad evitare il risultato antigiuridico. Concludono, dunque, le Sezioni Unite che la colpa si configura quando la cautela richiesta avrebbe avuto significative probabilità di successo; quando cioè l'evento avrebbe potuto essere ragionevolmente evitato, quando - insomma - si configura la cosiddetta "causalità della colpa" (Sez. U, n. 38343 del 24.04.2014, Espenhahn). In tale ambito ricostruttivo, la violazione della regola cautelare e la sussistenza del nesso di condizionamento tra la condotta e l'evento non sono, pertanto, sufficienti per fondare l'affermazione di responsabilità, essendo necessario, per muovere l'addebito colposo, che l'agente abbia omesso di tenere una condotta osservante delle prescritte cautele che sarebbe stata certamente risolutiva o avrebbe comunque significativamente diminuito il rischio di verificazione dell'evento o avrebbe avuto significative, non trascurabili, probabilità di salvare il bene protetto.

Testo della sentenza
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - 13 gennaio 2022 N. 838

Motivi della decisione

1. Il ricorso deve essere rigettato in quanto infondato.

2. Il primo motivo di ricorso deve essere respinto in virtù del consolidato principio secondo il quale in tema di circolazione stradale, il principio dell'affidamento trova un temperamento nell'opposto principio secondo il quale l'utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purchè rientri nel limite della prevedibilità. (Sez. 4, n. 24414 del 06/05/2021, Busdraghi, Rv. 281399 - 01 che, in applicazione di tale principio ha ritenuto immune da vizi l'affermazione della responsabilità per omicidio stradale del conducente di un'autovettura che, in autostrada, aveva investito un pedone che si trovava accanto alla propria autovettura, ferma per un precedente sinistro, dovendosi ritenere prevedibile l'eventualità di un incidente tale da comportare l'ostruzione totale o parziale della strada). In tema di circolazione stradale, tale principio ha trovato costante applicazione nella giurisprudenza di legittimità che ha riconosciuto effettività al cd. principio di affidamento ammettendo che il conducente possa fare affidamento sull'altrui correttezza e sul rispetto delle regole cautelari, al fine di garantire la regolarità della circolazione ed evitare che debba gravare sul conducente qualsiasi mancanza di diligenza da parte degli altri utenti della strada. Tale principio, tuttavia, ha da sempre trovato un contemperamento nell'opposto principio della prevedibilità della condotta del terzo o della vittima da parte del soggetto attivo potendosi ragionevolmente pretendere che il conducente si attivi al fine di far fronte a situazioni di pericolo determinate da altrui comportamenti non diligenti ma prevedibili (Sez. 4, n. 27513 del 10/05/2017, Mulas, Rv. 269997 - 01; Sez. 4, n. 5691 del 02/02/2016, Pavich, Rv. 265981 - 01; Sez. 4, n. 12260 del 09/01/2015, Moccia e altro, Rv. 263010; Sez. 4, n. 8090 del 15/11/2013, dep. 2014, Saporito, Rv. 259277; Sez. 4, n. 46741 del 08/10/2009, Minunno, Rv. 245663). Così, come già evidenziato da questa Corte, le norme sulla circolazione stradale prevedono ampi obblighi di gestione del rischio connesso alle altrui condotte imprudenti, come ad esemplo, per quanto qui di rilievo, l'art. 141 C.d.S. che impone di regolare la velocità in relazione a tutte le condizioni rilevanti, in modo che sia evitato ogni pericolo per la sicurezza; e di mantenere condizioni di controllo del veicolo idonee a fronteggiare ogni "ostacolo prevedibile". Pertanto, si è affermato che in tema di responsabilità colposa da sinistri stradali il conducente ha l'obbligo di prevedere tutte le situazioni di pericolo che la comune esperienza comprende, in modo da essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui, purchè ragionevolmente prevedibili (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017, Luciano, Rv. 270176).

3. Alla luce di tali principi, si deve rilevare che, nel caso di specie, dall'esame dell'apparato argomentativo della sentenza d'appello è enucleabile una attenta analisi della regiudicanda, poichè la Corte territoriale ha preso in esame tutte le deduzioni difensive ed è pervenuta alle proprie conclusioni attraverso un itinerario logicogiuridico in nessun modo censurabile, sotto il profilo della razionalità, e sulla base di apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede. Nella sentenza impugnata, infatti, in totale adesione alle argomentazioni sviluppate dal giudice di prime cure, è stata ricostruita, in modo assai analitico, la cinematica del sinistro sulla base, in particolare, delle risultanze della perizia espletata che ha evidenziato come il G. essendosi posto alla guida in stato di ebbrezza ed avendo condotto il proprio veicolo ad una velocità nettamente superiore al limite consentito aveva concorso con S.G. alla determinazione dell'incidente, avendo percepito la manovra di immissione del veicolo antagonista. La condotta colposa del conducente della Mercedes, che fuoriuscendo dall'area di servizio si era immesso nel flusso della circolazione attraversando la carreggiata, non presentando profili di eccezionaniltà ed imprevedibilità, riveste, dunque, esclusivamente valenza di concausa, ma non di fattore causale determinante, avendo l'imputato con la sua condotta colposa posto in essere un concorrente antecedente causale.

4. Infondato è anche il secondo motivo di ricorso relativo alla evitabilità dell'evento.

5. Sul tema costituisce ius receptum di questa Corte, il principio per cui, nell'ambito della circolazione stradale, l'accertata violazione, da parte di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti, di una specifica norma di legge dettata per la disciplina della circolazione stradale non può di per sè far presumere l'esistenza del nesso causale tra il suo comportamento e l'evento dannoso, che occorre sempre provare e che si deve escludere quando sia dimostrato che l'incidente si sarebbe ugualmente verificato anche qualora la condotta antigiuridica non fosse stata posta in essere (giurisprudenza pacifica: si veda ad es. Sez. 4, n. 40802 del 18/09/2008, Spoldi, Rv. 241475; Sez. 4, Sentenza n. 24898 del 24/05/2007, Venticinque e altri, Rv. 236854; Sez. 4, Sentenza n. 5963 del 02/05/1988, Mannuzzi, Rv. 178402). Il tema è stato approfondito anche dalle Sezioni Unite della Suprema Corte che, nel delineare i tratti distintivi tra la regola di giudizio relativa all'evitabilità dell'evento per effetto di condotte appropriate e quella relativa alla dimostrazione del nesso causale, hanno precisato che è proprio la regola fissata dall'art. 43 c.p., che, affermando che per aversi colpa l'evento deve essere stato causato da una condotta soggettivamente riprovevole, implica che l'indicato nesso eziologico non si configura quando una condotta diligente (il cosiddetto comportamento alternativo lecito) non avrebbe comunque evitato l'evento. Si ritiene, infatti, che non sarebbe razionale pretendere, fondando poi su di esso un giudizio di rimproverabilità, un comportamento che sarebbe comunque inidoneo ad evitare il risultato antigiuridico. Concludono, dunque, le Sezioni Unite che la colpa si configura quando la cautela richiesta avrebbe avuto significative probabilità di successo; quando cioè l'evento avrebbe potuto essere ragionevolmente evitato, quando - insomma - si configura la cosiddetta "causalità della colpa" (Sez. U, n. 38343 del 24.04.2014, Espenhahn, in motivazione). In tale ambito ricostruttivo, la violazione della regola cautelare e la sussistenza del nesso di condizionamento tra la, condotta e l'evento non sono, pertanto, sufficienti per fondare l'affermazione di responsabilità, essendo necessario, per muovere l'addebito colposo, che l'agente abbia omesso di tenere una condotta osservante delle prescritte cautele che sarebbe stata certamente risolutiva o avrebbe comunque significativamente diminuito il rischio di verificazione dell'evento o avrebbe avuto significative, non trascurabili, probabilità di salvare il bene protetto.

6. Tanto chiarito, si osserva che la sentenza impugnata appare rispettosa dei richiamati principi di legittimità e che il motivo di ricorso non si confronta in realtà con le puntuali e logiche argomentazioni della Corte territoriale che, come il giudice di primo grado, ha ritenuto provato, sulla scorta delle conclusioni formulate dal perito, che qualora l'imputato non avesse fatto uso di sostanze alcoliche e avesse viaggiato a velocità moderata le conseguenze dannose del sinistro sarebbero state certamente più lievi. Non è dunque ravvisabile il denunciato travisamento della prova in quanto i giudici di merito hanno chiaramente valutato le conclusioni del perito, non obliterando la evidenziata considerazione per cui quand'anche il G. non avesse tenuto la condotta antigiuridica l'impatto si sarebbe comunque verificato, ma dando rilievo alla conclusione per cui comunque le conseguenze del sinistro sarebbero state meno gravi soprattutto con riferimento al secondo impatto cui è conseguito il decesso della persona offesa.

7. Il ricordo deve pertanto essere respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali nonchè alla rifusione delle spese sostenute dalle costituite parti civili.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonchè alla rifusione delle spese sostenute dalle costituite parti civili P.F., L.F. in proprio e n. q. di erede di C.L., P.C., P.A., D.C. che liquida in complessivi Euro seimila oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 gennaio 2022